12 dicembre 2018 – Il bere giovanile riflette la cultura alcolica (e gli interessi) degli adulti

 

https://www.panorama.it/news/cronaca/corinaldo-discoteca-allarme-giovani-alcol-sballo/

Alcol e giovani, è allarme in Italia

La strage alla discoteca di Corinaldo conferma un fenomeno: la prima “bevuta alcolica” già a 11 anni

Eleonora Lorusso

11 dicembre 2018

“Verso mezzanotte e mezza siamo andati lì per un drink”. E’ una delle testimonianza di un 14enne che si trovavano alla discoteca “Lanterna Azzurra” di Corinaldo, in provincia di Ancona, dove 5 ragazzi e una donna sono morti in seguito al panico scatenatosi per l’uso di uno spray al peperoncino in attesa del’esibizione del trapper Sfera Ebbasta. A 4 giorni giorni dalla tragedia e mentre proseguono le indagini sulla sicurezza del locale, la capienza e i responsabili, ci si interroga anche su un altro aspetto: la giovanissima età dei presenti e il consumo di alcol (anche associato a droghe). “Porti tuo figlio lì ed erano tutti ubriachi” ha scandito, con la voce rotta dal dolore, Paolo, il marito di Eleonora Girolimini, la madre 39enne tra le vittime della discoteca di Corinaldo, che aveva accompagnato la figlia appena 11enne.

Ma i casi che vedono protagonisti non si limitano al caso della “Lanterna Azzurra”: ogni fine settimane si contano i giovani che finiscono al pronto soccorso per abuso di alcol, a volte persino in coma etilico. Ci sono anche i gesti violenti come a Busto Arsizio, dove nella notte tra sabato e domenica quattro 15enni ubriachi hanno aggredito l’autista di un autobus, mentre un coetaneo filmava col cellulare. E poi ci sono gli incidenti d’auto: l’8,1%, secondo i dati di Istat e Carabinieri, è legato al consumo di alcol.

Come cambia lo “sballo”

I dati confermano la tendenza in corso da qualche tempo: aumenta anche se di poco (+1%), la percentuale dei consumatori di alcol, ma a preoccupare sono le modalità con le quali si assumono bevande. Si tratta sempre più di drink occasionali (44%) e fuori pasto (29,2%), ma soprattutto gli alcolici sono sempre più associati allo “sballo” e spesso all’assunzione di sostanze stupefacenti, specie tra i più giovani. Cambia, insomma, il modo di bere: diminuisce il consumo di vino, che fino a poco tempo fa in Italia era associato alla tradizione in un contesto familiare, ma aumenta quello dei superalcolici, dei quali spesso si abusa solo nel fine settimana, nei locali notturni. Particolarmente di moda vanno le cosiddette bibite gassate “spiderizzate”, cioè corrette con gin, whisky o vodka, coloratissime e dal gusto dolce.

Il fenomeno del Binge drinking

L’analisi dell’Istat in occasione dell’ultimo Alcohol Prevention Day, promosso dall’Istituto Superiore di Sanità lo scorso maggio, indica che si beve sempre meno nella quotidianità e fra le mura domestiche. In compenso aumentano fenomeni preoccupanti soprattutto tra i giovanissimi, come il Binge drinking, ossia le “abbuffate di alcol”, diffuse sia in Italia che all’estero, in particolare nei paesi anglosassoni e del nord Europa. Si tratta di fenomeno che interessa il 17% dei ragazzi tra i 18-24. Nonostante gli allarmi, ripetuti negli anni più recenti, questo comportamento a rischio non è calato e complessivamente interessa 15,9% della popolazione (circa 8,6 milioni di individui). Secondo l’Osservatorio sulle dipendenze di Palazzo Chigi ben 1 milione di teenagers sono consumatori a rischio di intossicazioni alcoliche e nel 17% degli episodi registrati le “vittime” hanno meno di 14 anni.

“Siamo di fronte a un cambio nelle modalità di assunzione di alcol, che segue un trend in corso anche in Europa. Si riduce il consumo generale di alcolici, ma l’attenzione si sposta sugli adolescenti, che si avvicinano ai cocktail sempre più giovani, fuori dai pasti e dalle mura domestiche” spiega a Panorama.it Roberto Di Monaco, sociologo dell’Università di Torino e autore di Adolescenti e alcol (Carocci editore) insieme a Silvia Pilutti e a Caterina Puglisi.

“Nelle nostre ricerche abbiamo visto come tra i 16enni il 60% dei ragazzi afferma di aver consumato alcolici negli ultimi 30 giorni, percentuale che diventa del 53% tra le ragazze. Gli episodi di ubriachezza sono pari al 14% tra i maschi e al 2% tra le femmine. Sono dati tutt’altro che bassi” spiega il docente.

Alcol già a 11 anni

Gli esperti del settore indicano un preoccupante abbassamento della cosiddetta “età di prima assunzione”: a volte accade che questa avvenga persino fra gli 11 e i 12 anni. “La cosa che più preoccupa è che questo consumo avviene con gli amici fuori casa, nonostante ormai si conoscano i danni che causa l’alcol. Ci sono due aspetti che vanno tenuti presente. Il primo riguarda il tipo di consumo, il secondo ha a che fare con le conseguenze, anche molto gravi che possono verificarsi. Una volta il consumo in famiglia portava a progressivo adattamento e alla capacità di autocontrollarsi, che invece oggi sembra mancare. Va però ricordato che se in passato era considerato normale bere il vino ai pasti, fin da giovani, oggi gli studi hanno dimostrato in modo inequivocabile che l’alcol è dannoso almeno fino ai 18 anni, con conseguenze non solo a carico del fegato, ma anche del cervello e del sistema nervoso” spiega l’esperto. (*)

Perché i ragazzi bevono?

E’ cambiato dunque il modo di bere, ma anche le motivazioni sono differenti. Le informazioni sugli effetti dell’alcol sono note, ma i casi come quello di Busto Arsizio continuano a verificarsi. “Da un lato i danni dell’alcol sono sottovalutati, dall’altro ci sono meccanismi sociali che rendono difficile per un adolescente contrastare la pressione del gruppo dei pari: i ragazzi hanno bisogno di stare con i coetanei e pur di far parte del gruppo si adeguano, non riescono ad opporsi e finiscono con l’omologarsi, imitando i compagni che bevono” spiega Roberto Di Monaco, che insiste sul ruolo delle agenzie educative: scuola e famiglie.

Che ruolo hanno le famiglie?

Ciò che più manca è il dialogo, sia con gli insegnanti a scuola, sia con i genitori a casa. Non serve limitarsi a spaventare i ragazzi o impedirgli di uscire, ma non va bene neppure un comportamento troppo permissivo. Occorre, piuttosto, un dialogo più partecipato, specie con la madre. Spesso l’abuso di drink e cocktail è espressione di un disagio, dell’incapacità di contrastare la pressione che arriva dal gruppo dei pari, dei coetanei, non c’è la forza di dire di ‘no’, perché si ha paura di essere isolati. Molti giovani nelle nostre ricerche hanno manifestato la sensazione di sentirsi non valorizzati, sia a scuola che a casa” spiega il sociologo. “Paradossalmente gli studi hanno mostrato come a volte i ragazzi considerino un aiuto l’inasprimento dei divieti sull’alcol, ma alzare l’età minima non è l’unica soluzione, anche perché le norme vigenti sono già facilmente aggirabili, se c’è un amico maggiorenne che può comprare alcolici. Quello che manca, invece, è la capacità di controllo dei propri comportamenti” dice Di Monaco.

Quali danni: dal fegato al sistema nervoso e cervello

I danni più noti dell’alcol sono quelli a carico del fegato, che insieme all’apparato digerente nei giovani maturano poco prima di 20 anni. Ma anche cervello e sistema nervoso subiscono le conseguenze, spesso irreversibili del consumo di drink alcolici. Se nel breve termine gli effetti possono essere una maggiore fragilità, sbalzi d’umore, riflessi lenti e perdita della memoria breve, ripercussioni si possono avere anche nel lungo periodo: “Gli studi dimostrano che l’alcol interagisce con la rigenerazione delle sinapsi alla base del sistema nervoso e del funzionamento del cervello, in termini di memoria e intelligenza. L’alcol nei giovani, nei quali questi collegamenti sono riorganizzati in modo massiccio, agisce sfoltendo e riducendo questi meccanismi e dunque influendo in modo negativo sulle performance del cervello. Gli effetti si possono notare subito nel rendimento scolastico, ma possono anche trascinarsi nel tempo” spiega Di Monaco.

Particolarmente a rischio sono le femmine, ossia proprio coloro che sempre più spesso bevono per non mangiare, a stomaco vuoto, per sentirsi sazie. Vasi e tessuti nei ragazzi non sono ancora in grado di sostenere lo smaltimento del processo etilico; il loro deterioramento più essere più rapido e può portare a danni anche nel lungo periodo, come la possibilità di tumori al cavo orale. “A volte, però, non occorre attendere del tempo, anche una sola sbornia può portare a coma etilico, specie nelle ragazze” aggiunge Di Monaco.

 

(*) NOTA: detto così sembra che dopo i 18 anni l’alcol sia innocuo!!!

L’ALCOL, CONTENUTO NEL VINO, NELLA BIRRA E NELLE ALTRE BEVANDE ALCOLICHE, È UNA SOSTANZA CANCEROGENA CHE PROVOCA CIRCA 16.000 MORTI ALL’ANNO IN ITALIA E QUASI 3 MILIONI IN TUTTO IL MONDO!!!

 

DOPO L’ENNESIMA STRAGE IN CUI L’ALCOL HA LE SUE COLPE E MOLTI “ADDETTI AI LAVORI” ESPRIMONO LE LORO OPINIONI E SUGGERIMENTI ATTRAVERSO ARTICOLI DI GIORNALE CHE IN QUESTI GIORNI PERVADONO LE LORO PAGINE, SENTO IL BISOGNO ED IL DOVERE DI PORTARE A CONOSCENZA DI TUTTI L’APPROCCIO ECOLOGICO SOCIALE, UN METODO MOLTO VALIDO QUANTO POCO CONOSCIUTO, PER AFFRONTARE I PROBLEMI ALCOLCORRELATI.

 

L’O.M.S. al fine di ridurre i problemi alcolcorrelati, suggerisce, come prioritarie, due strategie di intervento:

–       riduzione del consumo di bevande alcoliche in tutta la popolazione, anche attraverso politiche mirate al contenimento e

–       ricorso alle associazioni di volontariato che lavorano col metodo dei gruppi.

 

L’APPROCCIO ECOLOGICO SOCIALE IDEATO DA VLADIMIR HUDOLIN PER AFFRONTARE I PROBLEMI ALCOLCORRELATI COMPRENDE ENTRAMBE QUESTE STRATEGIE.

 

http://www.padovanet.it/noprofit/spazio-web/1398/comunicazioni/manifesto-approccio-ecologico-sociale

L’Approccio Ecologico Sociale ai Problemi Alcolcorrelati e Complessi

Premessa

L’Approccio Ecologico Sociale è stato ideato ed applicato dal Prof. Vladimir Hudolin, sperimentandolo efficacemente nell’affrontare i problemi alcol correlati, in una prospettiva di promozione della salute sulla base di un percorso originale che muove dai principi teorico-pratici  della psichiatria sociale e dalla medicina di comunità del secondo Novecento e che può essere applicato con le specifiche modifiche a tutti i problemi comportamentali. L’Approccio è in sintonia con l’insieme complesso di documenti, risoluzioni, piani di azione che l’OMS ha prodotto fin dal 1978 con la Dichiarazione di Alma Ata che sancisce la centralità:

a.      dell’assistenza primaria,

b.     del lavoro territoriale,

c.      dei programmi di comunità locale,

d.     del protagonismo dei cittadini nei programmi di tutela e promozione della salute, in un rapporto di collaborazione con il sistema professionale (partnership in action) nello specifico ambito delle prassi e dei principi stabiliti dall’Approccio Ecologico Sociale.

L’Approccio, riferendosi alle indicazioni contenute nella ricerca scientifica indipendente che supporta le decisioni ed i piani di azione dell’OMS, intende sviluppare programmi che siano in grado di:

–        dare risposte ai bisogni, della persona, inseriti nel contesto delle relazioni significative sia di tipo familiare che comunitario, delle famiglie e delle comunità locali;

–        porre al centro il protagonismo della persona ed il suo senso di responsabilità (empowerment).

–        sensibilizzare chi opera in campo professionale ad attuare scelte personali coerenti, adeguando gli stessi processi formativi professionali e le pratiche professionali a quanto definito dall’Approccio Ecologico Sociale. Esso trova la sua collocazione teorica nella teoria generale dei sistemi e nel lavoro sociale di rete con i relativi modelli concettuali.

Si avvale dell’esperienza pratica dei programmi alcologici territoriali centrati sulla lunga e consolidata esperienza dei Club degli Alcolisti in Trattamento, oggi Club Alcologici Territoriali, che hanno superato il concetto di “alcolismo malattia”, definendo l’alcolismo uno stile di vita, cioè un comportamento socialmente accettato, con il progressivo ridimensionamento del significato del termine “alcolismo” del tutto inadeguato e parziale a descrivere la complessità dei “problemi alcolcorrelati”, ed ora, nel sistema dei Club, eliminato nella terminologia e nelle pratiche Lo stesso termine “trattamento” dovrebbe essere abbandonato perché fortemente connotato da aspetti riabilitativi e di cura che possono confondere lo stesso superamento del concetto di alcolismo.

E’ per questo che l’Approccio Ecologico Sociale si inserisce a pieno titolo nella complessa realtà che ha cercato di costruire politiche pubbliche per la salute in grado di:

a.      garantire l’accessibilità ai servizi primari,

b.     superare qualsiasi forma di stigmatizzazione dei comportamenti socialmente devianti,

c.      favorire la partecipazione dei cittadini ai processi di autotutela ed autopromozione della salute,

d.     fare in modo che il rapporto tra cittadini e mondo professionale sia contrassegnato dal principio della collaborazione e della democrazia nell’assumere decisioni,

e.      costruire e consolidare i processi di partecipazione comunitaria e di sviluppo delle comunità in base alle loro risorse interne.

Tali obiettivi sono contenuti nella documentazione generale dell’OMS:

1.     Dichiarazione di Alma Ata

2.     Carta di Ottawa

3.     dichiarazione di Adelaide

4.     dichiarazione di Jakarta

5.     Salute per tutti nel 2000

6.     Salute nel 21º secolo Health 21

7.     Progetto Urban Health che le diverse risoluzioni

8.     I due Piani di Azione Europei sull’Alcol.

9.     la Carta Europea sull’Alcol con la sua etica e le dieci strategie – Conferenza di Parigi 1996

10.  La Strategia Globale sull’Alcol

Le basi scientifiche ed umanistiche

Il pensiero e l’opera del prof. Vladimir Hudolin esprimono una sintesi, di particolare intensità ed efficacia, delle grandi scoperte del ‘900 e delle anticipazioni che andavano emergendo fin dall’800 e che oggi trovano una evoluzione ed una continuità che per molti versi Hudolin stesso aveva ampiamente anticipato.

La sua azione scientifica ed umanistica parte dal campo della psichiatria che affronta il tema della sofferenza umana cercando di coglierne i meccanismi interiori e relazionali che sono sottesi, abbandonando il compito custodialista che ha segnato l’epoca del manicomio. I pilastri di questo pensiero che costituiscono l’asse portante dell’Approccio ecologico sociale sono

1.     Le scoperte della psicoanalisi e in particolare la sua applicazione ai gruppi umani piccoli e grandi fino alla messa a punto del modello della comunità terapeutica

2.     La psichiatria sociale: l’Approccio Ecologico Sociale si fonda sui principi della psichiatria sociale che cerca di superare lo stigma dei comportamenti devianti e i limiti “etichettanti” della diagnostica classica, dando vita all’esperienza della comunità terapeutica, strumento efficace per superare la logica del manicomio. Hudolin elabora ulteriormente il concetto di comunità terapeutica e lo trasferisce nel meccanismo di funzionamento delle comunità locali di fronte ai problemi alcol correlati.

3.     La teoria generale dei sistemi. Hudolin introduce i principi della teoria generale dei sistemi evidenziandone la potenzialità nel rendere conto e nel superare il disagio psichico e spirituale (o della cultura sociale) che viene ricondotto alle dinamiche familiari e comunitarie. La genialità dell’azione di Hudolin consiste nel superare ogni “meccanicismo” strategico-relazionale per sottolineare invece la dimensione emozionale e spirituale (o della cultura sociale). I sistemi indicati da Hudolin sono vitali, si nutrono della componente emozionale che si genera proprio nel processo relazionale, non trascurano mai la persona, ma ne colgono la mutevole espressività nella variazione dei contesti relazionali.

4.     La cibernetica e l’ecologia della mente: è un’evoluzione del punto precedente che Hudolin ha saputo concretizzare. Egli ha sottolineato l’importanza della costruzione dell’empatia che stabilisce in modo inequivocabile che ogni essere umano è in sé autonomo ed allo stesso tempo appartiene ad un contesto relazionale. Il contesto relazionale lo condiziona attraverso reciproci processi di interferenza che richiedono una costante mediazione la quale dura tutta la vita in una prospettiva di crescita e maturazione. Tale interferenza reciproca ha un suo livello di apprendimento attraverso la trascendenza, per sentire l’altro autenticamente, in sè stessi, nella sua irriducibile diversità ed originalità

5.     Il lavoro sociale di rete e i suoi modelli. L’Approccio Ecologico Sociale riconosce nel concetto di rete e nel suo studio la modalità più “ecologica” per la conoscenza delle comunità umane e dei loro equilibri; alla base dei problemi delle comunità, a partire da quelli alcolcorrelati vi è sempre uno squilibrio delle loro reti.

6.     L’approccio familiare. L’Approccio Ecologico Sociale ritiene fondamentale il coinvolgimento del nucleo familiare e delle reti familiari allargate. Il coinvolgimento della famiglia non implica alcuna de-responsabilizzazione di ogni singolo membro della famiglia stessa, né intende aderire a visioni ideologiche che trasformano la famiglia in una sorta di icona salvifica. La famiglia è luogo di contraddizione e di risorse.

7.     La scienza della complessità. L’Approccio Ecologico Sociale è uno strumento efficace di lettura dei fenomeni che evita qualsiasi forma di parcellizzazione, ma soprattutto indica programmi che si muovono nel campo della partecipazione, della cultura, della transdisciplinarietà e della transculturalità. Nell’ambito della complessità si deve focalizzare la presenza di molteplici culture nelle comunità locali, sia come conseguenza del processo di globalizzazione, sia come forme di sottoculture generazionali.

8.     I processi di partecipazione. Hudolin radica la sua azione nelle comunità locali alle quali i Club stessi appartengono, anche quando si costituiscono in forme associative.

9.     L’antropospiritualità (o la cultura sociale). La ricerca scientifica, soprattutto quella che si riferisce alle neuroscienze o alle scienze della cognizione, ha cercato di approfondire l’aspetto più enigmatico ed essenziale della dimensione umana, quella della spiritualità, intesa come l’insieme delle variabili culturali che incidono significativamente nel nostro modo di essere e di vivere.

10.  L’etica. Il riferimento è al comportamento individuale e collettivo, sia che si tratti di scelte generate dalla necessità della quotidianità, sia che si tratti di scelte professionali. In entrambi i casi la dimensione etica impone di definire quali siano le regole che vengono ritenute accettabili e quali no, senza alcun giudizio, ma con l’indicazione che si definisca quali siano i propri punti di riferimento. Inoltre l’idea di un codice etico, che contiene e supera il codice genetico, ripone l’impegno a fondare la convivenza umana sul pianeta sulla base di nuovi valori socialmente condivisi , in particolare quelli della pace e del rifiuto della guerra.

11.  La trascendenza. E’ la capacità di andare oltre noi stessi, oltre il nostro egocentrismo, di cogliere la nostra necessaria appartenenza ad un ordine superiore, sia esso naturale, interumano o divino. Il riconoscimento della trascendenza ci impone il concetto di appartenenza piuttosto che quello di proprietà.

12.  La meditazione. È’ la disponibilità all’ascolto e a fare risuonare dentro di noi il discorso dell’altro, senza giudizio, riconoscendo le sue ragioni e facendo in modo che anche le nostre siano accolte. E’ un atteggiamento di pacificazione e di mediazione che non modifica l’essenza e le condizioni di ciascuno, ma le rende disponibili al dialogo. Promuove la crescita individuale e le relazioni umane tramite la disponibilità al dialogo

13.  Gli strumenti. Posta la centralità del Club Alcologico Territoriale, la metodologia si avvale di strumenti idonei alla realizzazione di un programma di alcologia territoriale – approccio ecologico sociale – Metodo Hudolin, predisponendo i necessari momenti formativi e di sensibilizzazione e un modello organizzativo costituito dal Centro Alcologico Territoriale Funzionale.

L’Approccio Ecologico Sociale (AES)

Il significato

Approccio significa modo di porsi, di leggere, interpretare un fenomeno e, conseguentemente, di promuovere il cambiamento. Per quanto riguarda lo specifico campo alcologico l’approccio indicato da Hudolin deve essere collocato nelle strategie di popolazione che sono caratterizzate dall’evidenza scientifica che per ridurre l’incidenza e la prevalenza delle problematiche alcol correlate è necessario modificare, riducendolo, il consumo medio della popolazione. Questo ha come suo presupposto una disponibilità di avviare programmi che modifichino la cultura generale, sanitaria e sociale nei confronti delle bevande alcoliche, caratterizzata oggi:

a)     da una tendenza a promuovere i consumi definiti “responsabili” o moderati,

b)     dal distinguere in modo netto i bevitori dagli alcolisti o alcol dipendenti, applicando un modello fortemente medicalizzato che si concentra su aspetti particolari delle problematiche alcol correlate;

c)     dal perseguire il modello dell’apprendimento sociale come via maestra per abituare la popolazione a familiarizzare, fin dalla giovane età, con le bevande alcoliche evitando quelli che vengono definiti eccessi e che si sostanziano in problemi di sicurezza e di ordine pubblico;

d)     dall’enfatizzare il modello mediterraneo del bere ritenuto protettivo rispetto alla possibile insorgenza dei più gravi problemi alcolcorrelati.

L’Approccio Ecologico Sociale riconosce in accordo con l’OMS:

1.     la pericolosità dell’alcol in sé,

2.     il suo essere una droga particolarmente dannosa, per l’individuo, la famiglia e la società,

3.     che non esistono livelli di consumo che possano essere considerati privi di rischio,

4.     che si deve garantire alle persone la possibilità reale e concreta di poter scegliere tra il bere bevande alcoliche o astenersi, quale diritto che ogni cittadino ha di comportarsi, in maniera autonoma, secondo le sue convinzioni dopo una corretta informazione.

L’Approccio Ecologico Sociale stabilisce che ognuno deve riflettere sul proprio bere, indipendentemente dalla quantità consumata, dagli stili di consumo e dal grado di problematicità espressa, evitando in tal modo che l’invito alla riflessione sul bere sia rivolto solo a chi è ritenuto più problematico, forma evidente di categorizzazione discriminante e di stigma. Il consumo di bevande alcoliche deve essere considerato un fattore di rischio che, sul piano individuale, ciascuno ha la possibilità e la libertà di assumere. Si reputa comunque necessario che la comunità si doti di misure e regole finalizzate al bene comune nei confronti dei danni prodotti dal consumo di bevande alcoliche (bere passivo). Per quest’ultima ragione promuove e sostiene tutte le iniziative di politiche pubbliche per la salute finalizzate a:

a.      a ridurre la disponibilità degli alcolici, con ragionevoli e motivate argomentazioni, in particolare per i giovani e per le categorie più a rischio

b.     a promuovere stili di vita più protettivi del benessere collettivo.

Con il termine Ecologico si riconoscono i legami che esistono tra le persone e tra le diverse componenti che costituiscono una comunità familiare o locale. Si riconosce altresì che esiste una relazione tra il consumo di bevande alcoliche e la problematicità espressa come tra consumi impropriamente definiti normali e patologici, accettando in tal modo che non vi può essere discontinuità categoriale, ma un processo continuo che caratterizza il comportamento del bere L’ecologia indicata da Hudolin non ha nulla a che vedere con l’ambientalismo, ma si occupa del funzionamento degli esseri umani sia nel loro modo di porsi sul piano delle relazioni sia sul loro modo di vedere e pensare il mondo.

La rigorosità dell’Approccio Ecologico Sociale ha in sé la necessità del costante superamento delle posizioni acquisite, ben rappresentato sul piano della concretezza dalla moltiplicazione costante del Club e delle sue forme associative, così come dal costante adeguamento alle trasformazioni culturali e sociali che avvengono.

Con il termine Sociale viene sottolineata l’evidenza che tutti i problemi comportamentali, compresi quelli alcolcorrelati, ma anche quelli culturali, economici e politici, hanno la loro origine e la loro soluzione nei rapporti sociali esistenti. Esso sottolinea anche il valore del contratto sociale che fonda la convivenza umana e che si costituisce a partire dalla costruzione di un codice etico condiviso. Spesso è percepita e citata la Bellezza (Estetica) del club, che rappresenta il prodotto della continua attenzione nei confronti dell’etica, senza la quale non è possibile alcun processo di socializzazione con le caratteristiche dell’Amore, dell’Amicizia, della Solidarietà , del rispetto della Diversità e della Transculturalità. Questi ultimi sono i principi fondativi dell’Approccio Ecologico Sociale e della scelta di una crescita e maturazione continua in una dimensione armoniosa capace anche di cambiare la cultura della comunità di appartenenza. L’etica rappresenta il processo evolutivo ontogenetico, filogenetico e storicoculturale che si è strutturato nella nostra coscienza e ci fa scegliere tra ciò che riteniamo pensabile e giusto agire e ciò che riteniamo né pensabile, né giusto.

L’abito di ciascuno, il suo ethos, il suo stile di vita, l’insieme delle sue tensioni ideali, rappresenta la libertà e la responsabilità di ciascuno. L’etica, ciò che agli altri dobbiamo, deve essere condizione e vincolo per la libera scelta dell’ethos e deve rappresentare la consapevolezza del proprio dovere nei confronti degli altri. La sottolineatura del sociale contenuta nell’Approccio Ecologico Sociale, non è una contrapposizione disciplinare nei confronti del sanitario, ma il recupero della dimensione comunitaria delle persone che costituiscono la “societas”, la forma evoluta di convivenza nella quale la conflittualità non viene coartata o negata, ma viene accolta all’interno delle dinamiche relazionali. In tal senso il sanitario e i suoi sistemi sono parte integrante dello sviluppo di una determinata società.

Il sociale è anche la radice dell’appartenenza del Club alla comunità, dell’obiettivo di costruire, a partire dai Club Alcologici Territoriali, i programmi alcologici territoriali, finalizzati a cambiare la cultura esistente e dominante ed a offrire uno spazio di riflessione, di pensiero e quindi di crescita e maturazione a quanti, nel corso della loro vita, si trovano, direttamente o indirettamente a riflettere sul rapporto con le bevande alcoliche.

In sintesi l’Approccio Ecologico Sociale è dunque la cornice entro la quale si applica il metodo Hudolin che stabilisce la centralità del suo agire nella dimensione antropo-spirituale (o socio-culturale), intesa come lettura multidimensionale dell’essere umano, nella sua complessità e nella sua rete inesauribile di relazioni. E’ una cornice mobile, dinamica, ricca di sfumature, non assimilabile alle forme classiche della professionalizzazione, della medicalizzazione o della psichiatrizzazione, ma capace di comunicare ed interagire con queste per un miglior fronteggiamento dei problemi alcolcorrelati.

Testi a cura di : N. Baselice, G. Corlito,R. Cuni, F. Marcomini, M. T. Salerno

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