3 gennaio 2019 – Smettere di fumare è più facile se si riduce l’alcol

REPUBBLICA

Buoni propositi per il 2019: smettere di fumare è più facile se si riduce l’alcol

Una nuova ricerca appena pubblicata sulla rivista Nicotine & Tobacco Research suggerisce come ridurre il consumo di bevande alcoliche possa aiutare le persone a eliminare il vizio del fumo. Ecco perché

di SARA PERO

C’È chi ha deciso di tornare in forma riutilizzando il tapis roulant relegato in cantina e chi ha deciso di dire basta alle sigarette, con la speranza di riuscire finalmente a spegnere l’ultima. Sono loro alcuni dei più ambiti e gettonati buoni propositi per l’anno nuovo. Obiettivi non facili da raggiungere, ma una buona notizia per chi vuole smettere di fumare questa volta c’è: una nuova ricerca, frutto della collaborazione tra i ricercatori dell’Oregon State University di Corvallis (Usa) e dell’Università di Toronto (Canada) e appena pubblicata sulla rivista Nicotine & Tobacco Research, evidenzia come ridurre l’assunzione di bevande alcoliche, specialmente nei forti bevitori, potrebbe essere d’aiuto a smettere di fumare. Questo perché l’assunzione di alcol sembra influenzare il nicotine metabolite ratio (Nmr) – un biomarcatore che indica quanto velocemente l’organismo umano metabolizza la nicotina.

  • QUEL LEGAME TRA ALCOL E FUMO

I ricercatori hanno analizzato l’Nmr in un campione di 22 persone: si trattava di fumatori abituali che per alcune settimane si sono sottoposti a un trattamento mirato a ridurre l’abuso di alcol, passando da un’assunzione di 29 bevande alcoliche a settimana a 7. Quello che gli autori dello studio hanno osservato è stato che di pari passo alla riduzione del consumo di alcol, diminuiva anche l’Nmr, “un parametro clinicamente utile – spiega Sarah Dermody, una dei principali autori della ricerca – “perché le persone con un valore più elevato di questo rapporto hanno più difficoltà a smettere di fumare, ma anche meno probabilità di farlo con prodotti di terapia sostitutiva della nicotina. Rallentare il tasso di metabolismo della nicotina attraverso il consumo ridotto di alcol potrebbe essere un vantaggio per chi cerca di smettere di fumare”.

  • I TUMORI ASSOCIATI

Entrambi sono fattori di rischio per molti tumori. L’alcol è nella categoria delle sostanze “sicuramente cancerogene” della IARC (International Agency for Research on Cancer), ed è implicato nello sviluppo di neoplasie a fegato, mammella, colon-retto, laringe, esofago, cavità orale e faringe. Il fumo di tabacco, invece, è responsabile della maggior parte dei tumori del polmone, ma è anche fortemente associato a quelli del cavo orale e gola, esofago, pancreas, colon, vescica, prostata, rene, seno, ovaie e ad alcuni tipi di leucemie.

  • UOMINI E DONNE RISPONDONO ALLO STESSO MODO?

Va detto, però, che i risultati ottenuti nello studio per il genere femminile si discostano abbastanza da quelli relativi agli uomini, anche se gli stessi ricercatori hanno spiegato che questa differenza di genere potrebbe essere dovuta al fatto che le donne prese in esame nella ricerca avevano ridotto solo in parte il loro consumo di alcol. “L’assunzione di alcol nelle donne era bassa e si è mantenuta tale nel corso dello studio”, aggiunge Dermody, che conclude: “Suppongo che in uno studio più ampio tutta questa differenza nei risultati tra uomini e donne non ci sarebbe”. Il prossimo passo dei ricercatori è quello di pianificare un nuovo studio volto a indagare il legame tra il fumo e l’alcol, con l’obiettivo di ampliare il campione di persone analizzato. “Questa ricerca dimostra come il fumo e l’assunzione eccessiva di alcol si possano trattare meglio se affrontate insieme. Il punto ora è riuscire a trovare il modo migliore per farlo”.

 

ANSA

Alcolici, spesa famiglie italiane seconda più bassa in Ue

Solo Spagna meno, Baltici-Est hanno record acquisti bottiglie

BRUXELLES – Le famiglie italiane sono le seconde in Europa per la spesa più bassa destinata agli alcolici, con lo 0,9% a pari merito con la Grecia, superate solo da quelle spagnole con 0,8%. Sono invece i Paesi baltici e dell’Est quelli che spendono di più in consumi tra i 28 per le bevande alcoliche, con l’Estonia prima con 5,2%, seguita da Lettonia (4,9%) e Lituania (4%), e poi a seguire Polonia (3,5%), Repubblica ceca (3,3%) e Ungheria (3%). E’ quanto emerge dai dati Eurostat per il 2017.

I tedeschi si situano nella parte bassa della classifica, vicino agli italiani, con 1,4% insieme ad austriaci e portoghesi. I francesi, invece, sono in posizione intermedia, con 1,8%. La spesa delle famiglie d’Italia è rimasta invariata nell’arco dell’ultimo decennio (0,9% anche nel 2007), sostanzialmente in linea con la media Ue che ha visto solo un leggerissimo aumento dello 0,1%, dall’1,5% all’1,6%. Grecia e Spagna hanno anche loro registrato una crescita simile (rispettivamente +0,2% e +0,1%). Ugualmente stabile la spesa dei tedeschi, mentre i francesi marcano un +0,2%. I Paesi che nell’arco degli ultimi dieci anni hanno segnato gli aumenti maggiori sono la Romania (+0,4%, da 2,3% a 2,7%) e il Portogallo (+0,3%, da 1,1% a 1,4%).

Al contrario, c’è stato un netto calo di spesa in alcolici per le famiglie bulgare (-1,3%, da 3% da 1,7%), lituane (-0,7%, da 4,7% a 4%) e finlandesi (-0,5%, da 3,3% a 2,8%). Nel complesso, nel 2017 gli europei hanno ‘investito’ in media l’1,6% della loro spesa per i consumi in alcolici, per un totale di oltre 310 miliardi di euro equivalenti allo 0,9% del pil Ue e a oltre 300 euro per abitante. Queste cifre non includono, però, le bevande alcoliche consumate in ristoranti e hotel.

 

POZZUOLI21.IT

Capodanno in discoteca, il racconto di una mamma di Pozzuoli: “Ho visto l’apocalisse, tra ragazzini ubriachi fradici e buttafuori selvaggi”

Ricevo e pubblico*

Caro Direttore, Le scrivo perché da stamattina non riesco a chiudere occhio dopo quello che ho visto fino all’alba all’esterno di una discoteca di Coroglio, dove c’è stato il veglione di Capodanno. L’apocalisse. Non sapevo se potevo fare filmati o foto e, nel dubbio, non ne ho fatti. Sono arrivata a litigare con un buttafuori. Un energumeno senza pietà. Sinceramente ho avuto timore.

Ragazzine, molte delle quali minorenni, visi conosciuti a Pozzuoli, ubriache al punto da non reggersi in piedi. Ragazzi stesi a terra incoscienti, aiutati da loro coetanei. Una ragazza che urlava come una matta (aveva avuto una crisi) trascinata per terra dai buttafuori come si trascina un tappeto, un’altra presa per i capelli, come ho visto attraverso i cancelli. Sono arrabbiata. Anche mio figlio si é sentito male. Buttafuori che hanno massacrato un ragazzo perché ubriaco. Ragazzini fuori dal locale che si pestavano.

Hanno bevuto da morire. Il “tavolo”: oggi si dice cosi, fanno “il tavolo”. Cosa bisogna fare, aspettare la tragedia? Non so quanti di loro sono rientrati a casa, prego Dio che non sia successo nulla. Ma i genitori, dov’erano? Sono consapevoli di cosa succede ai loro figli? Vergogna! Volete a tutti i costi adeguarvi ai tempi. I tempi sono cambiati????? Vergogna! Voi siete cambiati? Voi volete lavarvene le mani. Mi aiuti Direttore..qui nessuno ascolta. Questi ragazzi hanno bisogno di regole. Non ho visto forze dell’ordine. Ho passato la notte in macchina ad aspettare che finisse il veglione. Non ho visto una volante o una pattuglia. Svegliatevi! Denunciate!

Siamo davvero alla frutta. Mi si é spezzato il cuore e non mi perdono di non essere intervenuta lì dove forse avrei potuto. Ma tremavo della paura, i buttafuori facevano da scudo e i miei ragazzi erano spaventati: ecco, forse l’unica cosa positiva è che i miei figli si sono spaventati da morire. E soprattutto che li ho riportati a casa intatti. Uno di essi, ripeto, si è sentito male: ha solo vomitato. Per ora la cosa importante è che sia sano e salvo, poi mi incazzerò di brutto anche con lui. E la prossima volta, se ci sarà una prossima volta, non mi limiterò soltanto a litigare con un buttafuori e ad assistere passivamente a quello scempio. Allerterò polizia e carabinieri, girerò video e scatterò foto. Dobbiamo farlo per i nostri figli. E per tanti genitori irresponsabili o incoscienti.

*Una mamma di Pozzuoli

 

TIO.CH

REGNO UNITO

Gennaio: il mese perfetto per lo stop all’alcol, i benefici dureranno tutto l’anno

I miglioramenti vanno dal risparmio, alla perdita di peso, al sonno migliore

LONDRA – Gennaio è il mese perfetto per provare a stare senza alcol, con benefici che durano per tutto l’anno e che vanno dal risparmio alla perdita di peso al sonno migliore. Lo ricorda l’organizzazione non governativa inglese Alcohol Change, che dal 2013 promuove il ‘Dry January’, sulla base di uno studio dell’Università del Sussex.

Nella ricerca, pubblicata su Health Psichology, sono state seguite più di 800 persone che hanno tentato di non bere alcol nel gennaio 2018. I partecipanti, spiega Richard de Visser, l’autore principale, ancora ad agosto bevevano meno, con una media di 3,3 giorni alla settimana con almeno un po’ d’alcol contro i 4,3. Anche le unità di alcol consumate in media in un giorno sono risultate minori, da 8,6 a 7,1, mentre i giorni di ubriachezza erano passati da 3,4 a 2,1 al mese.

«A questi si aggiungono benefici immediati – spiega de Visser -. Nove persone su dieci hanno affermato di aver risparmiato soldi, sette su dieci di dormire meglio e tre su cinque di aver perso peso. È interessante notare come gli stessi benefici, anche se in misura minore, sono stati notati anche in chi non è riuscito a stare senza alcol per tutto il mese. Ci sono benefici anche solo nel cercare di completare il ‘dry january’».

Oltre a quelli elencati i partecipanti allo studio hanno riferito altri benefici, aggiunge l’esperto. Più del 90% ha dichiarato di sentirsi più sotto controllo nell’abitudine al bere e un 54% ha addirittura riferito di avere una pelle migliore.

 

IL MATTINO di Padova

A 78 anni esce ubriaco dal veglione e guida contromano per 20 km sull’A4

Pensionato bloccato sulla Serenissima, allarme in tutto il Nordest

Rubina Bon

Pianiga (Venezia). Ha percorso venti chilometri contromano in autostrada. E chissà quanti altri ne avrebbe fatti percorsi se una pattuglia della polizia stradale non l’avesse fermato. Quando ha visto gli agenti che gli mostravano la paletta, Egidio P. (è stata fornita solo l’iniziale del cognome), pensionato di 78 anni, che abita a Pianiga, ha accostato a lato dell’A4.

Poi, però, non ha voluto scendere dall’auto per diversi minuti. Alla fine, ha accettato di sottoporsi all’alcoltest ed è risultato positivo. È stato quindi denunciato per guida in stato di ebbrezza e per resistenza a pubblico ufficiale, multato e si è visto ritirare la patente.

La ricostruzione della vicenda, accaduta nelle prime ore del nuovo anno, è ancora all’esame dei poliziotti guidati dal vice questore Silvia Lugoboni e dal commissario Franco Bertagnoli. Il veneziano, reduce da un veglione di San Silvestro, non aveva alcun biglietto d’ingresso dell’autostrada e non è stato collaborativo. I poliziotti stanno dunque raccogliendo le registrazioni delle telecamere dei caselli per accertare dove fosse entrato in A4. Pare che abbia imboccato la Serenissima a Padova est. L’ipotesi più probabile è quella che abbia cominciato subito a viaggiare contromano, ma gli agenti non escludono che l’ubriaco possa aver fatto un’inversione dopo qualche chilometro.

L’allarme è scattato attorno alle 4.15 di ieri. Considerando l’orario, in giro c’erano poche auto. Qualche conducente ha incrociato il pensionato che viaggiava nella direzione sbagliata e ha cercato di attirare la sua attenzione con i fari abbaglianti, ma è stato inutile.

Un equipaggio della Stradale è entrato in A4 al casello di Vicenza est e ha raggiunto lo svincolo di Grisignano. Qualche minuto dopo, i poliziotti hanno visto arrivare contromano la Fiat Panda del 78enne. Procedeva tra i 60 e gli 80 Km/h lungo la corsia centrale. La pattuglia gli ha ordinato di fermarsi, lui ha obbedito ma ha dato in escandescenze. Poi si è calmato e ha effettuato il test dell’alcol: si era messo al volante con un valore superiore di quasi tre volte il limite consentito. I poliziotti gli hanno ritirato la patente e l’hanno denunciato. —

 

GAZZETTA DI MANTOVA

In coma etilico per una bottiglia di vodka alla menta: si cerca il rivenditore

Il superalcolico condiviso dalla ragazza quattordicenne con un coetaneo che se l’era procurata. La polizia in cerca del rivenditore che gliel’ha venduta

MANTOVA. Era finita in ospedale la notte di Capodanno, con un valore di etanolo nel sangue superiore a 180 mg/dL. La quattordicenne, soccorsa da un’ambulanza del 118 a Buscoldo di Curtatone verso le 3 del 1° gennaio, è stata sentita questa mattina in Questura, accompagnata dalla madre, dove ha ricostruito passo passo la sua notte di San Silvestro.

Nella prima parte della serata – ha raccontato la ragazza – aveva preso parte ad una festa privata organizzata proprio a Buscoldo per attendere l’arrivo del nuovo anno, senza però assumere – a suo dire – sostanze alcooliche. In un secondo momento però – ha ammesso la quattordicenne- veniva raggiunta da un coetaneo con cui aveva appuntamento, e con lui si allontanava dalla festa, per consumare insieme un’intera bottiglia di vodka alla menta, che il ragazzino aveva portato con sé: dopo di che – ha riferito la giovane – ha iniziato a sentirsi male, ed i suoi ricordi si interrompono.

L’episodio è stato segnalato alla Procura dei Minorenni di Brescia. Sono in corso ulteriori accertamenti, disposti dal questore Paolo Sartori, al fine di verificare dove ed in quali circostanze il ragazzo si sia procurato il superalcolico – che poi ha offerto all’amica provocandone il malore – per l’adozione di provvedimenti amministrativi di chiusura dell’esercizio pubblico eventualmente responsabile della cessione.

 

ALTRAMANTOVA

Ubriaco molesta i clienti di un bar, prende a calci la vetrina e rovescia tavolini e bottiglie: denunciato 35enne

MANTOVA, 02 gen. – Evidentemente alterato dall’eccesso di alcol ha dapprima iniziato a infastidire i clienti di un bar del centro cittadino e poi se l’è presa con l’albero di Natale del locale e ha anche cercato di infrangere la vetrina dell’esercizio commerciale dopo aver frantumato bottiglie, bicchieri e rovesciato tavolini.

La notte brava di capodanno è costata una denuncia per ubriachezza molesta e danneggiamento aggravato a un 35enne mantovano su di giri.

Quando i titolari del bar si sono resi conto che il soggetto, in evidente stato di ubriachezza, stava esagerando, infastidendo i clienti presenti nel plateatico del locale, hanno chiamato la Questura che sul posto ha inviato una pattuglia della squadra Volante. L’uomo, come detto, dopo aver infastidito i clienti seduti nei tavolini del plateatico, tanto da farne allontanare alcuni, ha danneggiato l’albero di Natale del locale.

Quando i camerieri sono intervenuti per cercare di riportarlo alla calma l’uomo si è innervosito ancor di più e ha iniziato a tirare calci alla vetrina del locale, a rovesciare tavolini e a frantumare bicchieri e bottiglie. Alla vista degli agenti di Polizia il 35enne si è calmato, ma erano ancora evidenti i sintomi della pesante alterazione alcolica. I poliziotti lo hanno sanzionato amministrativamente per ubriachezza molesta e l’hanno denunciato per il reato di danneggiamento aggravato.

 

NOTIZIE MOLISE

Malmenata e cacciata di casa dalla madre ubriaca, minorenne tratta in salvo dai Carabinieri

Nelle prime ore di capodanno una ragazzina adolescente di origini rumene, mentre vagava per il centro di Bojano, indossando solo il pigiama nonostante le rigide temperature, ha richiesto l’aiuto di una pattuglia della Compagnia Carabinieri di Bojano impegnata nel controllo del territorio.

La minore impaurita, che presentava evidenti segni di lesioni al volto e ad una gamba, dopo essere stata soccorsa ha raccontato ai militari di essere stata malmenata e allontanata dall’abitazione dalla madre che le aveva intimato di non farvi ritorno. I Carabinieri si sono immediatamente prodigati tranquillizzando la ragazzina e facendole prestare le cure del caso ai sanitari del 118.

Gli immediati accertamenti eseguiti dai militari hanno consentito di trarre in arresto la madre, una barista rumena 43enne, che, in evidente stato d’ubriachezza e dopo aver fatto ritorno da un locale notturno ove lavorava, aveva percosso la figlia per futili motivi cacciandola di casa.

Una triste storia per la ragazzina che fortunatamente ha trovato l’aiuto dei Carabinieri i quali costituiscono, a corollario di altre Istituzioni, un riferimento anche per esigenze di tale motivo, 365 giorni all’anno.

 

INTRAVINO

10 studi scientifici che rivalutano il consumo di vino

di Pietro Stara

http://www.intravino.com/primo-piano/10-studi-scientifici-che-rivalutano-il-consumo-di-vino/  (*)

Ho setacciato internet in lungo e in largo e non c’è che dire: la scienza lavora per noi. E forse anche la fantascienza. Non so se le università siano piene di bevitori travestiti da ricercatori e da docenti, oppure se quest’ultimi siano diventati bevitori nel corso del tempo per sopportare i volti vacui di discenti impegnati a sillabare parole tronche sui social. Facoltà universitarie sparse ovunque s’impegnano in ricerche volte a sostenere le qualità positive del bere alcol, in quantità moderate, e sui suoi effetti benefici su corpo, mente e anima, ma solo per chi ne è in possesso.

Il vino spacca e vince a man bassa su tutti i liquidi con gradazione alcolica. Il rosso in particolare: il resveratrolo è il nuovo idolo delle masse e, se il suo nome non fosse difficilmente pronunciabile, sarebbero già stati prodotti brand di abbigliamento casual e costruite delle cappelle votive in odore di una prossima beatificazione laica. Ne ho raccolte una parte (che potete reperire su internet) e gli esempi, ecco, sono miei, ma li faccio a fin di bene.

  1. Attrazione fatale

Secondo una ricerca dell’università di Bristol l’alcol, se assunto in quantità moderate, rende oggettivamente più attraenti. Sono stati presi per l’occasione due studenti fuoricorso piuttosto bruttini, abbastanza noiosi e sostanzialmente insipidi. Sono stati invitati alla festa di compleanno delle più bella della facoltà di Scienze Agrarie per vedere se avrebbero attratto, dopo due bicchieri di cannonau, qualcuno dell’altro o dello stesso sesso. Gli studenti in questione sono stati ritrovati, mentre russavano beatamente, abbracciati a due pioppi nel parco antistante la festa. Le conclusioni della ricerca sono provvisorie, ma fanno ben sperare.

  1. Allunga la vita

Bere mezzo bicchiere di vino ogni giorno può allungare la vita di circa cinque anni. Così dice una ricerca pubblicata sull’olandese Journal of Epidemiology and Community Health. Sono stati controllati i dati di 1400 persone nell’arco di quarant’anni, ma non si hanno controprove sufficienti nei riguardi degli astemi deceduti prematuramente.

  1. Perdita di peso

Un studio condotto dall’Università di Harvard ha invece constatato un legame tra il vino e la perdita di peso. I ricercatori hanno esaminato 20.000 donne sopra i 13 anni e hanno osservato che chi beve due bicchieri di vino al giorno ha il 70% in meno di probabilità di essere sovrappeso. I ricercatori si sono dimenticati di riportare che quel 70% era composto prevalentemente da gente che non mangiava.

  1. Perché è meglio bere il vino di notte?

Uno studio condotto nel 2012, che ha osservato gli effetti del resveratrolo sulle api, ha scoperto che la bevanda aiuta a ridurre la sensazione di fame. Queste è un consiglio soprattutto a quelli che si alzano di notte per farsi uno spuntino: invece di mangiare fatevi un bel bicchiere di barbera e vedrete che la fame vi passa in un men che non si dica.

  1. Ripulire la mente

Bere un paio di bicchieri di vino al giorno può aiutare a ‘ripulire la mente’, aiutando il cervello a eliminare le tossine, comprese quelle associate alla malattia di Alzheimer. Questo lo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports: se il vostro cervello sta declinando inesorabilmente, beveteci sopra. Male che vada darete la colpa all’alcol.

  1. Incinta

Bere vino rosso aiuta a rimanere incinta: lo svela uno studio della School of Medicine di Washington. Occorre, però, fare del sesso: non dimenticatelo! Meglio della palestra.

  1. Il vino rosso come un’ora di palestra

A stabilirlo è stato un recente studio dell’Università di Alberta, in Canada. Il risultato è stato pubblicato sul Journal of ecology, che ha aggiunto che il resveratrolo è in grado di sostituire l’attività fisica per determinate persone. Così avrete la risposta pronta per il vostro partner quando vi chiede: “perché non fai un po’ di attività sportiva che ti fa bene?”

  1. Aiuta l’intelligenza

Il vino bevuto con moderazione aiuta l’intelligenza, stimolandola. Questa la supposizione di una ricerca dell’Università di Tromso (Norvegia), diretta da Kristen Arntzen e presentata all’International Scientific Forum on Alcohol Research. Arntzen e compagni hanno esaminato 5000 tra uomini e donne, età media 58 anni. I volontari sono stati seguiti per 7 anni, sia nella loro vita quotidiana, sia durante test d’intelligenza ad hoc. Il test era tarato sulla classe terza della scuola primaria di Oslo per bambini con difficoltà cognitive.

  1. Ricordare meglio

L’articolo, pubblicato sulla rivista Nature come Scientific Reports, sostiene che consumare alcol aiuterebbe a ricordare meglio quanto avvenuto prima di una bevuta. Ad un gruppo di ragazze e ragazzi maggiorenni è stato somministrato un test di storia: ad una metà di loro, prima del test, alle 7 di mattina, è stato fatto bere digiuni un bel bicchiere di bonarda frizzante, mentre al secondo nulla. Quelli della bonarda, dopo aver accusato disturbi intestinali, si sono prontamente recati in bagno dove un loro compagno aveva tratteggiato sull’asse del cesso i risultati del test. Nonostante alcuni errori di copiatura, i bevitori di bonarda frizzante sono risultati di gran lunga migliori.

  1. Aumenta il desiderio

Per VinePair i ricercatori hanno scoperto che il vino rosso aumenta il flusso sanguigno nella zona intima e nelle aree erogene delle donne, aumentando così il desiderio. Negli uomini il vino rosso fa aumentare i livelli di testosterone secondo i ricercatori dell’Università Kingston di Londra. I ricercatori, che cercavano di valutare l’aumento del flusso sanguigno nelle zone intime di alcune donne durante il ballo annuale delle matricole, sono attualmente ricercati dalle polizie di tre continenti.

 

(*) Nota: riporto, di seguito, tre commenti a questo articolo

 

COMMENTO DI EMANUELE SCAFATO

Buon anno! Apprezzabile l’esercizio di umorismo che almeno consente di far sorridere in sobrietà 🙂 Salvo buon fine – e sempre al fin di bene – e confidando nella benevolenza di chi legge approfittiamo della gradita possibilità di commentare condividendo qualche riflessione.

E’ interessante la lettura personale di ciò che la scienza e la ricerca propongono e che in maniera ironica offre come un “must” alcuni presunti “vantaggi” per la salute legati al consumo di vino – o di qualunque altra bevanda alcolica – sollecitando una platea che, è noto, beve vino per il gusto di farlo sicuramente e beatamente ignara e sicuramente indipendente rispetto a quanto le riviste scientifiche possano proporre nel merito. Ho troppo rispetto per le scelte individuali per non essere tentano di contribuire con qualche considerazione per lo stesso rispetto che è bello avere per un’informazione valida e oggettiva che per fortuna sottrae il futuro del vino ad essere dispensato previa prescrizione medica in Farmacia sollevando da tale oneroso compito enoteche e winebar (fatto salvo un accreditamento basato su capacità di diagnosi e cura sempre proponibile attraverso idonea richiesta al MIUR e al Ministero della Salute, hai visto mai?).

Il Prof. Dipak Das, docente a Boston prima del suo decesso (pare si sia suicidato per la sua forzata interruzione della carriera accademica), era talmente convinto dei vantaggi del RESVERATROLO che non seppe resistere alla tentazione di pubblicare oltre 100 pubblicazioni scientifiche prodotte sulla base di generosi finanziamenti dell’industria che l’Università ha dovuto restituire dopo aver licenziato il professore a causa di un banale conflitto d’interesse e una spiacevole abiura di tutte le pubblicazioni che lo stesso Prof. DAS era stato costretto a dichiarare pubblicamente come da lui falsificate dall’impeto e da una passione che la comunità scientifica aveva giudicato sospetta. Pazienza. Cento litri (si disse) di vino al giorno per anti-ossidarsi (tanti ne sarebbero necessari per raggiungere livelli di principio attivo idonei a esercitare un qualsiasi effetto) eccedevano le capacità umane e il desiderio del più appassionato consumatore pur orientato a credere al “sogno” del resveratrolo e a favorirsi il vantaggio di una riduzione del rischio coronarico, scongiurato sicuramente a quei livelli di consumo, ma malauguratamente implausibili con uno stato in vita.

Poi arriva di recente la rivista “The Lancet” che, su studi derivanti da centinaia di Nazioni , pubblica che “Non esistono livelli sicuri di consumo alcolico” , frase che riecheggia la Sentenza della Corte di Giustizia Europea del settembre di qualche anno fa – tempo di vendemmia – che ad alcuni malcapitati produttori ha contestato la “promozione” di un nuovo vino (tedesco pare) tramite l’innocente dizione “più digeribile” con una sanzione e una sentenza che afferma che “non si possono vantare proprietà salutistiche dell’alcol” in quanto sostanza tossica e cancerogena anche a basse quantità (10 grammi, meno di un bicchiere).

In Italia, in tempi non sospetti, la Legge 125/2001 afferma che è vietata la pubblicità di bevande alcoliche e superalcoliche che attribuisca efficacia o indicazioni terapeutiche che non siano espressamente riconosciute dal Ministero della sanità. Dettagli, per carità, ma in tempi di “fake news” sarebbe sempre opportuno che ogni affermazione potesse essere sempre valutata e proposta attraverso una lettura scientifica che garantisca chi legge in termini di validità oggettiva basata su competenze di tutela e di vero rispetto del diritto ad un’informazione completa e non “misleading” come spesso capita di leggere. Se qualcuno finisce per crederci non è il massimo.

Secondo alcune scuole di pensiero il vino rappresenta un mondo di stile, di tradizione, di ricchezza culturale che non ha bisogno di studi scientifici per sollecitarne il consumo in chi sceglie di farlo per quello che il vino è, non per quello che il vino fa (letto in alcune dichiarazioni di chi, atto e autorevole nel settore, di vino ne sa più di me).

In sintesi: non “beviamoci” tutto, selezioniamo e soprattutto affidiamoci a chi può porgere in piena indipendenza e competenza le valutazioni di merito. Se si parla di prevenzione si va dal medico e se si vuole prevenire una malattia ciascuno è consapevole, per buon senso, che una sostanza tossica non è il massimo. Mi permetto di segnalare qualche riflessione sul peso dell’alcol (pillole per carità, nessuna pretesa ma il contraddittorio è sempre di garanzia ad una informazione equa e solidale). https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/i-blog-della-fondazione/il-blog-di-emanuele-scafato/alcol-e-prevenzione-garantire-scelte-informate .

Ringraziando per l’ospitalità del commento su queste pagine porgo l’esperienza e la competenza della Società Italiana di Alcologia – SIA per dirimere qualunque curiosità, valutazione, dubbio sulle evidenze scientifiche e magari per farci due risate insieme.

Emanuele SCAFATO, Società Italiana di Alcologia

 

COMMENTO DI ENNIO PALMESINO

Al mio concittadino STARA vorrei dire che il sense of humor ci sta bene, forse nemmeno lui prende sul serio queste “ricerche” di università alla caccia di pubblicità. Da cittadino, però, ho di che lamentarmi per quello che c’è intorno al vino e non si riesce a vedere.

Le informazioni in etichetta sugli ingredienti (oltre 100 sono quelli autorizzati, figuriamoci quelli non autorizzati), o sulle possibili conseguenze sulla salute dell’alcol, sostanza cancerogena, per esempio, ma il vino è esentato dall’obbligo. Perché?

Pur andando in pellegrinaggio a Bruxelles da non so quanti anni, non riusciamo a far estendere l’obbligo anche alle bevande alcoliche. Così come non riusciamo a convincere l’Europa a rendere obbligatoria l’indicazione dei finanziatori di queste ricerche, che danno risultati strampalati. Perchè?

 

COMMENTO DI ALESSANDRO SBARBADA

In risposta a questo collage di smentitissime notizie, pubblico il link a un articolo molto più corretto, della cui fonte – INTRAVINO – nessuno può dubitare. http://www.intravino.com/primo-piano/ce-solo-una-verita-su-vino-birra-e-distillati-lalcol-e-cancerogeno/

INTRAVINO

C’è solo una verità su vino, birra e distillati: l’alcol è cancerogeno

di Alessandro Morichetti

Quando sento parlare di vino e salubrità ho l’orticaria. Già alla tanto citata digeribilità storco gli occhi perché siamo nel regno del poetico, del suggestivo, dell’immaginifico più che del reale. La digeribilità è una discreta cavolata di stampo naturista per conferire uno status morale e medico superiore ad una bevanda: non mi ha mai convinto né mai mi convincerà, è una fregnaccia e fareste bene a rendervene conto. Non parliamo poi della salubrità generale, altro mantra divulgato ad uso e consumo di chi fa le cose perbene.

Se non lo sapete, poniamo delle fondamenta solide: “L’alcol è cancerogeno e l’industria lo ha deliberatamente nascosto“. Onestamente, dispiace molto anche a me. Avrei preferito dicessero che l’alcol fa bene alla pelle ma così non è e, immagino, lo sappiamo tutti. Sono arrivato al link dalla pagina Facebook di Gabriele Bernardini – biologo (che si occupa di nutrizione) per il post in cui ringrazia Alessandro Sbarbada (autore di “Vino e bufale” e “La casta del vino” insieme a Enrico Baraldi) per il lavoro di denuncia di un pericolo mai affrontato seriamente e raccontato come tale.

Certo, se ancora siete fermi al French Paradox e ai benefici del resveratrolo c’è ancora un bel po’ di strada da fare.

E se l’unico appiglio è dire che due bicchieri, come due sigarette, non hanno mai ucciso nessuno, forse non ci siamo.

E ovviamente nessuno può negare che uno stile di vita sano sia preferibile a uno da grassi telelavoristi stanziali moderni (ops.. cioè IO!).

Risponde Sbarbada alle accuse di essere talebani e proibizionisti:

Non volevano capire: la scelta sul proprio personale rapporto con il vino, la birra e agli altri alcolici, quale che sia, non è davvero libera se frutto di informazioni distorte, omesse o inventate. Conoscere informazioni corrette sui rischi legati ai consumi alcolici rende tale scelta più consapevole. Quindi, appunto, più libera.

Il contrario del proibizionismo.”

L’alcol è peggio della carne rossa e non vale l’argomento “è la dose che fa il veleno”. Per la salute meno si beve alcol e meglio è e scrive perentoriamente Sbarbada:

Ma se non sarà una sigaretta in un anno a provocare un tumore, non significa che quella sigaretta non sia tossica, né che non dia un piccolo incremento di rischio. A maggior ragione questo vale per una unità alcolica alla settimana, 52 in un anno. Cito alla lettera l’Istituto Australiano contro il cancro:

Even drinking small amounts of alcohol increases your cancer risk. The more you drink, the greater the risk.” “The type of alcohol you drink doesn’t make any difference. Beer, wine and spirits all increase your risk of cancer.”

Bene, veniamo a noi e fuori da ogni ipocrisia salutista. L’alcol fa male al corpo e su questo siamo o saremo tutti d’accordo, ma fa bene allo spirito. Sappiamo di correre un rischio fruendone e DOVREMMO farlo tutti scientemente e senza rifugiarci in formule auto-assolutorie. Il nostro compito qui, visto l’incombente pericolo, è bere i migliori alcoli possibili perché la vita non è infinita. Per questo ci impegniamo alacremente quotidianamente. Ma non raccontiamoci fregnacce; possiamo solo lavorare al meglio su tutti gli altri aspetti del nostro stile di vita, quello sì.

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