La Commissione PEST in un sistema regolatorio irregolare e datato.

Il nuovo anno aprirà con la promessa di maggiore chiarezza e trasparenza nelle procedure di autorizzazione dei pesticidi in Europa.

A gennaio 2019, infatti, sarà sottoposto a voto in plenaria il rapporto finale della Commissione PEST, una commissione d’inchiesta sulla procedura di autorizzazione dei pesticidi da parte dell’Unione Europea.

Presieduta dall’europarlamentare socialista francese Eric Adrieu, la Commissione è stata istituita nel febbraio 2017 in risposta alle pressioni della società civile, sempre più insistenti dopo la proroga dei permessi per la commercializzazione  del glifosato in Europa e la pubblicazione dei Monsanto Papers.

I Monsanto Papers sono una serie di documenti riservati e lettere interne alla multinazionale, pubblicate negli Stati Uniti nel corso di un procedimento giudiziario all’inizio del 2017 dopo che circa 3500 tra malati o parenti di persone già decedute, affette da un raro tumore al sangue, il Linfoma di Hodgkin, hanno trascinato in tribunale il colosso dell’agribusiness. Ad amplificare le risultanze della documentazione, le inchieste di Le Monde che mette in luce la consuetudine di far uso di spin doctors e ghostwriters capaci di scrivere testi destinati alle riviste scientifiche con l’obiettivo di negare la relazione tra glifosato e cancro. A tal proposito ha fatto scalpore un numero del Critical Reviews in Toxicology (https://www.tandfonline.com/toc/itxc20/46/sup1) del 2016. Nello scandalo anche la consuetudine di mettere a libro paga scienziati e membri delle maggiori istituzioni comunitarie.

Il tentativo di influenzare l’opinione pubblica offrendo all’erbicida più diffuso in commercio un’immagine rassicurante, non ha, evidentemente, incontrato il successo sperato.

Alla luce di questi fatti, le pressioni della società civile hanno condotto alla creazione della Commissione PEST, appunto. Il percorso della Commissione, composto da 30 elementi tra cui gli italiani Bonafè (PD), Dorfmann (Südtiroler Volkspartei), Pedicini (M5S), è durato 9 mesi durante i quali si sono verificati tentativi di manipolazione, intimidazioni, telefonate anonime, episodi di pirateria informatica rilevati dai reparti informatici del Parlamento realizzati con lo scopo di evitare che alla Commissione arrivassero mail contenenti alcune parole chiave come ‘cancro’ (http://www.slowfood.it/glifosato-il-presidente-della-commissione-alleuroparlamento-denuncia-subiamo-intimidazioni/).

Il 6 dicembre 2018 la Commissione ha votato a favore della relazione provvisoria (http://www.emeeting.europarl.europa.eu/committees/agenda/201812/PEST/PEST(2018)1206_1/sitt-9172240; http://www.europarl.europa.eu/committees/en/pest/home.html).

Un report non privo di compromessi ma che contiene anche proposte e raccomandazioni.

Il Rapporto afferma che la procedura di autorizzazione dell’UE per i prodotti fitosanitari è una delle più rigorose al mondo, tuttavia evidenzia alcune criticità importanti:

  • la necessità di operare ulteriori miglioramenti a tutela della salute umana e animale e dell’ambiente. Il processo decisionale è, infatti, risultato insufficientemente trasparente nel corso dell’intera procedura, e si registra una mancanza di accesso del pubblico agli studi completi e ai dati grezzi fino alla fase di gestione del rischio.
  • le metodologie utilizzate per la valutazione scientifica delle sostanze attive, sotto forma di linee guida utilizzate dall’EFSA e dagli Stati membri, non sempre riflettono lo stato attuale delle conoscenze scientifiche e tecniche e mancano metodi scientifici recenti
  • le linee guida aggiornate sulle api utilizzate dall’EFSA nella sua recente revisione di tre neonicotinoidi non sono state ancora formalmente adottate; mentre le linee guida sugli organismi del suolo utilizzate dall’EFSA risalgono al 2002;
  • l’uso diffuso e profilattico dei prodotti fitosanitari è preoccupante
  • manca un monitoraggio post-autorizzazione
  • la mancanza di dati riguarda le sostanze attive, i fitoprotettori, i sinergizzanti e i coformulanti, nonché le formulazioni e le miscele di prodotti; che, pertanto, non si conosce con esattezza l’impatto totale dei pesticidi sulla salute umana e animale e sull’ambiente;
  • si è constatato che le autorità competenti nazionali coinvolte nel processo di approvazione e di autorizzazione presentano, in alcuni casi, carenze di organico e di finanziamenti; che ciò incide sulla qualità delle valutazioni, sia per le sostanze attive che per i prodotti fitosanitari, e sui tempi per la loro presentazione
  • il regolamento (CE) n. 396/2005 concernente i livelli massimi di residui di antiparassitari nei o sui prodotti alimentari e mangimi di origine vegetale e animale stabilisce che gli “effetti cumulativi e sinergici conosciuti” devono essere presi in considerazione “quando sono disponibili metodi per valutare tali effetti”;
  • tali metodologie sono ora disponibili ed entro la fine del 2018 l’EFSA dovrebbe completare una valutazione pilota, che prende in esame gli effetti cumulativi dell’esposizione ai pesticidi contenuti negli alimenti sul sistema nervoso e sul sistema tiroideo umani;
  • allo stato attuale non esiste alcun obbligo giuridico di sottoporre a test le sostanze attive per determinarne la neurotossicità per lo sviluppo, che presenta effetti quali l’autismo, il disturbo da deficit d’attenzione e iperattività (ADHD) e la dislessia; che in tale contesto l’EFSA sta attualmente lavorando a un progetto inteso a sviluppare alternative non animali per vagliare gli effetti di neurotossicità per lo sviluppo;

La relazione riporta, inoltre, ulteriori contraddizioni che non aiutano a fare chiarezza o ad avere una visione univoca e realistica in merito alla nocività di alcune sostanze e quindi, di ottenere giustizia da parte dei cittadini. Ad esempio nota come l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il glifosato come probabilmente cancerogeno per l’uomo (gruppo 2A) in base alla propria nomenclatura (equivalente alla categoria 1B di cui al regolamento (CE) n. 1272/2008), mentre l’EFSA e l’ECHA hanno concluso che una classificazione come cancerogeno non era giustificata a norma delle disposizioni del regolamento (CE) n. 1272/2008.

La speranza è, dunque, che nel corso del 2019 l’UE possa riuscire a dare maggiore ascolto alla, ormai, copiosa letteratura (http://www.mda.gov.br/sitemda/publicacoes/lavouras-transg%C3%AAnicas-riscos-e-incertezas-mais-de-750-estudos-desprezados-pelos-%C3%B3rg%C3%A3os) riguardante gli effetti avversi degli agrotossici sulla salute dell’uomo, aggiornare test tossicologici, istituire protocolli per il monitoraggio delle sostanze chimiche e degli effetti sull’uomo ma, soprattutto, promuovere l’agroecologia come unica forma percorribile di cura delle specie vegetali e dei terreni dismettendo definitivamente l’uso di sostanze chimiche di sintesi, da considerare alla stregua di armi di distruzione di massa usati in agricoltura (vedi: Vandana Shiva, ‘Il bene comune della Terra, Ed. Feltrinelli, 2006).

La speranza è, dunque, che la politica comunitaria sia maggiormente coerente con i principi internazionalmente espressi (Carta di Goias[1], tra gli altri) e aderenti ai fondamentali diritti di cittadinanza, dignità e salubrità degli ambienti terrestri, compreso il grembo materno.

Dovrebbero, perciò, essere completamente revisionati quei decreti e leggi che, pur garantendo agli Stati il diritto di negarsi alle coltivazioni OGM, sono contestualmente impediti dall’importare prodotti e sementi ingegnerizzate altrimenti sottoposte a concorrenza sleale: il mercato non concede.

E’ il caso della “DIRETTIVA UE 2015/412 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 marzo 2015”. Salutata in maniera entusiastica dalla propaganda italiana come un mezzo di difesa per la protezione della capacità produttiva di specificità regionali e autoctone riconosciute in tutto il mondo, che fanno del ‘Made in Italy’ un marchio di pregio, il documento in realtà recita:

(5) “Quando un OGM è autorizzato ai fini della coltivazione conformemente al quadro normativo dell’Unione sugli OGM e soddisfa, per quanto concerne la varietà da immettere in commercio, le prescrizioni del diritto dell’Unione sulla commercializzazione delle sementi e dei materiali di moltiplicazione delle piante, gli Stati membri non sono autorizzati a vietare, limitare o ostacolare la sua libera circolazione nel loro territorio, salvo che alle condizioni definite dal diritto dell’Unione”.

Condizioni che continuano a non tener conto della vasta letteratura scientifica esistente in merito agli effetti avversi degli interferenti endocrini come dimostra in Nuovo regolamento dell’Unione Europea sull’agricoltura biologica (http://www.suoloesalute.it/wp-content/uploads/2018/06/CELEX3A32018R08483AIT3ATXT.pdf) che dovrebbe entrare in vigore dal 2021.

Chiara Madaro

 

[1] La Carta di Goias è un documento elaborato nel dicembre 2018 al termine del I Seminario I Seminario Internazionale e III Seminario Nazionale su Agrotossici, Impatti Socioambientali e Diritti Umani, realizzato dal 10 al 13 dicembre 2018 nella città di Goiás, Brasile.

Link: CARTA DI GOIÁS

 

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