Il culto dell’economia continua a uccidere gli innocenti olivi pugliesi

 

 

 

Non si sa quanti olivi siano già stati eradicati, nè esistono stime, al di fuori di pochi dati sperimentali, di quanti siano gli olivi pugliesi realmente positivi alla Xylella rispetto a quelli “sintomatici”. I dati sono pubblicati regolarmente sul sito della Regione Puglia (http://www.emergenzaxylella.it/portal/portale_gestione_agricoltura), ma non sono fornite statistiche di sintesi e sono fornite al pubblico solo le scannerizzazioni dei rapporti prodotti. Poco si capisce sulle metodologie utilizzate per l’identificazione degli olivi da censire e abbattere.

La stampa e le associazioni di settore dichiarano cifre alquanto ballerine che concorrono a confondere l’opinione pubblica.

Per Tiscali Notizie[1] più di 21 milioni di alberi sarebbero contagiati, almeno 4 milioni di alberi sono già stati abbattuti e altri 30 milioni potrebbero essere eradicati per cercare di fermare la xylella fastidiosa.

Per Money “Il 2013 sarà una data che gli olivicoltori d’Italia e d’Europa non dimenticheranno mai. 4 milioni il numero di piante che furono abbattute in Puglia arrivato ad oggi a 21 milioni. Un patrimonio olivicolo con 150 milioni di piante, di cui il 7% sono state già abbattute (sarebbero così pero pari a 1.050.000 contraddicendo la precedente cifra ndr). Si ipotizza che per debellare il batterio sarà necessario estirparne il 30%”[2].

Secondo le stime di Italia Olivicola, sono più di 4 milioni le piante che hanno perso totalmente la propria capacità produttiva ed entro un paio di anni il numero è destinato almeno a raddoppiare (l’area colpita dal batterio complessivamente raccoglie circa 22 milioni di piante). Naturalmente si guarda bene dal citare la Xylella perché come vedremo più avanti la malattia ha una rilevanza ben minore secondo gli stessi dati della Regione Puglia.

Secondo Gennaro Sicolo, Presidente di Italia Olivicola:

“Siamo davanti ad una catastrofe senza precedenti che deve essere affrontata in sinergia tra Unione Europea, Governo e Regione senza perdere più tempo. Ogni minuto perso regala al batterio la possibilità di avanzare e distruggere completamente la nostra olivicoltura”.

“Occorre snellire le procedure ed eliminare qualsiasi vincolo paesaggistico ed architettonico per gli agricoltori che vogliono espiantare scheletri di ulivo e reimpiantare per poter riprendere la produzione – ha rimarcato Sicolo -. La burocrazia deve essere alleata degli agricoltori e non del batterio, lo Stato deve sostenere queste operazioni i cui costi non possono ricadere sulle vittime di questo disastro” [3].

Sempre secondo le stime eseguite da Italia Olivicola sono 50.000 gli ettari di nuovi impianti olivicoli da realizzare, di cui 3.500 in Provincia di Taranto, 10.000 a Brindisi e 36.500 nella Provincia di Lecce.

Secondo Coldiretti “dal 2013 “l’epidemia ha viaggiato indisturbata dal Leccese a Brindisi e a Taranto, arrivando nel Barese seminando effetti disastrosi per l’ambiente, l’economia e l’occupazione”.

Il Consorzio Olivicolo Italiano Unaprol ha già acquistato 100mila piante di ulivo leccino resistenti alla Xylella da consegnare agli olivicoltori che vogliono espiantare gli alberi “morti” o “deperienti”.

Quindi le grandi associazioni ritengono che l’emergenza deve prevedere per quanto possibile la sostituzione del parco olivicolo a favore di varietà superintensive, l’eliminazione di tutto ciò che è vecchio secondo l’opinione dell’agricoltore, ignorando naturalmente l’agro-biodiversità e qualsiasi tipo di vincolo paesaggistico o ambientale.

Il tutto supportato da noti politici coinvolti a vario titolo sia nelle filiere che negli enti decisionali. Con la prospettiva della scadenza del programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, gli On. Fitto e De Castro[4] hanno ottenuto l’approvazione di progetti per ‘ridisegnare il territorio’ con accordi presi a Roma e Bruxelles, con il Ministro Centinaio e in Provincia e Regione con il Presidente Emiliano e le associazioni di categoria. Dalle stesse foto si evince che molti tronchi d’albero dichiarati morti spesso in realtà sono solo danneggiati e riemettono alla base e quelli morti lo sono anche grazie alle fortissime ceppature, che hanno ulteriormente debilitato piante già deperienti a causa del degrado del suolo. E anche se sono morti diventano in ambiti degradati dalle attività umana come il Salento essi stessi hot spot di biodiversità.

Molti agricoltori salentini, influenzati evidentemente dal culto dell’economia sopra ogni cosa e ingannati dalle promesse degli specialisti relativamente alle nuove varietà da impiantare che, in attesa della piena applicazione del Decreto Emergenze, stanno presentando ricorsi gerarchici contro le decisioni della Sovrintendenza di Lecce di archiviare le domande di espianto degli ulivi.

I ricorsi fanno riferimento a “molti giardini e parchi mummificati dai vincoli paesaggistici” che grazie ai Decreti governativi sempre più distruttivi, “hanno trovato maggiore libertà per essere risanati o riequilibrati grazie all’esonero della procedura paesaggistica che nel passato ha conservato con accanimento terapeutico vecchi errori di piantagione, piante deperenti o senza significato paesaggistico o senza valore botanico e ribadiscono la volontà del mondo agricolo di continuare l’attività di coltivazione dei fondi rustici con la stessa coltura provvedendo allo svellimento di piante morte che hanno valore paesaggistico negativo”.

Tutto questo allarmismo e mala informazione sono del tutto contraddetti dai dati ufficiali, ma le scelte governative hanno concorso ad aggravare, con la complicità di vari interessi economici più o meno locali, la distruzione della biodiversità con uso di insetticidi, espianti di olivi appartenenti ad antiche varietà e arature più o meno profonde che hanno devastato anche la stessa biodiversità del suolo. È  del resto nostra ferma opinione che il vero disastro è quello che si è fatto contro la Xylella, non il batterio in se.

Secondo l’assessore Gioia[5] la campagna 2017-18 ha riguardato 1.626 chilometri quadrati di territorio nelle fasce di contenimento e cuscinetto con il prelievo e l’analisi di campioni da 169.124 piante di cui 3.058  trovate infette (ma non specifica le loro effettive condizioni di salute). La situazione si è modificata rispetto ai dati provvisori disponibili al 31 dicembre del 2017 che davano conto di 125.345 campioni analizzati e 2.980 piante infette. Il tasso di piante infette sul totale delle ispezionate si sarebbe ridotto dal 2,3% all’1,8%”. Purtroppo non vengono forniti i dati di quante pur essendo positive non sono sintomatiche.

A Melendugno, in piena zona infetta quando, nell’aprile 2018, la Tap, per la costruzione del gasdotto Trans Adriatic Pipeline, ha chiesto alla Regione Puglia l’autorizzazione allo spostamento di piante di olivo, è emerso che su 450 solo 3 erano positive al batterio, lo 0,7%. Dallo stesso Piano Xylella risulta che all’analisi sono state individuate il 2% di piante infette nella zona di contenimento e 0,1 % nella zona cuscinetto[6].

Ricordiamo che le malattie degli alberi sono principalmente indicatori di degrado ambientale. La specie è, in forma selvatica, presente spontaneamente nel territorio pugliese ed ha resistito per centinaia di migliaia di anni all’invasione di batteri e virus provenienti da tutto il pianeta. La “catastrofe” Xylella è in realtà una condanna senza appello della gestione intensiva e convenzionale dell’agricoltura che ignora completamente i principi agroecologici pagandone le conseguenze.  Molti olivi secolari sono pluri-innesti su ceppi selvatici e sono portatori di potentissimi germoplasmi adattati alle condizioni locali. Le varietà di olivo presentano differenze significative nella risposta ai patogeni. e andrebbero analizzate con attenzione lasciando decidere all’olivo stesso come intervenire, riducendo piuttosto che innalzando l’impatto antropico, a parere di molti ricercatori, vera causa del disastro. Ma le tecniche utilizzate hanno determinato proprio la scomparsa delle piante che, seppur infettate, risultavano asintomatiche e colpevoli solo di vivere vicino a piante maggiormente sensibili.

La loro distruzione, perché positivi o semplicemente vicini a piante “malate”, annienta ulteriormente l’agro-biodiversità, vera ricchezza agricola di qualsiasi territorio agricolo, in Puglia messa in difficoltà dalle scelte degli olivicultori di seguire il mercato con poche varietà altamente produttive. Queste varietà sono spesso cloni e non sono selezionati dal territorio e dalle sue condizioni ma direttamente dall’uomo, spesso in laboratorio.

Inoltre le zone del Leccese risultano in Italia quelle dove maggiore è stato l’uso di diserbanti che oltre a distruggere le erbe selvatiche, assolutamente ininfluenti per altro a livello produttivo se viene effettuato un opportuno pascolo o pacciamatura, alterano cronicamente le condizioni del suolo e la disponibilità di nutrienti causando un indebolimento cronico della salute degli olivi.

Per cui la Xylella è in realtà un indicatore di degrado, di errate pratiche agricole basate sul mercato e non sull’agro- ecologia, unica forma sostenibile di gestione del territorio che coniuga vocazioni pedoclimatiche, biodiversità animale e vegetale e interessi economici locali in un ottica biofila e non di sfruttamento indiscriminato e contaminazione del territorio.

Continuano mentre scriviamo la distruzione dell’immenso patrimonio di germoplasmi locali delle olive pugliesi. A Serranova 21 gli ulivi secolari infetti da Xylella in parte abbattuti[7]. Tale area è sottoposta a vincolo paesaggistico di competenza nazionale di notevole interesse, inclusa nel Parco Agricolo degli Ulivi Monumentali di Serranova e della Riserve di Torre Guaceto. Cinque ulivi secolari estirpati si trovavano sulla strada di notevole interesse paesaggistico Provinciale 37 da Torre Guaceto a Serranova. Tutti i 21 alberi sono protetti dal Project Life+ Nature and Biodiversity “CENT.OLI.MED” (LIFE 07 NAT/IT/000450) della Comunità Europea. Un solo albero gigantesco è sopravvissuto alla strage ordinata dalla Regione.

100 gli ulivi eradicati in Contrada Mascava, sulla SS7 Brindisi-San Vito dichiarati infetti dalla DDS 37/19, in area sottoposta a vincolo paesaggistico di competenza nazionale. Gli alberi sono in agro di Brindisi, zona infetta dove la Regione non può obbligare all’estirpazione: infatti la DDS 37/19 definisce l’agro di Brindisi “ricadente nella nuova ex zona di contenimento”, definizione non prevista nella Decisione (UE) 2018/927 ne nella DGR 1890/2018[8][9].

Xylella è diventata la scusa per distruggere il territorio a favore di agricolture iper-intensive che per loro natura favoriscono grandi proprietari e multinazionali, annullare la “competizione” dei germoplasmi e dei prodotti locali, gestiti per millenni dalle popolazioni, a favore di “cloni” brevettati e filiere sotto il ricatto della grande distribuzione, per spargere tonnellate di pesticidi, azzerrare la biodiversità locale, inquinare le falde probabilmente per decenni, esporre la popolazione a un inquinamento cronico con ottimi profitti da parte delle élite agroalimentari e farmaceutiche e, per mezzo dell’annullamento dei vincoli paesaggistici e ambientali, permettere ulteriori speculazioni compresa quella edilizia.

 

[1] https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/disastro-xylella-30-milioni-ulivi-da-abbattere/

[2] https://www.money.it/X-files-Xylella-Bruxelles-accusa-l

[3] https://www.italiaolivicola.it/news/comunicati-stampa/xylella-lo-studio-4-milioni-di-alberi-morti-e-improduttivi-50mila-ettari-desertificati-perso-il-10-dellolio-italiano/

[4] Il fratello dell’onorevole De Castro (http://www.aivv.it/Archivio/Curricula/cv5_DeCastro.pdf) è consulente dello IAM, uno degli enti coinvolti dell’affaire Xylella. Mentre la famiglia dell’On. Fitto è uno dei maggiori produttori nel settore olivicolo. Pochi anni fa lo zio dell’Onorevole, l’omonimo Raffaele Fitto, è stato condannato per truffa ai danni della Comunità Europea per 6milioni e mezzo di euro (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/03/06/scacco-alla-gang-dell-olio-fantasma.html). Nella truffa erano coinvolte  21 persone, 90 indagati per l’emissione di false fatture per 39 milioni di euro, furono sequestrati 23 frantoi, 3 aziende commerciali, 9 immobili e 85 terreni agricoli, oltre a 60 conti correnti bancari. Una truffa che coinvolse anche alcune zone calabresi.

[5] http://www.regioni.it/newsletter/n-3356/del-04-04-2018/xylella-di-gioia-ridotto-numero-piante-infette-ispezionate-17910/

[6] https://www.askanews.it/economia/2019/05/04/xylella-ecsel-smonta-le-certezze-dellaccademia-dei-lincei-pn_20190504_00104/

[7] Secondo la DDS 22 – Determinazione del Dirigente Sezione Osservatorio Fitosanitario del 21 febbraio 2019

[8] Decisione di Esecuzione(Ue) 2018/927 Della Commissione del 27 giugno 2018 che modifica la decisione di esecuzione (UE) 2015/789 relativa alle misure per impedire l’introduzione e la diffusione nell’Unione della Xylella fastidiosa (Wells et al.) https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32018D0927

[9] https://www.newspam.it/ulivi-secolari-abbattuti-nel-parco-di-serranova-denuncia-dei-no-tap-brindisi

 

Per leggere i precedenti articoli sull’argomento: http://www.europeanconsumers.it/tag/xylella/

 

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