8 febbraio 2019 – Consumo di alcol e politiche di prevenzione

DOCUMENTO DEL DOTT. EMANUELE SCAFATO

 

http://www.epicentro.iss.it/alcol/consumo-politiche-prevenzione-monitoraggio

Consumo di alcol e politiche di prevenzione: monitoraggio e valutazione per le strategie del futuro.

Nel 2016 a livello globale oltre 3 milioni di persone sono morte per cause correlate all’abuso di alcol e oltre 1 milione di questi decessi sono avvenuti all’interno della Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Per comprendere meglio la gravità del problema, l’Oms Europa ha pubblicato una serie di schede informative (factsheets) sul consumo di alcol, sui danni ad esso correlati e sulle risposte politiche a questo grave problema di salute pubblica da parte di 30 Paesi (Unione europea, Norvegia e Svizzera).

Oltre alle tendenze nel consumo di alcol, ogni scheda dispone di una sezione sul consumo di alcol e dei danni alcol-attribuibili, con particolare attenzione ai giovani, e una sezione sull’attuazione delle politiche sull’alcol tra cui quelle relative ai tre best buys, i “migliori acquisti”, quelli dimostrati come più efficaci nel contrastare il rischio alcolcorrelao: l’aumento dei prezzi, la limitazione della disponibilità fisica ed economica delle bevande alcoliche sul mercato e il divieto di pubblicità degli alcolici. La rapida panoramica di importanti sottoinsiemi di misure, azioni, regolamentazioni che contribuiscono a delineare le politiche sull’alcol fornisce il supporto tecnico scientifico dell’Oms ai Paesi chiamati a valutare i propri progressi rispetto agli obiettivi delle strategie nazionali e a quelli europei mirati alla riduzione del peso delle malattie non trasmissibili e dei loro fattori di rischio. Per la prima volta è messo a regime lo strumento di valutazione delle alcohol policy predisposto dallo steering group di esperti, tra i quali l’Osservatorio nazionale alcol (Ona) dell’Iss che, oltre che a monitorare l’European Alcohol Action Plan 20162012-2020, proporrà presto le schede relative a tutte le nazioni a livello mondiale impegnate nella Global Strategy on Alcohol dell’Oms oltre che del contributo fornito agli obiettivi specifici della lotta alle malattie croniche e degli stessi “Development sustainable goals” (obiettivi di sviluppo sostenibile) delle Nazioni Unite. La novità è anche nella resa della disponibilità di punteggi attribuiti per ciascuna nazione e ciascun indicatore predisposto per le singole 10 aree di azione per ridurre il consumo dannoso di alcol. Dai dati emerge che, nel 2016, circa il 42% di tutti i decessi per traffico e il 23% di tutti i morti per infortunio sono risultati causati all’alcol. Nello stesso periodo, 1 decesso su 5 tra quelli relativi a persone di 15-19 anni, minori e adolescenti, è risultato legato al consumo di bevande alcoliche. Le schede informative predisposte servono per supportare i decisori nella definizione delle priorità nazionali da rafforzare nel contrasto al sempre crescente rischio alcolcorrelato nella popolazione; ciascuna delle factsheet presenta una sezione sul consumo di alcol e sui danni alcol correlati, con particolare attenzione ai giovani e una sezione sull’attuazione delle usuali politiche chiave di controllo dell’alcol, compresi i tre cosiddetti “best buy” dell’Oms.

L’Oms ha inoltre reso disponibili nuovi strumenti ulteriore supporto di politiche più efficienti per favorire una migliore azione sinergica sui determinanti commerciali e per il lancio di comunità di pratica (Community of Practice) per la consultazione e le discussioni tra esperti mirando allo sviluppo della conoscenza, della identificazione delle best practice e di casi di studio sull’area tematica mirata alla prevenzione specifica delle problematiche alcolcorrelate (anche attraverso un network dedicato di WHO Collaborating Centres – tra i quali quello in Iss per la ricerca sull’alcol e la promozione della salute) e al contrasto alle malattie croniche (non communicable diseases, Ncd) da condividere attraverso la partecipazione attiva al Portale della Conoscenza (Knowledge Action Portal, KAP).

In Europa, come nel mondo e a livello nazionale, le strategie e i Piani di azione e prevenzione confermano l’esigenza di un intervento urgente e sostanziale rivolto a garantire maggiori investimenti da destinare alla promozione della salute, alla sensibilizzazione, all’identificazione precoce del rischio alcolcorrelato come dei principali fattori di rischio, agli screening di popolazione, agli interventi e al trattamento non esclusivamente farmacologico delle patologie conseguenti, nella consapevolezza dell’esigenza di un approccio integrato che abbia la capacità di agire su ciò che è modificabile (fattori ambientali e comportamentali) e su ciò che può trovare correzione (fattori fisiologici) anche rispetto ai fattori genetici di più complessa regolazione e/o adeguato controllo.

Il “Piano di azione globale per la prevenzione e il controllo delle Ncd 2013-2020” comprende nove obiettivi globali che hanno il maggiore impatto sulla mortalità globale da malattie croniche; obiettivi da raggiungere entro il 2025 e da monitorare periodicamente attraverso una review degli indicatori che verificano nel tempo i progressi registrati attraverso una road map e un menù di opzioni che partono dalle policy ma sviluppano, necessariamente, un’azione coordinata e coerente a tutti i livelli, dal locale al globale.

In Italia, come in tutte le nazioni a livello mondiale, restano fermi e imprescindibili gli impegni richiesti per il raggiungimento dei nove obiettivi delineati dall’Oms, primo tra tutti la riduzione complessiva del 25% della mortalità prematura complessiva da Ncd (prevalentemente dei quattro principali gruppi di patologie: cardiovascolari, oncologiche, respiratorie croniche, diabete) agendo sui quattro fattori di rischio comportamentali maggiormente responsabili di morbilità, disabilità e mortalità ma che per l’alcol mira alla riduzione del 10% dell’uso a maggior rischio, quello dannoso e che conduce all’alcoldipendenza. In Italia la stima di circa 700 mila consumatori dannosi e di soli 72 mila alcoldipendenti in carico ai servizi sottolinea l’enorme gap da colmare di persone malate, in necessità di trattamento e attualmente, per oltre il 90% , mai intercettate dal Servizio sanitario nazionale (Ssn).

Realtà condivisa da altre nazioni e ragione per la quale, non a caso, l’Oms ha introdotto obiettivi di rilievo mirati al raggiungimento del 50% dell’intervento di counseling motivazionale, oltre che al raggiungimento dell’80% di copertura, disponibilità e accesso a farmaci e tecnologie essenziali per la gestione delle malattie croniche incluse le condizioni causate dall’alcol.

Il riscontro italiano di scarsa risposta di salute pubblica agli episodi d’intossicazione che trovano la loro origine in disapplicazione delle norme e nella normalizzazione sociale del bere ma anche di una sempre più pervasiva appropriazione di prerogative di pretesa prevenzione da parte di settori del mondo della produzione che negli istituti scolastici propongono iniziative rivolte ai minori sul “bere consapevole” lì dove le linee guida del ministero della Salute indicano e consigliano consumo zero sotto i 18 anni d’età. Anche i progressi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile sono condizionati dall’efficace attività di rinnovati Piani di prevenzione considerando che, in Italia, la riduzione entro il 2030 di un terzo delle morti premature sulla base degli attuali trend è ben lungi dal potersi considerare raggiungibile.

Il medio-lungo periodo non potrà non richiedere un ulteriore e più convinto impegno nel soddisfare l’esigenza crescente di azioni incisive per la lotta alle disuguaglianze. Le povertà, vecchie e nuove, sono strettamente legate a una maggiore frequenza d’insorgenza di condizioni patologiche evitabili che determinano un più elevato carico di malattia e di mortalità prematura dei meno abbienti poiché più a rischio di essere esposti a comportamenti e prodotti nocivi come alcol, tabacco, pratiche dietetiche malsane e a limitato accesso ai servizi sanitari o a cure che prevedano un impegno economico.

Allo stato attuale, il rischio di morte prematura in Italia a causa dell’alcol con frazioni di rischio attribuibile in incremento per cirrosi epatica (salita al 71% di tutte le cirrosi), incidenti stradali e patologie cardiovascolari, è da abbassare, secondo il monitoraggio periodico attuato dall’Oms, attraverso un maggior impegno nell’affrontare i gap rilevati nel policy making e nell’implementazione per aree di azioni che ad oggi non risultano adeguatamente considerate come una più decisa azione di contrasto all’uso rischioso o dannoso di alcol favorendo politiche dedicate alla promozione di contesti alcohol free, all’incremento di misure, regolamentazioni e interventi rivolti a limitare la disponibilità delle bevande alcoliche, ad attuare politiche di divieto di pubblicità degli alcolici più rigorose (in particolare per i minori) e una politica di prezzi che possa contribuire a non rendere conveniente l’acquisto di alcol (happy hours, promozioni di bevande alcoliche). Fenomeni legati ad una “cultura” del bere che ha portato all’incremento del consumo medio pro capite tra i consumatori a livelli di 16,5 litri di alcol puro all’anno rispetto ai 7 litri (sostanzialmente stabili da anni anziché decrescenti come atteso) del consumo medio pro capite nella popolazione. Un approccio di sistema più attento e attivo è sollecitato dall’analisi dei dati per l’Italia al fine di rifinire e ridefinire per il prossimo futuro gli obiettivi di salute dei piani di prevenzione (nazionale e regionali), l’attuazione di survey di popolazione sui principali fattori di rischio, la realizzazione di Linee Guida per la migliore gestione anche farmacologica degli episodi d’intossicazione e dell’alcoldipendenza (come ribadito da un position paper pubblicato dalla Società italiana di alcologia, Sia, ad agosto 2018), del cancro, delle malattie cardiovascolari, del diabete e tutte le iniziative, comprese la formazione dei professionisti, per l’identificazione precoce dei principali fattori di rischio e di malattia e il necessario intervento.

L’analisi dell’impatto epidemiologico di fattori di rischio, stili di vita e attività di prevenzione tra i quali l’alcol e il fumo rappresenta un monitoraggio indispensabile della situazione reale, formalizzato dal Dpcm del 3 marzo 2017 sui Registri e sorveglianze e introducendo, ad esempio, il Sisma, sistema di monitoraggio sull’alcol gestito dall’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità (Iss) unico a rilevanza formale nazionale.

Salvare vite umane, migliorare la salute e il benessere delle generazioni presenti e future e garantire che l’onere umano, sociale e finanziario causato dalle bevande alcoliche non comprometta i guadagni di sviluppo degli anni passati è un percorso difficile ma non impossibile. Sviluppare strumenti tecnici, strumenti di supporto decisionale e informativo per l’attuazione di interventi basati su una valutazione di costo-efficacia, valutare l’impatto potenziale delle scelte politiche sull’equità e sui determinanti sociali della salute monitorando l’efficacia dell’azione multisettoriale per la prevenzione e il controllo dell’uso rischioso dannoso e rischioso di alcolici richiede anche iniziative di risposta pubblica per la gestione dei conflitti di interesse e per la comunicazione, anche attraverso i social media, su misura, valida e corretta e di contrasto a un uso estremamente e nocivamente diffuso delle fake news che minano i livelli di adeguata conoscenza e consapevolezza necessari per garantire percorsi di salute sostenibili, inclusivi, premianti.

 

Risorse utili

Autore: Emanuele Scafato, Direttore Osservatorio nazionale alcol (Ona), Iss, Centro Oms per la promozione della salute e la ricerca sull’alcol.

 

IL VINO, LA BIRRA E LE ALTRE BEVANDE ALCOLICHE SONO SOSTANZE CANCEROGENE!

 

https://www.agi.it/salute/tumore_seno_uomo-4968911/news/2019-02-08/

Il tumore al seno non riguarda solo le donne. Come riconoscerlo e curarlo

Si tratta di un’evenienza più rara che nelle donne ma anche nei maschi sono presenti piccole quantità di tessuto mammario

di sonia montrella

08 febbraio 2019,08:15

tumori

Il tumore al seno non è una patologia che affligge solo le donne. Sebbene molto più raramente, può colpire anche i maschi. In Italia si ammalano in media 500 uomini ogni anno, e la velocità di diagnosi è fondamentale. Anche nei maschi, riporta il sito dell’Airc, sono presenti piccole quantità di tessuto mammario che, come succede nella donna, possono mutare e dare il via alla formazione del cancro e alla sua successiva diffusione negli organi a distanza.

Quanto è diffuso

Il tumore del seno è una delle neoplasie più diffuse tra le donne (colpisce una donna su 8), ma nell’uomo è molto raro. Il carcinoma della mammella maschile rappresenta lo 0.5-1 per cento di tutti i tumori della mammella. Si stima che in Italia interessi un uomo ogni 620 circa. L’incidenza sta tuttavia lievemente aumentando come per la donna e si estende alla fascia di età sotto i 45 anni, anche se l’età più a rischio resta quella tra i 60 e i 70 anni. Per l’Italia, nel 2017, il Registro nazionale tumori ha stimato circa 500 nuovi casi di tumore maschile della mammella (contro gli oltre 50.000 delle donne).

Chi è a rischio

Con l’avanzare dell’età aumenta anche nell’uomo il rischio di tumore del seno, che in genere viene diagnosticato poco prima dei 70 anni, mentre quando la malattia colpisce un uomo giovane si può pensare a fattori di rischio di tipo ereditario. La presenza di casi di tumore della mammella in familiari molto stretti può essere un campanello d’allarme: un uomo su cinque ha parenti stretti – maschi o femmine – colpiti dalla stessa malattia. A livello genetico, sono molto importanti le mutazioni presenti nel gene BRCA2, responsabili del 4-14 per cento circa dei tumori mammari maschili, mentre quelle nel gene BRCA1 sembrano meno legate all’aumento del rischio. Infine, anche alcune sindromi genetiche presenti alla nascita, come la sindrome di Klinefelter o l’esposizione del torace a radiazioni, per esempio come radioterapia, possono influenzare in modo negativo il rischio.

Come nella donna, poi, anche nell’uomo gli ormoni giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella crescita del tumore mammario. Può far aumentare il rischio di malattia tutto ciò che sposta l’equilibrio ormonale: disturbi a carico dei testicoli (rimozione, discesa incompleta o assente eccetera), terapia ormonale per curare un tumore della prostata, obesità (che induce la produzione di livelli più elevati di estrogeni), ma anche abuso di alcol e malattie del fegato.

Quali sono i sintomi

In genere il cancro della mammella nelle fasi iniziali non provoca dolore o altri sintomi particolari. Per questo motivo gli unici campanelli d’allarme sono rappresentati dalla formazione di noduli che possono essere riconoscibili al tatto o addirittura visibili e da cambiamenti della pelle che si arrossa o che cambia aspetto o del capezzolo che si ritrae o fa fuoriuscire del liquido.

Il trattamento

Data la rarità è frequente un certo ritardo diagnostico (molti uomini ignorano di potersi ammalare) e anche una attenzione limitata da parte del’oncologia. La maggior parte delle informazioni relative al trattamento del tumore del seno derivano dall’esperienza di medici e ricercatori nel trattamento della malattia nelle donne: è difficile, infatti, riuscire a organizzare uno studio clinico che coinvolga solo pazienti maschi. Il trattamento è farmacologico e prevede quasi sempre la chirurgia radicale.

“Quando un uomo si ammala di tumore al seno quasi sempre si opta per una chirurgia radicale – spiega Paolo Veronesi,presidente della Fondazione Umberto Veronesi e direttore del programma senologia dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. Per questi pazienti, non esistono indicazioni a una chirurgia conservativa. La mammella maschile è molto piccola e il tumore interessa quasi sempre la parte centrale, per cui si asporta completamente la ghiandola. Nella mia esperienza i pazienti, per la maggior parte non giovanissimi, quasi mai si sono lamentati per la menomazione, che di solito è poco evidente anche in ragione della ricrescita dei peli”.

 

IL LAVORO DELLE FORZE DELL’ORDINE

 

http://www.castedduonline.it/cagliari-pugno-di-ferro-contro-gli-ubriachi-alla-guida-ritirate-due-patenti/

Cagliari, pugno di ferro contro gli ubriachi alla guida: ritirate due patenti

Nel corso della notte i carabinieri della sezione radiomobile della compagnia di Cagliari hanno intensificato i controlli volti al contrasto della guida in stato di ebrezza, denunciando due persone

Di Fiorella Garofalo 8 febbraio 2019

A Cagliari e a Capoterra, infatti, due uomini di 46 e 32 anni assolutamente incuranti del divieto di mettersi alla guida dopo aver assunto in maniera smodata bevande alcoliche, sono stati fermati in via Marche e in via Cagliari e sottoposti a controllo etilometrico. Ad entrambi è stata ritirata la patente di guida. Sottoposta a sequestro anche l’auto.

Nel caso specifico di Capoterra, l’uomo alla guida era uscito dalla sede stradale a causa dei fumi dell’alcol andando a danneggiare la segnaletica verticale nonché l’impianto comunale di illuminazione per poi impattare contro un albero.

 

https://www.ilgazzettino.it/nordest/trieste/trieste_alcol_minori-4286374.html

Servivano alcolici ai minorenni: 300 euro di multa in due locali

di E.B.

Venerdì 8 Febbraio 2019, 11:09

TRIESTE – Il consumo e l’abuso di alcol fra i giovani e gli adolescenti è un fenomeno preoccupante: i giovani, infatti, fin dalle prime ore del pomeriggio si incontrano con gli amici per mangiare e bere qualcosa, a caccia di cocktail e “shottini” a forte gradazione alcolica e a basso costo. La Polizia Locale da sempre sensibile a queste tematiche ed ai controlli antidegrado, grazie alla segnalazione dei cittadini, ha individuato nei giorni scorsi due locali in zona Rive-Lazzaretto Vecchio che servivano per pochi euro alcolici a minorenni. Gli operatori della Polizia locale in abiti borghesi hanno così potuto osservare che alcuni giovani (con un’età compresa tra i 16 e i 18 anni) bevevano birra e “grappini”.  La consumazione veniva pagata e gli operatori intervenivano identificando i clienti e il personale dell’esercizio.
Una volta verificata l’età anagrafica dei clienti si è provveduto nei confronti dei titolari degli esercizi: uno dei due locali è stato già sanzionato lo scorso anno pertanto a breve dovrebbe scattare la sospensione dell’attività per tre mesi. 
È previsto anche l’obbligo di richiesta di un documento di identità da parte del venditore per verificare la maggiore età a meno che l’età del giovane non sia manifesta. La legge vieta la somministrazione (cioè la vendita per il consumo sul posto) di bevande alcoliche se eseguita nei confronti di minori di età compresa tra i 16 e i 18 anni1 la sanzione è amministrativa per un importo di 333,33 euro.

 

IL CONSUMO DI VINO, BIRRA ED ALTRI ALCOLICI POSSONO PROVOCARE VIOLENZA

 

https://www.varesenews.it/2019/02/calci-pugni-al-triage-del-pronto-soccorso-arrestato/792173/

Calci e pugni al triage del pronto soccorso, arrestato

di Redazione

redazione@varesenews.it

Pubblicato il 07 febbraio 2019

Dopo la devastazione a gennaio, nuovo episodio di violenza all’ospedale Sant’Antonio Abate. L’uomo è stato poi arrestato per resistenza a pubblico ufficiale

È finito in cella all’alba di giovedì 6 febbraio, dopo una notte di rabbia e violenza al pronto soccorso di Gallarate. In tarda mattinata il giudice ha confermato gli arresti per L.L.M., vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, protagonista di un nuovo episodio di violenza vissuto dagli operatori del pronto soccorso (e non solo) dell’ospedale Sant’Antonio Abate.

Anzi, più episodi, visto che l’uomo si è presentato per due giorni di fila in ospedale, alzando la voce e minacciando per ottenere una visita che, a suo dire, doveva farlo passare per primo, davanti a tanti in attesa.

L’uomo- cittadino italiano – ha problemi di alcol e tossicodipendenza, già mercoledì aveva colpito a calci e pugni le vetrate della guardia medica presso il presidio di Gallarate, poi nella notte tra mercoledì e giovedì ha reiterato minacce e violenza contro le cose, colpendo in particolare i vetri del triage, che erano già stati danneggiati durante la “rivolta” di gennaio, seguita al suicidio di un trentenne (episodio che ha molto allarmato gli operatori sanitari, che pure ne vedono tante).

Reso inoffensivo dall’intervento di un equipaggio della Polizia di Stato, l’uomo è stato poi tratto in arresto dai Carabinieri. Nella tarda mattinata di giovedì, poi, l’uomo è stato portato in tribunale per la direttissima: l’arresto è stato convalidato.

 

https://www.tempostretto.it/news/bimba-di-un-anno-picchiata-in-strada-a-s-teresa-fermata-la-mamma.html

Bimba di un anno picchiata in strada a S. Teresa, fermata la mamma

Redazione

venerdì 08 Febbraio 2019 – 16:16

A fermare la donna, in preda ai fumi dell’alcol sono state delle persone riunite in un Circolo ricreativo. La piccola è stata trasportata al Policlinico

S. TERESA DI RIVA – Una bimba di un anno è stata soccorsa e ricoverata al pronto soccorso pediatrico del Policlinico di Messina dopo essere stata ripetutamente colpita in strada dalla mamma (una donna rumena di 34 anni), all’altezza di via del Lavoro, al centro di S. Teresa di Riva.

A fermare la madre, in preda ai fumi dell’alcol, caduta per terra mentre teneva la figlia in braccio, sono state delle persone riunite in un Circolo ricreativo. Contemporaneamente sono stati chiamati i carabinieri, giunti sul luogo al comando del luogotenente Maurizio La Monica e i sanitari del 118. La donna ha inveito contro i carabinieri, che hanno subito provveduto a consegnare la piccola ai medici per il trasferimento in ospedale. Sono intervenuti anche gli agenti della Polizia locale ed una vigilessa che presta servizio a Furci Siculo. La donna è stata fermata e condotta in caserma.

 

INIZIATIVE DI INFORMAZIONE E PREVENZIONE

 

https://www.lanazione.it/prato/cronaca/alla-guida-ubriachi-sos-nelle-scuole-1.4431327

Alla guida ubriachi, sos nelle scuole

Pasquinelli: ‘Rischi anche alle medie’. Parte la ‘campagna’

Ultimo aggiornamento il 8 febbraio 2019 alle 07:03

Prato, 8 febbraio 2019 – Aumentano e sono sempre più giovani i ragazzi pratesi che si sballano con l’alcol. A volte si abituano a bere già alle scuole medie, poco più che quattordicenni, poi salgono sul motorino e mettono in pericolo le loro vite. «La soglia del rischio si sta abbassando a una fascia d’età sempre più giovane – commenta il comandante della Polizia municipale Andrea Pasquinelli – Fino allo scorso anno incontravamo gli studenti delle superiori, ma ci siamo accorti che a quell’età l’abitudine di bere è già troppo radicata e che quindi era necessario intervenire prima». Da qui la scelta di rivolgere la campagna di comunicazione e sensibilizzazione ai ragazzi delle scuole medie.

L’altra mattina il primo incontro, alla scuola Ser Lapo Mazzei: oltre 70 studenti di 13 e 14 anni a lezione con la Municipale, i rappresentanti di Asl, Aci e delle associazioni Golden Drakes, Figlio del Vento e Walker’s Day. «L’alcol è pericoloso, altera la realtà, allenta i riflessi. Chi beve e si mette alla guida rischia di commettere un patatrac», spiega il comandante agli alunni. «Di queste storie oggi ne vediamo fin troppe – prosegue – Ci sono giovani che si fanno gli shottini senza sapere che si tratta di cocktail micidiali. Non cadete mai nella trappola. E abbiate testa, sempre». La sala applaude. Gli studenti sembrano interessati, lo sono davvero.

«Abbiamo visto i ragazzi molto attenti – confermano il sindaco Biffoni e l’assessore Ciambellotti – È importante far passare il messaggio che bere è un pericolo per la vita. La stretta sui locali che vendono superalcolici ai minorenni (*) va proprio in questa direzione». Commoventi le parole di Carla Michelini che ha ricordato il figlio Marco, morto in un incidente stradale nel 2005. «Sono tanti anni ormai che vengo nelle scuole per parlare di guida sicura. L’emozione più grande è rincontrare questi ragazzi dopo qualche anno: mi riconoscono e si ricordano di Marco. Significa che la mia testimonianze li ha colpiti e responsabilizzati».

A fornire un po’ di dati è il comandante Pasquinelli: «I numeri sono in linea con la media regionale: circa il 6% degli incidenti è correlato all’alcol, a questo numero però bisogna sommare tutte le fughe di coloro che non si fermano per evitare l’alcol test. Di solito è l’ubriachezza a provocare gli incidenti più gravi, tra cui anche quelli mortali».

 

(*) NOTA: non solo i superalcolici ma qualsiasi bevanda alcolica, vino e birra compresi, sono vietati ai minorenni!

 

STRANE RICERCHE!

 

https://it.euronews.com/2019/02/08/bere-birra-prima-del-vino-non-rende-meno-pesanti-i-postumi-della-sbornia

Bere birra prima del vino non rende meno pesanti i postumi della sbornia

Di Alice Tidey

08/02/2019

Ricercatori nel Regno Unito e in Germania hanno unito le forze per cercare di trovare la risposta ad un secolare quesito: cosa fa più male, in vista di un eventuale dopo sbronza, bere birra prima del vino o vino prima della birra?

Esiste tutta una serie di credenze popolari, a cui si affidano i bevitori di tutto il mondo, per giustificare i propri gusti in fatto di alcol. Ma uno studio pubblicato venerdì scorso sull’American Journal of Clinical Nutrition ha concluso che il vecchio adagio inglese, Beer before wine and you’ll feel fine; wine before beer and you’ll feel queer, ovvero: “è meglio la birra prima del vino”, altro non è che leggenda.

A partecipare alla ricerca 90 volontari di età compresa tra i 19 e i 40 anni divisi in tre gruppi:

·       Un primo gruppo ha bevuto due pinte di birra seguite da quattro grandi bicchieri di vino;

·       Un secondo gruppo ha trangugiato entrambi, ma in ordine inverso;

·       Un terzo gruppo si è scolato solo vino o birra;

Ai partecipanti è stato offerto ulteriore alcol in un secondo momento. I primi due gruppi si sono scambiati “regime” mentre il terzo gruppo ha continuato a bere o solo vino o solo birra.

Prima dell’esperimento ai partecipanti è stato chiesto di astenersi dal bere alcolici nella settimana precedente. Tutti hanno seguito una dieta standard calcolata sul fabbisogno individuale in base a sesso ed età.

Ai partecipanti è stato chiesto di giudicare quanto fossero ubriachi dopo ogni sessione, prima di ricevere acqua ed andare a letto. Il giorno seguente si sono espressi sul livello di intensità dei postumi della sbornia e sono stati misurati i livelli di sete, stanchezza, mal di testa e nausea.

Purtroppo, per i bevitori tattici, “che hanno bevuto vino bianco e birra lager, non abbiamo trovato alcun riscontro nell’idea che bere birra prima del vino provochi una sbornia più moderata rispetto al contrario”, scrive Joran Kochling della Witten/Herdecke University in un comunicato.

Kai Hensel dell’Università di Cambridge ha aggiunto: “La verità è che esagerare il consumo di qualsiasi bevanda alcolica può provocare una sbornia”.

Grazie… e salute!

 

CONSEGUENZE DELLA GUIDA IN STATO DI EBBREZZA!

 

http://www.perugiatoday.it/cronaca/incidente-anziano-ubriaco-foligno-patente-ritirata.html

Foligno, 70enne ubriaco si schianta contro un muro: alcol 4 volte i limiti di legge, addio patente e auto sequestrata

Il conducente è stato accompagnato alla sua abitazione e denunciato per guida in stato di ebbrezza. Ritirata la patente e posta sotto sequestro l’auto

Redazione

08 febbraio 2019 16:16

Prima le bevute, poi l’incidente. Nei giorni scorsi un settantenne folignate ha perso il controllo dell’auto, nella zona di Sant’Eraclio, andando a sbattere contro il muro laterale della carreggiata.
Gli agenti della polizia municipale di Foligno, sul posto per i rilievi dell’incidente e i soccorsi, hanno sottoposto l’uomo all’alcoltest dal quale è emerso che era stato superato quattro volte il limite consentito.
Il conducente è stato accompagnato alla sua abitazione e denunciato per guida in stato di ebbrezza. Ritirata la patente e posta sotto sequestro l’auto.

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