12 marzo 2019 – Ennesimo omicidio alcolico stradale

CORRIERE DELLA SERA

NEL PADOVANO

Padova, Greta morta nell’auto finita nel fossato: l’autista era ubriaco

La ragazza è morta sul colpo. Feriti gli altri occupanti dell’auto. Il giovane che era alla guida è stato indagato

di Roberta Polese, Andrea Pistore

image.jpeg


Greta Luison

Padova Era ubriaco il giovane operaio che sabato notte guidava l’auto uscita fuori strada a San Pietro in Gu, nell’Alta Padovana. Nello schianto, prima contro un albero e poi contro l’argine del fosso che costeggia la strada, ha perso la vita Greta Luison, una ragazza di 18 anni che abitava in paese proprio come i suoi compagni di viaggio.

Morte istantanea

Greta è morta sul colpo, altri tre sono stati portati in ospedale a Cittadella, il più grave ha avuto una prognosi di 50 giorni. Il guidatore, Thomas Orso, operaio di 23 anni anche lui residente in paese, è già stato dimesso con la diagnosi di un trauma cranico. I carabinieri di Piazzola sul Brenta e i colleghi della compagnia di Cittadella hanno già portato il verbale in procura a Padova, denunciando il ragazzo per omicidio stradale: spetta ora al pubblico ministero di turno stabilire se richiedere misure cautelari.

Di ritorno da una serata

I cinque tornavano da una serata passata in compagnia con altri amici. Una grigliata, un giro per locali e qualche birra di troppo, soprattutto per chi poi si è messo alla guida, visto che nel sangue aveva quattro volte il limite consentito. Verso le 2.40 la Fiat Tipo guidata da Thomas ha superato il passaggio a livello e ha imboccato la curva all’altezza di via Biasiati: improvvisamente il 23enne ha perso il controllo dell’auto, che è finita contro un albero alla destra della carreggiata ed è schizzata sull’altro lato, terminando la corsa nel fossato. Greta che era seduta sul sedile posteriore, è morta sul colpo. Il ventiquattrenne e il diciottenne che erano accanto a lei sono stati ricoverati a Cittadella con diverse contusioni al corpo ma nessuno è in pericolo di vita. In auto c’era anche una ragazza di 17 anni, che è stata operata e che ha riportato lesioni per 50 giorni. L’autista è stato trasportato all’ospedale a Vicenza dal quale è stato dimesso nella serata di domenica.

La famiglia e i selfie

Greta lascia mamma e papà, e un fratello di 30 anni. Attorno a loro da domenica si è stretta tutta la comunità di San Pietro. La salma della ragazzina, che frequentava il liceo artistico Boscardin di Vicenza, è ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria, oggi verrà conferito l’incarico per l’autopsia. Greta, come tutti i ragazzi della sua età amava scattarsi fotografie da sola o con altri amici. Le sue ultime ore sono state immortalate proprio dalla 17enne che si trovava in macchina con lei che poco prima delle 22 di sabato aveva postato una «storia» sul suo profilo Instagram: si vedono i ragazzi seduti a tavola in una cucina, non si vedono alcolici, che evidentemente sono stati assunti, almeno dal guidatore, in un altro momento.

I funerali

La data del funerale di Greta non è ancora stata decisa, come spiega il sindaco di San Pietro Gabriella Bassi: «Bisognerà aspettare l’esito dell’autopsia. Il paese è sconvolto. Abbiamo proclamato il lutto fino a giorni delle esequie. Faremo anche qualcosa per catturare l’attenzione dei giovani che devono farsi un esame di coscienza e stare attenti quando sono alla guida. Basta un attimo perché una serata di festa diventi una tragedia».

 

FOCUSTECH

IPERTENSIONE: ANCHE BERE MODERATAMENTE PUÒ ESSERE PERICOLOSO

11-03-2019

IPERTENSIONE: UNA BEVANDA AL GIORNO È LEGATA A PROBLEMI CARDIACI

Da Federica Vitale

Per anni, gli esperti hanno propagandato un moderato consumo di alcol come protettivo contro le malattie cardiache. Ma un nuovo studio rileva che solo da sette a 13 drink a settimana possono far salire la pressione sanguigna.

Lo studio che, ha esaminato le cartelle cliniche di oltre 17.000 adulti statunitensi, ha scoperto che le persone che consumavano quantità moderate di alcool avevano una probabilità doppia rispetto ai non bevitori di sviluppare una forma più grave di ipertensione.

Amer Aladin, esperto di medicina cardiovascolare alla Wake Forest Baptist Health, e i suoi colleghi non hanno calcolato separatamente i rischi per le donne e gli uomini. Ma questo è un aspetto che i ricercatori hanno in programma di fare in futuro. In generale, alle donne già viene consigliato di consumare meno perché sono più vulnerabili agli effetti dell’alcol rispetto agli uomini.

LO STUDIO

Per esaminare l’impatto dell’alcol sulla pressione sanguigna, i ricercatori della Wake Forest hanno fatto riferimento al Terzo sondaggio nazionale sulla salute e la nutrizione (NHANES III), uno studio lungo decenni condotto dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie. I ricercatori hanno analizzato i dati di 17.059 adulti statunitensi che hanno aderito al NHANES tra il 1988 e il 1994.

I partecipanti sono stati divisi in cinque gruppi, che dipendevano dal livello del consumo di alcol: astenuti; ex bevitori; quelli che consumavano da uno a sei bicchieri a settimana; quelli che consumavano da sette a 13 bicchieri a settimana; e forti bevitori che consumavano 14 o più drink a settimana.

Dopo aver considerato fattori come età, sesso, razza, abitudine al fumo, colesterolo e diabete, i ricercatori hanno scoperto che rispetto ai non bevitori, i bevitori moderati avevano 1,5 volte più probabilità di sviluppare ipertensione di stadio 1 e il doppio di probabilità di sviluppare lo stadio 2 di ipertensione. I bevitori pesanti avevano una probabilità 2,5 volte maggiore di sviluppare ipertensione grave rispetto ai non bevitori.

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)

 

SALUEPERME

ESERCIZIO FISICO: ECCO PERCHÉ NON BERE ALCOL DOPO L’ALLENAMENTO

11-03-2019

Dopo l’esercizio fisico non bisognerebbe mai bere alcol, perché ostacola la reidratazione e il recupero della forza.

Dopo l’esercizio fisico non si dovrebbe mai bere alcol. L’American College of Sports Medicine raccomanda a tutti gli atleti di evitare le bevande alcoliche perché esso ha molti effetti negativi sulla reidratazione e la possibilità di recupero dopo lo sforzo.

Gli esperti spiegano che azioni ad alta intensità, come correre, saltare, affrontare gli avversari e cambiare direzione, possono creare anche danni muscolari temporanei e indolenzimenti vari. Proprio per questo motivo bere alcol dopo l’esercizio fisico potrebbe essere considerato una cattiva idea, specialmente se l’esercizio dura a lungo. In seguito a uno sforzo prolungato quel carburante che immagazziniamo nei nostri muscoli per produrre energia, il glicogeno, tende a esaurirsi.

In un ambiente caldo e umido il corpo perde anche molti liquidi con la sudorazione. Diminuiscono le riserve di elettroliti, che si rivelano importanti per garantire la contrazione muscolare, e si riducono le riserve di ossigeno intorno a tutti i muscoli e gli organi del corpo umano.

Per tutti questi processi, che avvengono nell’organismo in seguito alla pratica di uno sport impegnativo o dopo l’esercizio fisico condotto ad alta intensità, è essenziale provvedere con un’alimentazione e un’idratazione appropriate.

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)

 

RESPOSABILECIVILE

Consumo di alcol, nefrologi: eccesso è fattore di rischio per i reni

Mar 12, 2019 – Il danno determinato dal consumo di alcol può facilmente diventare cronico anche in considerazione del fatto che le malattie renali sono silenti sino agli stadi più gravi

Bevono per divertirsi, sballare e ubriacarsi. “Sono giovanissimi e giovani, sino a 24 anni, hanno comportamenti a rischio e non conoscono i rischi che corrono”. E’ l’allarme lanciato in occasione del Congresso Cardionefrologia 2019 in programma a Roma dal 12 al 14 marzo prossimi. Tra i vari comportamenti, quello che preoccupa maggiormente la popolazione dei nefrologi sono i nuovi modelli del consumo di alcol diffusi tra i giovani. In testa a tali abitudini c’è il cosiddetto ‘binge drinking’, ovvero le ‘abbuffate’ di alcol del fine settimana.

Mediamente si tratta di sei o più bicchieri assunti in una sola serata per cercare lo ‘sballo’ e la perdita di controllo. Un’assunzione che però talora determina stati di intossicazione alcolica.

Secondo la relazione annuale del Ministero della Salute al Parlamento, sono circa 8,6 milioni gli italiani che hanno una modalità di bere a rischio.

Nel 2017 il fenomeno riguardava il 17% dei giovani tra i 18 e i 24 anni con una prevalenza del sesso maschile e 800mila minorenni. Le bevande privilegiate non sono solamente vino e birra ma è aumentato il consumo di cocktail, liquori e distillati ad elevata gradazione alcolica.

“L’eccesso di bevande alcoliche – spiega Luca Di Lullo, responsabile scientifico del Congresso – specialmente consumate in quantità è un noto fattore di rischio di insufficienza renale. Il danno può facilmente diventare cronico anche in considerazione del fatto che le malattie renali sono silenti sino agli stadi più gravi”.

“Negli ultimi anni – prosegue – abbiamo assistito a casi di giovanissimi per i quali è stata necessaria la dialisi per contrastare gli effetti di tossicità acuta delle bevande alcoliche. Oltre ai più noti effetti sul fegato il consumo di alcol sia acuto che cronico può compromettere la funzione dei reni che non riescono più a regolare la quantità di fluidi ed elettroliti nell’organismo. L’alcol e i suoi sottoprodotti tossici sono in grado di mandare in tilt anche l’equilibrio ormonale che regola la pressione sanguigna e la produzione di globuli rossi. Inoltre l’effetto diuretico dell’alcol porta ad urinare di più e più spesso alterando l’equilibrio di sostanze come sodio, potassio, calcio e fosfati. E aumenta la pressione arteriosa, che è uno dei più noti fattori di rischio per l’insufficienza renale”.

In Italia l’alcol è la prima causa di morte per ragazzi e ragazze sotto i 24 anni (compresi gli incidenti d’auto). Nel mondo, le vittime sono 2,5 milioni ogni anno. L’alcolismo, inoltre, interessa in misura sempre maggiore le fasce più giovani e i paesi in via di sviluppo. Purtroppo il consumo è legato culturalmente all’idea di convivialità e se ne sottovalutano i rischi a lungo termine.

 

CHEDONNA

Ecco cosa succede al tuo corpo se eviti l’alcool per 28 giorni

Di Alessandra O – 12 Marzo 2019

Anniversari, rimpatriate e feste, sono molte le occasioni giuste per uscire a bere qualcosa. Tuttavia, queste abitudini che adottiamo quotidianamente hanno molte ripercussioni sul nostro corpo. Scopri cosa succede al tuo corpo quando smetti di bere per 28 giorni.

Alcool: effetti negativi dell’alcool sul corpo

Il consumo di alcool è oggetto di numerosi studi volti a sensibilizzare sugli effetti nocivi. Nel 2018, i dati raccolti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno mostrato che ogni anno l’alcol è responsabile di 3 milioni di morti, ovvero il 5,3% dei decessi nel mondo. Cancro, cirrosi o intossicazione, la lista è lunga quando si tratta di elencare gli effetti dannosi delle bevande alcoliche, che possono portare a più di 200 malattie.

Ecco cosa succede al tuo corpo quando non bevi alcolici per 28 giorni

E’ importante capire in che modo il suo consumo di alcool influisce sulla nostra salute al fine di prendere decisioni informate. Scopri le molte cose che accadranno al tuo corpo se proverai a non bere alcolici per 28 giorni.

Prima settimana, migliora la qualità dei pasti

Dopo aver bevuto, le variazioni nella nostra percezione del cibo vengono completamente distorte. Come spiega Sir Ian Gilmore: “Gli alcolisti si mettono a rischio quando questo consumo è combinato con pasti troppo lunghi: soprattutto perché sono più propensi a prendere decisioni sbagliate quando si tratta di fare scelte alimentari sane”

In effetti, questo professore di epatologia e membro di Alcohol Health Alliance UK, per la BBC, che è estremamente importante sensibilizzare le persone sui pericoli dell’alcool e dell’eccesso di cibo, specialmente in relazione a obesità e malattie cardiovascolari.

Inoltre, uno studio afferma che il consumo di alcol ha un legame diretto con il consumo di prodotti dolci. Secondo gli scienziati, le persone che sono dipendenti da bevande alcoliche avrebbero una chiara preferenza per gli alimenti ad alta concentrazione di saccarosio, peggiorando così i problemi legati all’obesità e i rischi per la salute.

Il sonno migliorerà

Il sonno diventa difficile ed intermittente durante i primi giorni di No alcool. I sintomi di astinenza si verificano spesso durante la notte, a volte causando insonnia a causa della disintossicazione del corpo. Secondo un articolo pubblicato da The Journal of Addictive Diseases, i disturbi del sonno sono molto comuni durante le prime fasi della cessazione dell’alcool, al punto che possono anche ridurre la qualità della vita e causare disturbi psichiatrici.

Il consumo di alcool influisce profondamente sul corpo umano, da qui l’importanza di evitare questa abitudine dannosa o almeno di esercitare una vera moderazione nella vita di tutti i giorni, comprese le azioni disintossicanti nel giro di poche settimane.

Seconda settimana, il fegato si disintossicherà

Sebbene questa procedura si protragga per un periodo più lungo, la disintossicazione del fegato è uno degli elementi principali che seguono la cessazione delle bevande alcoliche. Come spiega il Dr. Stein nel Sistema Sanitario della Comunità piemontese, il fegato sperimenta sequele nei suoi enzimi quando elabora l’alcol ingerito, portando alla morte cellulare. Tuttavia, questo organo ha anche una capacità di auto-guarigione, a patto che gli venga dato abbastanza tempo per realizzarla! Il consumo continuo può portare a cirrosi epatica caratterizzata da una eccessiva scarificazione dell’organo che impedisce il suo corretto funzionamento.

La digestione migliorerà

Secondo uno studio, l’alcol contribuisce allo sviluppo del reflusso gastroesofageo indebolendo lo sfintere esofageo inferiore e causando disturbi della motilità esofagea. Inoltre, la sua azione sull’intestino viene declinata in diversi modi, anche attraverso la diarrea e il malassorbimento. D’altra parte, gli scienziati spiegano che il ritorno a uno stile di vita sano è sufficiente per contrastare entrambi gli effetti.

Terza settimana, avrai pelle e denti più sani

Secondo Jill Holden, un professore al Gateshead College, non ha senso spendere soldi per idratanti e altri prodotti per migliorare la nostra pelle se è accompagnata dal consumo di alcool che provoca una significativa disidratazione, che può portare a un cambiamento nel colore e nella struttura della pelle. Ecco perché se non si beve per alcune settimane si permette al corpo di assorbire più vitamina A, che dà alla pelle un aspetto più fresco e più sano.

Inoltre, bere alcolici influirebbe negativamente anche sul nostro palato e sullo smalto dei nostri denti, specialmente quando si beve eccessivamente l’alcool.

Quarta settimana, riduzione del peso corporeo

Gli studi che collegano l’alcol all’obesità sono numerosi e, per una buona ragione: le bevande alcoliche contengono calorie assenti di valore nutrizionale che aggiungono solo peso ai loro consumatori. Ciò è particolarmente rilevante nelle misure atte a prevenire il sovrappeso nei giovani, come spiega Nutrients. Infatti, l’aumento del consumo di alcol da parte di quest’ultimo aumenterebbe il rischio di obesità, quindi la necessità di mantenere uno stile di vita più sano.

 

ALVOLANTE

Guida in stato di ebbrezza: legittima la revoca della patente sopra 1,5 gr/l

11 marzo 2019

Il rifiuto di sottoporsi al test attenua solo in parte le conseguenze dannose per l’imputato.

IL RIFIUTO COMPORTA “SOLO” LA SOSPENSIONE – Con la sentenza 10038/2019 la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca della patente prevista nel caso in cui il conducente sia colto alla guida di un veicolo con un tasso alcolemico superiore a 1,5 gr/l, sanzione prevista dall’articolo 186, comma 2, lettera c) del Codice della strada. Il ricorso era stato presentato dalla difesa dell’imputato, che ha ritenuto illogico il provvedimento emesso della Corte d’Appello, la quale aveva confermato la condanna alla revoca della patente stabilito dal Tribunale in primo grado. La difesa ha sostenuto, infatti, che se il suo assistito si fosse rifiutato di sottoporsi al test dell’etilometro, non gli sarebbe stata revocata la patente, ma gli sarebbe stata “solo” sospesa, come disposto dal comma 7 dell’articolo 186.

CONSEGUENZE DIVERSE MA ALTRETTANTO GRAVI – La revoca della patente, in effetti, è prevista solo nelle ipotesi di reiterazione del reato, ovvero nel caso in cui il conducente sia stato sorpreso alla guida con un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi/litri per la seconda volta in un biennio. Secondo questa interpretazione, potrebbe apparire più conveniente non sottoporsi al controllo dell’etilometro. In realtà, però, la sospensione della patente nelle ipotesi di rifiuto di sottoporsi al test dell’etilometro è solo la sanzione accessoria: in questi casi, infatti, è prevista anche l’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000, l’arresto da sei mesi ad un anno e la confisca del veicolo, se di proprietà del conducente.

 

LECCENEWS

Sotto l’effetto di alcol e droga causò l’incidente in cui morì la fidanzata, condannato a 7 anni

Di Angelo Centonze 12 Marzo 2019

La tragedia si è verificata il 5 agosto scorso sulla statale 41, che collega Noha ad Aradeo.I due stavano facendo ritorno a casa.

Sotto l’effetto di alcol e droga, provocò l’incidente stradale in cui morì la fidanzata.

Il gup Michele Toriello, al termine del processo con rito abbreviato, ha condannato Andrea Paglialonga, 35enne di Aradeo a 7 anni di reclusione. Inoltre, il giudice ha disposto il risarcimento del danno in separata sede. Nelle scorsa udienza, la Procura ha chiesto la condanna ad 8 anni.

L’imputato risponde dell’accusa di omicidio stradale aggravato dall’uso di sostanze stupefacenti e alcoliche. È assistito dall’avvocato Laura Serafino. Invece, i familiari della vittima si sono costituiti parte civile con gli avvocati Giuseppe e Carlo Viva.

L’incidente

Un morto e un ferito grave: è il triste bilancio del terribile incidente del 5 agosto scorso sulla statale 41, che collega Noha ad Aradeo.

Lei, Valentina Magliocca, 27enne del posto, ha perso la vita subito dopo lo schianto. Lui, Andrea Paglialonga, 35enne, alla guida dell’auto, è rimasto ferito.

La coppia stava tornando a casa dopo una notte trascorsa insieme a divertirsi, ma ad un tratto il 35enne ha perso il controllo del mezzo, andando a sbattere contro una parete che costeggia la carreggiata.

Le prime verifiche hanno permesso ai Carabinieri di scoprire che la Fiat Punto vecchio modello non aveva la copertura assicurativa. Inoltre, il 35enne si era messo alla guida nonostante non avesse la patente, che gli era stata sospesa da tempo.

I guai maggiori per lui sono giunti con i risultati dei test alcolemici. L’uomo era al volante dopo aver assunto cocaina. Non solo, nel sangue aveva alcool pari a 1,4 grammi/litro, ben oltre il limite consentito dalla legge. A quel punto è scattato l’arresto.

I successivi accertamenti tecnici disposti dalla Procura, avrebbero evidenziato che l’uomo guidava ad un velocità di 70 km orari, superiore al limite consentito su quel tratto stradale (50km). Inoltre, nonostante si trovasse a 200 metri dal centro abitato come indicato dalla segnaletica, non avrebbe rallentato

 

CORRIERE ADRIATICO

Ubriaca alla festa dei 100 giorni: deve intervenire l’ambulanza

SENIGALLIA – Ubriaca per festeggiare i cento giorni all’esame e finisce stesa a terra al termine di una abbuffata alcolica. E’ dovuta intervenire la polizia locale, chiamata dai passanti ieri pomeriggio per una ragazza, appena 18enne, in Strada della Bruciata a Cesano. I vigili, di fronte alla giovane che non riusciva a rimettersi in piedi, al limite del coma etilico, hanno chiamato un’ambulanza. La 18enne è stata quindi soccorsa nel parcheggio adiacente all’incrocio con via Fiorini, dove era stata trovata, e trasportata in ospedale. Il caso più grave di una giornata di ebbrezza alcolica che ha portato molti altri maturandi ad eccedere con gli alcolici. Ieri mattina diversi gruppi, arrivati da varie scuole, ciascuno con una maglietta distintiva, hanno invaso il centro storico per celebrare i fatidici cento giorni all’esame di maturità. Una ricorrenza da festeggiare tra pranzi di classe prima di affrontare la prova finale del ciclo di studi. Cantavano e facevano baldoria lungo il Corso 2 Giugno e vie traverse.

Una presenza anche piacevole e festosa nella prime ore della mattina ma con il passare delle ore la pazienza è terminata. Per un po’ la gente ha tollerato finchè negozianti e residenti hanno iniziato a chiamare i vigili urbani, infastiditi da tanto baccano. La mattina ancora erano tutti sobri. E’ stato poi nel primo pomeriggio che hanno iniziato a bere. La polizia locale ha dovuto fare la spola in varie parti della città per allontanare i ragazzi da in mezzo alla strada, per la propria incolumità. In altre circostanze sono stati visti brilli ma avevano abbandonato gli alcolici che i vigili hanno trovato in giro, gettati a terra. Schiamazzi, urla, camminate in mezzo alla strada e poi alcol a volontà fino al caso limite di Cesano che ha portato una 18enne a concludere la festa al pronto soccorso. Un divertimento incomprensibile, quello di ubriacarsi fino a stare male, da non avere più nemmeno la forza di sorreggersi. La pattuglia ha controllato i documenti della giovane che aveva da poco compiuto la maggiore età. Multe non sono state fatte ai minorenni. Nessuno di loro ha infatti infranto il divieto di trasportare alcolici. I ragazzi fermati dalla municipale per essere controllati erano infatti tutti 18enni, anche quelli ubriachi.

 

CENTROPAGINA

Ubriachi per i cento giorni alla maturità: due denunce

La festa in una discoteca di Senigallia finisce con la denuncia di due giovani di Monte Roberto e Castelplanio, nei guai per resistenza a pubblico ufficiale

Di Carlo Leone – 12 marzo 2019

SENIGALLIA – Sono due i giovani finiti nei guai dopo l’abuso alcolico di ieri, lunedì 11 marzo, durante la festa dei cento giorni all’esame di maturità. I due, una ragazza e un ragazzo, entrambi 18enni, saranno denunciati dai carabinieri di Senigallia per resistenza a pubblico ufficiale e ma non solo.

I cento giorni, cioè il periodo che manca fino all’esame di maturità della prossima estate, da sempre sono motivo di festeggiamenti, che molto spesso si concludono con abusi alcolici. E ieri, durante la festa tra istituti superiori del circondario organizzata per tutto il pomeriggio al Mamamia Club di Senigallia, due giovani si sono ubriacati fino a perdere il controllo.

Il primo intervento dei Carabinieri è avvenuto proprio all’esterno della discoteca di via Fiorini, dove un 18enne jesino di Monte Roberto ha prima litigato coi buttafuori del locale e poi ha opposto resistenza ai militari giunti a supporto. Proprio per questo episodio sarà denunciato.

Stessa sorte per una 18enne di Castelplanio che si trovava nel pomeriggio di ieri in condizioni di alterazione psicofisica al centro commerciale Il Maestrale, a poche centinaia di metri dalla discoteca senigalliese, in zona Cesano. La giovane è stata segnalata dal personale della sicurezza al 118 poiché ubriaca e in preda a veri e propri deliri: all’arrivo dell’ambulanza però ha dato in escandescenze, motivo per cui è intervenuta una pattuglia dei Carabinieri a supporto degli operatori sanitari. Con molta difficoltà si è riusciti a far salire la giovane in ambulanza e portarla al pronto soccorso dove è stata sedata perché potesse smaltire la sbornia. Secondo i militari e gli operatori del 118, la giovane avrebbe abusato anche di altre sostanze. Uno dei due Carabinieri ha riportato morsi e graffi durante l’intervento: per questo verrà denunciata per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Un brutto ricordo, ammesso che venga ricordato, per festeggiare i cento giorni alla maturità.

 

LEGGO.IT

La madre sviene completamente ubriaca, i carabinieri giocano col figlioletto di 4 anni per distrarlo

Hanno soccorso una madre completamente ubriaca, distraendo il figlioletto e facendolo giocare: gli eroi per una notte sono due carabinieri e il fatto è avvenuto qualche notte fa a Genova, quartiere Marassi. Lo racconta il quotidiano Il Secolo XIX: attorno alle 3 del mattino, la donna, in preda ai fumi dell’alcol e insieme al bimbo di 4 anni, è entrata in un supermercato aperto h24 e si è accasciata perdendo i sensi.

Alcuni passanti hanno chiamato i carabinieri, a cui è stata subito spiegata la delicatezza dell’intervento: si doveva infatti fare di tutto affinché il figlioletto della donna non restasse traumatizzato. Con il benestare del supermercato stesso, i militari hanno preso alcune spade di plastica e mascherine, hanno allontanato il bimbo e hanno giocato con lui, mentre sua mamma veniva soccorsa dai medici e portata al Pronto soccorso.

Il bimbo per fortuna non si è accorto di nulla, ha passato del tempo a ridere e scherzare con i carabinieri, e la madre – di cui è stato accertato che fosse ubriaca – è stata soccorsa e portata all’ospedale San Martino. Una bella storia di sensibilità da parte delle forze dell’ordine, che sono riuscite a far sì che il bambino non restasse scioccato dall’accaduto.

 

ALQAMAH

Gli studenti e la grappa

martedì, 12 marzo 2019

Castellammare del Golfo: al “Mattarella-Dolci” iniziativa con l’Anag

L’istituto Mattarella-Dolci di Castellammare del Golfo in collaborazione con l’ANAG organizza corsi di degustazione con lo scopo di preparare i propri soci all’analisi sensoriale della grappa e delle acquaviti attraverso il metodo di assaggio ANAG. Il partecipante al termine del corso avrà sviluppato una tecnica che gli permetterà di sentire e riconoscere i profumi ed i difetti presenti nei distillati alcolici, in considerazione del fatto che siamo in presenza di prodotti non facili, dato il loro tenore alcolico elevato. Alla fine del corso il socio sarà un degustatore in grado di dare giudizi e partecipare ai concorsi selettivi dei distillati alcolici organizzati dall’ ANAG. I corsi di che trattasi sono strutturati in due livelli. Al primo livello si acquisisce la tecnica di base e le informazioni indispensabili.

Al secondo livello si perfeziona ed approfondisce e al superamento dell’esame finale verrà conferita la “patente” di assaggiatore. Il corso si articolerà in cinque lezioni che si terranno il 29 e 30 marzo, il 13 aprile, 4 e 11 maggio e si terranno dalle 17.30 alle 19.30 presso la sede dell’IISS Mattarella-Dolci di Castellammare del Golfo.

 

GAMBEROROSSO

Vini senza alcol. Rischio o opportunità?

11 Mar. 2019

L’APERTURA DELLA COMMISSIONE UE AI PRODOTTI DEALCOLATI APRE DIBATTITI E NUOVE STRADE PER IL FUTURO DEL VINO. REGOLAMENTARE CONVIENE? ECCO LE PROPOSTE E LE PERPLESSITÀ DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA.

Vini senza alcol: secondo Wine Intelligence sarà una delle tendenze del futuro prossimo; in Spagna il ministero della Salute ne finanzia la ricerca; l’Unione Europea propone di regolarizzarne la produzione. Parliamo di vini senza alcol o a bassa gradazione alcolica. Una contraddizione in termini? Non necessariamente. Prima di storcere il naso, cerchiamo di capire i termini della questione.

Dealcolizzazione. Come si fa

La dealcolizzazione è un processo attraverso cui è possibile estrarre l’alcool dalle bevande alcoliche, vino compreso. Si può praticarla per parziale evaporazione, distillazione o per osmosi, a condizioni di pressione e temperature molto delicate. Il rischio maggiore è di far perdere al vino le sue naturali proprietà organolettiche. Tuttavia, nel tempo, le tecniche e i macchinari sono migliorati, consentendo di effettuare interventi meno duri e invasivi, che vanno a colpire solo l’etanolo, ma non gusti e profumi.

Vini senza alcol. La proposta della Commissione Ue

Lo scorso giugno la Commissione Europea ha presentato la sua proposta di modifica del regolamento n. 1308/2013, che disciplina la Pac. All’articolo 193, fanno la loro comparsa proprio i termini “vino dealcolizzato” (con tasso alcolometrico non superiore a 0,5% vol.) e “vino parzialmente dealcolizzato” (con tasso alcolometrico compreso tra 0.5% e 9%).

Si tratta di una prima volta, un tentativo di armonizzarne a livello europeo questa tipologia di prodotto. Al momento, infatti, sono le singole legislazioni nazionali ad ammetterne o meno la dicitura. Lo ha fatto la Spagna (dove anche un produttore come Torres ha inserito una linea dealcolizzata) e lo ha fatto la Germania, sebbene poi la pratica non abbia avuto troppo seguito.

In Italia, un prodotto per essere chiamato vino deve presentare una gradazione di almeno 9 gradi (ogni denominazione, poi, fa riferimento al disciplinare specifico), con qualche eccezione legata a denominazioni particolari.

Se la proposta passasse – ma bisognerà attendere le prossime elezioni europee solo per rimettere mano alla proposta – il vino a bassa gradazione entrerebbe nel pacchetto Pac. Ciò significa che verrebbe anche finanziato dai fondo europei? Allo scorso forum Cia, non ne ha fatto mistero il portoghese Joao Onofre Antas Goncalves, alla guida dell’Unità Vino della Dg Agri alla Commissione Ue che, delineando il futuro della prossima Ocm, ha inserito i vini alcol free come una delle rotte lungo cui muoversi per intercettare nuovi mercati e nuovi consumatori.

Chiaramente la decisione su come e dove spendere gli eventuali fondi dipenderà dai singoli Paesi e soprattutto dalle richiese dei produttori. Al momento, però, il nodo della questione è se il vino dealcolato sia davvero una nuova opportunità da cogliere o un rischio per il settore.

Perché regolamentare conviene. Il parere Uiv

I pareri sono contrastanti. Per Unione Italiana Vini “regolamentare non è mai una cattiva notizia. La nostra è una visione laica che si poggia su due punti fondamentali. Prima di tutto, armonizzare le regole significa definire un ambito in cui muoversi. In secondo luogo, l’inserimento dei vini dealcolati nel pacchetto Ocm, consentirebbe di tenerli vicini alla tipologia vini e, quindi, esercitarne il controllo. Il problema vero sarebbe, semmai, se questi prodotti, inseriti nell’industria alimentare e non in quella vitivinicola, diventassero dei concorrenti del vino”.

Vini senza alcol: la domanda è in crescita

Bisogna, infatti, prendere atto che, piaccia o meno, la domanda di vini – e più in generale di bevande – a basso contenuto alcolico c’è ed è in crescita. Difficile quantificarla al momento, proprio perché manca una regolamentazione unica. A fare da apripista sono state birre e cocktail, non solo in quei mercati con perduranti limitazioni religiose (vedi Paesi arabi), ma anche verso i cosiddetti Paesi salutisti, come il Nord Europa.

Se, invece, parliamo di Paesi produttori, l’Italia non è certo in cima alla lista. “Ci sono Paesi che hanno già colto questa opportunità” spiega l’Uiv “Non parliamo di grandi quantitativi e ciò non significa che la strada sia necessariamente questa, ma nel campo delle possibilità, preferiremmo tutti che il consumatore bevesse vino dealcolato italiano, piuttosto che francese, no?”. L’associazione delle imprese, però, auspica che si istituisca una vera e propria categoria per questi prodotti e non una semplice dicitura, come recita, invece, il testo presentato dalla Commissione. Spiega, poi, a Tre Bicchieri che i tempi non saranno troppo brevi e che una possibile via di mezzo sarà quella di permetterne l’utilizzo solo nel caso di vini che non siano Do o Ig. Un giusto compromesso?

Il dilemma: usare o no la parola vino?

Anche l’altra grande associazione industriale, Federvini, non sembra turbata dall’arrivo dei vini dealcolati. “Nulla contro quei prodotti” dice a Tre Bicchieri il direttore generale Ottavio Cagiano de Azevedo “ma sono molte le perplessità sull’impiego del termine vino, per il rischio di confusione che può ingenerare nel consumatore”. Secondo Cagiano, quindi, l’introduzione nell’Ocm non risulterebbe sbagliata: “È la collocazione naturale, perché materie prime e tecniche sono le stesse. Anzi, sarebbe la prova che la legislazione vitivinicola è la più avanzata e comprensiva di tutte le sfumature. Senza considerare che entrare in questo pacchetto, significherebbe diventare soggetti ai controlli, al registro telematico e a tutti gli altri obblighi del settore”.

Diversa la questione del nome. “Senz’altro” continua il direttore “vino dealcolato è un ossimoro che informa e disinforma. Sarebbe, probabilmente, più corretto fare riferimento a bevanda ottenuta da uve o da vino. Ricordiamo che, di per sé, la parola vino presuppone tutta una serie di vincoli, condizionamenti ed eredità produttive e culturali, dove la gradazione alcolica dipende, prima di tutto, dal territorio e dalla vendemmia. Decidere con il ‘rubinetto’ la gradazione che si vuole raggiungere è una pratica un po’ diversa”.

Vini senza alcol. I contrari

Dal canto suo, Efow, la Federazione europea vini d’origine trova la proposta della Commissione Ue “un’aberrazione”. “Accettare i vini dealcolati nell’organizzazione comune dei mercati della Pac” dicono “significa aprire il vaso di Pandora per andare verso il ‘cracking’ del vino e la sua ricomposizione in laboratorio”.

Rientra nella lista dei contrari anche Fivi: “Vino dealcolato?” dice a tre Bicchieri il vicepresidente Gaetano Morella “Se il nome ha una sua importanza, riteniamo che un prodotto manipolato non possa chiamarsi così. Il vino è un’altra cosa: è un prodotto agricolo, che racconta un territorio. Dealcolizzare significa fare un vino a ricetta, che nulla ha a che fare con le pratiche agricole”. Ha, però, sicuramente a che fare con il mercato. Allora il dilemma è tra seguire il trend o restare dei puristi. Per Morella si tratta di capire cosa si vuol comunicare: “Non possiamo andare verso l’industrializzazione dell’agricoltura. Avere un’opportunità di commercio non può farci giustificare tutto sempre e comunque. Va benissimo che si apra un mercato per questo prodotto, ma non chiamatelo vino”.

Vini senza alcol. Quali mercati

Di fatto, di mercati se ne sono già aperti. Secondo il “Global SOLA Wine Report: Sustainable, Organic and Lower-alcohol Wine Opportunities 2018” di Wine Intelligence, il fenomeno dei vini a bassa gradazione potrebbe seguire a ruota – ma con tempi molto più lenti – quello di altre bevande, quali i mocktail (cocktail privi di alcol), soft drink e birre analcoliche. Allo stato attuale i Paesi che sembrano più recettivi a questi tipi di vini sono Nuova Zelanda ed Australia. Se parliamo di vini analcolici, invece, dei segnali positivi vengono dalla Svezia. I Paesi meno recettivi sarebbero, invece, Portogallo e Giappone.

Il punto di vista di chi produce vini senza alcol

Ad onor del vero, la pratica non è una novità. Con buona pace dei puristi, anche in Italia c’è chi si è cimentato in versioni di vino con poco o zero alcol, soprattutto nel campo degli spumanti (“la parola spumante” ci dicono da Federvini “non è di uso esclusivo del vino e, quindi, si presta anche ad altri ambiti”).

Nella lista di chi li produce, ci sono Bosca e Iris Vigneti (che alla sua prima vendemmia, nel 2017, ha avuto come testimonial d’eccezione il governatore veneto Luca Zaia), ma anche una delle realtà più grandi dell’area del Conegliano-Valdobbiadene, Astoria Vini: 40 ettari propri, 80 conferitori e 50 milioni di fatturato. L’azienda dei fratelli Polegato nel 2010, ha creato il suo primo spumante a bassa gradazione, 9.5 Cold Wine (poco più di 9 grandi). Ovviamente, non si tratta di un Prosecco Doc, ma di uno spumante generico che, negli anni scorsi, ha ricevuto anche il premio del concorso enologico internazionale del Vinitaly. Tanto da convincere la cantina a introdurre, in questa linea, anche nuove referenze, come la versione rosè e a produrre anche il suo primo (al momento unico) vino completamente senz’alcol (o meglio succo d’uva spumantizzato): Zerotondo. “Non è un vino dealcolato” ci dicono Paolo e Giorgio Polegato “bensì un mosto che non viene fatto fermentare e a cui viene aggiunta anidride carbonica. L’idea è nata proprio durante un corso di degustazione realizzato con la comunità araba di Treviso, quando abbiamo notato un grande interesse anche tra chi non poteva bere”.

Fino al 2015 lo spumante si è fregiava anche del marchio Halal, l’ente che certifica i prodotti conformi alle regole islamiche di liceità (halal): una garanzia e un importante elemento concorrenziale per esportare nei Paesi arabi. Oggi, però, in seguito al cambiamento delle norme, questa certificazione non è più possibile. Tuttavia, nei Paesi con una componente islamica particolarmente forte – in Asia (Malesia) che in Africa (in primis Ghana e Nigeria) – il prodotto è molto richiesto: “Zerotondo” ci dicono “in questi Paesi, non solo va incontro alle esigenze della clientela, ma fa da apripista al nostro Prosecco verso nuovi mercati.” Ma non è solo verso i Paesi arabi che si indirizza: in Italia e in Europa sono soprattutto i locali e i negozi biologico a richiederlo. Sarà anche questo il futuro del vino?

La ricerca spagnola sui vini senza alcol

Intanto, il Governo della Roja ha annunciato che finanzierà (per oltre un milione di euro) la ricerca per un ottenere una bevanda simile al vino, ma senza alcol, contro le malattie neurodegenerative. Il progetto si chiama Food4Neuron e vede la partecipazione di due centri di ricerca – il Cibir (Centro de Investigación Biomédica de La Rioja) e il Cita (Centro per l’alimentazione e ricerca agricola) – che, insieme a tre aziende agricole, si occuperanno di estrarre gli antiossidanti da uve di diverse varietà e creare la bevanda analcolica, che dovrebbe avere effetti preventivi per l’Alzheimer e il Parkinson.

a cura di Loredana Sottile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *