22/03/2013 – Rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 22 marzo 2013 ( di redazione )

22/03/2013 – rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 22 marzo 2013 ( di redazione )

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Al seguente link: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3fbce093-902c-462c-975f-13fc7e80c06e.html#p=0  potete vedere la puntata di “Porta a porta” di ieri sera.

Al minuto 10.45 viene addirittura rispolverata la vecchia bufala del paradosso francese.

Si commenta da solo.

 

DIARIO DEL WEB

UDINE

Il rapporto fra i giovani del Friuli Venezia Giulia e il vino al centro del talk show «I giovani alla scoperta del vino» organizzato dal Ducato dei Vini Friulani.

L’81% dei giovani beve vino o altri alcolici e, per poco più della metà, solo saltuariamente o al più durante gli week end, mentre il 28% lo fa regolarmente; le ragazze iniziano a bere prima dei maschi, partendo da aperitivi leggeri e poi convertendosi principalmente al vino, mentre i ragazzi prediligono la birra: questi alcuni dei dati emersi dall’indagine compiuta dal Ducato dei Vini Friulani, analizzando i questionari raccolti in 3 anni di Aperitivi guidati sul tema del bere consapevole e la cultura del vino, a cui hanno partecipato un migliaio di studenti universitari del Friuli Venezia Giulia.

Tutti hanno ammesso una scarsa conoscenza del vino (sono solo il 31% quelli che dichiarano di conoscerlo bene) e una forte propensione a saperne di più, come elemento fondamentale della cultura enogastronomica e come prodotto alimentare cioè nella sua composizione, le sue proprietà, i migliori abbinamenti con i cibi, gli effetti sull’organismo alle varie dosi. Soltanto il 28 % assume il vino a pasto, in maniera tradizionale, come complemento del cibo quotidiano. Il 54% beve vino occasionalmente, in genere il sabato sera, per lo più in compagnia anche al fine di socializzare meglio. Il 18% assume vino in occasioni varie, talvolta anche a pasto, ma non regolarmente.

I dati sono stati presentati in occasione dell’incontro «I giovani alla scoperta del vino – Percorsi per studenti alla conoscenza e al consumo consapevole», che si è recentemente svolto al Teatro Comunale di Gradisca. Organizzato con il Patrocinio e la collaborazione dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Friuli Venezia Giulia e del Comune di Gradisca, l’incontro si è sviluppato in forma di talk show ed è stato condotto da Andro Merkù.

Piero Villotta dal Ducato Vini Friulani ha evidenziato il grande interesse riscosso da parte dei giovani per la campagna di educazione al bere e per gli aperitivi guidati da enologi, produttori, medici, agenti della Polstrada, grazie ai quali i ragazzi – dopo aver bevuto tre assaggi di circa mezzo bicchiere di vino ciascuno accompagnati da degustazione di prodotti friulani- si sono potuti sottoporre alla prova dell’etilometro per verificare le proprie oggettive tolleranze e le loro personali possibilità di bere anche ai fini della guida.  Circa l’80% dei maschi ha fatto rilevare un tasso alcolemico compreso tra 0,2 /°° e 0,3 /°° mentre l’80 % delle ragazze ha fatto rilevare un tasso tra lo 0,3 e lo 04/°°.

«Il Ducato Vini Friulani – ha detto Villotta- promuove non solo il vino, ma anche una seria cultura del bere e del mangiare. Con questo progetto si è messo a disposizione dei giovani, al fine di condurli verso il bere consapevole e responsabile, verso l’assunzione del vino come alimento imprescindibile della dieta mediterranea, considerata tra le più sane al mondo. Il vino però non è una bevanda facile, berlo esige padronanza di sé. Bisogna saperlo gustare e non diventarne schiavi. L’alcol, si sa, è fra le cause principali degli incidenti stradali, ma sono superalcolici, shot, breezer, magari in cocktail con droghe ( e non il vino) i principali colpevoli delle stragi del sabato sera.» (*)

Lo studente universitario Francesco E. Grisostolo, che ha partecipato agli Aperitivi guidati, ha quindi presentato i risultati dell’indagine, mentre gli aspetti medici e alimentari dell’uso e dell’abuso dell’alcol sono stati illustrati dalla dott.ssa Doriana Potente. Il prof Paolo Pascolo, docente alla Facoltà di Ingegneria di Udine ed esperto di incidentistica, ha anticipato quanto sta sperimentando in rete con alcune università americane, ovvero un sistema per la misura immediata dei riflessi di chi guida, che in prospettiva potrà sostituire l’etilometro: quel che conta, infatti, ai fini di una guida sicura, è la prontezza dei riflessi che può risultare ridotta non solo per l’alcol, ma anche per molte altre cause che l’etilometro non indica (come stanchezza, stress, farmaci).

L’ enologo Rodolfo Rizzi ha evidenziato come sia fondamentale educare i giovani a bere correttamente il vino e come – per venire incontro alle loro esigenze – si stia portando il vino a gradazioni alcoliche più basse, con particolare attenzione agli spumanti, da cui sono particolarmente attratti.

Grande interesse ha riscosso l’intervento di Matteo Lucherini di Testadialkol (www.testadialkol.it ), gruppo nato fra giovani e adulti fiorentini dopo l’ennesimo morto sulle strade, che da tempo sta portando avanti una graffiante e alternativa campagna contro l’abuso di alcol tra i giovani, «Bevi con la testa», di cui è ultimo testimonial Fiorello. «Il vero sballo è la vita» recitava il provocatorio video che ha presentato: immagini forti e ritmate, intervallate da brevissime testimonianze di Margherita Hack, Piero Angela, Paolo Villaggio, Dario Ballantini, Gino e Michele, Platinette, Renzo Arbore, Rocco Siffredi ed altri noti personaggi che condividono il loro progetto sul divertimento consapevole.

Ultimo intervento, quello del noto giornalista e autore di Guide enologiche Daniele Cernilli, che ha evidenziato come il vino sia anche una voce importante e di qualità per l’economia Made in Italy.

Hanno portato la loro testimonianza anche Giorgio Colutta, Christian Specogna, Alberto Grossi (fra i produttori che hanno fornito i loro vini per gli Aperitivi guidati) .Le conclusioni sono state affidate all’ Assessore all’Agricoltura Regione Friuli Venezia Giulia  Claudio Violino, che ha sottolineato come la Regione condivida appieno la campagna educativa del Ducato Vini Friulani, a cui ha dato fin dall’inizio il suo appoggio.

A fare da accompagnamento musicale al talk show sono stati gli applauditissimi canti ispirati o dedicati al vino eseguiti dal Coro degli alunni della Scuola Superiore dell’Università di Udine.

L’incontro si è concluso con una degustazione di vini e prodotti friulani.

 

(*) Nota: gli incidenti stradali non sono solo il sabato sera. In quelli della domenica pomeriggio, ad esempio, sono convinto che il vino incida molto di più rispetto ai superalcolici…

E’ un peccato che enti pubblici si prestino a questi incontri di promozione al vino, spacciati per prevenzione.

Promuovere le bevande alcoliche per prevenire i problemi alcolcorrelati è una bestialità, così come – analogamente -lo sarebbe promuovere le sigarette per prevenire i problemi fumocorrelati.

 

CORRIERE DI COMO

Finta denuncia di smarrimento per riavere la patente ritirata: condannato

Le vie della fantasia umana sono davvero infinite. Anche se questa finisce spesso con lo sconfinare in un reato penalmente perseguibile. Come è accaduto ad un uomo di Solbiate, fermato il 20 giugno del 2010 per un controllo e trovato al volante con un tasso di alcol nel sangue eccessivo. La patente venne dunque ritirata.

L’uomo tuttavia non si perse d’animo, e nel giro di poche ore – nello stesso giorno – andò dai carabinieri di Olgiate Comasco a denunciare lo smarrimento dei documenti, tra cui la patente. E con quella denuncia, si recò poi alla Motorizzazione per farsi consegnare un duplicato della patente di guida che poche ore prima gli era stata ritirata. Raggiro che riuscì alla perfezione. Ma il diavolo, come si sa, fa le pentole e non i coperchi. Così, solo pochi mesi dopo (nel novembre del 2010), lo stesso soggetto fu nuovamente fermato ad Albiolo alla guida di una Mercedes Clk e ancora una volta il tasso di alcol nel sangue era superiore al consentito. Il controllo permise poi di appurare che quella patente, l’uomo, non doveva proprio averla in quanto ritirata solo pochi mesi prima. Da qui la scoperta di quanto avvenuto e la denuncia in procura per falso. La vicenda penale è approdata ieri mattina in aula: la pubblica accusa ha chiesto 6 mesi di condanna, il giudice ha alla fine optato per 2. (*)

 

(*) Nota: considerato come è andata a finire, si potrebbe concludere che vale la pena di provare. Anche perché è del tutto improbabile essere beccati la seconda volta. Occorrerebbe più severità verso chi si fa beffe della legge.

 

SANREMO NEWS

Sanremo: 27enne francese finisce contro un camion, era sotto l’effetto di alcol e stupefacenti

Smentite le false voci secondo le quali la 27enne sarebbe fuggita dall’ospedale. Ieri sera, al termine delle analisi, ha firmato le dimissioni ed è andata via regolarmente.

Guidava sotto l’effetto dell’alcol, con un tasso pari a 2,4 g/l e sotto l’effetto di stupefacenti la 27enne C.P., residente a Forcalquier, piccolo centro vicino ad Aix en Provence ma con un domicilio anche ad Arma di Taggia. La giovane, portata ieri in ospedale a Sanremo, ha riportato lievissime ferite, ma è stata sottoposta ai prelievi di rito e, con questi risultati verrà privata della patente e l’auto verrà confiscata. Smentite dalla Polizia Municipale matuziana le voci false, secondo le quali la 27enne sarebbe fuggita dall’ospedale. Ieri sera, al termine delle analisi, ha firmato le dimissioni ed è andata via regolarmente.

L’incidente si è verificato alle 17.45 di ieri, quando la 27enne ha letteralmente speronato un camion in corso Cavallotti e, se non fosse stato proprio per l’altro mezzo, l’auto sarebbe andata probabilmente contro i negozi presenti a San Martino e nella peggiore delle ipotesi avrebbe investito qualcuno. E’ questo quanto hanno riferito i molti che hanno assistito sbigottiti all’accaduto. Alla guida della sua Renaut Megane, che procedeva in direzione centro, la giovane ha urtato prima una Fiat Panda posteggiata e subito dopo ha invaso la corsia opposta centrando in pieno un camioncino che stava sopraggiungendo. Sul posto gli agenti della Polizia Municipale matuziana mentre una squadra della croce rossa ed un’automedica si sono occupate della donna francese rimasta ferita. I vigili del fuoco sono poi intervenuti per liberare i due mezzi rimasti incastrati dopo l’urto oltre a fornire assistenza ai soccorritori.

 

REGGIO 2000

Bologna

Rissa tra inglesi all’esterno di un pub a Bologna, un uomo in coma

Un 65enne inglese è in coma farmacologico all’ospedale Maggiore di Bologna dopo una rissa avvenuta ieri sera fuori da un pub in centro, in via Moline. Stando ad alcuni testimoni, l’uomo si stava spintonando con altri due connazionali quando un 21enne, anche lui inglese, l’ha colpito con un pugno. In Questura sono stati portati il 21enne e anche un altro inglese di 48 anni, entrambi piuttosto ‘alticci’. Il 21enne è stato arrestato e sanzionato per ubriachezza manifesta, il 48enne solo sanzionato. Denunciato invece per rissa aggravata (in concorso con persone rimaste ignote) il 65enne che è stato operato al capo nella notte al Maggiore. Non ancora chiari i motivi della presenza del gruppo in città. Non è escluso si possa trattare di tifosi della nazionale di calcio impegnata stasera a S.Marino.

 

IL MATTINO DI PADOVA

PADOVA.

Montà, choc in un condominio di via della Croce Verde: un ragazzo di 26 anni ferito, denunciata un’inquilina. All’origine della violenza dissidi familiari

Si è sfiorata la tragedia ieri sera a Montà. In un vortice di odio e rabbia, un alterco familiare è sfociato in una lite condominiale, culminata in un accoltellamento. La vittima, un ragazzo di 26 anni, fortunatamente è stato solo colpito di striscio mentre la donna D. F. di 52 anni è stata denunciata.

La storia ha inizio nella giornata di mercoledì. In un appartamento di una palazzina in via Croce Verde, una ragazza di vent’anni litiga con il fratello che la picchia, davanti alla madre, spedendola al pronto soccorso, dal quale uscirà con un collare e tanto spavento. La paura per la furia del fratello è grande, al punto che la ragazza decide di non tornare a casa ma rifugiarsi da un’amica che abita al piano superiore dello stesso condominio.

La madre, scoperto che la figlia non vuole più tornare a casa, va su tutte le furie e ieri pomeriggio invita più volte la ragazza ad abbandonare l’appartamento dell’amica. Inascoltata, la donna non si dà pace, apre il contatore della luce condominiale e stacca la corrente alla casa dove si è rifugiata la ragazza. A questo punto, sono circa le 16, arriva la prima chiamata ai carabinieri, ma la signora non si arrendere e, molto probabilmente in preda ai fumi dell’alcool, continua a urlare e minacciare la figlia, staccando un’altra volta la corrente all’appartamento.

La figlia e l’amica sono in casa, assieme ai rispettivi fidanzati. I due ragazzi decidono di uscire dall’appartamento per ripristinare un’altra volta la corrente, ma è nel cortile che incrociano la donna. Questa ha un coltello in mano, un ragazzo riesce a fuggire mentre l’altro viene colpito di striscio alla gamba sinistra, quindi, nel tentativo di strappare il coltello all’aggressore, si ferisce anche alla mano destra. Alla fine, tuttavia, riesce a disarmare la donna, prima dell’arrivo dei carabinieri. Il ragazzo, trasportato in ospedale, è sotto choc ma ferito lievemente.

 

LA STAMPA(CUNEO)

Accetta un passaggio dopo la discoteca e sfugge allo stupratore

L’uomo le ha offerto anche della cocaina: è stato arrestato

Lasciata sola dalle amiche all’uscita della discoteca, si fida dell’uomo sbagliato e rischia una violenza sessuale. E’ accaduto alle 5 di mattina, a Mondovì. Una ragazza di 20 anni , doglianese, non trovando nessuno del gruppo col quale era andata in discoteca, ha accettato il passaggio offerto da uno sconosciuto. L’uomo però, una volta giunti a Carrù ha fermato l’auto in una piazzola e cercato di molestarla, offrendole anche della cocaina che la ragazza ha rifiutato. La giovane è riuscita, approfittando di un attimo di distrazione dell’uomo, un artigiano 33enne  di Chiusa Pesio, a chiedere aiuto via sms ai genitori. In pochi minuti sul posto è giunta una pattuglia di carabinieri di Benevagienna. L’uomo è stato arrestato per violenza sessuale e detenzione di sostanzee stupefacenti. In ospedale il test alcolemici avrebbero rilevato un tasso di alcol nel sangue superiore tre volte il consentito.

 

IL FATTO QUOTIDIANO

Grinzane Cavour, ex patron condannato a 14 anni e sei mesi

Secondo l’accusa Giuliano Soria con i soldi dei finanziamenti pubblici, ministero dei Beni culturali e Regione, si sarebbe comprato una casa in pieno centro a Torino e avrebbe ristrutturato anche la sua casa di Parigi. Disposto risarcimento per le parti civili. Condannato anche il fratello

E’ stato condannato a 14 anni e sei mesi Giuliano Soria, l’ex patron dell’associazione culturale Grinzane Cavour. Era accusato di uso illecito di finanziamenti pubblici nella gestione del premio letterario (*) e di maltrattamenti a un maggiordomo. La corte presieduta dal giudice Paola Trovati ha condannato  l’imputtao a due anni e mezzo in più di quelli chiesti dai pm Gabriella Viglione, Stefano Demontis e Valerio Longi. Condannato a 7 anni di reclusione anche il fratello, Angelo (allora dirigente regionale), mentre per lo chef Bruno Libralon, il cuoco a capo della scuola di cucina Icif, è stato condannato a 2 anni e 10 mesi di carcere. I due fratelli Soria sono stati anche interdetti “in perpetuo” dai pubblici uffici.

Gli enti che si sono costituiti parte civile, tra cui la Regione Piemonte, hanno ottenuto il diritto di essere risarciti con una somma da quantificare in un apposito procedimento; alle tre persone che si erano costituite lamentando di essere state maltrattate mentre lavoravano per lui, sono invece state accordate anche delle provvisionali (acconti sull’indennizzo) per un totale di 91 mila euro, di cui 55 mila al giovane originario delle Mauritius che, secondo quanto aveva denunciato, subì delle molestie sessuali.

Con i soldi pubblici dei finanziamenti, secondo la Procura di Torino, l’imputato aveva comprato una casa sotto la Mole. E sempre con quei soldi aveva, per l’accusa, nella sua abitazione di Parigi effettuato dei lavori utilizzando denaro dei contribuenti. Altri finanziamenti sarebbero stati ottenuti dalle istituzioni per eventi o lavori, ma poi finiti nelle sue tasche dopo essere passati a dei prestanome. All’apertura del processo avevano proposto di patteggiare una condanna a 4 anni e 3 mesi (con il condono di dodici mesi), ma i pm Stefano Demontis, Valerio Longi e Gabriella Viglione avevano dato parere contrario.

L’inchiesta era nata a inizio 2009 quando Soria fu denunciato dal suo giovane maggiordomo mauriziano, Hemrajsing Dabeedin, di molestie sessuali e maltrattamenti, anche a sfondo razziale: “Negro, puzzi, non fai la doccia. Animale. Schiavo”, una delle frasi registrate dal ragazzo stanco di subire le vessazioni. Anche la segretaria dell’associazione Premio Grinzane Cavour, Laura Giudici, una delle tante collaboratrici aveva permesso agli inquirenti di far emergere il sistema Soria suscitando i timori nel mondo politico e culturale torinese.

La indagini della Guardia di Finanza avevano fatto scattare le manette per Soria il 12 marzo 2009. Nella lista dei pagamenti ricostruiti all’epoca delle indagini c’erano 800mila euro provenienti dal Ministero dei beni culturali e dalla Regione che non furono usati per le attività dell’associazione del Grinzane Cavour ma per comprare l’abitazione in via Montebello. A questi si sarebbero aggiunti altri 444mila euro, sempre erogati dalla Regione e dal Mibac, per i lavori del “Museo per il Territorio” e del castello di Rorà a Costigliole d’Asti (edificio utilizzato in comodato dall’associazione), poi invece utilizzati per pagare lavori nelle case di Torino, di Ospedaletti e di Parigi. Un altro importo da 777.373 euro era entrato, secondo l’accusa, nelle tasche di Soria tramite un sistema di fatture false per lavori assegnati alla società di un prestanome, che rendeva i finanziamenti al professore all’85%. Si sarebbe intascato anche 608mila euro sottraendoli ai finanziamenti del Ministero e della Regione per il restauro del castello di Rorà e per la creazione del Museo del Territorio.

Soria era anche imputato di truffa aggravata e tentata truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche: si sarebbe intascato più di 75mila dal Comune di Roma e dal Mibac con la promessa di realizzare eventi o fornire volumi sul premio Grinzane Cavour. Molti di questi soldi poteva ottenerli grazie alla complicità del fratello Angelo, dirigente nel settore Comunicazione istituzionale della Giunta regionale guidata dall’ex presidente Mercedes Bresso. Tramite lui si era appropriato di 400mila euro per la promozione di diversi eventi in Piemonte, in Spagna, Brasile, Messico, a Mosca e a New York. Per questo motivo Angelo Soria, che aveva a disposizione il denaro assegnato dalla Regione al suo settore, era accusato di peculato e false attestazioni. Con loro è imputato anche Bruno Libralon, presidente dell’Italian culinary institute for foreigners, a cui venivano addebitati i reati di truffa, tentata truffa, evasione delle tasse, falso ideologico, peculato e malversazione.

 

(*) Nota: questo articolo non parla mai di vino, ma il vino era protagonista di molti tra questi ricchissimi finanziamenti pubblici al Grinzane Cavour. Ricordiamo il concorso letterario “Scrivi il paesaggio del vino”, uno dei capisaldi in Italia dell’Associazione tra il vino e la cultura.

 

GIORNALE DI BRESCIA

CheckApp, ora l’alcol test si fa col telefonino

Come si misura la sobrietà? Risposta quasi all’unisono: col “palloncino” o con il kit che ormai si trova all’uscita di questi tutte le birrerie. Bravi. Ma quell’altra sobrietà, quella – ad esempio – che va a rischio se uno prende troppi farmaci oppure se si fa, come si dice in gergo una “canna”? Ecco, questa sobrietà come la misurate? Avete mai visto un kit per questa misurazione?

La misura più attendibile di tutte le non-sobrietà sta nell’occhio, nell’iride di ogni uomo o donna. Se bevete troppo, se la “canna” non si è ancora metabolizzata o se magari avete qualche alert cardiologico che non avete avvertito, ecco qui CheckApp, il nome di una nuova applicazione che si ripromette, per l’appunto, di farvi un check up prima di mettervi in viaggio o fare qualsivoglia cosa richieda attenzione particolare.

Dopo un po’ di sperimentazioni e verifiche, il progetto della nuova applicazione per smartphone e tablet è stata presentato ieri nella sede di Superpartes spa dal presidente Gianfausto Ferrari e da Fiorenzo Castellini, presidente della Castellini di Cazzago San Martino e promotore della Teze Mechatronics, società che trova sede nella Castellini e che opera (soci sono anche alcuni docenti di Ingegneria), per l’appunto, nella meccatronica. Da una parte, quindi, c’è Superpartes (tecnologie mobile), dall’altra Teze Mechatronics e quindi sensoristica, che hanno deciso di unire esperienze e idee.

Dal punto di vista formale, l’alleanza avviene con l’ingresso al 20% di Teze in CheckApp, a conclusione del primo percorso sperimentale: la cosa si può fare. E quindi si apre il cantiere.

Un’applicazione di questo tipo, evidentemente ha il suo punto di forza essenzialmente nell’attendibilità del prodotto. La tecnologia mobile è di Superpartes, i sensori di Teze mentre le sperimentazioni e l’attendibilità medica è stata affidata ad Aldo Polettini, docente di Tossicologia Forense e al cardiologo Maurizo Volterrani.

Entro due mesi – hanno detto Ferrari e Castellini – ci sarà la definizione del prodotto ed entro fine anno l’inizio della possibile commercializzazione dopo la verifica di tutte le attendibilità del caso. Il mercato primario di riferimento sarà quello delle aziende. L’esempio portato in conferenza stampa è quello di un gruppo di trasporti (si pensi, ad esempio, alle municipalizzate, oppure a società che hanno due-tre mila camion, a società ferroviarie eccetera): con una app sugli smartphone può verificare l’idoneità a viaggiare del personale: sguardo dentro la videocamera, scatta il flash, l’iride è immortalata, scannerizzata e, sulla base del programma e del sensore contenuto nella app dà il responso: sì o no. L’applicazione immediata è questa. Anche se gli sviluppi potranno essere diversi. In generale CheckApp si occupa di salute ma anche di fitness e benessere in genere. Se l’iride è specchio del corpo (oltre che dell’anima) possibili sviluppi sono facilmente intuibili e potrebbero essere sterminati. Dico da profano, ma – forse – è possibile misurare la febbre scannerizzando l’iride.

CheckApp è una delle sette società che attualmente trovano posto nel campus di Superpartes. L’idea di fondo è quella di allevare idee all’interno del mondo delle applicazione per smartphone, di verificarne la fattibilità, di fornire un ambiente favorevole allo sviluppo incaricandosi Superpartes di occuparsi del “contorno” (segreteria, contabilità) e, soprattutto, della ricerca di capitali ove occorressero.

«Più che sui progetti specifici, capitali ed apporti sono utili – dice Ferrari – nella capogruppo. E’ Superpartes il motore del tutto». Qualcosa si sta muovendo. E nelle settimane prossime è possibile che venga annunciato l’ingresso di nuovi soci, imprenditori bresciani.

 

LA STAMPA

“La droga? Non basta dire che fa male”

Le “Iene” Pablo Trincia e Matteo Viviani raccontano le loro esperienze nei servizi televisivi realizzati

Il 5 marzo è uscito “Droga”, il libro-manuale di Davide Parenti e Andrea Bempensante (editore Fivestore-RTI) che racconta e spiega il mondo della dipendenza, la sua storia e gli effetti. Il punto di partenza per la stesura del testo è stata la revisione, in ordine temporale, di tutti i servizi realizzati dalle “Iene” di Italia 1 sull’argomento, sbobinandoli uno per uno. Alla parte documentaristica e giornalistica, si è poi aggiunta una ricerca storico-scientifica con il parere di esperti e di studiosi di ogni settore.

Pablo Trincia e Matteo Viviani sono due degli “uomini in giacca e cravatta nera” che hanno vissuto in prima persona le esperienze sul campo di questo mondo..

-In quarta di copertina c’è scritto che il libro è consigliato agli adulti, ma i primi a leggerlo sono stati i vostri figli o, comunque, i giovani. Secondo voi quanto incide l’ignoranza degli effetti della droga sull’utilizzo della stessa?

Trincia: «Sono convinto che tutti sappiano che le droghe fanno male, soprattutto per quelle pesanti e, per quanto riguarda la dipendenza, anche per quelle cosiddette leggere. Non penso che ci sia qualcuno che non sappia che la cocaina fa male. Però è un po’ lo stesso discorso delle sigarette: tutti sanno che fanno male, ma magari non sanno esattamente quello che fa, magari hanno una percezione distorta di cosa vuol dire “far male”. Credo che scatti un meccanismo in cui si dice “a me non succede nulla, io mi so regolare, lo faccio solo per divertirmi, non ne sono dipendente”. Non è quindi solo una questione di ignoranza, ma credo che informare, spiegandone gli effetti come nel libro e mostrandoli nei servizi tv, sia molto utile»

Viviani: «L’ignoranza è una delle radici del problema. La droga ormai riguarda tutti noi. Perché molti di noi hanno o hanno avuto un amico, parente o conoscente che ha avuto dei problemi a riguardo. Conoscere quello di cui si parla, è la prima arma. Purtroppo, nonostante escano articoli e servizi video che ne parlano, ci sono ancora ragazzi che in discoteca prendono una pastiglietta rosa con lo smile e la guardano come un qualcosa di inoffensivo. Pochi di loro sanno che quella pastiglietta, che attira quasi come un’immagine di Hello Kitty, viene prodotta non da chimici esperti, ma da persone in uno scantinato mischiando sostanze diverse in dosi per lo più sommarie. Sbagliare un dosaggio significa assicurare la morte di qualcuno. E’ la stessa cosa della cocaina che, cento anni fa, veniva venduta come antidepressivo fra le signore bene dell’alta società. Poi solo dopo, con la conoscenza, si è arrivati a capirne gli effetti»

-Nel libro si cita un’analisi fatta in una discoteca milanese dalla quale è emerso che un ragazzo su due quella sera avrebbe utilizzato sostanze stupefacenti. Ragazzi probabilmente dalla vita normale, magari alcuni con problemi personali, ma tendenzialmente ragazzi come quelli che vediamo nelle scuole e nelle strade. Che idea vi siete fatti?

Trincia: «Credo che la storia dell’umanità e la storia della droga siano andati di pari passo. Fin dai tempi remoti gli uomini hanno cercato delle sostanze che li facessero “viaggiare con la mente”. Nello Yemen c’è una droga che si chiama Qat che viene masticata da secoli ed è un problema sociale. Dunque da un lato non è un problema dell’oggi, ma è qualcosa che c’è sempre stato. Dall’altro lato c’è un problema che è insito della nostra società: non credo che chi si fa, sia qualcuno che viva necessariamente situazioni di disagio personale. Magari è qualcuno che si vuole divertire e poi ci finisce dentro senza riuscire a uscirne. E’ un discorso molto complesso, difficile da esaurire in poche parole»

Viviani: «Perché, ancora oggi, ideologicamente la droga viene vista come una sorta di evasione. E’ un po’ lo sviluppo concettuale della sigaretta fumata di nascosto dai genitori. E’ una molla innata che scatta nelle mente dei ragazzi. Però bisogna tornare al discorso di prima: vedono una via per evadere, magari un qualcosa che li aiuti a sentirsi parte di un gruppo. Ma nella realtà dei fatti non si fanno domande, non conoscono le conseguenze. Non sono persone che vanno consciamente verso un pericolo. Siamo tutti abituati a dire: “la droga fa male”. Però detta così generica non può sortire nessun effetto su un ragazzo di 18 anni che è in discoteca e magari si è bevuto già un paio di drink. Ma la droga che cosa? La droga è marijuana, è cocaina, è chimica, è sostanza psico-attiva naturale. Droga vuol dire nulla e tutto. Anche le sigarette o l’alcol sono droghe. In molti dicono “il fumo delle sigarette fa male”, poi magari il ragazzo di 18 anni guarda suo padre che ha 70 anni, che ha sempre fumato e sta bene. Poi ti dicono che “l’alcol fa male” e poi guarda sua madre che dopo cena si fa il bicchiere di whisky, e sua madre sta bene. Allora quando sente genericamente dire “la droga fa male” è molto probabile che pensi “che cosa vuoi che mi faccia una pastiglia”. E’ lì che sta la differenza»

-Quando si fanno questi tipi di servizi quali sono le difficoltà che si incontrano con chi fa uso di droga?

Trincia: «In realtà non ho mai avuto grossi problemi con loro. La vera difficoltà, nei servizi che ho fatto, è stata quella di mostrare gli effetti delle droghe. E’ più un problema organizzativo, perché si sta entrando in un mondo che è illegale. Di lì in poi relazionarsi con le persone fa parte del nostro lavoro, l’aspetto giornalistico viene dopo»

Viviani: «Credo che se tu trovi una persona che è seduta per terra e vuoi parlargli rimanendo seduto all’interno della tua auto è difficile che abbia voglia di aprirsi. Se scendi dall’auto, ti siedi a fianco a lui e ci scambi due chiacchiere offrendogli un caffè, allora viene fuori tanto. Noi siamo abituati a raccontare storie di persone. Forse la nostra forza sta nel fatto che le raccontiamo da persone, non ci poniamo in un livello superiore»

-Tra le storie che avete seguito, qual è quella che l’ha colpita di più?

Trincia: «Io ne ho seguite due: quella sulla metaanfetamina e quella sulla Krokodil (”droga di strada”, molto diffusa in Russia, che devasta la pelle e la carne sino a esporre l’osso n.dr.) e devo dire che quest’ultima è stata pesante. Eravamo in mezzo a degli zombie, con la carne viva che cadeva a pezzi. Siamo usciti da quella casa davvero colpiti»

Viviani: «Una caratteristica comune a diversi servizi, non solo quelli trattati da me, è l’assenza di volontà da parte di chi è ormai dipendente da quella sostanza. Quello che lascia sconcertate le persone come me, è che ascoltando e raccontando le loro storie, ci si rende conto che per ognuno di loro c’è stato un momento in cui hanno pensato “tanto io ho la forza di dire: ho provato, ho capito che cosa è, adesso dico basta”. C’è differenza fra sostanza e sostanza, e alcune di queste non ti danno neanche il tempo di riflettere e decidere se andare avanti oppure no perché nell’esatto momento in cui ti avvicini, sei già in pericolo. Anche la politica spesso ha generalizzato mettendo, a livello legale, allo stesso piano la cocaina e la marijuana. E questo è sbagliato»

-Al di là degli effetti delle droghe sul proprio corpo e psiche, c’è anche un problema di responsabilità nei confronti di chi ci circonda. Pensiamo a una madre che si fuma una canna e magari non riesce a essere lucida quando la figlia piccola ha bisogno di lei. Che cosa ne pensate?

Trincia: «Dipende perché in questo senso anche il vino può essere pericoloso. Se io devo uscire e guidare non bevo. Se devo stare con i miei figli anche. Dipende dalle situazioni. Mentre per le droghe pesanti non ci sono mezze misure, per quelle leggere il senso di responsabilità deve essere lo stesso dell’alcol»

Viviani: «Il senso di responsabilità, nell’esempio che mi fa, credo che sia insito in una madre. Il problema è che ci sono sostanze che sono più forti della volontà. Però questo non vale solo per le droghe pesanti. Lo stesso vale se una madre si scola una bottiglia di whishy prima di mettersi alla guida dell’auto portando con se la figlia»

-Nel libro c’è anche un capitolo dedicato alla legalizzazione delle droghe, con l’analisi dei pro e dei contro. Qual è il vostro punto di vista?

Trincia: «Sono favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere. Perché se no bisognerebbe vietare anche l’alcol, le sigarette. Non credo che sostanze tipo l’hashish o la marijuana creino danni gravi come invece quelli che l’alcol e le sigarette ogni anno fanno in Italia»

Viviani: «Non bisogna generalizzare. Chi sarebbe quel matto che potrebbe proporre di legalizzare l’eroina o le altre sostanze devastanti. Ma allora potrebbe anche esserci qualche matto, neanche così matto, che potrebbe proporre di mettere un po’ di ordine nello stato delle cose: l’alcol è legale? Sì. Le sigarette sono legali? Sì. La marijuana? No. Però il dato di fatto è che in Italia ne vengono consumate tonnellate ogni giorno e i proventi delle vendite vanno alla malavita organizzata. Per cui forse bisognerebbe o bandire tutto ciò che, anche vagamente, può provocare delle alterazioni degli stati sensoriali, oppure effettuare dei distinguo di categorie a cui certe sostanze possono appartenere e altre no»

 

AGI

New York

Alcol: “discorsetto” genitori efficace per diminuire bevute

I ‘discorsetti’ dei genitori prima che i figli partano per l’universita’, se fatti seguendo delle precise linee guida, possono riuscire ad evitare che i ragazzi bevano, o comunque limitano il consumo. L’ha dimostrato uno studio della Penn State University pubblicato dal Journal of Studies on Alcohol and Drugs. I ricercatori hanno analizzato il comportamento di piu’ di 1900 future matricole, ognuna delle quali e’ stata catalogata in una delle quattro categorie non bevitore, bevitore moderato, forte bevitore nel week end e forte bevitore. Ai genitori e’ stata inviata una copia di un manuale messo a punto dal team e contenente strategie e tecniche per comunicare oltre a informazioni sugli effetti dell’alcol sul corpo. Ai genitori e’ stato chiesto di fare il colloquio con i figli prima di partire o una volta partiti: “Il risultato – spiegano gli autori – e’ stato che con colloqui prima della partenza e’ piu’ probabile che i figli non bevitori rimangano tali, o al massimo diventino bevitori moderati”.

 

ALTA RIMINI

Ubriaco sviene nel bar, poi guida a zig zag: denunciato

Giovedì pomeriggio un 54enne di origine campana, residente a Rimini, è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza e rifiuto di sottoporsi al test etilometrico. L’uomo era in un bar del centro della città: aveva bevuto così tanto da svenire in mezzo agli altri clienti. Ripresosi, ha deciso di mettersi comunque al volante. Un cittadino ha segnalato subito il fatto ai Carabinieri. Il 54enne infatti stava guidando a zig zag, mettendo a rischio l’incolumità propria e degli altri automobilisti. Sceso dalla vettura, ha rifiutato di sottoporsi all’alcool test.

All’interno della Rassegna Stampa vengono pubblicati gli articoli di altre testate giornalistiche complete di eventuali nomi propri di persone coinvolte nei fatti. Europeanconsumers non vuole mettere alla gogna nessuno, pertanto chiunque voglia cancellare il proprio nome da un articolo pubblicato potrà farlo semplicemente mandando una mail a info@europeanconsumers.it indicando il proprio nome e l’indirizzo dell’articolo in questione.

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