16 febbraio 2019 – Birra: l’aumento dei consumi comporterà un aumento di problemi e sofferenze

REPUBBLICA Bologna

Birra record, ne beviamo 32 litri all’anno a testa

Fiera di Rimini, consumi al top. Vola anche l’export. Quadruplicati in dieci anni i birrifici artigianali

RIMINI – E’ record per gli acquisti di birra in Italia che nel 2018 hanno raggiunto per la prima volta il miliardo di euro, con un consumo pro capite medio di 32 litri, il più alto di sempre. (*) Emerge da una analisi della Coldiretti in occasione del ‘Beer Attraction’, la fiera di settore che si tiene a Rimini fino al 19 febbraio, che evidenzia anche come a fare segnare il record sono anche le esportazioni che sfiorano il valore di 200 milioni di euro con un aumento di ben l’11% nell’ultimo anno, in una situazione di commercio con l’estero stagnante per tutto il Made in Italy.

A spingere la crescita sono i birrifici artigianali che in Italia – sottolinea la Coldiretti – sono più che quadruplicati negli ultimi dieci anni, con un aumento del 330%, passando da poco più di 200 a oltre 860: produzione annuale stimata in 55 milioni di litri. Un fenomeno favorito dall’ultima manovra dove è stata approvata una norma che prevede per i birrai artigianali una riduzione delle accise del 40% per chi produce fino a 10 mila ettolitri all’anno.

La nascita di nuove attività propone una forte diversificazione dell’offerta per un consumo che – spiega Coldiretti – è diventato negli anni sempre più raffinato e consapevole: dalla birra aromatizzata alla canapa a quella pugliese al carciofo di colore giallo paglierino. Ma c’è anche quella alle visciole, al radicchio rosso tardivo Igp o al riso, fino alla prima agri-birra terremotata a 1.600 metri sulle montagne tra Amatrice e Leonessa che nasce utilizzando lo scarto del pane e che cambia e modifica sapore, colore e consistenza a seconda del tipo di pane che l’azienda riesce a raccogliere dai residui di vendita.

“La birra artigianale – spiega Coldiretti – rappresenta anche una forte spinta all’occupazione soprattutto tra gli under 35 che sono i più attivi nel settore con profonde innovazioni, che vanno dalla certificazione dell’origine a chilometro zero al legame diretto con le aziende agricole, ma anche alla produzione di specialità altamente distintive o forme distributive innovative come i “brewpub” o i mercati degli agricoltori di Campagna Amica.

 

(*) Nota: aumento di consumi significa inevitabilmente aumento di problemi e sofferenze.

 

IL GIORNALE

Ecco perché non esagerare con l’alcol

Eccedere con il consumo di alcolici può ripercuotersi sulla salute e sul benessere del corpo e del cervello, con danni rilevanti in età giovanile

Sofia Lombardi

Si abbassa sempre di più l’età dei giovani che sperimentano l’abuso di alcol, un’abitudine sdoganata e che vede moltissimi minorenni rischiare la dipendenza e le problematiche fisiche che ne derivano. (*)

A sottolineare l’impatto dell’alcol nella vita dei più giovani è uno studio condotto dall’ Osservatorio Nutrizionale Grana Padano su 6.250 ragazzi, in particolare molti giovanissimi al di sotto dei 21anni.

Durante questo periodo, prima della maturità fisica adulta, il cervello non è ancora completamente formato e l’alcol incide sulle aree legate al controllo degli impulsi. L’assunzione smodata e senza regole (**) può incentivarne la dipendenza fisica, ma anche la formazione di patologie tumorali alla bocca, faringe, laringe, esofago, fegato, pancreas, colon-retto e seno, con una percentuale pari al 10% per gli uomini e al 3% per le donne.

L’abuso di alcolici espone il fegato alla cirrosi epatica, ma anche il corpo stesso alle infezioni perché ne indebolisce il sistema immunitario riducendo la possibilità di assorbimento delle vitamine A,D ed E. L’intestino non riesce a lavorare in modo corretto e spinge il corpo verso l’alterazione del peso e la malnutrizione, non riuscendo ad assorbire i nutrienti fondamentali per la salute. Inoltre agisce negativamente anche sulla prestazione sessuale indebolendo l’erezione maschile, quindi modificando la lubrificazione vaginale, senza dimenticare la sua pericolosità se assunto in gravidanza. A subirne gli effetti è il feto stesso che potrebbe patire rallentamenti nello sviluppo fisico e degli organi, ma anche per quanto riguarda il sistema nervoso centrale.

L’assunzione eccessiva di alcolici può interferire con l’attenzione e con i tempi di reazione del singolo, favorendo stati di intorpidimento ma anche sonnolenza. Non va mai ingerito in concomitanza con l’assunzione di farmaci e medicinali, che vedrebbero diminuita l’efficacia; ma il pericolo maggiore è legato all’impatto che può avere nei confronti del cervello e delle capacità mnemoniche. L’abuso eccessivo (***) favorisce un decadimento cognitivo rapido e continuo, con uno stato infiammatorio persistente che indebolisce le capacità della mente. I quantitativi consigliati (****) sono pari a un bicchiere di vino per le donne (una birra piccola o un bicchierino di liquore) e due bicchieri per gli uomini al giorno.

 

(*) Nota: va sempre ricordato come l’espressione “abuso di alcol” sia inappropriata.

Se “abuso” significa “uso sbagliato”, appare ovvio come qualsiasi consumo da parte di un giovanissimo di vino, birra o altri alcolici sia “abuso”.

Anche se con un’evidenza meno clamorosa, lo stesso si può dire anche per chi giovanissimo non è più.

Occorre poi fare i conti con la prima legge – non scritta – dell’alcologia: “Il bere sbagliato è sempre quello altrui”.

Parlare di “abuso di alcol” fornisce al lettore l’impressione che non si stia parlando della birra e del vino che beve lui: questo azzera ogni possibile potenziale preventivo che potrebbe avere la lettura dell’articolo.

 

(**) Nota: un’assunzione elegante, a orari predeterminati, … è cancerogena lo stesso.

 

(***) Nota: addirittura “abuso eccessivo”!!!

 

(****) Nota: degno finale di un articolo che vorrebbe fare prevenzione. Non so se il problema sta in chi ha condotto e descritto lo studio, o piuttosto in chi l’ha riportato nell’articolo. I “quantitativi consigliati”, per chi si occupa seriamente di salute, sono il meno possibile, ideale è zero. Il bicchiere al giorno per la donna e i due bicchieri per l’uomo sono quantitativi tollerati (non certo consigliati), in assenza delle numerose controindicazioni che conosciamo (no concomitanza con farmaci, no minori, no anziani, no prima di guidare o svolgere attività che richiedono attenzione, no patologie varie – fegato, epilessia, obesità, – no gravidanza, no allattamento, no attuali o pregresse “dipendenze”, eccetera eccetera).

 

GAZZETTA DI MANTOVA

LO STUDIO

Adolescenti e droghe

Tre ragazzi su dieci ne hanno provato una

Sigarette, alcolici e giochi d’azzardo sono vietati ai minorenni, eppure ragazzi e ragazze mantovani hanno confidenza con questi pericoli. Basti pensare che il 16,75% dei minorenni fuma, e fra questi l’83% dei maschi e il 73% delle femmine lo fa da più di un anno. Il 60% dei maschi e il 51% delle ragazze si sono ubriacati negli ultimi sei mesi e qualcuno anche una volta al mese. Passando alle droghe, il 31% ne ha provata una. Ma a preoccupare sono quelli che lo hanno fatto più di venti volte: il 31% cannabis, lo 0,2% cocaina, lo 0,2% anfetamine e l’1% allucinogeni. Nessuno degli intervistati ha provato l’eroina. Il 4,2% (sedici ragazzi) sono dipendenti al principio della cannabis. C’è poi il gioco d’azzardo: il 25% ha provato, di cui il 91% online. Stiamo parlando di studenti di 16-19 anni, il triennio delle superiori, che hanno partecipato alla ricerca di Medicina delle dipendenze dell’ospedale Borgo Roma di Verona, quasi 700 giovani di Mantova e Verona. Un campione significativo. La ricerca è stata presentata nella Sala degli Stemmi al convegno “Le dipendenze spiegate alla popolazione” organizzato con il Comune e il Serd di Mantova che ha stretto rapporti con l’importante centro specializzato dell’ospedale veronese, dove sono in cura molti mantovani. Il convegno è stato aperto dall’assessore comunale ai servizi sociali Andrea Caprini e dal responsabile del Serd Marco Degli Esposti, soddisfatti per l’attenzione del pubblico, nel quale erano presenti soci di molte associazioni, fra cui Oltre la Siepe, ma anche insegnanti e tantissimi ragazzi, seduti anche a terra. Della ricerca ha parlato lo psicologo Lorenzo Zamboni, mantovano, che lavora alla Medicina delle dipendenze di Verona, come molti dei relatori – fra i quali Cristian Chiamulera, Rebecca Casari, Francesca Muraro, Gabriele Zanardi e Renzo Segala – che hanno affrontato i vari aspetti delle dipendenze: dalle conseguenze che hanno le sostanze (persino l’abuso di tablet e smartphone addormenta parti del cervello ) alle cure, ai motivi per cui si cade nella dipendenza. La miglior prevenzione è una vita ricca di amici, interessi, sport. Si sperimenta una canna, poi si lascia perdere. Oggi per le dipendenze ci sono molte cure, con farmaci, sostegno psicologico, gruppi di aiuto, e ricovero ospedaliero, quando necessario.

Maria Antonietta Filippini

 

CORRIERE ADRIATICO

Ascoli, ubriaco picchia la moglie davanti alla figlia: non può avvicinarsi a casa

ASCOLI – Non potrà avvicinarsi all’abitazione della moglie il quarantacinquenne ascolano che mercoledì sera era stato arrestato dai carabinieri di Ascoli con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni nei confronti della moglie. Ieri mattina, il gip di Ascoli ha convalidato l’arresto, rimettendo poi in libertà l’uomo a cui è stata inflitta come misura cautelare il divieto di avvicinarsi all’abitazione della consorte. Era stata la donna, mercoledì sera a richiedere aiuto ai carabinieri dopo che il marito, forse in preda ai fumi dell’alcol, la stava maltrattando in presenza della loro bambina. I militari dell’Arma, giunti nell’abitazione del centro storico, erano stati messi a conoscenza da che non ha voluto farsi visitare dai dottori pur presentando varie tumefazioni al volto né sporgere formale denuncia, che il marito non era nuovo a simili comportamenti. Bloccato dai militari l’uomo era stato arrestato.

 

REPUBBLICA

Il vino, la campagna e l’amore: la nuova vita (bucolica) di Renato Brunetta

Il politico veneziano racconta la nuova fase della sua esistenza, che potrebbe vederlo come “vigneron a tempo pieno” nella sua azienda agricola: “La Doc Roma? E’ il futuro del vino nel Lazio”

È una storia d’amore e di famiglia, un progetto nato da un sogno da realizzare insieme, con la voglia di assicurare un futuro ai propri figli, assistendo con impazienza al germogliare di un seme piantato pochi anni prima. Ed è anche la storia di una piccola magia che solo la natura può fare, quando decide di rivolgere il suo sguardo ammaliante su chi non ha avuto la fortuna di conoscerla, e amarla. “Ho messo su famiglia non più giovanissimo – racconta l’onorevole Renato Brunetta -. Dieci anni fa con mia moglie Titti e i suoi due figli, Serena e Dario, abbiamo scelto di abitare in un piccolo borgo di campagna dentro Roma, in località Divino Amore. Sono nato a Venezia, una città di pietra tranne per i fortunati abitanti dei palazzi che nascondono magnifici giardini. I figli del popolo come me, il verde non l’hanno mai visto. Della natura non conoscevo nulla, e quando ho iniziato a vivere nel borgo Capizucchi (da cui deriva il nome dell’azienda, ndr) ho assaporato l’Agro Romano con la sua bellezza, i suoi colori, la sua storia”.

Dopo qualche anno, il lieto annuncio dell’arrivo di una nipotina e l’idea di un regalo dolcissimo: acquistare un ettaro di terreno piantando una vigna per darle il suo nome, Vittoria. “Successivamente ci fu la possibilità di ottenere ulteriori 29 ettari, e nonostante sapessi che in questo modo la situazione sarebbe diventata impegnativa, tra mutui e tutte le difficoltà del caso, mi venne un colpo di razionale follia, e accettai”. Nel 2016 la prima annata di produzione del capostipite della linea Mater Divini Amoris, blend di Montepulciano e Cabernet sauvignon ricadente nella Doc Roma, etichetta firmata da Lorenzo Costantini, enologo con trascorsi nella vicina Tenuta di Fiorano, titolare dell’azienda Villa Simone. “Lorenzo mi è piaciuto subito – rivela Brunetta -, mi sono affidato a lui per la scelta dei vitigni più adatti, sia autoctoni che internazionali. Si è aperto un mondo affascinante e complicatissimo, rispetto al quale ti senti disarmato e totalmente ignorante e ti sembra che gli altri invece sappiano tutto. Per questo scegli una persona di fiducia, ti ci affidi e poco alla volta impari, capisci se hai commesso errori, è una continua scoperta”.

Venticinque ettari di vigna, un ettaro abbondante adibito ad uliveto “e la parte restante, come dicono qui, sono capezzagne: strade, passaggi e così via – precisa -. All’inizio non mi rendevo conto di cosa significassero 25 ettari di vigna piantata, e quando la consapevolezza è arrivata ho iniziato a non dormire la notte. Equivalgono a 250 mila bottiglie, quota che raggiungeremo nel 2020, quando anche l’ultimo ettaro destinato al Cabernet franc entrerà in produzione. Abbiamo iniziato con 6000 bottiglie, e dopo l’ultima vendemmia, che non è stata particolarmente generosa, la resa di 600 quintali si è tradotta in 50.000 esemplari”.

Renato Brunetta non nasconde uno sguardo velato dalla preoccupazione, citando questi numeri, sa bene che alla produzione dovrà seguire la vendita, ma è solo un attimo e con piglio deciso afferma: “Mi sono imposto un percorso serio e responsabile. Credo molto nella Doc Roma, che per quanto riguarda il Lazio secondo me è il vino del futuro; faccio parte del Consorzio di promozione e valorizzazione. Però voglio anche puntare sui monovarietali, sia autoctoni che internazionali. Abbiamo piantato 8 ettari di Passerina, il primo raccolto sarà quest’anno e dovremmo raggiungere 500 quintali, puntiamo a rivalutare quest’uva che vorremmo anche spumantizzare. In poche parole questa è la mia grande avventura”. Un’avventura che vede al comando i giovani Serena e Dario, dopo l’avvio della startup da parte dell’Onorevole veneziano che dichiara di guardarli da lontano “ma anche da vicino – aggiunge subito -. Adesso tocca a loro e da parte mia, oltre a passare le notti in bianco, li aiuto nella commercializzazione. Stiamo cercando di aprirci un mercato in Italia e all’estero, partendo proprio dalla Doc Roma. Quanto ai monovarietali, siamo molto oculati e attenti alla qualità; ho scelto di improntare l’attività fondandola sulla cultura del territorio”.

Un messaggio che pare recepito dai primi, incoraggianti giudizi incassati da due autorevoli guide di settore che oltre al rosso, che già sfoggia eleganza e persistenza, premiano anche la Malvasia puntinata, senza dubbio di ottima fattura. “Il prossimo anno spero nel parere di tutte le guide, tengo le dita incrociate – riprende Brunetta -. Per il momento ho incontrato persone straordinarie che mi hanno dato preziosi consigli, consentendomi di fare una full immersion nel mondo del vino. Spero che riusciremo a migliorare ancora e, soprattutto, spero di avviare una buona commercializzazione per ricominciare a dormire la notte: che Dio ce la mandi buona! Tornando indietro partirei in maniera più lenta, ma ho iniziato questa avventura non più giovanissimo, mentre l’agricoltura richiede tempi lunghi. Se avessi cominciato 20 anni fa sarei andato per gradi, ma ho voluto accelerare i tempi perché ho 68 anni. Stiamo predisponendo la cantina dopo una lunga elaborazione durata oltre un anno, raccogliendo tutta la documentazione per ottenere il finanziamento necessario a mantenere internamente l’intero processo produttivo. Seguirà la fase di apertura alle visite in vigna e in cantina per completare il progetto”.

Alle due linee – Doc e Igt – si è poi affiancato un incremento nella produzione olivicola, affittando terreni circostanti l’ettaro di proprietà su cui svettano 240 ulivi di circa 70 anni. “Non ho mai considerato la politica un mestiere – rivela Renato Brunetta – sono un economista e professore universitario, alla politica ci sono arrivato a 50 anni e tuttora è un impegno a tempo pieno. Nella terza fase della mia vita non escludo di diventare un vigneron in pianta stabile, ma questo sarà possibile solo grazie a mia moglie Titti e ai nostri ragazzi, Serena e Dario. Questo è un progetto di famiglia, un sogno che per essere realizzato ha bisogno della presenza di tutti noi. Quanto a me – conclude – alla sera, in qualsiasi stagione, passeggio con il cane in mezzo alle vigne: è una delle più belle esperienze della vita”.

 

REGGIONLINE

Reggio Emilia, lite degenera in aggressione: un uomo preso a colpi di accetta. E’ grave

L’episodio all’esterno di un bar su viale Piave venerdì sera intorno alle 21.45: la vittima è di origine albanese, gli aggressori sono cinesi. Alla base screzi ingigantiti dall’alcol, la polizia sta indagando per risalire all’autore

REGGIO EMILIA – Un uomo di origini albanesi si trova ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Santa Maria Nuova dopo essere stato aggredito, ieri sera intorno alle 21.45, da alcuni cittadini cinesi all’esterno del bar New Esperia di viale Piave. La vittima, che ha precedenti per lesioni, sarebbe stato colpito con un’accetta.

Alla base dell’aggressione, stando alle prime ricostruzioni operate dagli uomini della squadra mobile della vicina questura, diverbi tra le parti che si sono “infiammati” a causa dell’alcol dando vita a un’accesa discussione. Poi, dalle parole si è passati ai fatti.

Sul posto sono intervenuti i soccorsi, che hanno portato il ferito al pronto soccorso, dove è giunto con un codice “rosso”. La polizia sta indagando per risalire all’autore dell’aggressione.

 

IL MATTINO di Padova

Ubriaco in auto si schianta contro il “Mode sushi” a Ponte di Brenta

E’ accaduto stanotte intorno poco dopo le 4.30. Un giovane ha perso il controllo dell’auto ed è finito nella vetrina del ristorante. E’ illeso ma positivo all’alcol-test

PADOVA. Ha perso il controllo della sua auto in prossimità della rotonda di via San Marco a Ponte di Brenta. Si è schiantato contro le vetrine del “Mode Sushi”, un ristorante di cucina giapponese. E’ uscito illeso dall’incidente ma i danno provocati sono parecchi e rischia una denuncia.

E’ accaduto stanotte tra le 4.30 e le 5, protagonista un giovane che è poi risultato positivo all’alcol-test. Sul posto gli agenti della polizia locale che hanno effettuato i rilievi.

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