30 gennaio 2019 – La casta del vino colpisce ancora

COMUNICATO STAMPA EUROCARE

Bruxelles, Belgio, 29 gennaio 2019

Non va bene: il Parlamento europeo contribuisce a garantire un trattamento speciale per l’etichettatura dei vini

L’Alleanza sulla politica europea in materia di bevande alcoliche si rammarica che il comitato per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI) al Parlamento europeo abbia deciso di non garantire che l’etichettatura per il vino rispetti i requisiti di cui al regolamento (CE) n. (UE) 1169/2011, che garantisce invece una corretta informazione su tutti gli altri alimenti ai consumatori.

I produttori di bevande alcoliche, a differenza di altre industrie alimentari, possono così godere di un’esenzione dagli obblighi di fornire informazioni nutrizionali e di elencare gli ingredienti.

Nel 2017, la relazione della Commissione europea sull’etichettatura degli alcolici evidenziava la mancanza di “motivi oggettivi” per giustificare l’assenza di informazioni sugli ingredienti e informazioni nutrizionali sulle bevande alcoliche, o per giustificare la necessità di un trattamento differenziato per le bevande alcoliche.

L’elencazione degli ingredienti contenuti in una particolare bevanda può fornire una migliore comprensione di come la bevanda è stata prodotta, mentre le informazioni nutrizionali consentono ai consumatori di monitorare meglio la loro dieta.

Il parere del Parlamentare europeo Dorfmann (Italia) adottato oggi nella commissione ENVI, raccomanda modifiche alla proposta della Commissione nel settore della politica agricola (2018/0218 (COD)). Gli emendamenti accettati suggeriscono che le informazioni in etichetta del vino dovrebbero essere limitate al solo valore energetico.

Mariann Skar, Segretario generale dell’Alleanza sulla politica europea in materia di bevande alcoliche, ha dichiarato: “Mentre riconosciamo il passo avanti sulla questione dell’etichettatura, è spiacevole che invece di seguire Reg. (UE) 1169/2011 (come fa l’industria della birra) i produttori di vino abbiano scelto di fare pressione sui deputati e gli Stati membri per ritagliarsi un trattamento speciale per se stessi. Questo è ancora un altro esempio di una lunga storia di trattamenti speciali riservati ai produttori di vino. Con l’attuale revisione della politica agricola comune (PAC) che dovrebbe essere all’altezza delle evoluzioni del XXI secolo, è necessario chiedersi se i sentimenti del secolo precedente debbano ancora guidare la legislazione dell’UE.”

Le disposizioni votate oggi potrebbero creare regole diverse da settore a settore per l’etichettatura, rendendo la vita più difficile per i clienti. I consumatori hanno il diritto di sapere cosa c’è nelle loro bevande, e che le informazioni vengano presentate in modo facile e trasparente, cose a cui sono già abituati da Reg. (UE) 1169/2011.

 

WINENEWS

AGRICOLTURA ED EUROPA

Pac Post 2020, “il vino” scrive a Centinaio: “si faccia carico delle nostre proposte in Ue”

Lettera congiunta di Confagricoltura, Cia-Agricoltori, Alleanza delle Cooperative, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi

Il percorso verso la Pac Post 2020, fondamentale per lʼagricoltura dʼEuropa, e anche per la vitivinicoltura, entra nel vivo. E se sotto i riflettori ci sono i possibili tagli al budget Ue destinato al settore, ogni filiera guarda anche alle sue specificità. E così ha fatto anche quella del vino italiano, che con una lettera congiunta firmata da Confagricoltura, Cia-Agricoltori, Alleanza delle Cooperative, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi, ha scritto al Ministro delle Politiche Agricole e del Turismo Gian Marco Centinaio, di farsi carico delle proposte di miglioramento del sistema Pac e di rappresentare con forza queste esigenze al Commissario all’Agricoltura Phil Hogan e alla Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea. Anche perchè, come scrivono le organizzazioni, “le richieste italiane di modifica del Regolamento Ocom sono rimaste ad oggi inascoltate”.

In particolare, l’attenzione, secondo i firmatari, deve concentrarsi sulle modifiche relative alle disposizioni che regolano il sistema delle autorizzazioni agli impianti viticoli. In tal senso, è stato apprezzato qualche primo segnale di flessibilità nella bozza proposta dalla Direzione Generale Agricoltura, che però viene valutato come insufficiente a garantire prospettive di crescita delle dimensioni delle aziende italiane in un contesto che vede un vigneto Italia tendenzialmente in declino, non certamente favorito dall’attuale regime.

Le proposte che le organizzazioni hanno presentato al Ministero delle Politiche Agricole riguardano in sintesi, l’istituzione di una riserva nazionale delle autorizzazioni per evitare la perdita di potenziale viticolo, il recupero dei diritti di impianto in scadenza e delle autorizzazioni non utilizzate a favore delle imprese più dinamiche. In questo modo si aumenterebbe la superficie media aziendale, elemento imprescindibile per la competitività.

La Filiera Vitivinicola conclude la lettera evidenziando che la crescita delle imprese vitivinicole italiane è un elemento strategico per il nostro Paese ma anche per l’Unione Europea, la quale deve necessariamente assumersi un preciso impegno nell’accogliere i miglioramenti auspicati per una maggiore flessibilità e funzionalità delle regole comunitarie.

Focus – Il testo della lettera della filiera del vino al Ministro Centinaio

Caro Ministro, la riforma della Politica Agricola Comune post-2020 rappresenta un’opportunità per migliorare, modernizzare e rafforzare l’orientamento al mercato del settore del vino. Le proposte legislative della Commissione Europea, in particolare il Regolamento recante norme sul sostegno ai piani strategici e il Regolamento sull’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, sono state pubblicate il 1 giugno u.s. e discusse nell’ambito della Presidenza austriaca del Consiglio dell’Unione Europea, nel corso del secondo semestre 2018.

La filiera guarda con estrema attenzione la proposta di modifica del Regolamento n. 1308/2013, che include le disposizioni che regolano il mercato del vino, in particolare il sistema delle autorizzazioni agli impianti viticoli. Nella proposta della DG Agri, le organizzazioni hanno apprezzato qualche primo segnale di flessibilità tuttavia non lo ritengono sufficiente, in quanto l’attuale regime non consente la crescita delle dimensioni delle aziende italiane e non risponde alle esigenze del settore, tenuto conto che il vigneto nel suo complesso è tendenzialmente in declino.

La filiera ha presentato al Ministero delle Politiche Agricole alcune proposte di miglioramento del regime, in primis l’istituzione di una riserva nazionale delle autorizzazioni, con l’obiettivo di evitare la perdita del potenziale viticolo, di recuperare i diritti di impianto in scadenza e le autorizzazioni non utilizzate a favore delle imprese più dinamiche, allo scopo di veder aumentare la superficie media aziendale, quale elemento imprescindibile di competitività. Tali proposte sono state sostenute dal Ministero e discusse nelle opportune sedi istituzionali europee. Tuttavia, nonostante il proficuo lavoro di dialogo del Mipaaft con la DG Agri e gli altri Stati membri, le proposte di modifica del Regolamento Ocm, così come emendate dai lavori del Consiglio, non vedono accolte le richieste italiane. L’Italia è il primo produttore di vino a livello mondiale e uno dei maggiori esportatori.

Le vendite di vino italiano nel mondo contribuiscono in maniera determinante a mantenere in attivo la bilancia commerciale dell’Unione Europea, ad aumentare il valore delle produzioni agricole europee di qualità e a trainare l’export degli altri prodotti agroalimentari dell’Unione. La crescita delle imprese vitivinicole del nostro Paese è, pertanto, nell’interesse non soltanto italiano, ma anche europeo. (*)

L’Unione Europea ha convenienza ad assicurare un quadro giuridico adeguato, flessibile e in sintonia con le esigenze del mondo produttivo. In tal senso, caro Ministro, chiediamo con forza che le richieste di miglioramento del sistema delle autorizzazioni, così come proposte dal suo dicastero, siano da Lei rappresentate al più alto livello politico, al Commissario all’agricoltura Hogan e alla Presidenza del Consiglio UE, quali priorità del governo italiano nell’ambito della riforma della PAC.

Al di là degli sviluppi dell’incerto negoziato sul futuro della Politica Agricola Comune, le organizzazioni ritengono fondamentale, già in questa fase, un progresso su questo sensibile tema, in mancanza del quale il settore del vino non potrà sostenere l’esito della riforma. Lo status quo è del tutto inaccettabile e l’UE deve assumere un impegno preciso nell’accogliere i miglioramenti auspicati, nell’ottica di una maggiore flessibilità e funzionalità delle regole europee. Ringraziandola fin d’ora per il sostegno che vorrà dare alle nostre istanze, l’occasione è gradita per porgere i nostri più cordiali saluti.

 

(*) Nota: è sempre utile ricordare come, economicamente, il vino non sia un affare, ma un costo. I problemi correlati al suo consumo costano più denaro dell’intero giro d’affari legato a produzione e vendita.

 

ASAPS.IT

ETILOMETRI “APPIEDATI”: LA STORIA INFINITA CONTRO LA SICUREZZA STRADALE

di Giordano Biserni

Ci risiamo. Lo diciamo ancora una volta e con sempre maggiore forza, ma se non cambia il passo, sarà difficile migliorare la sicurezza stradale in Italia. (*) Parliamo ancora una volta degli etilometri. Di quegli strumenti che disinnescano pericolose “bombe a orologeria”, cioè soggetti con tassi alcolemici talmente elevati da percorrere strade contromano o da schiantarsi alla prima curva contro altri veicoli. Dopo aver letto la risposta del Ministro dei Trasporti Toninelli, crediamo che troppo tempo sia trascorso dall’allarme che ASAPS aveva lanciato molti mesi fa. E infatti una interrogazione presentata alla Camera da un onorevole (a cui non è stata data risposta direttamente) fa riferimento ad ASAPS e al tapiro che era stato consegnato all’allora Ministro dei Trasporti.

Nella risposta del Ministro Toninelli però ad una interrogazione parlamentare di due senatori, divulgata lo scorso 16 gennaio, emerge come “il laboratorio di prova di etilometria del Centro superiore ricerche prove autoveicoli e dispositivi (CSRPAD) del MIT dal novembre 2016 sia fermo per inefficienza del quattro banchi di prova in dotazione, risalenti all’anno 2008. L’inefficienza è dovuta a difficoltà di tipo tecnico e amministrativo nel rapporto contrattuale con il produttore e fornitore dei banchi, i quali costituiscono, unitamente agli impianti del laboratorio, un sistema complesso di strumentazione integrata. Nelle more dell’espletamento di una procedura di acquisizione di nuovi banchi di prova per il laboratorio del CSRPAD, le prove richieste dai proprietari degli etilometri sono svolte a Milano con i banchi prova di cui è dotato il laboratorio di etilometria del Centro prove autoveicoli (CPA) del capoluogo lombardo, i soli ad oggi funzionanti ed efficienti, del tutto identici ai banchi del laboratorio di Roma. Ed infatti, le prove effettuate presso CPA di Milano sono equivalenti per modalità e processi alle prove fatte presso il CSRPAD di Roma, avvalendosi del medesimo personale tecnico, che opera promiscuamente nei due laboratori di Roma e Milano.”

Insomma in ben 26 mesi nulla è cambiato, nonostante gli allarmi, i tapiri all’allora Ministro, ad articoli di stampa e servizi televisivi. Tutti (ma proprio tutti, avendo la scadenza annuale) gli etilometri delle forze di polizia statali e locali, sono passati da Milano, con interi TIR che fanno la spola tra Nord e Sud della Penisola per il trasporto degli strumenti. Non possiamo credere che questo Paese non abbia la forza di superare una simile situazione, non lo meritano i cittadini, non lo merita chi si impegna ogni giorno sulle strade per prevenire e per reprimere un comportamento particolarmente grave, uno dei pochi reati stradali rimasti nel Codice della Strada, come la guida in stato d’ebbrezza. Reato – va sempre ricordato anche al Ministro – che da quasi tre anni è aggravante specifica dell’omicidio stradale e delle lesioni personali stradali. Apprendiamo anche che “il CSRPAD prevede di riattivare e rendere completamente efficiente il nuovo laboratorio di etilometria di Roma entro i primi tre mesi del 2019.” Sarebbe questa una gran bella notizia, se sarà realmente rispettata la data, visto che siamo già a fine gennaio. ASAPS vigilerà su questo fronte come sull’annunciata assunzione di 5 addetti (tramite convenzione con una società del Ministero dell’Economia e Finanze) che dovranno ridurre e azzerare l’arretrato.

Prendiamo atto però che in 26 mesi nulla è cambiato. Vigileremo proprio perchè nella interrogazione parlamentare dei due senatori, ASAPS è espressamente citata, relativamente a casi che abbiamo seguito sulla revisione periodica degli etilometri e sui rischi che gli operatori delle forze dell’ordine possono correre. In un momento in cui si è scatenata una “guerra” contro gli etilometri con sentenze discutibili come le archiviazioni per fatto di lieve  entità nei confronti di conducenti sorpresi alla guida con valori alcolemici anche di 1,2 g/l, con una politica sempre meno attenta alla sicurezza stradale, con meno divise sulle strade, crediamo che vigilare sugli annunci sia una attività doverosa, soprattutto verso alcune delle vittime, che in questi 26 mesi di etilometri “appiedati”, forse si potevano salvare.

In allegato le due interrogazioni parlamentare e la risposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

 

(*) Nota: si tratta di una battaglia di civiltà, pieno sostegno all’ASAPS e al suo Presidente Giordano Biserni.

Non sono chiacchiere: gli etilometri non utilizzati sono vite che si possono salvare e non vengono salvate.

 

CASTEDDUONLINE

Cagliari, risse e paura alla Marina: “Alcol venduto a tutte le ore anche ai ragazzini, è far west”

L’ultimo episodio sabato notte, tra botte e lanci di pietre.

Nel mirino finisce, ancora una volta, la vendita degli alcolici fuori dagli orari stabiliti.

Commercianti e residenti d’accordo: “Troppi localini aperti anche nel cuore della notte, soprattutto nel weekend c’è da avere paura”

di Paolo Rapeanu

Passa tutto – o quasi – per l’alcol. Nel rione Marina, cuore della “movida” cagliaritana, a puntare il dito contro birre e alcolici venduti quasi 24 ore su 24 sono, all’unisono, commercianti e residenti. Dopo l’ultimo episodio – avvenuto nella notte tra sabato e domenica attorno a piazza Sant’Eulalia – con una maxi rissa tra alcuni giovani con tanto di pietre lanciate e lo scooter di un ristorantino indiano mezzo distrutto, si riaccendono i riflettori sul quartiere portuale e sul tema della sicurezza. Tra chi lavora e chi vive nelle viuzze incastonate tra via Roma e via Manno l’sos principale è uno: “Servono più controlli”.

“Ho avuto paura, anche il giorno dopo ero molto scossa per quanto avvenuto”, dice Jasvir Bhela, titolare del ristorantino indiano all’angolo con via Sicilia, “il parabrezza dello scooter è stato danneggiato dai ragazzi che stavano litigando. Sono qui da cinque anni, soprattutto il sabato sera servono più controlli, ho avuto molta paura”. Maria Laura Lippi gestisce, da mezzo secolo, un negozio di abbigliamento in via Dettori: “Troppi ragazzini sanno che qui possono avere alcol a qualunque ora, servono più controlli. Bevono, bevono e bevono, è una piaga, si sballano così. Ai nostri tempi ci divertivamo in altri modi. Ci sentiamo protetti, le Forze dell’ordine passano continuamente ma a una certa ora ci vuole più controllo del territorio”. Massimo Soro, da trentuno anni, è l’orafo di via Barcellona: “Qualche market che resta aperto sino a tardi vende alcol e i ragazzini ne approfittano. Ben venga la movida, tipica delle città che crescono. Ultimamente hanno aperto moltissime attività di un certo tipo, con una diminuzione di quelle che aprono durante il giorno. La notte serve almeno una pattuglia che giri fissa nel quartiere”. Franca Pino: “Vivo alla Marina da quando sono nata, sul versante della sicurezza si sta peggiorando, dovrebbero passare di più la notte. Ragazzini, ma c’è gente di tutti i generi. I ragazzini che si ubriacano sino a stare male non li capisco proprio”.

 

SFERAMAGAZINE

La nuova vita senza alcol.

Il Club consegna gli attestati di sobrietà

27esimo compleanno del Club Vita Nuova, associazione che sostiene e accompagna gli ex alcolisti nel loro percorso di disintossicazione. Come da tradizione, la consegna degli attestati di sobrietà in un clima di festa e serenità.

Come annunciato, la sala conferenze dell’Asl di via Giustiniano ha ospitato l’assemblea annuale del Club Vita Nuova, giunto al suo 27esimo anno di attività sul territorio di Aprilia. Ancora una volta, puntualmente, il presidente e promotore infaticabile dell’associazione Diamante Foresta, ha consegnato gli attestati di sobrietà a tutti i soci, ognuno dei quali ha aggiunto altri 365 giorni senza alcol al proprio palmares.

All’appuntamento di giovedì scorso hanno preso parte i rappresentanti dell’amministrazione comunale, il direttore del Poliambulatorio Asl di Aprilia, dottor Belardino Rossi, il direttore del reparto di Neurologia del “Santa Maria Goretti” di Latina, dottor Peppino Nicolucci.

 

IL GAZZETTINO

Ubriaco guidava l’auto bevendo birra: nei guai 32enne svedese

di E.B.

TRIESTE – Guidava l’auto ubriaco bevendo birra. La Polizia di Stato ha denunciato per guida in stato di ebbrezza un cittadino svedese, K.D.H., di 32anni. L’uomo è stato fermato dalla Volante della Questura nei pressi del molo Fratelli Bandiera mentre beveva alla guida della sua autovettura. Dopo aver accertato lo stato di alterazione alcolica, confermato anche dalle numerose lattine di birra vuote ritrovate nel mezzo, i poliziotti hanno denunciato lo svedese e gli hanno ritirato la patente di guida.

 

TG24.SKY

Ubriaco picchia migrante vicino chiesa a Torino, condanna per razzismo

L’uomo è stato condannato a cinque mesi di carcere. L’aggressore si era avvicinato al rifugiato con il pretesto di chiedergli del denaro. Al suo rifiuto lo aveva insultato e percosso 

È stato condannato a cinque mesi di carcere per un’aggressione aggravata dall’odio razziale un 55enne italiano, che ubriaco aveva importunato e percosso un rifugiato sudanese sul sagrato della parrocchia Ascensione del Signore a Torino. La sentenza è stata emessa dal tribunale del capoluogo piemontese. La chiesa si è costituita parte civile con l’avvocato Gian Luca Vitale, chiedendo e ottenendo il risarcimento simbolico di un euro.

L’aggressione

L’italiano si era avvicinato al sudanese – regolarmente in Italia con lo status di rifugiato e ospite della parrocchia – con il pretesto di chiedergli del denaro. Quando, il migrante rispose di non averne, il 55enne lo insultò e percosse. All’aggressione si era unito un altro italiano, mai rintracciato, che aveva aizzato il proprio cane contro il sudanese. Il migrante si era rifugiato nel centro culturale Cascina Roccafranca, inseguito dall’imputato. I carabinieri, non senza difficoltà, erano riusciti ad arrestare l’aggressore. L’imputato si era offerto di svolgere dei lavori in parrocchia a titolo di riparazione ma la trattativa non è andata a buon fine. Il migrante ha ottenuto il diritto a chiedere un indennizzo in sede civile.

 

NOVARAOGGI

42enne dormellettese ubriaco al volante si schianta

Un 42enne di Dormelletto è andato a sbattere contro il guard-rail.

E’ un 42enne di Dormelletto l’uomo che è stato protagonista di un incidente sulla A26. All’altezza del raccordo A8-A26 ha perso il controllo del suo Fiat Doblò finendo contro le barriere di protezione. E’ uscito comunque illeso. La pattuglia della Polstrada giunta sul posto l’ha colto però ubriaco al volante, aveva un valore di 1,33 grammi/litro. Per lui è scattata la denuncia oltre alla sospensione della patente.

 

TICINOLIBERO.CH

Il frontalierato dell’alcool “un fenomeno sociale”.

Da Como chiedono un incontro coi Municipi momò

Ieri in Consiglio Comunale è passata una mozione che chiede maggior presenza delle forze dell’ordine a causa dei giovanissimi che vanno a ubriacarsi a Ponte Chiasso. “Gli abitanti hanno diritto alla tranquillità”

di PB

PONTE CHIASSO – Tempo fa, si parla di un anno e mezzo fa, una donna ubriaca che diede in escandescenze al bar Agorà di Ponte Chiasso portò alla luce quello che alcuni gerenti hanno definito un problema: ovvero, i giovani ticinesi che oltrepassano il Confine per bere.

“200-300 persone arrivano dalla Svizzera. Il problema è che spesso sono già ubriachi quando passano la dogana, oppure comprano le birre e i superalcolici poco prima di entrare in Italia. Si riuniscono a bere nella piazzetta. Secondo me, ci sono due fattori. Passando la frontiera si sentono meno controllati, e non hanno paura della Polizia italiana, mentre di quella svizzera sì. E qui da noi la birra si può vendere già a 16 anni, mentre da voi no”, disse in un’intervista esclusiva a TicinoLibero, ai tempi, il gerente del locale.

Seguirono incontri con le autorità chiassesi. Ma, stando al Corriere di Como di oggi, i problemi non sono cessati. Il frontalierato dell’alcool deve essere combattuto, secondo gli italiani.

In Consiglio Comunale a Como è passata una mozione per chiedere una maggiore presenza di forze dell’ordine, addirittura all’unanimità. “L’obiettivo è portare ordine e tranquillità a Ponte Chiasso. Se l’Italia è terra di confine questa zona è quella certamente più esposta. Gli abitanti hanno diritto a vivere in tranquillità”, spiega colui che l’ha inoltrata, Alessandro Rapinese.

“Si tratta di un fenomeno sociale. I ragazzi ticinesi vengono a Ponte Chiasso non soltanto perché il bere costa meno ma perché riconoscono la zona come un luogo di degrado, per questo ho chiesto alla giunta di impegnare fondi per interventi diretti: strade, pulizia, area verde, illuminazione. E’ una porta di ingresso non soltanto alla città di Como, ma alla Regione, all’Italia e addirittura all’Unione Europea”, insiste dal canto suo il rappresentante di Fratelli d’Italia Sergio De Santis.

E viene chiesto un confronto con le autorità elvetiche, in particolare i Municipi di Chiasso e Mendrisio. Di nuovo!

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