23 gennaio 2019 – Da Londra e Parigi arriva la moda analcolica

GLAMOUR

Il mocktail è il nuovo cocktail: sempre più Millennial abbandonano l’alcol

Almeno questo è quello che succede in Inghilterra e in Francia. E il Dry January, che invita a fare un gennaio all’insegna del detox, non c’entra: il fondatore della Paris Cocktail Week Thierry Daniel ha raccontato a WWD che, dopo la progressiva riduzione del consumo di alcol da parte dei Millennial inglesi, anche a Parigi i ragazzi bevono sempre meno alcol e danno sempre più importanza al gusto del drink. Da qui il boom della moda dei mocktail, ovvero i cocktail senza alcol (la parola deriva da “mock” che significa “imitare”).

Secondo quanto riporta WWD, nel 2018 i cocktail senza alcol sono arrivati a rappresentare il 18% delle entrate totali dei bar e nei menu dei bar parigini le bevande analcoliche sono cresciute del 21%. Anche se la frase “per me niente alcol, grazie” suscita sempre sconcerto e tentativi di persuasione a bere, pare che i Millennial siano molto più rigidi dei loro genitori e non si lascino influenzare: il movimento spirit-free è saldo e continua a conquistare adepti.

 

IL GIORNALE

Giustizia o follia: guidare ubriachi adesso si può (se si va piano)

Tasso alcolico oltre il limite ma assolto «Non andava veloce». Liberi tutti?

Andrea Cuomo

Vuole il paradosso del calabrone, tanto di moda negli ultimi anni come claim motivazionale da psicologo di scarso talento, che il suddetto insetto non abbia la conformazione fisica per volare – troppo pesante, troppo poco aerodinamico – ma che lui non lo sappia e quindi volteggi nell’aria goffo ma inconsciamente efficiente.

Da ieri c’è anche il paradosso dell’ubriacone. Egli non ha la conformazione psicofisica per guidare ma lo sa, e quindi va piano, va sano, va lontano. E non si becca nemmeno la multa.

C’è questa storia che arriva dalla provincia di Treviso che è quasi inverosimile per come ribalta una fila di luoghi comuni. Narrano le cronache che un trentatreenne di Spresiano sia stato sorpreso dalla polizia stradale l’ormai lontano 1° maggio del 2016 in località Villorba, sempre nella provincia che ha dato i natali al Prosecco alla guida del suo autoveicolo con un tasso alcolico nel sangue di 1,10 grammi per litro, più del doppio del massimo consentito dalla legge (0,50) e ben oltre anche il limite che divide il codice amministrativo da quello penale (0,80). Il guidatore è allegro ma mansueto, si mostra collaborativo con la sobria autorità, fa notare che andava piano e guidava con grande prudenza malgrado la scarsa lucidità alcolemica. Malgrado ciò la giustizia, come si dice in questi casi, fa il suo corso. E il giovane si becca, da sentenza di primo grado, venti giorni di arresto, una multa da mille euro di multa e una sospensione della patente lunga otto mesi. Il giovane, consigliato da un avvocato spericolato o forse solo molto ottimista, decide di fare ricorso contro la sentenza severa ma giusta alla Corte di Appello di Venezia. Che, un po’ a sorpresa, ribalta la decisione dei giudici di primo grado. Per i giudici veneziani il comportamento particolarmente quieto e prudente del giovane configura un reato di «particolare tenuità» su cui val la pena chiudere un occhio. Una scelta piuttosto bizzarra visto il fatto che il giovane aveva già un precedente per lo stesso reato. Quindi colpa e sanzione entrambe cancellate, e non per vizi procedurali come accaduto in altre situazioni simili ma per il convincimento dei giudici della Corte d’Appello che alla situazione possa essere applicata la clausola prevista dall’articolo 131 bis del codice penale.

Insomma, la legge non ammette ignoranza ma ammette lo Spritz, purché senza sprint. E applica una sorta di buona condotta preventiva, che non fa sconti sulla pena ma la sbianchetta in partenza.

Da un lato c’è da ammirare una giustizia che ogni tanto sa essere umana e perfino impanata di paternalismo. Dall’altro però ci sarebbe piaciuto vedere questa clemenza applicata a materie che non mettessero a repentaglio l’incolumità di chicche e di sia, come avrebbe detto Totò.

Che poi la sentenza della Corte d’Appello sfida anche un po’ la logica. E qui torna a svolazzare il calabrone. Se partiamo dal presupposto che un uomo che per i prontuari di legge è ubriaco fradicio sia in grado di avere abbastanza raziocinio da evitare qualsiasi comportamento avventato al punto da premiarlo con la cancellazione del reato, viene a cadere la ratio stessa della norma, che nega per principio qualsiasi capacità di discernimento a chi abbia bevuto più di un bicchiere (nemmeno troppo pieno) di vino. Altrimenti come negare a chi venga sorpreso a guidare ebbro e a velocità più sostenuta ma comunque entro i limiti del codice il beneficio del dubbio che fosse comunque perfettamente in grado di non essere pericoloso per sé o per gli altri?

Ammettere un’eccezione tanto clamorosa a un principio che garantisce la nostra salvezza, vuol dire creare un precedente pericoloso, che potrebbe consentire a chi non ha il porto d’armi di girare con un revolver carico in tasca solo perché appare di buon umore.

Bere e non guidare, oppure non bere e guidare è uno dei pochi comportamenti civili a cui la paura di rimetter soldi e punti della patente ci ha costretto ad adeguarci. Basta un po’ di collaborazione per mandare tutto in malora? Beviamoci su. (*)

 

(*) Nota a cura di ASAPS: queste sentenze sempre più frequenti e sempre più preoccupanti. Ora anche la conferma della Cassazione. Intanto gli ubriachi recidivi causano poi incidenti gravissimi (vedi l’incidente del taxista di Milano). (ASAPS)

 

GAZZETTA DI MANTOVA

Mantova, alcol ai minorenni: stop di quindici giorni al bar Time Out

Per il titolare multa e denuncia penale: tra i clienti anche ragazzini di 14 e 15 anni. Altri cinque locali finiscono sotto la lente

MANTOVA. Una rete capillare, ad ampio raggio, fatta di messaggi inviati tramite whatsapp su gruppi di amici e compagni di classe: «Lì possiamo bere e non chiedono mai l’età».

Appuntamenti tra minorenni prevalentemente al sabato sera, quando il giorno dopo non si va a scuola e si può tranquillamente smaltire la sbornia a letto, dormendo tutta mattina. Salvo che qualcuno, come successo, nel frattempo non fosse finito al pronto soccorso. «Un fenomeno sociale dilagante – lo ha definito il questore di Mantova – sconvolgente».

Il locale dove si beveva fino a stare male, e senza bisogno di dimostrare di essere maggiorenni, è stato chiuso per 15 giorni sabato scorso dopo un’ispezione degli uomini della Polizia amministrativa e della Volante della questura.

Gli agenti sono andati a colpo sicuro, dopo aver raccolto le testimonianze di una quindicina di minorenni sentiti negli uffici della questura alcuni giorni prima dopo i malori da alcol dell’ultimo dell’anno. E tutti hanno indicato il bar Time Out di piazza San Francesco, gestito da un 44enne di origine cinese.

Al loro ingresso gli agenti della questura hanno subito notato alcuni tavoli in cui erano seduti maggiorenni e probabilmente minorenni intenti a bere. Ma la loro attenzione si è concentrata su una tavolata con otto ragazze, sette delle quali – si è scoperto poco dopo – minorenni. Davanti a loro una distesa di cocktail alcolici. Gli agenti le hanno identificate e subito hanno chiamato i loro genitori, che sono accorsi al bar.

Nei confronti del titolare è scattata la sanzione amministrativa di 330 euro, la chiusura di 15 giorni (il massimo concesso dalla legge nella prima contestazione) e la denuncia penale per somministrazione di alcolici a minori di 16 anni. E la cosa che ha sorpreso anche gli stessi poliziotti è che l’alcol ai giovanissimi era servito addirittura dal figlio del titolare, minorenne pure lui. Il provvedimento penale è stato inflitto perché il sabato precedente, stando alle testimonianze raccolte in questura, in uno dei tavoli si erano dati appuntamento per la festa di compleanno di un 15enne alcuni ragazzi tra i 14 e i 17 anni. E tutti brindavano con un cocktail da venti euro a caraffa a base di gin, tequila, rum e vodka.

«Delle vere e proprie bombe alcoliche» come le ha definite il questore Paolo Sartori. I ragazzi che con le loro testimonianze hanno dato il via all’indagine hanno raccontato di altri locali, bar e negozi, dove sistematicamente servono alcol ai minorenni e anche alcune tabaccherie dove si possono acquistare le sigarette.

Ed è grazie a queste informazioni che l’attenzione della polizia adesso è rivolta ad almeno altri cinque esercizi pubblici. In uno di questi – un negozio – il gestore ha sempre ammonito i ragazzini: «Io vi do da bere ma quando uscite io abbasso la saracinesca e se vi fermano voi dite che non mi conoscete». La prossima settimana è stato convocato un tavolo per la sicurezza e l’ordine pubblico in prefettura.

 

ARONA24.IT

Bar rifiuta alcol ad ubriaco: plauso del sindaco

ARONA  – 23-01-2019 – Un bar cittadino si è rifiutato di dare da bere ad un avventore già ubriaco, che voleva altri alcolici. Lo ha reso noto il sindaco Alberto Gusmeroli, sulla propria pagina Facebook, sottolineando che anche il titolare di un supermercato ha chiesto il documento ad un ragazzo, che sembrava minorenne, che voleva comprare superalcolici. (*) E’ questo il risultato dell’incontro avvenuto qualche settimana fa, fra l’assessore alla sicurezza Tullio Mastrangelo, la comandante Floriana Quattraro e l’assessore al commercio Monia Mazza, con i titolari di bar, locali e supermercati cittadini con l’obiettivo di sensibilizzarli sul rispetto del divieto di vendita di alcolici ai minorenni e ricordare di non darli a persone già in evidente stato di ebbrezza. “Abbiamo scritto a tutti i locali aronesi e ai Comuni del Circondario ricordando il divieto. Se tutti insieme “remiamo” nella stessa direzione, impegnandoci nelle proprie competenze, potremo veramente aiutare i ragazzi a divertirsi senza eccessi”, ha scritto il sindaco. (M.R)

 

(*) Nota: … quando il normale rispetto di un obbligo di legge appare quasi come un atto eroico.

 

CLICMEDICINA

Alcolici e vino rosso possono scatenare l’emicrania

Secondo uno studio olandese, gli alcolici, con particolare attenzione al vino rosso, possono scatenare l’emicrania. Per l’autrice, la prof.ssa Gisela Terwindt, della Leiden University, i soggetti con emicrania dovrebbero prestare attenzione nel bere vino rosso durante le feste allo scopo di evitare un attacco diretto di emicrania dopo cena.

Lo studio è stato condotto su più di 2mila soggetti; le bevande alcoliche sono state ritenute responsabili degli attacchi di emicrania da più di un terzo dei partecipanti. Dall’analisi i dei dati, si evince tuttavia che bere alcol non provoca attacchi ogni volta; un quarto dei pazienti afferma di aver smesso di bere alcolici o di non aver mai iniziato per timore dell’effetto scatenante. È dunque probabile che l’attacco di emicrania sia dovuto a una combinazione di elementi, compresi altri fattori come la deprivazione del sonno o il periodo mestruale. I soggetti che soffrono di emicrania dovrebbero comunque prestare attenzione nell’assumere alcolici, oltre all’eventualità di essere portatori di altri fattori di rischio, quali stress, disidratazione, carenza di sonno o pasti saltati. Lo studio è stato pubblicato su European Journal of Neurology online 2018.

 

WINENEWS

ALLO SCAFFALE

2018, giù le vendite di vino in gdo in Italia (-5,6% in volume), crescono poco i valori (+1,9%)

I dati di Iri, analizzati da WineNews. Più rosso che bianco, la bottiglia continua a dominare, ma l’unico formato a crescere è il bag-in-box

Stenta la ripresa dei consumi di vino in Italia, almeno a guardare i dati della grande distribuzione, dove si vende ben oltre la metà delle bottiglie consumate nel Belpaese. Italiani, dunque, disposti a spendere qualcosa in più, ma a patto di bere decisamente meno, e se la bottiglia è ancora il formato di gran lunga preferito, a crescere è soltanto il bag-in-box, che resta ancora di gran lunga, però, minoritario.

Se il 2017 ed i primi mesi del 2018, dunque, facevano sperare in un recupero consistente dei consumi, il saldo dellʼanno appena chiuso è una mezza delusione, con un di poco incoraggiante -5,6% in volume (*), per un totale di poco superiore ai 480 milioni di litri di vino confezionato. A dirlo i dati di Iri, analizzati da WineNews, relativi alle ultime 52 settimane in iper e super mercati e libero servizio piccolo, chiuse al 30 dicembre 2018. A fare da leggero contraltare, si è registrata una crescita dellʼ1,9% in valore, di poco superiore alla somma di 1,6 miliardi di euro, con un prezzo medio al litro, nel complesso, di 3,4 euro al litro, in crescita del 7,9%.

A livello di tipologie, seppur tutte in calo, cʼè ancora una netta prevalenza del vino rosso, a 244 milioni di litri (-5,9%) per un valore di 873,6 milioni di euro (+1,8%), con un prezzo medio di 3,6 euro al litro (+8,2%), davanti ai vini bianchi, a quota 207,5 milioni di litri (-5,1%) per 679 milioni di euro (+1,9%) ed un prezzo medio di 3,3 euro al litro (+7,4%). Ancora marginali, almeno in gdo, i vini rosati, che valgono appena 28,7 milioni di litri (-6,5%) per 80,6 milioni di euro, con un prezzo medio di 2,8 euro al litro (+9,7%).

Tra i formati, il domino è ancora quello della bottiglia fino a 0,75 litri, che vale più della metà dei volumi, a 252 milioni di litri (-3%) e tre quarti dei valori, con 1,2 miliardi di euro (+1,8%), oltre ad essere il formato che garantisce, di gran lunga, il prezzo medio al litro più elevato, a 4,9 euro al litro (+5%).

Resta importante la quota, in volume, del vino in brik, a 134,8 milioni di litri, nonostante un caldo dellʼ8,1% in volume, con un crescita in valore, però, del 4,8%, a 209,5 milioni di euro, nonostante un prezzo medio assai basso, di 1,6 euro al litro (+14%).

Perdono terreno anche la plastica (-11%, a 16,3 milioni di litri, per 22 milioni di euro, +3,2%, ed un prezzo medio di 1,4 euro al litro) e gli altri formati (19,1 milioni di litri, -13,1%, per 31,1 milioni di euro, -4%%, a 1,6 euro al litro in media), mentre lʼunico formato a crescere sia in volume che in valore è il bag in box, con un balzo dellʼ8,9% in quantità, a 14,3 milioni di litri, ed un valore che sfiora i 25 milioni di euro (+18,4%), a 1,7 euro al litro in media.

 

(*) Nota: come accade spesso, una brutta notizia per il portafoglio di qualcuno è una bella notizia per la salute e il benessere di tutti gli altri.

 

POPCORNTV

Anne Hathaway, la rivelazione sull’alcol: “Basta col bere per i prossimi 18 anni”

Ospite di Ellen DeGeneres, Anne Hathaway ha confessato il suo rapporto conflittuale con l’alcol e ha promesso di smettere… per suo figlio Jonathan

Quando hai una spiccata passione per il vino, riuscire a smettere è davvero difficile. Lo sa bene Anne Hathaway, una delle dive più amate di Hollywood. Ospite di Ellen DeGeneres, l’attrice ha rivelato una promessa che ha fatto a sé stessa e a suo marito, Adam Shulman: non toccare alcol per i prossimi 18 anni. Un impegno che ha preso nei confronti del figlio Jonathan, nato nel 2016. Anne Hathaway, alcol stop per 18 anni “Lo scorso ottobre ho deciso: basta alcol fin quando lui avrà bisogno di me”, ha rivelato Anne Hathaway nel salotto di The Ellen Show. “Sono una mamma, voglio rimanere sobria”, ha dichiarato. Tutto è iniziato quando una mattina, ha portato il piccolo Jonathan a scuola e stava ancora smaltendo i postumi di una sbronza. “Non guidavo io – ha spiegato – ma non è stata comunque una bella esperienza e ho capito che era abbastanza per me. Mio figlio è entrato in un’età in cui ha bisogno di me da mattina a sera, quindi basta alcol fin quando vivrà in casa mia”. “Questo è uno dei motivi per cui non voglio avere figli”, ha subito scherzato la DeGeneres. Un altro ricordo “alcolico” particolare è legato invece alle riprese di Serenity, il nuovo film dell’attrice (al cinema negli Stati Uniti dal 25 gennaio).

Nel thriller noir di Steven Knight, girato alle Mauritius la scorsa estate, la Hathaway è affiancata da Matthew McConaughey, collega che non ha mai nascosto la gioia nello stappare una buona bottiglia. “Lui e sua moglie sono fantastici”, ha raccontato Anne. “Quando avevamo giorni di riposo dalle riprese, andavamo a provare i rum locali. Io non riesco a bere quanto loro, ma ci siamo davvero divertiti. Tuttavia, il giorno dopo, ricordo che dovevo parlare col regista di alcuni dettagli riguardo al mio personaggio, ma mi impappinavo e avevo un occhio mezzo chiuso. Ho detto basta”. L’intervista completa ad Anne Hathaway, diventata subito cliccatissima, è disponibile su YouTube.

 

RADIONBC.IT

ALLARME SUICIDI IN ALTO ADIGE

Negli ultimi otto anni in Alto Adige sono stati registrati 442 suicidi. Si tratta di una vera propria emergenza sociale a cui è necessario dare una risposta. Lo ha affermato il consigliere provinciale del movimento cinque stelle Diego Nicolini, che ha presentato un’interrogazione sull’argomento. In un caso su 4 è stato evidenziato un stretto legame con la dipendenza da alcol [mda]

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