La ‘strage consapevole’ degli interferenti endocrini e gli effetti avversi dei combustibili fossili.

Ragioni di ordine economico e sanitario contro la costruzione della Trans Adriatic Pipeline (Tap) in Puglia

di Chiara Madaro

Il presente studio intende:

  • informare i destinatari circa gli effetti avversi degli endocrine disruptors, interferenti endocrini, presenti negli idrocarburi
  • chiarire che il gas è a tutti gli effetti un idrocarburo e che, dunque, è scorretto pensare o diffondere l’idea che sia meno dannoso di petrolio e carbone
  • rammentare i costi sociali ed economici della diffusione di epidemie imputabili agli endocrine disruptors – e quindi agli idrocarburi – quali autismo, diabete o malattie neurovegetative come Parkinson e Alzheimer che colpiscono ormai in età precoce cioè in una fase ancora lavorativa degli esseri umani.

Una strage consapevole

Mentre si diffonde la notizia dell’inizio dei lavori di bonifica per l’Ilva e che saranno necessari almeno 100 anni perché a Taranto la situazione ambientale si normalizzi rispetto all’inquinamento indotto dall’acciaieria, in Salento imperversa la battaglia contro Tap.

E vengono in mente le 713 pagine della recente sentenza sul caso Eternit in cui i giudici parlano di ‘strage consapevole’ da parte di chi gestiva l’impianto e di cinismo perché, malgrado fossero ormai chiari gli aspetti nocivi dell’amianto,  ci fu un tentativo di minimizzare gli stessi allo scopo di continuare la produzione. La portata di quei comportamenti fu di tale straordinaria portata che ancora oggi il pericolo prosegue; l’amianto si trova oggi in scuole e ospedali e le bonifiche comportano costi elevati e rischi.

Temi che hanno molto in comune con il tentativo in atto di fare della Puglia l’hub energetico dell’Europa, un punto di passaggio e raccolta di idrocarburi per il nord dell’Unione e per la Svizzera e che, come spiegato nei siti delle compagnie petrolifere inglesi, troverebbero nella realizzazione del gasdotto Tap la testa d’ariete a propositi di portata ben più vasta. Sintomo di un approccio antiquato e non ulteriormente percorribile alla questione dell’approvvigionamento energetico.

La dott.ssa Theo Colborn, presidente di Tedx, Endocrine disruption exchange e Professore Emerito presso l’Università della Florida dal suo sito informativo ricorda come già gli antichi romani fossero a conoscenza dell’incidenza sulla salute umana di alcune sostanze e minerali. Una consapevolezza talmente consolidata che i condannati a morte anziché essere giustiziati, venivano costretti ai lavori forzati nelle cave di piombo.

All’avvio del terzo millennio non possono sfuggire ai nostri intelletti le numerose evidenze scientifiche sull’incidenza delle tante componenti chimiche contenute nei combustibili fossili sulla salute della mente umana o sulla lesione del genoma degli esseri viventi.

Più avanti verrà dimostrato come affermare che le emissioni di CO2 saranno ridotte al minimo non solo è insufficiente ma è scorretto e sintomo di pericolosa ignoranza o criminale incoscienza da parte di Tap. Le sostanze chimiche contenute nei combustibili fossili non si limitano all’anidride carbonica.

Dall’estrazione alla raffinazione, dalla distribuzione allo stoccaggio, dalla lavorazione alla destinazione dei reflui nel sistema fognario, che si tratti di petrolio, di gas o di carbone, il percorso dei combustibili fossili è dannoso in ogni sua tappa.

Dire che il gas sia meno pericoloso del petrolio o del carbone è, dunque, inesatto. Negli Stati Uniti, dove l’esperienza dell’estrazione di gas anche non convenzionale dura da anni, gli esperti hanno raccolto prove schiaccianti in merito alle conseguenze della contaminazione da idrocarburi. La fame di energia e la necessità di svincolarsi dall’approvvigionamento di paesi politicamente instabili, il pericolo proveniente dal dover competere con paesi in cui la produzione industriale è in crescita spasmodica, paesi come la Cina, con cui il dialogo è difficile, hanno indotto gli Stati Uniti a raccogliere il gas anche in zone densamente popolate. Le conseguenze sulla salute degli esseri viventi non hanno tardato a mostrarsi.

Secondo numerosi e accreditati studi scientifici, quando si parla di combustibili fossili è inevitabile fare riferimento anche al fatto che le sue componenti chimiche siano note anche come endocrine disruptors, distruttori endocrini. Queste componenti chimiche danneggiano le cellule e i tessuti degli organismi degli esseri viventi attraverso diversi meccanismi. Essi non solo deteriorano in maniera diretta le membrane cellulari o le varie componenti intracellulari: gli xenobioti (componenti chimiche esterne) possono anche alterare la comunicazione tra le cellule e quindi rompere l’organizzazione di cellule e tessuti. Oggi la scienza ripone sempre maggiore attenzione ai distruttori ormonali  che agiscono in maniera diretta o indiretta sulla naturale capacità degli ormoni.

Secondo la Dott.ssa Colborn, i disordini del sistema endocrino hanno assunto proporzioni epidemiche e riguardano le disabilità di apprendimento e comportamentali, autismo, problemi nella gestione degli stati d’animo, infertilità, sviluppo gonadico abnorme, cancro degli organi riproduttivi, esordio puberale anormale, diabete, obesità, reazioni asmatiche e allergiche ecc. Le sostanze chimiche derivanti dai combustibili fossili stanno già deprivando l’umanità della sua integrità e la sorte della razza umana non può ulteriormente essere messa a rischio a causa del fallimento di antiquati test tossicologici nell’individuare i danni causati dall’esposizione alle componenti chimiche.

I cambiamenti al sistema nervoso centrale possono provocare autismo, deficit dell’attenzione e disordini da iperattività, Parkinson e Alzheimer. Gli effetti sul sistema riproduttivo, invece, possono portare all’infertilità, a difetti del feto, a endometriosi, a cancro al seno, alla prostata ed alle gonadi. Altri danni vengono arrecati al sistema metabolico e quindi diabete e obesità.

Da una prospettiva economica e della sicurezza nazionale – dice Colborn – i costi sono troppo alti per tardare ulteriormente nel prendere misure preventive e riparatorie.

Solo per l’autismo, le spese che sia le famiglie che lo Stato devono sopportare sono altissime. Quando si mettono sul piatto della bilancia costi e benefici riguardo l’estrazione e la lavorazione del gas, si dovrebbero tenere in considerazione anche questi fattori. Chi occupa posti in Parlamento non può far finta di niente giacchè rientra nei compiti della politica informarsi per il bene dei cittadini e del Paese.

L’estrazione, la lavorazione e il bruciamento di combustibili fossili (gas naturale, petrolio e carbone) introducono vaste quantità di sostanze chimiche tossiche per il nostro ambiente e per i nostri organismi. Queste sostanze e decine di centinaia di prodotti chimici sintetizzati da esse, sono ormai presenti in ogni ambiente della Terra, incluso il grembo materno. Concentrazioni estremamente basse di queste sostanze possono danneggiare il sistema endocrino interferendo con l’intricata e delicata rete delle naturali interazioni chimiche basilari per lo svolgimento delle normali funzioni dell’organismo e della sua capacità di sviluppo.

Non c’è fine agli inganni che gli endocrine disruptors possono giocare sui nostri organismi: maggiore produzione di alcuni ormoni, minore produzione di altri, imitazione degli ormoni, trasformazione di un ormone in un altro, interferenze nella segnalazione di ormoni, impulso ad una morte prematura delle cellule, competizione con nutrienti essenziali, accumulo negli organi che producono ormoni.

Ma il problema non è nuovo neanche per il nostro Paese. Ci sono state interrogazioni parlamentari che hanno chiesto delle azioni sul grave caso delle malformazioni neonatali di Gela, a Caltanissetta. La stampa locale riferisce di ‘Bimbi con sei dita alle mani o ai piedi. Alcuni nati senza un orecchio, altri senza il palato. Idrocefali con teche craniche di dimensioni abnormi. I numeri dicono che a Gela le malformazioni sono sei volte superiori alla media. Numeri in costante aumento, finiti sul tavolo della Procura che ha aperto una nuova inchiesta per far luce sulle responsabilità. Sul banco degli imputati i veleni della raffineria. A Gela il polo petrolchimico lavora dal 1965 e gli endocrine disruptors hanno già mostrato le loro conseguenze.

In Italia è nato il progetto europeo Life-Edesia (Endocrine disruptors in silico/in vitro – Evaluation and Substitution fon Industrial Applications) allo scopo di sostituire le tante sostanze dannose utili alla creazione dei tanti utensili o prodotti per l’igiene personale con sostanze più sicure ma altrettanto valide per gli usi industriali.

A fronte di uno sforzo di tali proporzioni è comprensibile avere dei dubbi sui benefici dichiarati da Tap ma anche sul senso dello stesso Life Edesia il cui valore verrebbe di fatto annullato dalla Trans Adriatic Pipeline.

Il meccanismo degli endocrine disruptors

Così come i metalli pesanti, anche gli idrocarburi tendono ad accumularsi in alcuni tessuti degli esseri viventi. Attraverso cibo o bevande contaminate o per via cutanea, queste sostanze si diffondono rapidamente perché liposolubili e dunque in grado di attraversare le membrane cellulari e depositarsi nei tessuti adiposi e negli organi drenanti (reni e fegato). Da qui vengono metabolizzati in pochi giorni ed eliminati. Ma nel frattempo hanno avuto modo di legarsi a DNA ed RNA provocando, dunque, alterazioni genetiche. E’ quello che  succede alle cellule di chi vive a costante contatto con queste sostanze e non ha modo di metabolizzare ed eliminare quegli endocrine disruptors che sono nel pesce, negli ortaggi e nella falda. Nel già citato caso di Gela, si registrano gravi patologie quali le malformazioni congenite totali: il 6% in più ovvero 6 volte superiore rispetto alla media nazionale. Si parla di spina bifida, microcefalia, cardiopatia, ipospadia (malformazione dell’apparato urogenitale), difetti del sistema nervoso, riduzione degli arti, onfalocele (una patologia congenita della parete addominale, a causa della quale i bambini nascono senza muscoli né pelle nella zona ombelicale per cui gli organi addominali – fegato, intestino e stomaco – fuoriescono avvolti solo da una membrana trasparente), difetti minori (appendice preauricolare, piede torto posturale, angiomi, criptorchidismo, dislocazione congenita dell’anca) e si registrano casi di neoplasie e cancri per una media che è il 10% superiore rispetto alla media nazionale, mentre i cancri al polmone arrivano al 20% in più. Questi ed altri dati possono essere reperiti in uno studio di qualche anno fa curato da Fabrizio Bianchi, Sebastiano Bianca, Fabrizio Minichilli, Anna Pierini e Mariangela Protti per il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Sezione Epidemiologia dell’IFC di Pisa e per l’Azienda ospedaliera G. Garibaldi, Servizio di Genetica Medica di Catania. Si tratta comunque di dati sorpassati che, data la natura del problema, nel tempo hanno assunto proporzioni esponenziali. Sarebbero necessarie ulteriori ricerche, così come richiesto di recente in Senato (Atto n. 4-08112 Pubblicato il 7 agosto 2012, nella seduta n. 787), ma quello che, invece, succede è che chi si azzardi ad avvertire ed informare sulle ricadute sanitarie di un’economia basata sugli idrocarburi, venga poi minacciato di denuncia per immotivato allarme.

Epidemie

Le malattie indotte dagli endocrine disruptors sono numerose e terribili. Le malformazioni genetiche neonatali colpiscono soprattutto le città o le aree geografiche che ospitano centrali o pipeline che lavorano o trasportano gli idrocarburi.

Ma esistono malattie che colpiscono un numero sempre maggiore di cittadini al punto che è possibile parlare di epidemia. E il dato è tanto più preoccupante se si pensa che colpiscono cittadini sempre più giovani. Malattie che nell’immaginario collettivo appartengono a persone anziane affliggono anche i quarantenni.

Il rapporto tra cittadini attivi e non attivi o in stato di dipendenza aumenta e i costi diventano insostenibili. Lo Stato italiano spende molto poco rispetto ad altri paesi europei e la crisi ha ridotto di molto le già insufficienti risorse destinate alla sanità pubblica. Le famiglie vengono lasciate sole, i familiari finiscono per non poter lavorare e vendere la casa pur di prendersi cura dei propri cari. Le conseguenze sociali e finanziarie sono più che evidenti.

In questo breve studio si è scelto di non prendere in considerazione il problema delle neoplasie – tema su cui già Lilt validamente combatte – e fornire qualche dato sul numero di malati e sulla spesa pubblica generata dalla diffusione di alcune tra le più diffuse malattie: autismo, Parkinson e Alzheimer, diabete.

Epidemie: i numeri dell’autismo

Negli ultimi anni i bambini che si ammalano di autismo in Italia sono 1 su 150/200, con un aumento del 1000%. Circa vent’anni fa gli ammalati erano 1 su 2000. Negli Stati Uniti i dati sono ancora più tragici.

Numeri in aumento verticale che fanno parlare di epidemia.

Interessi estremamente limitati, difficoltà di relazione e nella comunicazione. Chi soffre di autismo a livelli gravi non è nemmeno in grado di esprimere bisogni primari come la sete o la fame. Il senso di frustrazione che ne deriva può sfociare in comportamenti aggressivi verso se stessi o gli altri. Problemi che necessitano di cure e terapie specifiche che vanno dalla logopedia alla psicomotricità a tecniche nuove come l’Analisi comportamentale applicata. Queste terapie inducono un miglioramento visibile rispetto alla malattia ma anche costi insostenibili per le famiglie. Si parla in media di una spesa che si aggira intorno ai 900 euro al mese ma può anche superare questa cifra, c’è chi spende 1.700 euro. Spese non fatturabili. Cifre che solo una famiglia benestante può consentirsi di spendere. Le famiglie vengono di fatto abbandonate a se stesse. Il mondo della scuola, impreparato a sostenere l’emergenza, il personale insufficiente. In tutto ciò lo Stato è assente.

Epidemie: i numeri di Parkinson e Alzheimer

Il mondo della scienza parla di malattie neurovegetative come Parkinson e Alzheimer come di una vera e propria emergenza clinica e sociale. Ad oggi in Europa si contano 7milioni di ammalati di Parkinson e 30 milioni di Alzheimer. Numeri che nei prossimi venti anni sono destinati a raddoppiare.

Dati preoccupanti anche perché l’età degli ammalati si abbassa tragicamente. Il Parkinson non è più un problema degli anziani: 10 malati su 100 hanno meno di 40 anni.

Per la Comunità Europea si tratta di un onere sempre più gravoso per la società e per l’economia in quanto il rapporto tra popolazione attiva a non attiva aumenta e riporta i dati relativi aggiornati al 2005 sui costi complessivi diretti e indiretti per la cura del morbo di Alzheimer e di altre forme di demenza stimabili nell’ordine dei 130 miliardi di Euro cioè 21mila euro per paziente.

Solo in Italia l’Alzheimer colpisce circa 600mila persone mentre i malati di Parkinson superano le 250mila unità. L’impatto sociale è devastante anche perché si tratta di malattie progressive che hanno un ciclo di circa dieci anni durante i quali l’autonomia del paziente si affievolisce sempre di più richiedendo alle famiglie un impegno e costi insostenibili. Oltre il 75% delle cure viene fornito dalle famiglie che si trovano a dover affrontare il dramma di emergenze sanitarie irrisolte.

Critici i dati relativi ad una delle regioni più inquinate, la Campania. Qui si parla di 60mila casi, 80mila prendendo in considerazione le demenze correlate. Secondo il biochimico americano Gregory Petsko, membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze, Professore di neurologia e neuroscienze al Weill Cornell Medical College, afferma che quando all’Alzheimer aggiungiamo il Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica, la malattia da prioni (Creutzfeldt Jakob) e le altre “minori” malattie neurodegenerative, il quadro è ancor più preoccupante.

Epidemie: i numeri del diabete

Secondo dati ISTAT aggiornati al 2012, negli ultimi vent’anni la possibilità di contrarre il diabete è aumentata del 60%, dato impressionante se si pensa che nel 1993 la percentuale era ferma al 3,4. Gli italiani che si sono ammalati di diabete hanno superato le 3.268.00 unità, il 5,5% della popolazione nazionale.

Secondo la Federazione Nazionale Diabete, Fid, è lecito parlare di epidemia. Le statistiche precedenti avevano sottovalutato la gravità del problema. Chi si ammala ha tra i 40 e i 60 anni e si trova, dunque, in età lavorativa. Le previsioni dicono che nel 2025 il numero dei diabetici supererà i 380milioni.

In Italia i costi del diabete erodono il 9% delle risorse: 9,22 miliardi di Euro all’anno.

Conclusioni

Ad oggi sono state identificate circa 60 sostanze chimiche tra gli endocrine disruptors, agenti esogeni che interferiscono con vari aspetti della naturale fisiologia degli ormoni. Il danno che queste sostanze arrecano al potenziale riproduttivo e alla salute, hanno di recente generato uno sforzo di comprensione da parte della comunità scientifica e del pubblico e il mondo della politica non può tirarsene fuori.

Sono in corso epidemie generate da quella che alcuni scienziati hanno chiamato la ‘Fossil Fuel Connection’ mentre la società chiede di andare incontro a fonti di energia sostenibili quali minieolico e fotovoltaico che garantirebbero autonomia energetica e numerosi posti di lavoro togliendo alle mafie l’affare miliardario dei mega impianti. Nel nostro paese è stato, invece, introdotto un intricato intreccio normativo  che ha portato all’estero circa 100.000 posti di lavoro altamente specializzato assicurati dall’industria delle energie alternative.

Nel nostro paese esiste una forma di schizofrenia che deve essere superata e può essere superata se si lavora all’univoco tentativo di restituire all’Italia credibilità e affidabilità.

Autori di riferimento

Kaye Kilburn H. MD, è Presidente e direttore di Neuro-Test, Inc., Pasadena. CA, ed è stato professore di medicina e direttore del laboratorio di scienze ambientali dell’Università di Southern California Keck School of Medicine per 26 anni.

Maria Rita D’Orsogna,e Thomas Chou, Department of Mathematics, California State University at Northridge,Los Angeles, CA 91330-8313, Department of Biomathematics,

David Geffen School of Medicine, University of California, Los Angeles, CA 90095-1766

Neil Carman, Ex funzionario del Texas per l’ambiente e direttore del Lone Star Chapter per l’aria pulita del Sierra Club, la più antica ed importante organizzazione ambientale negli Stati Uniti

Theo Colborn, presidente di Tedx, Endocrine disruption exchange e Professore Emerito presso l’Università della Florida

 

Sitografia

http://humrep.oxfordjournals.org/content/21/9/2201.full

http://www.psr.org/environment-and-health/environmental-health-policy-institute/responses/endocrine-disruption-public-health-and-national-and-international-security.html

http://thinkprogress.org/romm/2009/12/03/205055/cloudy-with-a-chance-of-toxics-how-climate-change-is-increasing-our-vulnerability-to-chemical-pollution/

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32006R1907:it:NOT

http://www.orizzontescuola.it/news/autismo-20-anni-1000-casi-oggi-1-bambino-su-200-%C3%A8-rischio

http://www.disabili.com/scuola-a-istruzione/articoli-scuola-istruzione/25025-autismo-quanto-mi-costi

http://www.parkinson-italia.info/thesaurus/difendereilcervello.html

http://www.iss.it/life/index.php?lang=1

http://ec.europa.eu/italia/attualita/primo_piano/salute/alzheimer_it.htm

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