12 gennaio 2019 – Vino, birra e altri alcolici, anche in moderata quantità, aumentano il rischio di fibrillazione atriale

DOTTNET.IT

L’alcol legato a rischio aritmie anche in modiche quantità

Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista HeartRhythm

https://www.dottnet.it/articolo/26569/l-alcol-legato-a-rischio-aritmie-anche-in-modiche-quantita-/

Anche un consumo moderato di alcolici (2 bicchierini al dì, entro i limiti delle raccomandazioni più diffuse in Italia e nel mondo) potrebbe non essere del tutto scevro da rischi per la salute: infatti, è risultato associato a rischio di ammalarsi di fibrillazione atriale, la più comune forma di aritmia del cuore.  Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista HeartRhythm, giornale ufficiale della Heart Rhythm Society e condotto da Peter Kistler, del Alfred Hospital, a Melbourne, in Australia. Il consumo eccessivo di alcolici è da tempo correlato al rischio di fibrillazione atriale; una meta-analisi su 860.000 persone di cui 12.500 con fibrillazione atriale conferma il legame tra alcol e malattia.

In questo studio i ricercatori australiani hanno eseguito su 75 pazienti con aritmia una sorta di mappatura dei tessuti del cuore e della anatomia della ‘parte elettrica’ che regola il battito (mappatura elettro-anatomica ad alta densità), i pazienti sono stati suddivisi in base alle quantità di consumo alcolico ed è emerso che chi ha anche un consumo moderato (14 bicchieri a settimana) presenta più danni al funzionamento elettrico cardiaco di chi beve non più di 5 bicchieri a settimana.  Lo studio suggerisce che “il consumo moderato ma regolare di alcol è un importante fattore di rischio modificabile per la fibrillazione atriale“, conclude Kistler.

 

ITALIA OGGI

Violano smaccatamente la legge in vigore e purtroppo sono molto efficaci

Pubblicità all’alcol per minori: in Francia i produttori usano gli influencer per far aumentare il consumo

La foto di una ragazza sorridente, che tiene in mano una bottiglia di birra Cubanisto. Un’immagine anodina, una delle tante simili postate ogni giorno su Instagram, il social network preferito dai 16-24enni. In realtà, si tratta di una pubblicità occulta. La giovane in questione infatti è una influencer, una di quelle persone seguitissime sui social: ogni volta che posta una foto, quest’ultima compare sullo schermo di 108 mila follower.

Una manna per i produttori di alcolici, i quali possono aggirare smaccatamente la legge Évin, che dal 1991 in Francia protegge i giovani dalle pubblicità di bevande con più di 1,2 gradi di alcol.

Così da diversi mesi Instagram è divenuta il teatro di una offensiva pubblicitaria senza precedenti a favore di Cubanisto, una birra aromatizzata al rhum. Una decina di influencer si fa ritrarre regolarmente con la bottiglia in mano. Tutti, secondo Le Figaro, sono sotto contratto di un’agenzia di comunicazione per conto di AB InBev, il colosso belga della birra. La maggior parte di questi influencer non supera i vent’anni (alcuni sono minorenni), ma tutti insieme costituiscono un’impressionante comunità da diverse centinaia di migliaia di follower.

Anche altri marchi, come il rhum Havana Club e il liquore Malibu del gruppo francese Pernod Ricard, reclutano influencer, i quali spesso si guardano bene dal precisare che si tratta di contenuti sponsorizzati, come invece prevederebbe la legge.

Per promuovere la sua birra, Cubanisto non ha esitato a reclutare minorenni, denuncia l’associazione Avenir Santé. E i contratti con gli influencer non sono proprio poca cosa: «Ho ricevuto diverse migliaia di euro nel quadro di un contratto con Cubanisto», racconta Marine (nome di fantasia) a Le Figaro. «In cambio dovevo pubblicare entro l’anno tre foto di me con la birra».

Le ricadute per i marchi sono notevoli. Su Instagram c’è un effetto «palla di neve». Ogni foto che riceve un like da parte di migliaia di giovani viene vista dai loro follower, che a loro volta possono mettere un like, e così all’infinito, in una ridistribuzione rapida e gratuita del messaggio pubblicitario.

Ma quanti giovani sanno che l’alcol è la seconda causa di cancro evitabile in Francia? Secondo un rapporto pubblicato nel 2016, la Corte dei conti francese ha stimato i costi dei danni dell’alcol in 120 miliardi di euro all’anno. Il 44% dei diciassettenni francesi, secondo l’Osservatorio delle droghe e delle tossicomanie, una volta al mese si dà al binge drinking (bere cinque bicchieri o più in una stessa occasione).

Il risultato? Aumentano le epatiti e le pancreatiti acute e i coma etilici.

 

BRESCIASETTEGIORNI

Città del vino: sorgerà ad Adro la maxi opera da 15 milioni

Il progetto è stato diviso in tre lotti, il primo sarà appaltato fra dieci giorni. Sarà un maxi polo didattico da 15 milioni di euro.

Città del vino: sorgerà ad Adro ma non tutti sono d’accordo. Presentate nove osservazioni da privati e Associazione Parco Agricolo Franciacorta, tutte respinte dal Comune.

Tra Adro e Torbiato, nel cuore pulsante della Franciacorta e circondato da prestigiose cantine, nascerà il polo didattico Città del Vino, una maxi opera da 15 milioni di euro dedicata alla nobile arte di produrre «bolle».

Chiuderà tra dieci giorni il bando relativo alla gara d’appalto per la realizzazione del primo dei tre lotti previsti per la Città del vino. Il progetto definitivo per il primo step di lavori, approvato dalla Giunta il 23 dicembre e dichiarato «di pubblica utilità», prevede la creazione di un parcheggio a servizio del polo scolastico e la formazione di un vigneto didattico tra via Carlo Cattaneo e via Torbiato. Ma non tutti sono d’accordo. Il servizio completo sul numero di Chiariweek in edicola oggi, venerdì.

 

LA PROVINCIA DI COMO

Ponte Chiasso, residenti esasperati

«Quanti danni il turismo alcolico»

Torna in consiglio comunale il nodo dei pendolari dell’alcol. Nei fine settimana la vita nel quartiere «è impossibile»

Stop al turismo alcolico a Ponte Chiasso: i residenti si sentono abbandonati e così l’argomento approda nel prossimo consiglio comunale di lunedì.

La questione è nota: di venerdì e di sabato sera tanti giovani ticinesi attraversano la frontiera in cerca di sballo, non tanto per la “movida” comasca quanto per il prezzo, visto che da noi un cocktail costa 5 euro, a Lugano 15 franchi.

I frontalieri della notte, spesso minorenni, disturbano soprattutto a Ponte Chiasso, e in piazza XXVII Maggio in particolare. «Ho presentato una mozione sull’argomento – spiega il consigliere Alessandro Rapinese – proprio perché le serate pazze degli svizzeri a caccia di alcol italiano sono da tempo fuori controllo. E invece è proprio il controllo che serve. Pattuglie, blocchi, vigilanza… Chi vive a Ponte Chiasso è davvero stanco». Lo scorso anno si sono verificati episodi al limite della decenza, i carabinieri sono intervenuti più volte. Birra a buon mercato, gioventù per strada: non sarà la solita avversione dei comaschi alla vita notturna? «Tutti i clienti del negozio di mio figlio, proprio a Ponte Chiasso, si lamentano ogni settimana – testimonia per esempio Adriano Giudici, presidente della famiglia comasca -. Vetri per terra, urina sui muri, risse».

Vittorio Mottola, già consigliere comunale e presidente della circoscrizione, da tempo parla di “degrado” per descrivere la situazione. «Siamo abbandonati da anni – aggiunge una residente, Mariarita Berti, responsabile della rete di controllo del vicinato -. Non è uno scherzo, questo pezzo di Como la sera ogni fine settimana è in balia di questi ragazzi. Sono giovani, spesso giovanissimi, anche minorenni, basta un diciottenne per portare fuori dai negozi intere cassette di vino, superalcolici, tutti prodotti che per i ticinesi hanno prezzi parecchio vantaggiosi. E poi il gioco è fatto: si ubriacano, fanno i bisogni ovunque, sporcano, rompono e la domenica dobbiamo fare i conti con pessime sorprese e atti vandalici».

 

TELENORD – Genova

Ordinanza anti alcol anche a Cornigliano, ecco tutti i divieti

Niente vendita dalle 21, somministrazione ok ma solo nei locali

Si estende al quartiere di Cornigliano, con le stesse modalità di limitazione valide per l’ordinanza emessa per il Municipio Centro Ovest e per Certosa e Rivarolo, l’ordinanza che vieta il consumo e la detenzione di bevande alcoliche (per il consumo immediato) in strada e in aree pubbliche nonché restrizioni per circoli e locali che vendono alcol.

“L’estensione dei divieti in un perimetro come quello di Cornigliano – dichiara l’assessore al commercio Paola Bordilli – risponde a richieste pervenute fortemente dal territorio, abitanti e anche commercianti. Un provvedimento adottato per arginare gli episodi di degrado e risse che si verificano a causa di un consumo smodato di bevande alcoliche, spesso vendute da finti circoli o minimarket. Vogliamo combattere ogni abuso, sia di consumo che di vendita, e riportare vivibilità, difendendo anche il sano commercio, in un quartiere importante come Cornigliano”.

“E’ per noi importante andare ad applicare un efficace strumento su un territorio in cui – aggiunge l’assessore alla sicurezza Stefano Garassino – vogliamo combattere il degrado lavorando per la sicurezza dei cittadini. Come tutte le nostre ordinanze sottoporremo anche questa a un monitoraggio accurato”.

Il perimetro territoriale all’interno del quale vige il divieto (fino al 31 marzo 2019) è definito dalle seguenti vie:

Lato mare: Via Guido Rossa, Piazza Ernesto Savio (comprese), compresa l’intera area della stazione ferroviaria; Lato Levante: Via della Superba (sponda destra orografica del torrente Polcevera), Via Tea Benedetti (comprese);

Lato Monte: Via Renata Bianchi, Via Luigi Perini, Corso Ferdinando Maria Perrone, Piazza Massena, Via Coronata ( sino all’intersezione con la Via Domenico Baffigo, Giardini Luciano Melis, Via Nino Cervetto, Via Tonale (comprese);

Lato Ponente: Via Angelo Siffredi sino all’intersezione con Via Tonale (comprese);

Queste le disposizioni nel dettaglio:

Le attività di somministrazione di alimenti e bevande nonché le attività artigianali alimentari devono chiudere alla clientela entro le ore 01:00 da lunedì a venerdì ed entro le ore 02:00 del giorno successivo il venerdì, il sabato e tutti i prefestivi, con divieto di apertura prima delle ore 05:00 degli stessi giorni, ad esclusione di quelle attività che non commerciano/somministrano bevande alcooliche in qualsiasi forma e di qualsiasi gradazione;

Tutti gli esercizi di vicinato (fino a 250 mq. di superficie netta di vendita) devono chiudere l’attività entro le ore 21:00 di ogni giorno, con divieto di apertura prima delle ore 06:00 del giorno successivo, ad esclusione di quelli che non commerciano bevande alcooliche in qualsiasi forma e di qualsiasi gradazione;

Le strutture con superficie di vendita superiore a 250 mq. che protraggono l’attività dopo le ore 21:00, da quell’ora devono cessare la vendita di alcolici e sono tenute a garantire l’impossibilità da parte dei clienti di accedere alle bevande alcoliche riponendo le stesse in aree chiuse come armadi, Documento firmato digitalmente magazzini, cantine e simili o con sbarramento delle corsie e scaffalature in cui sono esposti alcolici; la vendita di alcolici può riprendere dalle 6:00 del giorno successivo;

I titolari o gestori di attività di somministrazione di alimenti e bevande, gli esercizi di vicinato che possono restare aperti dopo le ore 21:00 in base al presente provvedimento, le grandi e medie strutture di vendita e le attività commerciali artigianali per la vendita di prodotti alimentari, non devono vendere per asporto bevande di qualsiasi genere in contenitori di vetro e/o metallo dopo le ore 21:00 e sino alle ore 06:00 del giorno successivo;

Nei circoli privati tutte le attività rumorose che si svolgono all’interno devono esaurirsi entro le ore 24:00 e non possono riprendere prima delle ore 07:00 successive dei giorni feriali e sino alle ore 09:00 successive dei giorni festivi, fatte salve eventuali limitazioni più restrittive prescritte dal Nulla Osta Acustico. La somministrazione di alimenti e bevande per i circoli privati deve cessare inderogabilmente entro le ore 23:00 e non può riprendere prima delle ore 07:00 del giorno successivo;

Tutte le attività commerciali, artigianali e di somministrazione nonché i circoli privati che effettuano somministrazione, dovranno rendere noto al pubblico l’orario di effettiva apertura e chiusura del proprio esercizio, nonché le altre limitazioni stabilite con la presente ordinanza, mediante l’apposizione di informazioni all’interno ed all’esterno del locale, con l ‘indicazione degli orari sopra stabiliti;

Sono vietati a chiunque, nel perimetro sopra individuato, ogni giorno dalle ore 12:00 alle ore 08:00 del giorno successivo, il consumo e la detenzione, finalizzata all’immediato consumo sul posto (contenitori privi della chiusura originaria), di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione in area pubblica e/o aperta al pubblico, ad eccezione delle superfici di somministrazione autorizzate (plateatici).

 

IL MESSAGGERO Umbria

Orvieto, vino in crisi: la Regione blocca gli impianti di nuovi vigneti per due anni

ORVIETO – Stop all’impianti di nuovi vigneti per la Doc, due anni per cercare di risollevare le sorti del vino di Orvieto. Va in questa direzione la decisione della Regione Umbria che ha bloccato per le prossime due campagne vitivinicole 2019/2020 e 2020/2021 l’iscrizione dei vigneti nello schedario viticolo regionale per il riconoscimento dei vini a Doc Orvieto e Orvieto Classico. Accolta così la richiesta formulata nel novembre scorso dal Consorzio di tutela del vino di Orvieto che per arginare il calo dell’imbottigliamento e l’aumento delle giacenze in cantina aveva – già dalla vendemmia 2018 – anche abbassato ulteriormente la resa per ettaro da 80 a 75 quintali.

“Abbiamo accolto la richiesta del Consorzio che – spiega l’assessore all’Agricoltura, Fernanda Cecchini –  ha evidenziato una situazione attuale di criticità, con un calo sostanziale degli imbottigliamenti nei primi mesi del 2018 rispetto al 2017, oltre 12mila ettolitri in meno fra Doc Orvieto e Orvieto classico, sottolineando la necessità di limitare le superfici rivendicabili per la Denominazione a origine controllata per stabilizzare il mercato del vino Doc Orvieto attraverso un riequilibrio fra domanda e offerta”.

Sono 18 i Comuni interessati dalla produzione delle uve per la Doc Orvieto, 13 in provincia di Terni e 5 in provincia di Viterbo, con una superficie vitata di circa 2100 ettari ai quali nei prossimi anni andranno ad aggiungersi, nel territorio umbro, circa 230 ettari di nuovi impianti di vigneti derivanti dall’utilizzo degli ex diritti della riserva regionale e da nuove autorizzazioni concesse in base a un decreto ministeriale del 2015, con un incremento di circa l’11 per cento del potenziale produttivo della Doc Orvieto. L’analisi del potenziale riduttivo, secondo quanto ha rilevato il Consorzio di tutela nella relazione che ha accompagnato la richiesta, rappresenta una lettura parziale della realtà in quanto una parte di ettari impiantati per la Doc Orvieto ogni anno non vengono rivendicati tanto che nel 2017 la superficie vitata rivendicata complessivamente da 497 viticoltori è stata di 1894 ettari. A preoccupare è il calo degli imbottigliamenti: la valutazione delle giacenze “è estremamente significativa per il futuro della Doc Orvieto in quanto, se non adeguatamente assorbite dal mercato, nel breve-medio periodo potrebbe registrarsi una sensibile riduzione del valore del vino con conseguenze negative sul reddito dei produttori di Umbria e Lazio”.

Ma tra i problemi che da sempre riguardano il vino di Orvieto ci sono l’imbottigliamento, che in molti casi avviene fuori zona facendo finire spesso e volentieri il prodotto in vendita a prezzi da discount, e la mancanza di un efficace piano di marketing in grado di riportare uno dei bianchi più longevi e apprezzati d’Italia nelle “carte” di ristoranti ed enoteche in giro per il Mondo. Recentemente, per rendere più accattivante dal punto di vista commerciale il brand Orvieto, è stata avviata dal Consorzio anche la sperimentazione sulla spumantizzazione con l’obiettivo di arrivare a uno spumante Orvieto Doc che possa provare a ritagliarsi una fetta del mercato dominato dal prosecco.

 

UMBRIAON.IT

Orvieto, tasso alcolemico record: donna nei guai

Una brasiliana che vive a Montegabbione è stata trovata con una percentuale di alcol nel sangue sei volte superiore al massimo consentito

Cento vetture fermate, circa duecento persone controllate anche all’interno di esercizi pubblici. Numeri consistenti quelli scaturiti dall’attività dei carabinieri della Compagnia di Orvieto sul territorio – in particolare fra la città della Rupe e Fabro – per prevenire reati predatori e fenomeni delittuosi.

Ubriachezza record

Diverse le contravvenzioni al Codice della strada elevate, una delle quali accompagnata anche dalla denuncia di una donna brasiliana residente a Montegabbione (Terni) trovata al volante con un tasso alcolemico nel sangue pari a 3 grammi per litro: ben sei volte il massimo consento dalla legge.

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