15 gennaio 2019 – Percentuali altissime di non controllo

RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA SU VINO, BIRRA ED ALTRI ALCOLICI
A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

ROMACORRIERE.IT

LA RICERCA

Alcol, sigarette, gioco d’azzardo: accesso quasi libero ai minorenni

Il Moige presenta a Roma un report dettagliato e allarmante che svela, attraverso un sondaggio rivolto ai giovanissimi, percentuali altissime di non controllo dell’età nella vendita di bevande alcoliche, tabacco, cannabis «light», ingresso nelle sale giochi

di Mariolina Iossa

15 gennaio 2019 – Alcol e tabacco vietato ai minori? Sì, ma solo sulla carta. Nella realtà sono proprio i rivenditori autorizzati a vendere bevande alcoliche e sigarette ai ragazzi. E l’accesso è praticamente libero per le sale da gioco e i siti porno. Un importante e ricchissimo report realizzato dal Moige (Movimento italiano genitori a difesa dei bambini) denuncia una situazione allarmante, di cui spesso si parla ma della quale fino ad oggi non si conosceva a fondo l’entità, in termini di percentuali. Pub, discoteche e bar (nel 64% dei casi) sono il principale accesso all’alcol dei nostri figli, mentre il 65% dei rivenditori non ha controllato la loro età. Gravissimo il dato che segnala che quasi la metà (48%) dei venditori di alcolici continua a somministrare alcol, nonostante lo stato di ubriacatura del minorenne.

Le sigarette

Il 40% del tabacco ai minori viene venduto nelle tabaccherie, mentre il 15% dichiara di avere accesso ai distributori automatici che vendono senza chiedere tessera. Mentre nei negozi che vendono la sigaretta elettronica, il 78% ha venduto ricarica di nicotina al minore, senza verifica età. In 7 cannabis shop su 10 erano assenti indicazioni relativamente all’uso del prodotto da collezione non adatto alla combustione e il 68% dei rivenditori (quasi 7 su 10) dei cannabis shopper ha venduto il prodotto ai minorenni.

Il gioco d’azzardo

Rispetto al gioco d’azzardo, al 62% dei minori non è stato mai chiesto il documento per verificare l’età ed in un caso su due il rivenditore non si è rifiutato di far giocare. Oltre 3 minori su 4 non hanno alcun filtro parental control sui propri device per impedire l’accesso ai siti porno. Solo il 15% dei rivenditori di connessione hanno avvertito del rischio pornografia utilizzando i device con le loro connessioni. Ben il 56% dei rivenditori dei videogiochi vende ai minori dei videogiochi che dovrebbero essere venduti soltanto ai maggiorenni.

«Squarcio preoccupante, dobbiamo sorvegliare»

Obiettivo della ricerca, presentata questa mattina a Roma, è stato quello di conoscere il fenomeno della vendita, da parte degli adulti, ai minori dei prodotti vietati dalla legge come Alcol, Tabacco, Cannabis, Giochi d’azzardo, Pornografia ed autoregolamentati come i Videogiochi 18+. «L’indagine del Moige — ha detto la presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza Licia Ronzulli — apre uno squarcio molto ampio e decisamente preoccupante ed evidenzia la necessità di agire con urgenza per la tutela dei minori, rilanciando anche il tema dei controlli. Occorrono interventi normativi più stringenti verso chi compie atti così miserabili verso un minore. Come presidente di commissione voglio garantire un concreto e vigile supporto alle iniziative parlamentari nella individuazione di regole efficaci e inderogabili, per ricordarci che la tutela dei minori non è un optional per un paese come l’Italia che deve ripartire puntando sui più piccoli: il senso stesso della vita futura».

«Grande pericolo per i nostri figli minorenni»

«Sono dati molto gravi e preoccupanti — ha confermato il direttore genrale del Moige Antonio Affinita — che fanno emergere un grande pericolo per la tutela dei nostri figli. Occorre ripensare e ridefinire il sistema di sanzioni, controlli e formazione. L’impegno a proteggere i minori non può essere confinato solo in famiglia, ma riguarda tutti coloro che producono tali prodotti nocivi ai minori, che devono attivarsi fattivamente per garantire che non vadano a finire nelle mani dei nostri figli». L’indagine, curata prof. Tonino Cantelmi dell’Università Europea di Roma, e dal suo team, riguarda un campione di ricerca di 1.388 minori tra gli 11 e i 17 anni delle scuole secondarie di primo e secondo grado, con un’età media di 14 anni. Rispetto alla collocazione geografica: 30% dal Centro, 21% dal Nord, 49% dal Sud.

Alcolici

Ecco tutti i numeri. Accesso all’alcol: i minorenni acquistano alcolici, principalmente, in pub o discoteche (41,5%) o nei bar (23%), al supermercato (18,5%), al ristorante (7%) o all’alimentari (2,4%). Da parte dei rivenditori non emerge una particolare attenzione al rispetto della normativa di tutela dei minori considerando che solo il 14% del campione ha visto il cartello di divieto di vendita nei locali; mentre il 33% non lo ha visto in nessun locale e il 15% solo in alcuni. Ma appare molto più preoccupante che circa 2 volte su 3 (65% dei casi) nessuno ha controllato l’età al momento dell’acquisto della bevanda alcolica e nel 38% dei casi, nonostante sia stata verificata la minore età dell’acquirente, gli esercenti non si sono rifiutati di vendere le bevande alcoliche. Inoltre, ancora più grave, nel 48% dei casi i venditori hanno continuato a vendere alcolici nonostante il visibile stato di ubriachezza degli under 18.

Il tabacco

Per quanto riguarda l’accesso al fumo, questo avviene attraverso le tabaccherie (51%) anche se spesso i ragazzi dichiarano di non acquistarle direttamente, ma attraverso persone maggiorenni. In altri casi, 40% fumano prendendo le sigarette dagli amici. Il 5% acquista dai distributori automatici, mentre il 4% nei bar. Considerando invece l’acquisto presso i distributori automatici, il nostro campione sostiene di aver aggirato il problema della verifica dell’età tramite tessera sanitaria chiedendo ad un amico più grande (66%) o utilizzando la tessera di un genitore o un fratello (19%). Un preoccupante dato: il 15% dichiara, infine, che la verifica non era attiva, configurando quindi il macchinario come illegale. Anche nell’accesso al fumo di sigaretta vediamo che nel 63% dei casi non è stato controllato il documento di identità oppure che è stato controllato sporadicamente (34%); Stesso copione anche per quanta riguarda la sigaretta elettronica, i giovani dichiarano che nel 78% dei casi non è stato chiesto loro un documento prima dell’acquisto e che 3 volte su 4 il rivenditore non si è rifiutato di vendere il prodotto nonostante fossero minorenni.

La cannabis «light»

Acquisto della cannabis cosiddetta «light»: i ragazzi non conoscono la norma che ne regolarizza la vendita e l’utilizzo, tanto che solo il 27% di loro sa che è un prodotto tecnico e da collezione, non adatto alla combustione (quindi ad essere fumata) e vietato ai minori di 18 anni. Gli altri rispondono che è legale e si può fumare (27%) o che è sempre illegale (26%). Come per la cannabis, moltissimi (20%) rispondono che è legale su prescrizione medica. Dai dati risulta anche che all’interno dei negozi che vendono canapa «legalizzata/light» nel 30% dei casi non erano presenti cartelli di divieto di vendita ai minorenni e il 35% dichiara di non averci fatto caso (quindi non esposti in luogo visibile). Solo il 21% degli intervistati li ha visti in alcuni negozi e il 14% dichiara di averli visti sempre. Inoltre: il 69,6% degli intervistati dichiara l’assenza di cartelli per spiegare il corretto utilizzo della sostanza; solo il 3,1% di loro dice di averli visti sempre. Nel 72,2% delle risposte i ragazzi dicono che non è stato chiesto loro un documento prima dell’acquisto della sostanza; il 19,5% di loro dichiara che gli è stato chiesto almeno una volta e solo l’8,3% che è stato fatto sempre. Infine, il campione afferma che nel 68% dei casi il rivenditore non si è rifiutato di vendere il prodotto nonostante fossero minorenni.

Sale da gioco

Riguardo al gioco d’azzardo, l’83% dei ragazzi intervistati conosce correttamente la norma che vieta il gioco con vincita in denaro ai minori di 18 anni, nonostante tra i minorenni che praticano il gioco d’azzardo solo il 38% ha visto il cartello relativo al divieto mentre il 62% non lo ha visto sempre o non ci ha fatto caso; anche in questo ambito, appare evidente la complicità degli adulti considerando che il 62% degli intervistati ha risposto che non è stato chiesto un documento per verificare l’età e, nel 54%, dei casi, anche qualora sia stata verificata la loro minore età, i rivenditori non si sono rifiutati di farli giocare; Sono le scommesse la principale azione di gioco d’azzardo che praticano i minori, che sono privilegiate nel 58% delle scelte dei minori. Anche rispetto al gioco d’azzardo on line, pare che i controlli non siano efficaci a fermare i ragazzi: il 50% dei giocatori dice di essere riuscita ad aggirare il controllo dell’età. Un dato interessante emerge dalla domanda su come hanno conosciuto il gioco d’azzardo: il 45% del campione dice infatti di aver visto una pubblicità in tv.

Siti pornografici

Per i contenuti pornografici il far west è la regola: i ragazzi utilizzano principalmente smartphone (59,3%), tablet (14,1%), e pc collegato ad Internet (8,4%). Il 76% dei minorenni partecipanti all’indagine dice di non avere alcun filtro parental control sui propri device, o di essere riuscito ad eliminarlo (6,3%). Rispetto a come si procurano il materiale pornografico il 95% di loro dice di non comprarlo ma di cercarlo gratuitamente navigando on line dai propri device. I pochissimi che lo acquistano, il 38,2% lo fa su internet; gli altri lo comprano presso attività commerciali (26,5%), sulle bancarelle (16,2%) o sulla pay tv (10,3%). Sia per quanto riguarda la vendita fisica (59,2%) che la visione on line (78,8%) di materiale pornografico i ragazzi del campione affermano che non c’è stata verifica dell’età; addirittura presso i rivenditori fisici per il 56,3% di loro, non è stato un problema acquistare materiale pornografico, nonostante avessero accertato la minore età. Ancora una volta Internet si conferma come un mezzo per trasgredire facilmente.

Videogiochi per maggiorenni

Infine, i videogiochi per maggiorenni: il campione intervistato sottostima i rischi e, infatti, il 33,6% ritiene che non vi sia alcun rischio mentre il 42,3% che ce ne siano pochi; tra i minori che giocano è abbastanza diffuso il fenomeno del gioco on line e, infatti, spesso i ragazzi utilizzano la connessione on line per giocare con amici (26,8%) o con sconosciuti (4,8%). Quando abbiamo chiesto ai ragazzi se avessero mai giocato a giochi con contenuti volgari o violenti il 49,6% dice di averlo fatto; interessante leggere che il 16% di loro «non sa rispondere, perché non ci ha fatto caso». Solitamente i ragazzi acquistano videogiochi non adatti ai minori in negozio (56,2%), o li fanno comprare ai genitori (9,9%). Secondo il campione in questi negozi non è presente alcun avviso informativo sul prestare attenzione all’età minima consigliata (26%) o non hanno fatto caso alla presenza di quest’ultimo (19%), né il rivenditore glielo ha fatto notare (65%). Anche rispetto alle piattaforme on line, i ragazzi riferiscono di non aver visto avvisi (34%) o di averli visti solo poche volte (34%).

 

ROMA.IT

Battisti, tradito dal vizio dell’alcool e dai messaggi su Facebook

Quando è stato fermato ha fatto finta di non capire, dicendo in portoghese di non avere i documenti

Nel video diffuso dalla Polizia si vede un uomo camminare come un cittadino qualunque per le stradine di Santa Cruz de La Sierra. Invece è lui, il terrorista dei Pac, Cesare Battisti.

Non era tranquillo, come sembra dalle immagini. Il neo presidente brasiliano lo aveva promesso all’Italia, il cerchio si stava stringendo intorno a lui e la rete di protezione si era indebolita dopo la caduta di Lula. Sarà stato forse per questo che Battisti, da qualche tempo, stava cercando rifugio in una altra via di fuga, quella dell’alcool. Beveva molto, gli investigatori lo hanno accertato, tanto che al momento dell’arresto era alticcio.

Altro grande passo falso del ricercato, è stata la sua frenesia nel cercare aiuto attraverso i social, soprattutto su Facebook, sintomo che si trovava in uno stato di confusione e di grande debolezza. Battisti si collegava abitualmente per comunicare con gli amici e i parenti. Tra chi ha coperto la sua latitanza, ci sono alcuni italiani, brasiliani e boliviani, una decina di persone complessivamente.

Gli investigatori sono riusciti a incastrarlo così, proprio leggendo le sue mail, la corrispondenza, intercettando telefonini, suoi e delle persone più vicine: 15 in tutto, dei quali tre usati esclusivamente da Battisti e cambiati di continuo. Gli investigatori lo hanno individuato grazie al sistema di localizzazione e al monitoraggio delle utenze di chi gli stava accanto, e hanno registrato tutti i movimenti. Hanno sempre saputo dove si trovava, sin da dicembre, quando ha deciso di passare il confine tra il Brasile e la Bolivia probabilmente a Corumbà, città nel Mato Grosso do Sul dove era già stato fermato due anni prima.

Da quel momento sono entrate in azione le autorità boliviane, alle quali quelle italiane hanno girato le utenze telefoniche e le indicazioni necessarie per non perderlo mai di vista. Da qui sono stati organizzati dei pedinamenti che hanno consentito di individuarlo con certezza.

Santa Cruz de La Sierra, cittadina nel cuore del paese sud americano. E’ lì che è stato intercettato per strada. Una volta fermato, ha fatto finta di non capire, ha parlato in portoghese dicendo di non avere i documenti. È stato quindi portato in caserma e lì ha capito che per lui era finita. Ha tirato fuori il documento brasiliano, un documento autentico, il suo.

Da pochi minuti, all’aeroporto di Ciampino, è atterrato l’aereo con a bordo Battisti. Lo aspetta l’ergastolo per i 4 omicidi in cui è implicato.

 

SARDEGNALIVE

NON SI FERMA AL POSTO DI BLOCCO: SACERDOTE UBRIACO INSEGUITO SULL’ORIENTALE SARDA

Era convinto di andare a San Teodoro, ma viaggiava in direzione Olbia: patente sospesa e auto sequestrata

Non si ferma al posto di blocco: sacerdote ubriaco inseguito sull’Orientale Sarda

Di: Redazione Sardegna Live

Un sacerdote sardo è stato fermato dai carabinieri lungo la SS 125 “Orientale Sarda” all’altezza di Loiri Porto San Paolo dove viaggiava ubriaco alla guida di un’auto.

L’episodio risale a qualche giorno fa, quando i carabinieri del Nucleo radiomobile del Reparto territoriale erano impegnati in un’attività di controllo sulla “125”, vicino a Porto San Paolo.

Era circa l’una di notte quando i militari hanno intimato l’alt a una macchina che procedeva in direzione Olbia, e il cui conducente non si è fermato. Così i militari sono saliti in auto inseguendo e fermando l’uomo. L’automobilista avrebbe reagito con stupore, dichiarando di non aver visto la paletta dei carabinieri alzarsi. L’uomo avrebbe poi dichiarato di essere diretto verso casa a San Teodoro, mentre in realtà viaggiava dalla parte opposta della statale, in direzione Olbia. Così, i carabinieri, hanno accertato il reato di guida in stato di ebbrezza. L’uomo è stato sottoposto ad alcoltest e i valori registrati erano nettamente superiori al massimo consentito. I militari sono poi rimasti stupefatti una volta scoperto che l’uomo era un sacerdote.

Al religioso ubriaco è stata sequestrata l’auto e sospesa la patente. L’uomo si è visto costretto a chiamare un amico che lo recuperasse accompagnandolo a casa al termine della movimentata nottata.

 

FANPAGE

Anziana si ubriaca e perde i sensi: “È morta”. Si risveglia in obitorio e muore per ipotermia
La 62enne stava partecipando ad una festa in famiglia a Vasilyevka, Russia. Si sarebbe ubriacata fino a perdere i sensi, tanto che i parenti hanno chiamato la polizia: un ufficiale ne ha dichiarato il “decesso” sul posto, per poi far trasferire il corpo in obitorio. La donna però non era morta…
RUSSIA 14 GENNAIO 2019 di Biagio Chiariello
Dichiarata morta dalla polizia, un’anziana donna russa è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale dove “miracolosamente” si è svegliata solo per morire poche ore dopo. Secondo quanto si legge su Ibtimes, la 62enne, originaria dell’Amur, aveva “bevuto pesantemente” durante una festa con i suoi parenti a Vasilyevka, in Russia, fino a perdere i sensi. I familiari, forse vedendola in quello stato, hanno pensato che fosse morta. La causa esatta del presunto decesso non è stato comunque rivelato. La polizia è stata chiamata sulla scena e non avrebbe seguito il protocollo corretto prima di dichiararla morta. “L’ufficiale di polizia non ha richiesto un’ambulanza, come previsto dal regolamento, ne ha solo certificato il decesso, ha chiamato il necroforo e ha mandato il corpo all’obitorio senza documenti di accompagnamento”, ha detto un funzionario della sanità, riferisce il New Zealand Herald.
Sul posto è arrivato un carro funebre per portare il “corpo” della donna all’obitorio. Quando un funzionario della camera mortuaria ha provato a legare un cartellino ai piedi della donna, il “cadavere” ha iniziato a muoversi. “La donna è tornata in vita”, ha detto l’impiegato dell’obitorio. Sul posto sono stati chiamati i servizi di emergenza. I paramedici sono giunti poco dopo e hanno trascorso almeno 40 minuti cercando di rianimare la donna.
Il dirigente ospedaliero Mikhail Danilov ha poi spiegato che le condizioni di “estremo freddo” dell’obitorio avrebbero fatto andare la donna in “ipotermia”. La 62enne è stata portata di corsa all’ospedale di Belogorsk, ma è deceduta qualche ora dopo, ha confermato il ministero della salute della regione. Secondo Danilov, se l’anziana fosse stata presa in cura fin dall’inizio e portata in ospedale invece che in obitorio, ora probabilmente sarebbe ancora viva. La polizia ha aperto un’indagine. Non è chiaro se l’agente di polizia accusato di non aver seguito le misure ufficiali sia stato accusato.

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