Autorizzazione di fatto di mais OGM in alimenti e mangimi No OGM

La Commissione europea ha appena autorizzato l’uso di due nuovi organismi geneticamente modificati sia tra gli alimenti che tra i mangimi. È stata rinnovata anche l’autorizzazione del mais NK603 x MON 810 per alimenti e mangimi. Complessivamente sono autorizzati il granturco geneticamente modificato MON 87427 × MON 89034 × 1507 × MON 88017 × 59122  del granturco che combina due, tre o quattro monoli MON 87427, MON 89034, 1507, MON 88017 e 59122. L’autorizzazione è valida per 10 anni e dovrà sottostare alle regole di etichettatura e tracciabilità dell’UE. La sigla MON sta per Monsanto[1].

Già nell’agosto 2018 vi erano state due nuove autorizzazioni per il mais MON 87427 x MON 89034 x NK603 mais 1507 x 59122 x MON 810 x NK603 e il rinnovo di 3 autorizzazioni esistenti mais DAS-59122-7, mais GA21,  barbabietola da zucchero H7-1[2].

Tutti questi organismi geneticamente modificati hanno subito una procedura di autorizzazione completa, compresa una valutazione scientifica favorevole da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa)

Se non avete la possibilità di comprare prodotti da allevatori o agricoltori di fiducia ricordate che esistono consorzi che pongono il marchio No OGM Free sulle confezioni dei loro prodotti. Purtroppo il marchio non è normato. Ma se il prodotto si fregia di esso senza essere realmente OGM Free si può sottintendere il reato di truffa.

Questa certificazione può essere richiesta dai produttori di alimenti zootecnici, dalle catene distributive, dalle industrie di trasformazione alimentare che utilizzano mais e soia o loro derivati, dalle filiere animali e dalle filiere del mais e della soia.

Ad esempio per la carne Chianina, c’è il protocollo per una filiera interamente garantita ‘no Ogm’[3]. Bovinmarche ha fatto la scelta strategica del NO OGM comunicando con chiarezza al consumatore che gli animali mangiano alimenti privi di organismi geneticamente modificati[4]. Anche Coop ha deciso di non impiegare Ogm nella produzione dei propri prodotti a marchio nonché nell’alimentazione degli animali destinati a diventare carni fresche di bovino, avicolo e suino[5].

La certificazione No OGM attesta l’assenza o una ridotta quantità di materie prime OGM utilizzate (limite massimo 0,1% per prodotti alimentari). Per poter apporre al prodotto finito il marchio No OGM, è necessario controllare tutti gli stadi della filiera onde evitare casi di cross contamination e accertare che tutti i passaggi rispettino i requisiti prefissati. Anche questa certificazione è richiesta prevalentemente dalle catene distributive e/o dalle grandi filiere animali.

Va però ricordato che con l’attuale normativa (vedi RT-11 Requisiti minimi per la Certificazione di Prodotti con caratteristica/requisito NON OGM, https://www.accredia.it/documento/rt-11-rev-00-requisiti-minimi-per-la-certificazione-di-prodotti-con-caratteristica-requisito-non-ogm/) si può scrivere sull’etichetta di un prodotto “Senza OGM” non solo quando esso sia privo di tracce di OGM, ma anche che quando ne contenga una quantità minima stabilita dalla legge detto margine di tolleranza.

(vedi: http://www.europeanconsumers.it/2018/12/21/le-disposizioni-per-lagricoltura-biologica-in-discussione-al-senato-favoriscono-ogm-e-pesticidi/).

Ad esempio secondo la DTP 030, standard di proprietà di CSQA[6] sviluppato per la certificazione per prodotti “NO OGM”, sono certificabili alimenti zootecnici con un limite massimo di contaminazione accidentale di OGM 0,9 % e alimenti destinati alimentazione umana con un limite massimo di contaminazione accidentale dello 0.1%.

Si tratta di una norma accreditata da ACCREDIA, riconosciuta anche in disciplinari di etichettatura volontaria delle carni, bovine (ai sensi del Regolamento CE 1760/00, Etichettatura carni bovine,  vedi: https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3847) e avicole, ai sensi del Decreto del Ministero delle politiche agricole e forestali del 29/07/2004 Modalità per l’applicazione di un sistema volontario di etichettatura delle carni di pollame.

I marchi NO OGM e Antibiotic FREE sono rilasciati dell’ente certificatore Certiquality che garantisce una percentuale di contaminazione inferiore (0,3 %) alla soglia massima dello 0,9 % nei mangimi animali ammessa perché la carne sia dichiarata No Ogm.

[1] L’Europa autorizza 2 nuovi OGM: finiranno nei mangimi e sulle nostre tavole https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/29923-ogm-europa-autorizzazioni

[2] La Commissione europea ha autorizzato 5 nuovi OGM per alimenti e mangimi https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/28510-ogm-5-nuove-autorizzazioni

[3] Esiste una carne no ogm? Sì! La Chianina. http://www.greenreport.it/news/consumi/esiste-una-carne-ogm-si-la-chianina/

[4] Alimentazione NO OGM. http://www.bovinmarche.it/index.php?option=com_k2&view=item&layout=item&id=23&Itemid=141

[5] COOP, così garantiamo prodotti a marchio senza OGM dalla carne alla soia. https://consumatori.e-coop.it/coop-cosi-garantiamo-prodotti-a-marchio-senza-ogm-dalla-carne-alla-soia/

[6] Primo ente italiano accreditato nel food, nel 2000 creerà il primo disciplinare per la certificazione volontaria di filiera controllata, che successivamente diventerà il documento di riferimento per lo sviluppo della UNI 10939, poi ISO 22005; vedi: https://www.stayfood.it/csqa/.

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