4 gennaio 2019 – Che cos’è il Dry January?

RIVISTASTUDIO

Cos’è il “Dry January”

Il primo giorno dell’anno coincide, per migliaia di persone, con l’inizio del “Dry January” o “Drynuary”, una pausa mensile dagli alcolici dopo i probabili eccessi delle feste. Come nota Quartz, questa interruzione temporanea del consumo di alcol ha iniziato a diffondersi nel 2012, in particolare grazie alla campagna promossa dall’associazione inglese Alcohol Change Uk. Facendo una ricerca su Instagram, si ottengono oggi circa 118.000 post a tema. Nonostante la viralità, la testata sostiene che i benefici del Dry January siano soprattutto psicologici. In termini di riscontri fisici, bandire per un mese gli alcolici può aiutare il sonno e ridurre le calorie, ma in generale gli effetti sulla salute sarebbero limitati. Nel 2013, alcuni giornalisti del New Scientist presero parte a un esperimento, eliminando l’alcol per cinque settimane: le analisi certificarono una lieve diminuzione della percentuale di grasso nel fegato e dello zucchero nel sangue. L’epatologo Doug Simonetto ha però spiegato come negli adulti sani il fegato smaltisca normalmente l’alcol ingerito, rigenerando anche le cellule morte a causa di quest’ultimo.

Certamente esistono prove del fatto che un consumo prolungato di alcolici possa favorire alcune patologie, specialmente cardiache, ma gli studi non hanno finora stabilito né la quantità né il tempo determinanti per le suddette malattie. Riguardo il Dry January, Simonetto si limita ad osservare che «è utile al fegato nel senso che non lo si danneggia per trenta giorni». Il vero vantaggio, insomma, consisterebbe nel mettere in discussione un’abitudine sicuramente poco salubre, spesso legata a una routine quotidiana scandita da appuntamenti, uscite, feste. Una chiave di lettura positiva emerge invece dalla ricerca supervisionata dallo psicologo inglese Richard de Visser, secondo cui le persone che avevano seguito il Dry January erano progressivamente riuscite a diminuire il numero di giorni della settimana in cui assumevano alcolici, passando da quattro a tre; lo studio è però basato sui sondaggi, inoltre i risultati non includono i margini di errore generalmente associati a indagini del genere. Un altro specialista, il dottor James Ferguson del Queen Elizabeth Hospital di Birmingham, riassume la questione sostenendo di non credere che «eliminare l’alcol per un mese faccia differenza, è più importante eliminarlo in generale». (*)

 

(*) Nota: un mese di astensione dagli alcolici non ha solamente vantaggi sulla salute. Soprattutto per chi beve per abitudine o perché condivide il consumo di chi frequenta, un periodo di sobrietà gli consente di valutare un diverso modo di provare piacere.

 

BENESSEREBLOG

Bere alcolici e postare sui social media: un nuovo preoccupante fenomeno

Di Maria Vasta venerdì 4 gennaio 2019

Bere troppo e pubblicare post imbarazzanti sui social: ecco la nuova preoccupante tendenza che riguarda i giovani.

Gli studenti universitari che cedono al cosiddetto “Binge drinking” pubblicano frequentemente sui social media post e foto di se stessi mentre sono ubriachi, e mostrano preoccupanti segni di “dipendenza” dai social network. A suggerirlo è un nuovo studio pubblicato sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs, i cui autori spiegano che gli studenti tendono poi a pentirsi di aver pubblicato quei post sotto gli effetti dell’alcol, e che proprio tali post possono influenzare persino l’ammissione al college e le successive domande di lavoro.

Inoltre, gli amici che vedono i post incentrati sul bere possono essere più inclini a percepire lo stato di ebbrezza come eccitante e divertente, e a seguire questi comportamenti dannosi. Per giungere a queste conclusioni, gli esperti hanno reclutato 425 studenti universitari, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, chiedendo quale fosse il loro uso di alcol, se fossero dei binge drinkers (inteso come bere 5 drink alla volta per gli uomini e quattro o più per le donne), se usassero i social media (tra cui Snapchat, Instagram, Facebook e Twitter), e se avessero mai postato messaggi sui social mentre bevevano e mentre erano ubriachi.

Rispetto agli studenti che non erano “binge drinkers”, quelli che lo erano avevano più probabilità di pubblicare post e foto mentre bevevano e mentre erano ubriachi su qualsiasi piattaforma di social media, tuttavia – sostengono gli esperti – proprio i social potrebbero rivelarsi una buona piattaforma per interventi volti a ridurre il consumo di alcolici.

Studi sul gioco d’azzardo patologico hanno infatti dimostrato che inviare messaggi in merito ai danni che potrebbe fare questo dannoso vizio “al momento” potrebbe spronare i giovani a bere meno alcolici.

 

TORINOTODAY

Festa di Capodanno esagerata: 13enne in coma etilico finisce in ospedale

Non è il primo caso

Claudio Martinelli

04 gennaio 2019 – In coma etilico a soli 13 anni. L’incredibile vicenda, l’ennesima nell’area metropolitana di Torino, è avvenuta a Capodanno, 31 dicembre 2018, a Cuorgné.

Il giovane è stato ricoverato d’urgenza dopo aver ingerito un grosso quantitativo di alcol e per una vistosa ferita alla testa, figlia di una caduta accidentale.

In ospedale, in piazza Mussatti 5, sono arrivati anche i genitori e i parenti. Da quanto ricostruito dai carabinieri della compagnia di Ivrea, il ragazzino avrebbe esagerato con l’alcol durante una festa e sarebbe caduto proprio a seguito della sbronza.

Il giorno successivo, 1 gennaio 2019, ha potuto fare ritorno a casa, dopo essere stato curato dal personale medico.

Il suo è stato il caso più estremo, anche se nell’Eporediese sono state ben 20 le persone finite in ospedale per abuso d’alcol: a Chivasso, invece, sono stati una trentina.

 

OFCS

Tra Natale e Capodanno quanto abbiamo brindato alla nostra salute?

SALUTE

a cura di Sara Novello

Le feste non sono ancora terminate e i calici regnano sulle nostre tavole danneggiando silenziosamente il nostro metabolismo. Una bevanda alcolica, infatti, può aumentare di almeno il 10% la quota giornaliera di una dieta, ma l’alcol può ingannare il cervello in molti modi scombussolando il metabolismo corporeo.

Deprime e fa ingrassare

Le calorie presenti in ogni grammo di alcol non hanno valore nutritivo, questo implica la perdita di sali minerali e vitamine dal cibo che assumiamo. Bere molto alcol porta il corpo a immagazzinare molto grasso ostacolando lo sviluppo muscolare. Inoltre, nonostante gli iniziali “allegri effetti”, l’alcol é un elemento depressivo che influisce negativamente sulla funzione celebrale, sulla coordinazione e sull’equilibrio del corpo. Nonostante l’alcol porti la sensazione di stanchezza, aumenta l’appettito facendoci ingurgitare centinaia di calorie non necessarie.

Ma come fare per non indulgere ancora?

Per controllare il nostro apporto di alcol basterà semplicemente conoscere le calorie presenti all’interno della bevanda che ci apprestiamo a bere. Inoltre, è consigliabile non consumare mai alcol a stomaco vuoto e infine intervallare con acqua tra un brindisi e l’altro di modo che l’effetto dell’alcol risulti più prolungato senza per questo indurci a proseguire. In questo modo l’alcol non saboterà la nostra dieta aspettando i dolci dell’epifania!

 

IACCHITE

Lettere a Iacchite’: “Chi ha autorizzato le macchinette che vendono alcolici?”

Da Iacchite – 4 Gennaio 2019

Sono un papà preoccupato. Mio figlio ha 16 anni e come tutti i suoi coetanei, da qualche mese “pretende” di uscire il venerdì e il sabato sera, per la classica pizza in compagnia. Pretesa che ho dovuto assecondare, del resto è stato così anche per me, non prima però di aver stabilito delle regole: rigoroso rientro a casa alle 23,30. E devo dire che non ha mai trasgredito a questa regola, anche perché, da quando esce, io sono il suo autista, lo accompagno all’andata e vado a riprenderlo al ritorno, spesso aspettandolo in disparte, senza farmi notare. Ma da qualche settimana non vuole più essere accompagnato, dice che tutti i suoi amici si muovono da soli ed è imbarazzante per lui farsi vedere in giro ancora col papà. Il tragitto che generalmente percorre è da casa (abitiamo in periferia) a piazza Fera. Per poi spostarsi nelle zone di santa Teresa e via Alimena. Sono questi generalmente i luoghi di ritrovo degli adolescenti cosentini.

Dopo la sua richiesta di uscire da solo, non ho potuto far altro che assecondarlo ancora una volta, memore anche della mia adolescenza. Si sa che questa è l’età dei conflitti, specie con il padre. E siccome la richiesta non è poi così assurda, ho preferito “dargliela vinta” piuttosto che alimentare altri conflitti. E così ha iniziato ad uscire da solo e a rientrare (sempre alle 23,30) da solo. E tutto è filato liscio. Ma tranquillo non riesco a starci. Ogni venerdì e sabato per me è un tormento. Un’ansia che non vi dico, non riesco ad aspettare a casa, devo sapere dov’è, e che sta facendo. Non mi basta telefonarlo ogni mezzora. E così ho fatto quello che un padre che ha fiducia nel proprio figlio non dovrebbe fare: l’ho seguito di nascosto. Mi sono “appostato” per vedere cosa facesse. E ahimè ho scoperto che lui e i suoi compagni sorseggiano birre tranquillamente in pieno centro cittadino, nonostante l’accesso agli alcolici ai minori sia vietato. Ho visto diversi coetanei di mio figlio vomitare l’anima, e le scrivo anche per dire che quello che è successo la notte di Capodanno, una cinquantina di adolescenti ricoverati presso il pronto soccorso cittadino in coma etilico, è una “scena” che si ripete ogni fine settimana in diverse piazze dell’area urbana. Non con questi numeri. Ma basta andare il venerdì sera nelle piazze frequentate da adolescenti, per capire che in tanti fanno abuso di alcolici.

Procurarsi alcolici è facile: basta avere un amico maggiorenne disposto a comprarlo al supermercato, e quando questo non è possibile, possono tranquillamente accedere ai distributori automatici di alcolici, sparsi oramai in tutto il centro cittadino. Basta infilare 2 euro, digitare il codice e la birra è pronta. Senza nessuno che ti chiede se hai l’età per poterla acquistare. Sono rimasto allibito da questo, oltre che dal comportamento di mio figlio che non si è limitato a bere solo una birra.

Una volta rientrato a casa gli ho detto quello che avevo visto, ammettendo di aver tradito la sua fiducia “seguendolo”. Fiducia tradita da entrambi le parti, gli ho fatto capire. Gli ho detto chiaramente che averlo visto assumere alcolici, è stato per me il peggiore dei tradimenti. E per questo gli darò una punizione.

Dove ho sbagliato non lo so, ed è per questo che le scrivo, magari qualcuno può darmi qualche consiglio, ma una cosa la voglio dire: chi ha autorizzato queste maledette macchinette che rilasciano alcolici a tutti?

 

GOAL.COM

Qatar 2022, al Mondiale l’alcol costerà caro: arriva la “tassa sul peccato”

Redazione Goal Italia

Bere una birra in Qatar durante i Mondiali 2022 potrebbe costare molto caro. Gli organizzatori vogliono introdurre una “sin tax” sugli alcolici.

Un Mondiale a basso tasso alcolemico, quello che gli organizzatori di Qatar 2022 stanno cercando di programmare. Il consumo delle bevande alcoliche è proibito dalla religione musulmana e per questo motivo in Qatar potrebbe essere introdotta una tassa per aumentare, e di molto, il costo dell’alcol e disincentivarne così l’assunzione.

Secondo quanto riportato da ‘Sky News’, gli spettatori presenti al Mondiale potrebbero trovarsi a pagare oltre 80 euro per una singola bottiglia di un qualsiasi alcolico. Oltre 90 euro per una confezione di 24 lattine di birra.

Tutta colpa di quella che è già stata rinominata come “sin tax” (“tassa sul peccato”). Il provvedimento, se attuato, porterà a un aumento del 100% sul prezzo delle bevande alcoliche. Costi altissimi, che potrebbero portare molti tifosi a un Mondiale da astemi.

Oltre allo scoglio del prezzo, gli spettatori presenti in Qatar dovranno rispettare anche un altro divieto. Non sarà infatti permesso bere in pubblico ma soltanto in apposite aree allestite dagli organizzatori. Regole rigidissime per rispettare le tradizioni del Paese che ospiterà la più importante manifestazione calcistica.

 

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