Sono naturali i pesticidi che alterano l’espressione del RNA?

Su GreenMe è apparso recentemente un articolo dal titolo “Un matematico sviluppa un pesticida naturale e non tossico che può salvare le api”[1]. Il gruppo di studio coordinato da Konstantin Blyuss , un matematico dell’University of Sussex ha selezionato dei batteri per colpire i nematodi,  causa di malattie che distruggono circa 130 miliardi di dollari di colture, e nello specifico una specie che danneggia il grano. La  tecnica funzionerebbe con i geni della pianta e si afferma che non danneggia altri insetti, uccelli o mammiferi (Blyuss et al., 2019).

La tecnica è basata sull’uso di Streptomices avermitilis, che produce Avermectine, sostanze da tempo note per possedere proprietà insetticide, acaricide e nematocide (Putter et al., 1981; Cabrera et al., 2013). L’articolo originale sulla rivista Frontiers in Plant Science (Blyuss et al., 2019) cita ripetutamente le Avermectine (Abamectine) come riferimento della ricerca. Ma non cita mai le caratteristiche di queste sostanze prodotte dai batteri utilizzati che, per esempio, sono tutt’altro che innocue per le api e per l’ambiente.

Secondo i dati disponibili presso il Comitato Scientifico di European Consumers l’Avermectina ha Alta affinità al bioaccumulo, è  persistente in acqua ed ha una Classe d’impatto potenziale (CIP) alta per il comparto salute (ARPAT, 2017). È letale se ingerita o inalata e molto tossica per contatto con la pelle (CLP Classification). È un Sospetto interferente endocrino ed è sospettato di nuocere alla fertilità o al feto. L’esposizione di ratti all’abamectina induce danni ai testicoli e riduce la produzione e la maturazione dello sperma (Celik-Ozenci et al., 2012). I metaboliti 8a-hydroxyavermectin B1a e 8a-oxo-avermectine B1a possono perdurare più di un mese nel suolo (PPDB).  (ARPAT, 2017). Tossicità molto alta per lo zooplancton, per alcune specie di pesci e per le api.  Anche il metabolita 8a-hydroxyavermectin B1a ha un alta tossicità cronica per i pesci (PPDB).

Inoltre l’articolo parla chiaramente delle sostanze di nuove generazione estratte da Streptomices avermitilis come in grado di determinare la produzione di siRNA.  Si tratta di un RNA esogeno a doppia elica che viene assorbito dalle cellule. Entra attraverso vettori, come virus o batteri ed è utilizzato per la produzione di organismi geneticamente modificati (OGM).

I risultati mostrano che i cosiddetti “biostimolanti” derivati da Streptomices avermitilis determinano la produzione all’interno di piante di grano germinate in una soluzione a base di questi metaboliti di si/miRNA complementari con l’mRNA del nematode. Si è osservata una riduzione della produzione proteica e un aumento della mortalità dei nematodi. In sintesi la sostanza interferirebbe con le attività cellulari della pianta producendo una specie di OGM temporaneo che agirebbe, tramite la regolazione ottenuta dal siRNA, contro i nematodi. Per altro l’articolo dichiara che gli stessi ricercatori non sono sicuri dei dettagli delle attività metaboliche indotte dalla sostanza.

A prescindere dalle dichiarazioni di GreenMe, l’articolo non riporta esperimenti che dimostrino l’innocuità del preparato per organismi come le api o i mammiferi. Senza contare che l’alterazione del RNA di una pianta è tutt’altro che un metodo di biostimolazione e si tratta di qualcosa del tutto innaturale. Il problema dei nematodi, come già rilevato altrove (Bianco & Altieri, 2018), è sostanzialmente legato alla cattiva gestione dei terreni e può essere risolto con metodi realmente a basso impatto (vapore, batteri e funghi del suolo, cultivar resistenti).

Quindi non ci sembra che vi siano gli estremi per gridare al miracolo.

 

[1] https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/31479-pesticida-naturale-non-tossico

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