14 marzo 2019 – Finiamola con l’esenzione dell’alcol dall’etichettatura

COMUNICATO STAMPA EUROCARE

Finiamola con l’esenzione dell’alcol dall’etichettatura

Libera traduzione a cura di Ennio Palmesino (Grazie Ennio!)

Nel 2011 l’Europa ha approvato il Regolamento (UE) n. 1169/2011 che richiede di mettere sulle etichette di cibi e bevande, le informazioni sugli ingredienti e i dati nutrizionali. Tuttavia, dopo un acceso dibattito, le bevande alcoliche sono state esentate dall’obbligo. Nel 2017, la Commissione europea è tornata sull’argomento, rimarcando che non erano stati identificati motivi obiettivi che giustificavano l’assenza di informazioni sugli ingredienti e sulla nutrizione delle bevande alcoliche, ed ha dato ai produttori di alcolici un anno di tempo per presentare una proposta di autoregolamentazione. Nel marzo 2018 l’industria ha prodotto una proposta, ma si è visto subito che non era riuscita a produrre un approccio uniforme per l’intero settore, ognuno pretendeva invece allegati specifici settore per settore, ed anche le modalità di visualizzazione erano diverse. Attualmente, le discrepanze potrebbero creare un mosaico di stili e forme invece di seguire la modalità esistente (definita nel Reg UE 1169/2011, cioè con informazioni sull’etichetta) a cui i consumatori sono abituati.

Per esempio, il settore della birra ha deciso che, entro la fine di quest’anno, tre quarti delle birre etichetteranno gli ingredienti, mentre la metà riporterà in etichetta le calorie per ogni 100 ml. Sfortunatamente, invece, i produttori di superalcolici e di vino vogliono fornire informazioni solo online, sotto forma di link, codici QR, codici a barre ecc. Ma come affermato nel rapporto della Commissione europea sulle etichette degli alcolici del 2017, la maggior parte dei consumatori non usa “mai o raramente” le informazioni reperibili fuori dall’etichetta. Secondo l’indice Digital Economy and Society (2017) 169 milioni di europei tra i 16 ei 74 anni (il 44% del totale) non ha competenze digitali di base. Le informazioni fuori etichetta escluderebbero milioni di europei dal loro diritto di sapere cosa consumano.

Coerentemente con quanto deciso, SpiritsEurope (associazione dei produttori di superalcolici) ha presentato di recente il sito responsibledrinking.eu che dovrebbe essere la loro offerta di punta per l’etichettatura online. Andate a vedere e vi renderete conto come il sito non sia accettabile, controllate quanto tempo ci vuole per trovare le informazioni per quanto riguarda la vostra bevanda preferita. Vi trovate alcune informazioni relative alla salute (nella sezione sulla moderazione), per esempio quando bere e come, ma i produttori si guardano bene dal menzionare che bere alcolici può portare a più di 200 malattie, tra cui il cancro. Avrebbero invece dovuto riportare per intero quanto dichiarato nel Codice Europeo contro il Cancro “Se bevete alcolici di qualsiasi tipo, limitate l’assunzione. Non bere alcolici è meglio per la prevenzione del cancro”.

Il sito quindi è fuorviante e crea ancora più caos sulla questione dell’etichettatura. I produttori dimostrano ancora una volta di non voler fornire le informazioni corrette e la Commissione europea non dovrebbe accettare questa sceneggiata. Se l’etichettatura viene fornita solo su un sito Web, deve essere un sito Web indipendente, non gestito dall’industria dell’alcol. Voi lascereste a Volkswagen di gestire un sito web, approvato dalla Commissione Europea, che dice alla gente come usare le auto diesel in modo responsabile?

Intanto la ONG europea Eurocare ha già protestato con il Commissario alla Salute Andriukaitis, e l’organizzazione dei consumatori svedese ha lanciato una petizione sull’etichettatura. Chi volesse appoggiare l’iniziativa svedese può scrivere ad Äkta Vara, fornendo firme e loghi in appoggio, contattando bjorn@aktavara.org  oppure kalle.dramstad@iogt.se

Ennio Palmesino

Membro della Rete Europea del Mutuo-aiuto per i problemi Alcolcorrelati (EMNA)

ennio@palmesino.it

 

ADRIATICO24ORE

Servizio Risposte Alcologiche, Marconi: «Il Comune non può occuparsi di sanità»

di Giuseppe Di Marco

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il botta e risposta sul Servizio Risposte Alcologiche è destinato a non terminare. A prendere la parola stavolta è Simona Marconi, coordinatrice regionale dell’Ambito Territoriale Sociale 21: «L’Ambito e il Comune non possono occuparsi della presa in carico degli alcolisti. E’ appannaggio della sanità».

Lo scorso fine settimana, il consigliere di minoranza Rosaria Falco depositava una mozione, da discutere e votare nel consiglio comunale del 23 marzo. Secondo la ricostruzione di Falco il Servizio, attivo da circa venticinque anni, sarebbe stato eliminato con un colpo di spugna, così come tutti i vantaggi correlati alle sue iniziative e al suo numero verde.

«Bisogna distinguere l’ambito sanitario da quello sociale» dice Marconi: «il primo si occupa della presa in carico e del trattamento dei problemi alcol-correlati. Il secondo invece risponde alle istanze di prevenzione, ed è gestito dal Dipartimento Dipendenze Patologiche. In questo campo, l’ATS21 metterà a disposizione circa 40mila euro. Tutti da devolvere alla promozione della prevenzione nelle scuole. La presa in carico, invece, non può farla il Comune. Di questa si occuperà l’Area Vasta. Per quanto riguarda i CAT, ossia i Club degli Alcolisti in Trattamento, non sono appannaggio di un ente locale. Ma mi pare che la dottoressa Sabrina Vici, che gestiva il Servizio Risposte Alcologiche, continuerà ad occuparsene come volontaria».

La mozione in consiglio deciderà il da farsi. Un cambio c’è, e netto. Se l’esito della votazione dovesse dar ragione alla maggioranza, solo il tempo potrà dire quale sia il canale giusto per questo delicato settore. (*)

 

(*) Nota: di seguito l’ottima risposta di Sabrina Vici (da facebook), a cui va tutto il nostro sostegno:

Il SERVIZIO RISPOSTE ALCOLOGICHE nello svolgere le proprie attività, in particolare con il numero verde e lo sportello d’ascolto, non ha mai svolto azioni o attività di competenza della sanità. Il numero verde così come lo sportello d’ascolto era nato per informare e orientare le famiglie e le persone con problemi alcol-correlati su come affrontare la problematica, per favorire la richiesta d’aiuto, incoraggiare il contatto con le strutture e le associazioni operanti sul territorio, con il fine di avviare il cambiamento di stile di vita.

Molte famiglie che, in questi anni, hanno contattato il servizio hanno ritrovato la serenità e la dignità che a causa del bere avevano perso. Sono famiglie che, come tante altre famiglie in Italia, non riuscivano a parlare del loro problema con il medico di famiglia e che facevano una grande fatica a rivolgersi al Servizio Dipendenze Patologiche dalla nostra Area vasta che, per legge e competenza, “fanno la presa in carico”.

I Club Alcologici Territoriali che dal 2010, così si chiamano invece che Club degli Alcolisti in Trattamento di cui hanno conservato solo l’acronimo C.A.T., sono un’associazione autonoma sia dall’ambito sociale che sanitario, ma che con essi collaborano per favorire la scelta di stili di vita sani. I Club seguono l’approccio ecologico-sociale per il quale l’alcolismo non è una malattia da “trattare” ma uno stile di vita determinato anche dagli atteggiamenti e dalle sollecitazioni al consumo di una società in cui la tradizione del bere è fortemente radicata e diffusa. Per questo la collaborazione con il Servizio Risposte Alcologiche, in questi anni, è stata forte.

Le famiglie nel Club intraprendono un percorso di cambiamento, diventando capitale sociale in grado, insieme ad altri Enti, di promuovere il benessere. Proprio perché hanno vissuto sulla propria pelle i problemi che l’alcol può causare, sono riferimenti preziosi nella rete territoriale, promotori di salute anziché dei grandi consumatori di assistenza sanitaria.

Ascoltare questa risorsa, nell’organizzare le attività di promozione del benessere e di prevenzione, è fondamentale. Il Comune di San Benedetto del Tronto NON HA MAI “preso in carico” queste persone ma, in questi anni ha generosamente dato loro solo la disponibilità di un locale per riunirsi, una volta a settimana, come fa anche con altre associazioni presenti nella nostra città.”

Sabrina Vici

 

BUONASERA TARANTO

Ubriaco litiga con la moglie e inveisce contro i poliziotti

L’intervento degli agenti ha portato all’arresto dell’uomo

Ubriaco litiga con la moglie e inveisce contro i poliziotti: arrestato dalla Polizia di Stato.

Nella serata di martedì un equipaggio della Squadra Volante è intervenuto in una via del centro dove era stata segnalata una violenta lite in famiglia. Saliti al terzo piano dello stabile indicato, i poliziotti hanno incontrato sul pianerottolo un uomo che era visibilmente ubriaco. Sin da subito, l’uomo ha mostrato insofferenza per la presenza delle forze dell’ordine, impedendo loro di entrare in casa e rifiutandosi di fornire il documento d’identità. Solo dopo qualche minuto, dopo aver riportato momentaneamente alla calma l’esagitato “padrone di casa”, gli agenti sono riusciti ad entrare nell’appartamento, incontrando la moglie e le due figlie minori, visibilmente impaurite.

Dopo aver ascoltato le donne e averle rassicurate, i poliziotti hanno cercato di far ragionare l’uomo, che alternava momenti di apparente calma con violenti scatti d’ira, durante i quali ha cercato un contatto fisico con il personale della Volante. Solo con una sapiente opera di persuasione, i poliziotti sono riusciti a farlo scendere per strada per condurlo, a bordo dell’auto di servizio, negli uffici della Questura. L’uomo, un 35enne tarantino al termine degli accertamenti, è stato dichiarato in arresto per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato anche per essersi rifiutato di fornire indicazioni sulla propria identità.

 

L’ADIGE

Autista di Tir ubriaco in A22

Patteggia 5 mesi e 1.600 euro

Guidava il tir completamente ubriaco. Un autista 38enne della Repubblica Ceca ha patteggiato in tribunale a Trento 5 mesi e 17 giorni di arresto e 1.600 euro di ammenda per la scellerata idea di mettersi al volante dopo aver alzato troppo il gomito. La patente gli è stata sospesa per un periodo di due anni e 8 mesi come previsto dal Codice della strada, ma la guida è inibita solo sul territorio italiano: l’uomo potrà dunque continuare a guidare il mezzo pesante nel resto d’Europa.

L’episodio contestato all’imputato risale all’aprile dello scorso anno. Il tir, carico di rotoli di nylon, era stato visto sbandare dagli agenti della polizia stradale in servizio sull’A22. Immediato l’intervento per capire cosa stesse accadendo. L’andatura incerta non era condizionata da una distrazione, magari dall’uso del cellulare, né il conducente era stato colto da malore: l’uomo aveva alzato troppo il gomito. Era stato sottoposto ad alcoltest e le due misurazioni, avvenute ad alcuni minuti di distanza l’una dall’altra, hanno evidenziato valori al limite del coma etilico, da 2,73 a 3,49 grammi per litro. Un miracolo che l’autista riuscisse a tenere gli occhi aperti con tutto ciò che aveva bevuto. Le norme che disciplinano la guida sono particolarmente restrittive per gli autisti, che non devono superare il valore «zero» all’alcoltest. Dunque non vale per loro neppure la soglia di tolleranza di 0,50 grammi per litro prevista per i conducenti non professionisti.

Un caso simile si era verificato a gennaio, sempre sull’autostrada del Brennero: un tir era stato visto sbandare in più punti nel tratto fra Rovereto nord e il capoluogo; grazie all’allarme dato dagli automobilisti una pattuglia della polizia stradale della sottosezione di Trento era riuscita ad intercettare il mezzo ed a bloccarlo. Il conducente, un uomo nato in Bielorussia, era stato sottoposto ad alcoltest: 2,85 grammi per litro il risultato della prima prova, 2,69 della seconda. Immediato il ritiro della patente.

 

IL SANNIO QUOTIDIANO

L’esperta: ‘Sì pesce azzurro, no vino e cioccolata per dormire bene’

Roma, 14 mar. (AdnKronos Salute) – Occhi sbarrati e risvegli improvvisi nel cuore della notte? La causa potrebbe risiedere in cattive abitudini alimentari o stili di vita sbagliati. Troppo stress, un utilizzo eccessivo del pc o la mancanza di momenti di relax insidiano il sonno, con conseguenze dannose su fisico e umore. “E’ importantissimo dormire perché recuperiamo energia, resettiamo i pensieri e favoriamo il recupero fisico – spiega all’Adnkronos Salute Cristina Settanni, naturopata, Flower Therapist, esperta in fiori australiani, autrice del libro ‘Fiori del bene’ e docente presso il College of Naturophatic Medicine Cnm Italia – Le fondamenta di un sonno ristoratore si gettano durante la giornata attraverso l’alimentazione e lo stile di vita”. Fra i suggerimenti dell’esperta, in vista della Giornata mondiale del sonno che si celebra il 15 marzo, c’è il via libera al pesce azzurro. Meglio evitare a cena, invece, vino e cioccolata.

“L’ideale sarebbe dormire almeno 5-6 ore continuative e comunque non meno di 6-7. La mancanza di sonno crea irritabilità e abbassa la soglia di tolleranza per cui diventiamo più reattivi a qualsiasi stimolo esterno e proviamo più fastidio. Esistono diversi tipi di insonnia – prosegue Settanni – L’insonnia dovuta allo stress, genera un sovraccarico di pensieri, per cui si fa fatica ad addormentarsi o ci si sveglia la notte. L’insonnia da inquinamento elettromagnetico è dovuta all’uso eccessivo di computer, tablet e videogame fino a tarda sera. C’è poi l’insonnia da cambio di stagione o jet leg e quella causata da un’alimentazione sbagliata. In questo caso, soprattutto a cena, bisogna evitare cibi pesanti ed elaborati perché il fegato fa fatica a digerire e questo causa risvegli notturni”.

Quali sono allora i rimedi suggeriti da Settanni per un sonno ristoratore?

1) Durante la giornata “trovare momenti di pausa e relax, anche 5-10 minuti di pausa ogni tanto aiutano molto; fare passeggiate, ossigenarsi e stare più a contatto con la natura; evitare di stare fino a tarda sera al computer o davanti alla televisione”, raccomanda l’esperta.

2) Cibi consigliati: quelli ricchi di triptofano, amminoacido precursore della serotonina, come semi di zucca, ricotta, banana, avena, contenente anche zinco e vitamina B6 importanti per l’umore e lo stress; cibi ricchi di magnesio, quindi frutta secca a guscio, mandorle, noci, semi di girasole, verdure a foglia larga, riso integrale, carciofi; Omega3, tre volte a settimana indicato il pesce azzurro.

3) Cibi da evitare: quelli ad alto indice glicemico, zuccheri e dolci, che stimolano l’insulina provocando insonnia; cibi confezionati che contengono glutammato monosodico, che da effetti eccitanti; cibi contenenti tiramina, che stimola la produzione di adrenalina e dopamina, ovvero tutti i cibi affumicati, vino e alcol, formaggi stagionati, insaccati e il cioccolato che contiene anche caffeina.

4) Metodi di cottura: preferire le cotture veloci, al cartoccio, al vapore, le verdure saltate, roast beef e carpaccio. Da evitare stracotti, bolliti, stufati: le cose molto cotte impegnano la digestione e intralciano il sonno.

5) Fiori australiani: Macrocarpa, fiore dell’energia fisica, lavora sulle surrenali quando si è troppo stanchi per dormire; Crowea, fiore della pace interiore, lavora sull’ansia, il peggior nemico del sonno; Boronia, fiore della pace mentale, contrasta i pensieri notturni ossessivi ricorrenti; Bush Fucsia, fiore dell’apprendimento, aiuta chi ha un’insonnia dovuta a inquinamento elettromagnetico; Black Eyed Susan, fiore della pazienza, aiuta chi perde il sonno per la troppa attività.

6) Sostanze naturali: prima di dormire tisane a base di piante calmanti come tiglio, valeriana, melissa e passiflora. La camomilla va lasciata in infusione un minuto al massimo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *