17 gennaio 2019 – Le bevande alcoliche sono tossiche, cancerogene e psicotrope

CORRIERE.IT – FORUM NUTRIZIONE

Bicchiere di vino

Dott. Ghiselli,

leggo da piu’ parti che due bicchieri di vino al giorno per gli uomini e uno per le donne non fanno male, anzi, tutt’altro; leggo anche che, al contrario, l’alcol e’ da bandire del tutto in quanto fa male, a prescindere dalle dosi. A chi dare ascolto? Ho sempre pensato che una modesta quantita’ non dovrebbe far male, come si dice, anche un po’ di veleno non avvelena, ma secondo lei a lungo andare, limitandoci al solo vino senza considerare alti fattori, stara’ meglio chi ha bevuto con moderazione o l’astemio?

Grazie

di Marco

 

La risposta a cura del dott. Andrea Ghiselli

E’ impossibile dare una risposta alla sua domanda e cerco di spiegargliene il motivo. Per prima cosa, prima di entrare nel dettaglio mi preme sottolineare che chi dice che due bicchieri di vino al giorno per l’uomo e uno per la donna facciano bene alla salute sbaglia due volte, scientificamente e legalmente e spero che prima o poi anche in questo mondo sotto spirito possa assumersene le responsabilità. Scienza a parte esiste infatti una legge, la 125/2001 che impone il divieto di attribuire alle bevande alcoliche efficacia o indicazioni terapeutiche che non siano espressamente riconosciute dal Ministero della sanità (oggi Ministero della Salute). Anzi, il Ministero della Salute riporta che non esiste un consumo di alcol che abbia conseguenze positive per la salute, ma dice che quei due bicchieri per l’uomo e uno per la donna rappresentano un consumo a basso rischio. Basso rischio vuol dire che il rischio non è alto, ma c’è, esiste, è reale. E ad oggi il ministero della salute non ha detto mai che due bicchieri di vino facciano bene. E non potrebbe: l’alcol è un tossico, un cancerogeno e una sostanza psicotropa, per cui le bevande alcoliche, siano verdi, rosse, gialle, blu o a strisce sono tossiche, cancerogene e psicotrope. Ora il problema è che il consumo a basso rischio di bevande alcoliche (sempre i due o uno bicchieri di vino a seconda del sesso, o due o uno lattine di birra, o due o uno bicchierini superalcolico) da una parte è associato ad un aumento di rischio di cancro e dall’altra ad una diminuzione del rischio di ischemia coronarica. Associazione significa che chi consuma quelle quantità di bevande alcoliche ha un minore rischio di ischemia coronarica e uno maggiore di cancro. Quindi come faccio a dirle se rischia di più un bevitore a basso rischio o un astemio? Posso dirle però quali sono i fattori “protettivi” dell’ischemia cardiaca: colesterolemia totale e HDL, aggregazione delle piastrine, controllo glicemico e fibrinolisi. Tutti questi fattori possono essere migliorati però non solo dall’alcol, ma anche da un’alimentazione sana senza rischio di aumento di cancro. L’organizzazione mondiale della salute esaminando i dati provenienti dalla letteratura conclude che non esiste un livello di consumo esente da rischi per la salute.

 

L’ADIGE

Fermato ubriaco alla guida del Tir

Tasso alcolico da record in A22

Il tir è stato visto sbandare. Non una sola volta – e già sarebbe grave – ma in più punti nel tratto autostradale fra Rovereto nord e il capoluogo. Gli automobilisti che stavano percorrendo l’A22 in direzione nord hanno dato subito l’allarme e una pattuglia della polizia stradale della sottosezione di Trento si è messa all’inseguimento del mezzo.

È successo domenica sera e il conducente del tir aveva bevuto parecchio prima di mettersi al volante: superava del doppio il limite massimo stabilito dal codice della strada. In quelle condizioni psicofisiche, con i tempi di reazione rallentati, avrebbe potuto causare un incidente.

Gli agenti della polizia stradale, dopo aver intercettato il mezzo in direzione nord, sono riusciti a fermarlo in sicurezza. Hanno capito subito il motivo dell’andatura pericolosa dell’autoarticolato. Il conducente non si era sentito male, né ha avuto un colpo di sonno, a giudicare dal numero di lattine di birra e di cartoni di vino vuoti trovati nella cabina del mezzo: quell’uomo, nato in Bielorussia, aveva alzato troppo il gomito. Per i conducenti professionali il codice della strada prevede «alcol zero», ossia il divieto assoluto di assunzione di bevande alcoliche prima di mettersi al volante. Se per gli automobilisti la soglia da non oltrepassare è 0,50 grammi per litro (da 1,50 in poi scatta la denuncia penale), i professionisti della guida non possono superare la quota «zero». Sottoposto ad alcoltest, l’autista bielorusso ha raggiunto il valore di 2,85 grammi per litro alla prima prova e di 2,69 alla seconda. (*)

Immediato il ritiro della patente, con il mezzo pesante che è stato recuperato e depositato presso la ditta di soccorso stradale Martintoni di Lavis. L’uomo è stato denunciato per guida in stato d’ebbrezza; rischia fino a 6mila euro di multa (aumentati di un terzo perché l’infrazione è stata commessa in orario notturno) e la revoca della patente, che al momento risulta «solo» sospesa da uno a due anni. È quanto prevede il codice della strada, valido però solo per l’Italia: all’autista straniero la guida è inibita solo sul territorio italiano, mentre potrà circolare nel resto d’Europa.

 

(*) Nota: in una situazione simile il confine che divide una strage che apre i telegiornali nazionali da una sospensione di patente spiegata in un trafiletto in cronaca locale è molto sottile. Questa volta è andata bene.

 

LA STAMPA

Il Carnevale di Ivrea va alla guerra dell’alcol “Si beve troppo, serve un giro di vite”

Gli organizzatori sono alle prese con il piano della sicurezza

giampiero maggio

ivrea (torino)

Sarà battaglia dura, quest’anno, contro l’abuso di alcol nelle piazze ed in tutto il centro storico durante il Carnevale di Ivrea. Ad iniziare dal Giovedì grasso, festa nata 30 anni fa e che, cerimoniale a parte, con la sfilata più o meno artigianale delle maschere fai da te ha sempre funzionato da apripista della manifestazione. Fino a degenerare negli ultimi tempi.

Lo sanno gli esponenti storici degli «Amis», l’associazione che fino ad un anno fa organizzava la rassegna del giovedì e che quest’anno dovrà fare un passo indietro per questione di costi: «Con il tempo – ammette Pierluigi Marta – al giovedì in maschera sono arrivati quelli che io chiamo i barbari. Arginarli per noi era diventato impossibile, non ne avevamo gli strumenti». Lo sanno gli amministratori comunali che, assieme alle forze dell’ordine e al Comitato provinciale sulla sicurezza, hanno spinto perché la festa si faccia ugualmente (organizza la Fondazione) ma adattandola ai tempi moderni. Soprattutto in chiave sicurezza. Ci sarà il solito divieto delle bottiglie in vetro, ci saranno controlli ancora più serrati rispetto al passato perché non si venda alcol ai minorenni, anche l’utilizzo di 80 steward professionisti farà da deterrente, mentre l’apertura dei varchi di ingresso (una novità del Giovedì grasso che da punto di vista organizzativo assomiglierà sempre di più al sabato sera) permetterà un’ulteriore scrematura. Nelle scuole, licei ed istituti superiori, verrà promossa una campagna anti alcol. Anche a Ivrea, poi, il sindaco, Stefano Sertoli, firmerà un’ordinanza che vieterà l’uso degli spray al peperoncino: scatteranno, se necessario, perquisizioni.

No al palco in piazza

«Serviva un cambio di passo» dice il vicesindaco e assessore alle Manifestazioni, Elisabetta Ballurio. In città sono attese, come ogni anno, all’incirca tra le 10 mila e le 15 mila persone per la festa in maschera, molti arriveranno da fuori. Sempre sul fronte organizzativo e della sicurezza cambierà tutto rispetto allo scorso anno: verrà vietato, ad esempio, l’uso del palco in piazza Ottinetti. «Vogliamo evitare l’assembramento di persone in un unico punto» dice Piero Gillardi, presidente della Fondazione del Carnevale. Il principio è quello sintetizzato, lo scorso anno, dal super esperto in sicurezza, l’ingegner, Giuseppe Amaro: «La festa di Ivrea è fluida, in continuo movimento». Ecco perché la musica si dovrà poter ascoltare in piazza Ottinetti così come in via Arduino o in piazza di Città. «Anche per evitare che accada ciò che avvenne lo scorso anno – spiega Ballurio – quando l’eccesso di pubblico in piazza Ottinetti costrinse il Comune a diffondere musica anche in piazza di Città, con il risultato di dover pagare una multa alla Siae».

Il sogno degli organizzatori è riportare il Giovedì grasso a quello che era una volta: una sfilata di maschere e musica, non una serata caratterizzata da risse, alcol a fiumi e decine di ragazzini in pronto soccorso. Il 22 gennaio ci sarà la prima riunione con le componenti.

 

TELEFREE.IT

Inaugurato a Cisterna di Latina il club alcologico “Rinascita” pro famiglie

Solidarietà, amicizia e condivisione: sono gli ingredienti del Club alcologico territoriale (Cat)

Cisterna: Il Club alcologico territoriale (Cat) ha aperto i battenti lo scorso 15 novembre presso la sala delle Statue del palazzo comunale.

“Una scelta per la salute. Una scelta per il benessere”. “Si tratta di una comunità multifamiliare – spiega il responsabile del club, Andrea Censi – costituita da non più di 12 famiglie con problemi alcoolcorrelati e complessi (associati all’uso di sostanze illegali, gioco d’azzardo ecc..) e che si impegna per la promozione e la tutela della salute, promuovendo stili di vita sani per la persona, le famiglie e la comunità”.

Il club è indipendente e vive autonomamente, sebbene in auspicabile e costante rapporto di collaborazione e dialogo con i servizi sociali, le istituzioni, con la comunità tutta, e in particolare con il SERT dell’azienda U.S.L. di Aprilia e supportato dall’A.P.C.A.T (Associazione Provinciale Club Alcologici Territoriali) del presidente dott. Peppino Nicolucci e dall’A.R.C.A.T (Associazione Regionale Club Alcolisti in Trattamento) di cui è presidente Maria Santa Lorenzini.

Oltre ad Andrea Censi, responsabile del club di Cisterna di Latina, fa parte dell’organigramma anche Francesca Filardo, servitrice insegnante.

Il club “Rinascita” si riunisce ogni giovedi dalle 17.30 alle 18.45 presso la sala delle Statue del Palazzo comunale con la presenza di un facilitatore (secondo il metodo Hudolin messo in pratica) formatosi attraverso specifici corsi di sensibilizzazione.

“Gli incontri settimanali – spiega Censi – sono momenti di incontro tra persone e famiglie con problemi correlati ad alcol e ad altri stili di vita rischiosi (psicofarmaci, gioco d’azzardo, ecc.), nonché ai disagi familiari e sociali del nostro tempo. Il Club si presenta dunque come uno spazio accogliente di confronto e cambiamento, un cambiamento che si crea attraverso il dialogo, lo scambio di opinioni, la riscoperta della solidarietà e dell’amicizia. Uno spazio dove poter costruire una cultura umana che corrisponda alla dignità e ai bisogni della comunità di appartenenza, per poter contribuire a una crescita e a una qualità di vita migliore per tutti.

Le persone e le famiglie nel Club condividono dunque il cambiamento possibile come opportunità per tutti; l’auto-mutuo-aiuto, la comunità multifamiliare, il ‘fare assieme’, l’ascolto riflessivo, l’empatia, la corresponsabilità come strumenti efficaci ed accessibili per impegnarsi a cambiare in meglio se stessi, le proprie famiglie e la comunità.

E per raggiungere tali obiettivi è importante la collaborazione di tutti. A tal fine – termina Andrea Censi – è doveroso da parte di tutto il C.A.T. ‘Rinascita’ di Cisterna di Latina ringraziare il sindaco Mauro Carturan, l’ex assessore al welfare e i servizi sociali Federica Felicetti e l’ex assessore al commercio Andrea Tagliaferro”.

Per info e contatti è possibile contattare il numero 3334272489.

 

TIO.CH

Investe e uccide un ubriaco disteso sulla strada, assolta

I famigliari e la moglie del 25enne morto nell’incidente chiedevano un risarcimento e una riparazione morale di 100’000 franchi

FRAUENFELD – Una automobilista di 47 anni che nel 2015 investì e uccise un ragazzo ubriaco che all’alba era disteso su una strada di campagna è stata assolta oggi in appello dall’accusa di omicidio colposo. La sentenza del Tribunale cantonale turgoviese non è ancora definitiva.

L’incidente risale al 20 settembre 2015. Alle 6:00 del mattino la donna era alla guida del suo furgone per la distribuzione del pane quando, sulla strada fra Unterstammheim e Ditigen, ha visto qualcosa di scuro che giaceva sulla strada.

La conducente, che procedeva fuori dall’abitato alla velocità di 60 km/h, ha provato ad evitare l’«ostacolo», ma non ci è riuscita. Quella «figura scura» era in effetti un 25enne vestito di nero che dopo una festa stava rincasando a piedi e che si è addormentato in mezzo alla strada. Il giovane è deceduto sul posto a causa delle gravi ferite alla testa. L’autopsia ha rilevato che aveva il 2,36 per mille di alcol nel sangue.

La donna era già stata assolta una anno fa dal Tribunale distrettuale di Frauenfeld (TG). In quell’occasione l’incidente era stato ricostruito: la presidente del tribunale non era riuscita ad evitare l’impatto con un pupazzo che, in circostanze analoghe, era disteso sulla strada.

Al processo d’appello si è arrivati in seguito al ricorso del Ministero pubblico: la pubblica accusa ha sostenuto che la donna sapeva che nelle vicinanze si era tenuto un party e che, per sua stessa ammissione, prevedeva di poter incontrare sulla strada persone ubriache. Riducendo ulteriormente la velocità, avrebbe potuto evitare l’incidente, ha affermato il procuratore.

I famigliari e la moglie del 25enne morto nell’incidente chiedevano un risarcimento e una riparazione morale di 100’000 franchi. Il Tribunale cantonale ha deciso che la richiesta dovrà essere risolta in sede civile.

 

CORRIERE DELLE ALPI

Guardia medica assolta il paziente era ubriaco e non un codice rosso

BELLUNO. Guardia medica assolta. Non poteva essere altrimenti, nel rito abbreviato di ieri pomeriggio. Già il pubblico ministero Marcon aveva chiesto questa soluzione al giudice Marson, come l’avvocato Tullio Tandura che aveva prodotto una memoria difensiva, anche per ricostruire una vicenda di nove anni fa che non è andata in prescrizione solo a forza di sospensioni.

Mazen Iskandarani, libanese di 46 anni era a processo per omissione d’atti d’ufficio. Non era in aula perché dopo l’esperienza all’Usl 1 di Belluno ha cominciato a lavorare per Emergency ed è segnalato, ormai da diverso tempo, in Siria. A parte il procedimento penale, l’unica cosa che lo lega ancora all’Italia è la fidanzata milanese.

La sera del primo aprile 2010 era di turno e avrebbe rifiutato di rispondere alla chiamata di emergenza del 118 che gli chiedeva di intervenire per un codice rosso in piazzale della Stazione, per aiutare il personale infermieristico dell’ambulanza. Avrebbe dovuto andarci il medico, ma al Pronto soccorso del San Martino ce n’era soltanto uno e non poteva muoversi.

A prima vista il paziente riverso su una panchina non dava molti segni di vita, ma in un secondo momento si scoprirà che era soltanto ubriaco e aveva, più o meno, fatto il morto. In realtà non era un codice rosso, ma questo dettaglio non ha cancellato l’ipotesi di reato di omissione di atti d’ufficio.

C’era un precedente confortante. Un collega medico era stato assolto dalla stesso reato perché il fatto non sussiste, in una circostanza molto simile. Nel suo ruolo di guardia medica di turno, il 4 aprile dello stesso anno era stato allertato dal 118 per un codice bianco e non aveva aderito alla richiesta d’intervento, provocando l’impiego di personale infermieristico del Pronto soccorso, che in quel momento era impegnato in un caso da codice rosso arrivato solo qualche minuto dopo. È andata a finire come si pensava, con l’assoluzione, perché il fatto non sussiste. Trenta giorni per le motivazioni.

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