11 marzo 2019 – L’industria del vino stia lontana dalle scuole

FONDAZIONEVERONESI.IT – IL BLOG DI EMANUELE SCAFATO

Per non «bersele» tutte: a lezione di salute con buoni maestri

Miur e Ministero della Salute nelle scuole per la tutela della salute, ispirata al ruolo delle istituzioni

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/i-blog-della-fondazione/il-blog-di-emanuele-scafato/ok-alla-salute-a-scuola-con-interlocutori-fidati

L’introduzione nell’ordinamento didattico della promozione della salute è una delle più rilevanti scelte di cui le istituzioni di tutela della salute e dell’istruzione potessero avvalersi per contrastare la sottocultura dilagante di stili di vita ispirati a fattori di rischio che sono stati per troppo tempo sottovalutati dalle agenzie educative (prima tra tutte la famiglia) e dalle competenze delle autorità che hanno come mandato la tutela dei minori, la loro educazione e la loro istruzione. Ruolo, quest’ultimo, che ha spesso frainteso le competenze delle quali i minori hanno il diritto di avvalersi negli istituti scolastici e che devono assicurare che alle menti degli studenti abbiano accesso esclusivamente interlocutori legittimati nel ruolo da un riconoscimento delle competenze proprie della prevenzione e distante da qualunque interesse che non sia quello della tutela della salute. (*)

È nei fatti centrale che operatori sanitari, preferibilmente con competenze attive, e docenti referenti con adeguata e uniforme formazione preliminare basata su standard istituzionali, possano rappresentare gli adulti di riferimento degli studenti, adeguati a proporre informazioni valide e oggettive, basate sull’evidenza, prodotte dagli organismi formali scientifici e di ricerca per la prevenzione, deputati a garantire linee guida e raccomandazioni su come e perché, per esempio, evitare l’alcol prima del completo sviluppo razionale del cervello che tra i 12 e i 25 anni risulta esposto alla possibilità di mancata, completa maturazione causato dall’uso di qualunque bevanda alcolica in una fase evolutiva in cui è di fatto massima la vulnerabilità a sostanze attive sul rimodellamento cerebrale come cannabis, alcol e tutte le droghe. Problematiche complesse da trattare in un approccio integrato, che richiedono autorevolezza e legittimazione del ruolo dell’agente educativo che, per evidenti e intuitive ragioni di conflitti d’interesse, non è opportuno delegare o far coincidere con iniziative del settore dell’industria.

Sempre per rifarci all’esempio dell’alcol, negli anni alcune iniziative sono state rivolte a promuovere il bere consapevole in alcune scuole. Ma per i ragazzi il discorso – secondo le linea guida delle principali istituzioni sanitarie – si esaurisce in «alcol-zero». È auspicabile che l’approccio integrato proposto da Miur e Ministero della Salute – anche attraverso alleanze con il terzo, con il privato sociale, il mondo dell’advocacy – sia il giusto viatico a un competente avvio di didattica trasversale che coinvolga l’educazione al rispetto della legalità e che sottragga i nostri giovani all’ambiguità comunicativa, per renderli le migliori risorse per la loro salute e sicurezza.

L’occasione è opportuna anche per ripensare alcune iniziative che, finanche nelle sedi legislative, hanno proposto per le scuole primarie e secondarie l’introduzione dell’insegnamento della storia e della cultura del vino, richiedendo un costo annuale di 15 milioni di euro che, ove disponibili, sarebbe congruo e opportuno investire in educazione alla salute a garanzia della tutela del diritto dei minori.

 

(*) Nota: parole da incorniciare, la questione è della massima importanza.

Articolo da divulgare.

 

EFANEWS

L’alcol è la prima causa di morte per i giovani

L’allarme sul “binge drinking” lanciato dal congresso di cardionefrologia

Bevono per divertirsi, sballare e ubriacarsi. “Sono giovanissimi e giovani, sino a 24 anni, hanno comportamenti a rischio e non conoscono i rischi che corrono”: è l’allarme lanciato in vista del Congresso Cardionefrologia 2019 che si terrà a Roma dal 12 al 14 marzo prossimi.

Come spiega il Dottor Luca di Lullo, Responsabile Scientifico dell’evento e tra i promotori dell’iniziativa: “Tra i vari comportamenti, quello che preoccupa maggiormente la popolazione dei nefrologi sono i nuovi modelli del consumo di alcol diffusi tra i giovani, con in testa il cosidetto ‘binge drinking’: le ‘abbuffate’ di alcol del fine settimana. Sei o più bicchieri assunti in una sola serata per cercare lo ‘sballo’ e la perdita di controllo ma trovando talora stati di intossicazione alcolica (più precisamente un consumo pari mediamente a 60 grammi di alcol, 5-6 Unità Alcoliche (UA) in cui una UA equivale a 12 grammi di alcol puro)”.

Il fenomeno come sottolinea il Ministero della Salute nella relazione annuale al Parlamento, interessa circa 8,6 milioni di italiani che hanno una modalità di bere a rischio. Nel 2017 riguardava il 17% dei giovani tra i 18 e i 24 anni con una prevalenza del sesso maschile e 800 mila minorenni  (il 22,9% dei maschi e il 17,9% delle femmine) che non si limitano più a consumare vino o birra ma si sono spostati verso cocktail, liquori e distillati ad elevata gradazione alcolica.

“L’eccesso di bevande alcoliche, specialmente consumate in quantità è un noto fattore di rischio di insufficienza renale” spiega Di Lullo “E il danno può facilmente diventare cronico anche in considerazione del fatto che le malattie renali sono silenti sino agli stadi più gravi. Negli ultimi anni abbiamo assistito a casi di giovanissimi per i quali è stata necessaria la dialisi per contrastare gli effetti di tossicità acuta delle bevande alcoliche. Oltre ai più noti effetti sul fegato il consumo di alcol sia acuto che cronico può compromettere la funzione dei reni che non riescono più a regolare la quantità di fluidi ed elettroliti nell’organismo”.

In Italia l’alcol è la prima causa di morte per ragazzi e ragazze sotto i 24 anni (compresi gli incidenti d’auto) e, nel mondo, di 2,5 milioni di persone ogni anno, ma anche di patologie, di danni ad altri e interessa in misura sempre maggiore le fasce più giovani e i paesi in via di sviluppo. Purtroppo il consumo di alcol è legato culturalmente all’idea di convivialità e se ne sottovalutano i rischi a lungo termine.

 

YAHOO NOTIZIE

USA, la mamma si ubriaca e sviene: figlia muore di freddo in auto

Avrebbe dovuto prendersi cura della sua bimba di appena tre mesi e invece l’ha lasciata morire. Protagonista di questa terribile storia è Rachel McAfee, 36enne di Indianopolis. Lo riferisce Leggo.

La vicenda

La donna aveva problemi legati all’alcol e soffriva di depressione post partum. Rachel aveva detto che sarebbe andata a un incontro di alcolisti anonimi dopo aver lasciato la figlia Emma dal nonno. Ma così non è invece avvenuto.

La scoperta

A lanciare l’allarme in un primo momento il marito, che ne aveva denunciato la scomparsa, e quindi una vicina di casa della 36enne. Ha visto che la donna era nell’auto, ferma in strada, in compagnia della bambina ma ha avuto rassicurazioni sul fatto che fosse tutto ok perché Rachel le aveva spiegato che stava per fare ritorno nella sua abitazione. Ma la stessa vicina una volta rientrata da lavoro si è accorta che l’automobile era nella medesima posizione. Ha così deciso di aprire la portiera trovandosi di fronte a una scena agghiacciante.

La scena

La donna era infatti svenuta per effetto dell’alcol: sulla vettura era presente infatti una bottiglia di rum vuota. Accanto a lei Emma, anch’essa priva di sensi. Immediata la chiamata dei soccorsi: la bimba è stata portata in ospedale. Purtroppo la corsa si è rivelata inutile: la piccola creatura, in stato di ipotermia, non ce l’ha fatta. Vinta dal freddo perché fuori, come riferisce Fanpage, la temperatura era di 12 gradi sotto lo zero. La disattenzione di Rachel è stata fatale: per questo motivo è finita in manette, per aver trascurato la figlia provocando di fatto la sua morte.

 

IL FATTO QUOTIDIANO

Gregoire Defrel, fugge dal posto di blocco e si schianta in auto: positivo all’alcol. Patente ritirata all’attaccante della Samp

Il calciatore 27enne guidava la sua Mercedes C63 Amg di colore nero: è uscito illeso dall’incidente.

I vigili urbani di Genova gli hanno contestato il reato di “omesso controllo del veicolo”

Scappa a un controllo della polizia stradale, si schianta contro alcune auto parcheggiate, poi viene trovato positivo all’alcol e gli viene ritirata la patente. È il racconto dell’ultima nottata dell’attaccante della Sampdoria Grégoire Defrel. Il calciatore 27enne, alla guida di una Mercedes C63 Amg di colore nero, è uscito illeso dall’incidente: in macchina non era da solo e i vigili urbani di Genova gli hanno contestato il reato di “omesso controllo del veicolo”.

Stando al racconto degli agenti, domenica sera Defrel è fuggito a un posto di blocco ma nella fuga si è schiantato contro alcune macchine ferme in corso Europa, nel levante cittadino. Dopo l’incidente, gli uomini della polizia municipale gli hanno ritirato la patente perché lo hanno trovato con un tasso alcolico superiore ai limiti di legge. La sua Mercedes – come si vede dalle foto pubblicate dal Secolo XIX– ne è uscita pressoché distrutta, mentre anche alcune auto parcheggiate sono rimaste danneggiate.

 

ILPIACENZA24

Aveva assunto droga e alcol il 24enne al volante dell’auto pirata che ha travolto il ciclista in via Giordani

Aveva assunto droga e alcol il 24enne al volante dell’auto pirata. Questo il responso delle analisi del sangue del giovane che ha provocato gli incidenti di via Giordani e via Nasolini.

Intanto rimangono gravissime le condizioni del ciclista 32enne investito e portato successivamente al Policlinico di Modena. Inoltre rimangono in gravi condizioni anche la 18enne e il 23 enne che si trovavano nel veicolo condotto dal 24enne.

La vicenda avvenuta la notte del 10 marzo

Tutto è iniziato intorno alle 2. Il 24enne aveva appena trascorso una serata insieme a tre amici: due ragazze di 18 anni e un ragazzo di 23 anni. Usciti dal locale, i giovani sono saliti sulla Seat Leon del 24enne che si è messo al volante. Ed è iniziato l’incubo. Il 24enne ha lasciato piazza Sant’Antonino e ha imboccato via Giordani a folle velocità.

Proprio nei pressi della scuola l’autista ha travolto un ciclista di 32 anni che stava pedalando insieme alla sua fidanzata. Nonostante l’impatto il conducente non si è fermato e ha raggiunto via IV Novembre. Ha imboccato la rotonda e ha proseguito la corsa in via Nasolini. Lì però il 24enne ha perso il controllo della vettura è si è schiantato contro un albero a tutta velocità.

Nell’impatto il ragazzo, scoperto poi alla guida con droga e alcol nel sangue, ha riportato solo qualche escoriazione.

 

WINENEWS

I NUMERI

“Cantina Italia”, iniziano a scendere le scorte di vino: 59,2 milioni di ettolitri a fine febbraio

I dati del registro telematico. Un litro di vino su quattro è in Veneto, oltre 5 milioni di ettolitri tra Prosecco Doc e Conegliano Valdobbiadene Docg

Sono iniziate a scendere le scorte di vino nelle cantine italiane: al 28 febbraio 2019, il “Bollettino Cantina Italia” n. 4 su dati del Registro Telematico, parla di 59,2 milioni di ettolitri rispetto ai 60,1 del 15 febbraio. (*) Un totale dato da 29,2 milioni di ettolitri di vini Dop, 15,3 di Igp e 14,6 di vini varietali e generici. Un litro di vino italiano su quattro (14,7 milioni di ettolitri) dimora nelle cantine del Veneto, il doppio della seconda Regione più ricca, l’Emilia Romagna (7,5 milioni di ettolitri), davanti a Puglia (6,3), Toscana (5,4), Piemonte (4,5) e Sicilia (4,3).

Tra i vini a denominazione ed indicazione geografica, il primato spetta come sempre al Prosecco Doc, con 4,2 milioni di ettolitri in cantina, davanti ai vini Delle Venezie e quelli delle Terre Siciliane, entrambe con 1,8 milioni di ettolitri di scorte. A seguire, vengono l’Igt Puglia (1,7) e l’Igt Veneto (1,6), davanti alla Doc Sicilia, Montepulciano d’Abruzzo e Igt Toscana, con 1,4 milioni di ettolitri a testa, davanti all’Igt Salento e al Chianti Docg, con 1,3 milioni di ettolitri.

 

(*) Nota: con 59,2 milioni di ettolitri di scorte di vino da vedere si può intuire il motivo che rende tanto aggressiva la casta del vino, in molteplici aspetti. Dal promuovere informazioni su millantati e inesistenti effetti benefici del vino per la salute, al promuovere leggi che portino alla promozione del vino nelle scuole.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *