I molti Bibbiano dimenticati dalla stampa

 

Non ci stancheremo mai di ripetere che uno dei principali problemi relativi all’affidamento dei minori alle case famiglia è la decennale normativa che permette agevolmente di mettere persone in conflitto di interesse in ruoli giudicanti. Fino al 2016 c’erano 211 giudici minorili onorari in una situazione di incompatibilità, con rapporti professionali ed economici con le case-famiglia[1]. Consideriamo doveroso porre la dovuta attenzione a efficienti sistemi di controllo per il redditizio business delle case famiglia, strutture “riconosciute” dal ministero di Giustizia che incassano miliardi di euro di finanziamenti.

Il meccanismo dei rimborsi spese alle comunità è del resto estremamente opaco ma si parla di un giro di affari pari a 2 miliardi all’anno[2]. I Comuni hanno le tariffe dai 70 ai 400 euro. La media nazionale delle quote è attorno ai 120 euro a minore, ma ci sono centri che si fanno pagare tre volte tanto. A Roma una “casa famiglia per donne in difficoltà con figli” (4 mamme con 4 bambini) ha spese complessive annuali pari a circa 484.385 euro. Per coprire tale spesa, occorrerebbe una retta pro capite di 190 euro. A Bastia, in provincia di Perugia, una comunità costa 395,20 euro al giorno a bambino, a Vazzola, in provincia di Treviso, per anni sono stati chiesti 400 euro al giorno per minore, ridotti a 200 dopo una denuncia in Regione. Le verifiche non sono semplici perché mancano i controlli e ci sono vuoti legislativi tali da liberalizzare di fatto le tariffe senza alcun rispetto per le casse pubbliche e l’interesse dei cittadini[3].

Le cooperative iscritte alla banca dati del ministero dello Sviluppo economico sono ventimila. Per aprire una coop bastano tre persone e una firma dal notaio e per avviare una comunità per minori sono sufficienti stanze a norma.

Forse, proprio per non far risaltare le gravi problematiche delle case famiglia, sono state assai poco poste in risalto dalla stampa le condanne in cassazione avvenute il 6 novembre 2019 per il decennale scandalo Forteto e in particolare la condanna definitiva a 14 anni e dieci mesi di carcere per Rodolfo Fiesoli, 78 anni, fondatore della comunità ‘Il Forteto’ per minori disagiati a Vicchio del Mugello, in provincia di Firenze, al centro di una vicenda decennale di maltrattamenti e abusi. Fiesoli, ha comunque dato mandato ai suoi legali di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo per aver subito un processo “non equo”.

Per molti anni ‘Il Forteto’ è stata una delle principali comunità di recupero per minori, che vi venivano inviati dal tribunale dei Minori di Firenze. Diverse volte è finito in vicende giudiziarie con condanne, ma ha sempre proseguito la sua attività. Il disegno di legge 2093 che proponeva l’istituzione di una commissione di inchiesta è stato presentato il 9 ottobre 2015, ma solo 31 maggio 2017 è stata approvata superando l’opposizione del Pd[4].

Definitiva anche la condanna a 6 anni e quattro mesi per Daniela Tardani, una delle madri affidatarie che in queste ore sta aspettando l’ordine di esecuzione del suo arresto in carcere dentro la caserma dei carabinieri di Borgo San Lorenzo (Firenze).

I minori accolti nella comunità erano «solo nominalmente affidati dal tribunale dei minori a una coppia che è tale solo sulla carta»; nel caso in cui arrivino fratelli, «vengono subito divisi e i loro rapporti disapprovati». «Quando venivano gli assistenti sociali bisognava fare finta che tutto fosse perfetto, si andava negli appartamenti dove c’erano le foto di noi insieme con la coppia affidataria, tutti felici», racconta uno dei testimoni. il 29 novembre 1978 Fiesoli e Goffredi sono arrestati perché accusati di abusi sessuali e atti osceni. Il 1º giugno 1979 finite le esigenze cautelari furono scarcerati.

Dopo sei mesi dall’arresto, e con il processo in corso, Giampaolo Meucci, presidente del tribunale dei minori di formazione cattolica, continuò ad affidare minori alla comunità in quanto non credeva alle accuse, convinto fosse un complotto per motivi politici. Goffredi, ideologo del gruppo, riuscirà persino ad avere due bimbi in adozione dopo la propria condanna.

Al processo sono esposti dai PM una dozzina di capi d’imputazione che comprendono atti di libidine violenta, maltrattamenti, violenza privata, corruzione di minorenne, usurpazione di titolo (Fiesoli e Goffredi all’inizio millantarono di essere medici o psicologi), atti osceni in luogo pubblico. Nel primo grado di giudizio il 6 ottobre 1981 Fiesoli fu condannato a tre anni di reclusione, Goffredi a un anno e nove mesi; alle parti civili fu riconosciuto un risarcimento di 2 milioni. Il 19 maggio 1982 la sentenza di appello assolse gli imputati per insufficienza di prove, mentre dichiarò che il fatto non sussisteva per l’accusa di sottrazione di un minore.

In appello venne ribaltata la sentenza ma la Corte di Cassazione, il 15 febbraio 1984, annullò «per difetto di motivazione» l’assoluzione della corte di Appello. La nuova sentenza di secondo grado verrà emessa a gennaio 1985, condannando a due anni di carcere Fiesoli per atti di libidine violenta, corruzione di minorenne e maltrattamenti e a dieci mesi Goffredi per le accuse di sottrazione consensuale di minorenne e corruzione di minorenne mentre l’usurpazione di titolo venne amnistiato. La sentenza verrà confermata l’8 maggio 1985 dalla Cassazione. Fiesoli fu assolto dall’accusa di atti osceni in luogo pubblico per le sue esibizioni di genitali, ma non perché non li avesse commessi, confermò la Cassazione, ma perché era avvenuto in un luogo privato, il Forteto appunto.

Dopo la scarcerazione Fiesoli tornò in comunità e il giudice Meucci affidò alla comunità un bambino down. Un altro magistrato, Piero Tony, ricorda che «Nel 1984 Meucci mi disse che niente poteva impedirgli di pensare al Forteto come a una comunità accogliente e idonea»[5].

A seguito di una denuncia di una madre cui era stato impedito di vedere i due figli in affidamento al Forteto, il 13 luglio 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò lo Stato italiano a pagare un risarcimento.

Nel 1998, la Corte aveva ricevuto due ricorsi (39221/98 et 41963/98 – riuniti) contro l’Italia e l’operato del Tribunale dei minori di Firenze. La prima ricorrente era una cittadina belga e italiana, la seconda una cittadina italiana residente a Bruxelles e madre della prima ricorrente. Il Tribunale per i minorenni di Firenze aveva imposto l’interruzione di ogni relazione della madre con i figli collocati presso Il Forteto. ]. Nell’istanza presentata alla Corte la donna ipotizzò plagio verso i suoi figli oltre a denunciare pratiche violente e maltrattamenti fisici e psicologici all’interno della comunità. La Corte giudicò una violazione dei diritti della madre l’aver ostacolato il mantenimento dei rapporti tra i bambini, la madre e la nonna. Il 13 luglio del 2000, la Corte condannò l’Italia a una multa di 200 milioni di lire per danni morali in quanto nella comunità i minori avrebbero dovuto ritrovare serenità ed essere reinseriti in famiglia, mentre invece la madre non riusciva più a vederli e in tre anni aveva potuto ottenere solo due brevi incontri. La Corte sanzionò il comportamento delle autorità italiane, stabilendo che non si può impedire sine die a una madre di vedere i propri figli.

Negli anni la donna presentò più volte denunce, l’ultima nel 2011 dal Belgio, dove si era trasferita. Nonostante il pronunciamento di condanna e nonostante l’esplicito richiamo all’obbligo delle autorità a eseguire le sentenze, gli incontri con i figli continuarono a essere ostacolati. Anche il figlio maggiore, diventato maggiorenne e uscito dalla comunità, ha querelato nel  gennaio 2011 la comunità e da questa testimonianza partì un’indagine su Fiesoli che venne arrestato il 20 dicembre 2011. Il figlio della donna protagonista della sentenza della Corte europea parlò di un clima di terrore, di abusi e di plagio. Raccontò di essere stato costretto a scrivere un libro contro la madre e a recidere i rapporti con la donna. Del suo caso si era occupata anche la televisione belga, ma la comunità aveva sempre respinto le accuse.

Il 15 gennaio 2013 mentre si attendono gli sviluppi giudiziari, una commissione regionale istituita dalla Regione Toscana e presieduta da Stefano Mugnai pubblica una relazione sul Forteto, approvata all’unanimità[6] in cui si si legge:

«È Fiesoli che detta le regole … uomini e donne vivono divisi: dormono, mangiano, lavorano separati anche se sposati». «La famiglia era una gabbia oppressiva, bisognava isolarsi dall’egoismo del mondo» raccontano le vittime. L’eterosessualità è «osteggiata», l’omosessualità incentivata. «Le donne – racconta Giuseppe – erano maiale e puttane, anche la Madonna era “puttana”, perché non voleva far crescere Gesù». «Si doveva tutti cercare di maturare attraverso il confronto» ricorda Donatella, e il “confronto”, nel lessico rovesciato del profeta, «era il sesso omosessuale». I ragazzi che mostrano desiderio per l’altro sesso sono «finocchi», le ragazze «lesbiche». Chi veniva scoperto era umiliato di fronte a tutti, sottoposto ai «chiarimenti». «Ti mettevano su una sedia, la sera, e ti facevano un processo. Dovevi confessare di essere preda di ossessioni sessuali anche se non era vero, o di aver subito violenza dalla famiglia di origine anche se non era mai successo». Chi si ribella o si oppone subisce le «punizioni». «Tirate di capelli, botte con il mattarello, zoccolate». Oppure «si veniva richiusi nella cella frigorifera».»

«Al Forteto l’omosessualità era non solo permessa ma addirittura incentivata, un percorso obbligato verso quella che Fiesoli definiva “liberazione dalla materialità” (…) l’amore riconosciuto e accettato, l’amore vero, alto e nobile era solo quello con lo stesso sesso (…) Il bene e l’amore vero erano quelli di tipo omosessuale, perché lì non c’è materia[7]»

Nel febbraio 2014 Edoardo Martinelli, ex allievo di don Milani, sindacalista e soprattutto tra i fondatori del Forteto, depose al processo. Martinelli fuggì dal Forteto già nel 1978, ai tempi della prima inchiesta. In un momento di crisi familiare era andato a vivere nella comunità. Dopo pochi giorni, nottetempo, Fiesoli penetrò nella sua camera proponendogli avances sessuali che vennero rifiutate da Martinelli e che spinsero ad andarsene dalla comunità. Martinelli raccontò anche che:

«Lo scontro con Rodolfo fu sulla sua idea di comunità rigida e sulla terapia selvaggia basata sulle confessioni pubbliche. Attuarono quella terapia selvaggia con una mia amica, disperata perché da bambina suo padre aveva abusato di lei. Cercarono di applicarla anche a me. Rodolfo mi guardava negli occhi, mi voleva far dire che ero un abusato, addirittura che anche Don Milani era un abusante, era come se mi volesse ipnotizzare. Erano pressioni disumane. Tutto un gruppo faceva coercizione. Siccome credo di non aver mai perso del tutto la lucidità, dissi a Rodolfo [Fiesoli]: “Si va io e te da Don Bensi, il mio confessore” (…) Non si fa a tempo a entrare che Rodolfo gli fa il suo sorriso e gli mette la mano sui genitali (era un suo vezzo). Don Bensi gli sferrò uno sganassone e lo cacciò a calci nel sedere. Poi mi disse: “Questo è pazzo, è uno psicotico attivo”. Quel giorno capii che ero finito in un bordello[8]»

Oltre a Fiesoli l’accusa riguardò anche Goffredi insieme ad altri 22 membri della comunità, indagati a vario titolo per maltrattamenti. A seguito di questo, gli affidamenti di minori al Forteto si interromperanno nel 2012. Denunce vennero presentatate da altri ragazzi.

La sentenza di primo grado venne emessa il 17 giugno 2015 con la condanna di Fiesoli a 17 anni e sei mesi di reclusione, Goffredi a otto anni, Daniela Tardani a 7 anni e altre condanne meno pesanti per altri 14 coimputati con pene minori[9].

Con la nuova inchiesta emerse il profilo di una “setta” governata da “regole maltrattanti, crudeli e incomprensibili”. Si parla di “un’esperienza drammatica, per molti aspetti criminale”, di “un martellante e sistematico lavaggio del cervello”. Per venti anni al Forteto non sono nati bambini perché i rapporti fra uomo e donna erano ritenuti impuri, mentre venivano promossi quelli omosessuali[10].

Il Forteto  era il “territorio di caccia di Rodolfo Fiesoli”, che ha avuto rapporti sessuali con quasi tutti gli uomini della comunità e con molti adolescenti, sostenendo che in tal modo gli “liberava la materialità”. Con le tecniche messe in pratica nella comunità, i minori erano costretti a rievocare pubblicamente gli abusi a cui erano stati sottoposti prima di essere affidati al Forteto e a volte a inventarseli insieme ad accusa ai propri genitori che venivano sistematicamente denigrati diversamente dalle finalità dell’affido, un istituto temporaneo, il quale dovrebbe aiutare a ricomporre il rapporto familiare[11].

In un intervista dell’aprile 2019 Fiesoli ha dichiarato riferendosi al pubblico ministero Ornella Galeotti “Quella pm è una merda (…) era dalla mattina alla sera con quelli che mi hanno accusato”. Ha poi parlato delle numerose frequentazioni politiche: “Venivano tutti a mangiare (…) Tina Anselmi (“mia amica”) Fassino, la Camusso, Cofferati”[12].

La Corte di Cassazione ha confermato 2 dicembre 2017 in buona parte la sentenza della corte di appello di Firenze che il 15 luglio 2016 aveva condannato a 15 anni e 10 mesi per abusi su minori e maltrattamenti Fiesoli.

Grazie alle falle legislative per reati tali da rovinare intere vite, per alcuni degli imputati, condannati in appello per maltrattamenti a pene comprese fra 6 anni e 1 anno e 8 mesi, è intervenuta la prescrizione, che ha ad esempio annullato la condanna a 6 anni dell’ideologo e braccio destro di Fiesoli, Luigi Goffredi; sono stati confermati i risarcimenti alle parti civili.

Ma la storia del Forteto è solo una delle tante degli ultimi anni. Per ragioni di spazio ci concentreremo solo su quelle degli ultimi 5 anni spesso ignorate dalla grande stampa nazionale che si è sempre impegnata per proteggere il sistema dell’accoglienza minorile basato su ingiustizie di legge e completa assenza di controlli su quello che avviene realmente in queste strutture.

All’alba del 13 maggio del 2015 la Squadra Mobile della capitale, coordinata dalla Procura di Civitavecchia chiude e sequestra la casa famiglia  sul litorale romano, “Il Monello Mare” di Santa Marinella. Il direttore responsabile, Fabio Tofi di anni  è stato indagato per maltrattamenti, lesioni aggravate e violenza sessuale insieme a quattro collaboratrici. Le indagini erano partite a seguito di una segnalazione da parte di un’assistente sociale e di una tutrice minorile allertate dal racconto di una minore ospite dell’istituto. La giovane vittima insieme agli altri minori presenti nella casa famiglia sono stati ritrovati sotto shock per abusi sessuali e maltrattamenti subiti: ingiurie, aggressioni fisiche, percosse, minacce, somministrazioni di cibo scaduto e psicofarmaci come sedativi e tranquillanti, ovviamente senza prescrizione medica.

Il 6 luglio del 2015 ad Agrigento è stato arrestato e fermato dalla Procura di Agrigento Carmelo A.G. di 51 anni, responsabile di una comunità alloggio per minori con disturbi del comportamento con accuse pesantissime:  orge, sesso con ragazzine disabili mentali, alcool e droga e visioni di film porno girati “in casa” in cui lui era uno degli attori. Arresto convalidato dal gip che dispose la custodia cautelare in carcere con accuse di violenza sessuale aggravata su minori.

L’inchiesta come riportato sul sito di Tgcom24, era cominciata nel giugno 2015 quando la responsabile delle coop che gestisce le comunità alloggio è andata in commissariato a Palma di Montechiaro per denunciare ciò che le aveva confidato un ragazzo che con la sua fidanzatina era ospitato in casa del responsabile: “Mi invitava a fare sesso a casa sua con la mia ragazza, mi dava bevande alcoliche, un fallo di plastica, anche un paio di manette e riprendeva tutto“. L’indagine ha scoperchiato uno spaccato squallido di abusi su ragazzine, pornografia, violenze sessuali. L’uomo definito più volte “un assatanato di sesso”, offriva anche hashish ai minorenni[13].

Nel gennaio del 2017 il Tribunale di Velletri ha inflitto una condanna pari a 5 anni e mezzo di reclusione a tre suore di nazionalità sudamericana condannate con l’accusa di maltrattamenti nell’ambito del processo relativo alla casa famiglia per minori di Rocca di Papa, in provincia di Roma. Alcuni genitori si sono accorti di lividi, graffi, punti di sutura e persino polsi rotti. Le tre suore avevano messo in piedi un regime di terrore, fatto di docce gelate, bambini costretti a mangiare il vomito e abusi sessuali che una delle suore avrebbe intrattenuto con un ragazzino. Per quest’ultima indagata la condanna è stata di 5 anni e mezzo di reclusione, oltre al divieto di lavorare con i minori per tutta la vita. Un’altra suora condannata è la sorella gemella. I ragazzi più grandi venivano incaricati di controllare i piccoli, operazione condotta con botte e minacce, nel disinteresse della casa famiglia[14].

Nell’ottobre 2018 è stata confermata dalla Cassazione[15] la condanna a otto anni e due mesi di reclusione per due educatori che nella comunità ‘Oberon’ di Taviano (Lecce), in Puglia, hanno maltrattato i minori affidati, alcuni dei quali con disagio psichico. I ragazzini venivano sottoposti a «punizioni severissime», lasciati al buio senza cibo e acqua, picchiati con bastoni, obbligati a vedere film dell’orrore. Una ragazzina, della quale hanno abusato, ha denunciato un rito satanico nel quale le vennero procurate ferite delle quali ha le cicatrici. I fatti sono avvenuti, e si sono protratti fino al marzo 2012, quando sono stati denunciati da una delle vittime che aveva trovato il coraggio di parlare dopo aver lasciato la comunità insieme ai suoi due fratelli[16]. La ragazza costretta alla partecipazione a riti satanici non era la sola vittima ad essere presa di mira dai due aguzzini: praticamente tutti gli ospiti della struttura sono stati aggrediti, picchiati con schiaffi, pugni e calci, a volte persino con il manico della scopa.

Dalla sentenza 48270 del 23 ottobre 2018 della Suprema Corte in seguito alla perquisizione degli alloggi dei due responsabili della struttura, Stefano P. e Luigi F., sono stati trovati mantelli con cappucci, libri esoterici, film dell’orrore, tre crocifissi in legno, pezzi di vetro con i quali sarebbero state inferte le lesioni nella ‘messa nera’  celebrata in una chiesa sconsacrata. I giudici hanno inviato in Procura per falsa testimonianza le dichiarazioni di una psicologa che aveva escluso che sui piccoli ospiti di ‘Oberon’ venissero compiute violenze nonostante «plurime testimonianze» avessero affermato di avergli riferito “il fatto che abitualmente venivano inferte percosse dagli imputati» ai ragazzini senza che la dottoressa desse peso a questi fatti e adottasse iniziative per porvi fine. Anche tra il primo e il secondo grado grado, alcuni reati si sono prescritti e le relative pene sono state eliminate.

Il 13 dicembre 2019 viene sequestrata una casa famiglia per violenze sessuali di gruppo tra minori: a Caresana, in provincia di Vercelli. Quattro donne ed un uomo, tra i 52 ed i 28 anni, coordinatori della struttura, sono stati denunciati per i reati, in forma omissiva, di violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo aggravata in concorso. Gli educatori hanno ricevuto il divieto di esercitare qualunque attività professionale a contatto con i minori a seguito di condotte omissive in relazione a presunte violenze sessuali di gruppo avvenute tra le mura della struttura.

L’indagine è iniziata nella primavera 2018 quando, dopo l’allontanamento volontario di una ragazzina sedicenne dalla comunità, nella quale era stata collocata a seguito dei maltrattamenti subiti dal padre, era stata sentita la sorella a cui la giovane aveva raccontato di violenze fisiche e verbali che aveva subito all’interno della struttura da parte di alcuni ospiti minorenni.

Gli operatori della struttura, che avevano il dovere di vigilare sulla giovane, pur essendone venuti a conoscenza non avevano adottato alcuna misura di protezione nei suoi confronti. Gli accertamenti hanno permesso di individuare una seconda vittima, una quindicenne, allontanata d’urgenza dalla struttura. Dai racconti gli investigatori hanno raccolto elementi che hanno permesso di accertare la responsabilità di coordinatrici ed operatori della comunità che erano a conoscenza di quanto stesse avvenendo, disinteressandosene.“

Il 22, dicembre, 2019 gli agenti della Polizia di Stato di Mantova hanno eseguito una misura cautelare di allontanamento dalla casa familiare nei confronti di una donna di 72 anni, Germana Giacomelli, e di un uomo di 25 per maltrattamenti aggravati e continuati ai danni di ragazzi, in prevalenza minorenni e alcuni affetti da disabilità, affidati alla casa famiglia da loro gestita con altre persone. Germana Giacomelli è stata nominata tra i 33 eroi delle Repubblica per aver accudito 121 bambini nella sua casa famiglia. Pablo Trincia delle Iene ha intervistato dei bambini che sono passati per la sua casa famiglia e che raccontano violenze e abusi psicologici[17].

Alla luce di questi fatti e della crudeltà intrinseca di togliere bambini alle famiglie naturali per destinarli ad ambienti ben peggiori ci sembra necessario porre severamente mano alla normativa, per eliminare lo strapotere dei giudici onorari ed evitare assolutamente che siano in conflitti di interesse. Riteniamo, inoltre, che delitti di tale gravità contro la persona non possano assolutamente essere prescritti.

Queste strutture non devono essere private e pagate in base al numero dei bambini che ospitano, ma gestite dai Comuni che devono corrispondere uno stipendio fisso a chi ci lavora, per impedire ogni interesse legato numero degli ospiti.

Dato che in molti casi le famiglie disagiate erano sostanzialmente famiglie povere riteniamo che in situazioni di problemi economici sia meglio aiutare direttamente i genitori invece di togliergli i figli destinando fondi pubblici a strutture private spesso di assai dubbie caratteristiche.

 

Riferimenti

[1] “Lo scandalo dei giudici tra incompatibilità e conflitti di interessi” https://www.ilgiornale.it/news/politica/scandalo-dei-giudici-incompatibilit-e-conflitti-interessi-1381584.html

[2] Assistenti sociali, quelli che tolgono i figli ai genitori https://www.barinedita.it/storie-e-curiosita/n2609-assistenti-sociali—quelli-che-tolgono-i-figli-ai-genitori—-%C2%ABchi-decide-e-il-giudice%C2%BB

[3] Gli affari delle coop sulla pelle degli orfani http://www.libertaepersona.org/wordpress/2017/06/gli-affari-delle-coop-sulla-pelle-degli-orfani/

[4]  Istituzione della  Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità “Il Forteto”. http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/dossier/49953_dossier.htm

[5] Quei giudici “amici” al tribunale dei minori. https://www.ilgiornale.it/news/interni/quei-giudici-amici-tribunale-dei-minorifirenze-ora-si-918078.html

[6]C ommissione regionale di inchiesta,Commissione d’Inchiesta(PDF), in Consiglio Regione Toscana, 28 luglio 2015.

[7] Commissione regionale di inchiesta, Commissione d’Inchiesta(PDF), in Consiglio Regione Toscana, 28 luglio 2015.

[8] Isidoro, La Maledizione di Don Milani, in Radio Spada, 2 maggio 2017.

[9] Monica Serra, Ecco il malaffare del Pd: Al Forteto regole crudeli ed esperienza criminale. https://www.ilgiornale.it/news/cronache/ecco-malaffare-pd-forteto-regole-crudeli-ed-esperienza-crimi-1168805.html

[10] Firenze, abusi su minori nella comunità del Forteto, Corriere della Sera, 23 dicembre 2017 https://www.corriere.it/cronache/17_dicembre_23/firenze-abusi-minori-forteto-profeta-carcere-cassazione-bcd45c6c-e7f2-11e7-ac90-7f4da476382f.shtml;  Scandalo Forteto, arrestato il fondatore della Comunità: abusi e maltrattamenti, Repubblica.it, 23 dicembre 2017. https://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/12/23/news/pelago_arresto_fiesoli_scandalo_forteto-184977959/

[11] Scandalo Forteto, arrestato il fondatore della Comunità: abusi e maltrattamenti, su Repubblica.it, 23 dicembre 2017.  https://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/12/23/news/pelago_arresto_fiesoli_scandalo_forteto-184977959/

[12] Video Esclusivo – Fiesoli sul Forteto: “Vittime assassini e infami”. Insulti al magistrato  https://www.ilsitodifirenze.it/content/443-video-esclusivo-fiesoli-sul-forteto-vittime-assassini-e-infami-insulti-al-magistrato?page=3

[13] Abusi e violenze: quando le case famiglia diventano un inferno. https://ofcs.report/internazionale/abusi-e-violenze-quando-le-case-famiglia-diventano-un-inferno/

[14] Rocca di Papa, abusi sessuali in una casa famiglia: condannate 3 suore https://www.ilgiornale.it/news/cronache/rocca-papa-abusi-sessuali-casa-famiglia-condannate-3-suore-1350918.html

[15] Sentenza 48270 del 23 ottobre 2018 della Suprema Corte di Cassazione.

[16] Riti satanici in casa famiglia nel Salento, otto anni a due educatori. https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/lecce/1072406/riti-satanici-in-casa-famiglia-nel-salento-otto-anni-a-due-educatori.html

[17] Le indagini si sono basate su due reportage diffusi dalla trasmissione “Le Iene” a marzo, su acquisizioni documentali e intercettazioni ambientali. Si veda: Maltrattamenti su minori e disabili, Germana Giacomelli allontanata da casa famiglia https://www.imolaoggi.it/2019/12/22/maltrattamenti-su-minori-e-disabili-germana-giacomelli-allontanata-da-casa-famiglia/

 

 

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