Impatto ambientale del progetto TSM2 sulle aree protette del Terminillo

 

Il progetto TSM 2 mostra gravi punti di debolezza e criticità e contrasta la pianificazione paesaggistica e territoriale, provocherà impatti sull’ambiente non consentiti dalla normativa nazionale ed europea e presenta palesi criticità sotto il profilo idrogeologico.

La costruzione di nuovi impianti è in contrasto con il DM 17 ottobre 2007 Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS). (GU Serie Generale n.258 del 6-11-2007).

La DGR n. 612/2011, di recepimento del DM, stabilisce che nelle ZPS «è vietata la realizzazione di nuovi impianti di risalita a fune e nuove piste da sci, ad eccezione di quelli previsti negli strumenti di pianificazione generali e di settore vigenti alla data di entrata in vigore del D.M. 17 ottobre 2007»

Si ritiene non condivisibile il computo delle “condizioni di partenza” baseline ante-operam 1998 che considera esistenti impianti che alla data della formulazione del progetto (revisione 2019) o alla data del recepimento regionale DGR 612/2011 del DM 17 ottobre 2007 avevano cessato la loro attività.

Il calcolo della situazione ante-operam va riferito come baseline al DM 17 ottobre 2007 e non a partire dagli impianti realizzati dal 1966.

Si legge, infatti, nell’allegato B del DGR 612/2011 (Paragrafo 3. Opere e Interventi: punto C:

“è vietata la realizzazione di nuovi impianti di risalita a fune e nuove piste da sci, ad eccezione di quelli previsti negli strumenti di pianificazione generali e di settore vigenti alla data di entrata in vigore del DM 17 ottobre 2007, a condizione che sia eseguita la positiva Valutazione di Incidenza dei singoli progetti ovvero degli strumenti di pianificazione generali e di settore di riferimento dell’intervento, nonché di quelli previsti negli strumenti adottati preliminarmente e comprensivi di valutazione d’incidenza; sono fatti salvi gli impianti per i quali sia stato avviato il procedimento di autorizzazione, mediante deposito del progetto esecutivo comprensivo di valutazione d’incidenza, nonché interventi di sostituzione e ammodernamento anche tecnologico e modesti ampliamenti del demanio sciabile che non comportino un aumento dell’impatto sul sito in relazione agli obiettivi di conservazione della ZPS”.

Inoltre secondo le disposizioni previste dall’articolo 6, comma 4, della Direttiva 92/43 CE e dall’articolo 5 del DPR 357/97, qualora, nonostante le conclusioni negative della valutazione d’incidenza sul sito e in mancanza di soluzioni alternative, un piano debba essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica, la Giunta Regionale può, attraverso apposito provvedimento, approvare il suddetto piano, anche in contrasto con le misure di conservazione di cui agli Allegati alla DGR 612/2011, prevedendo in ogni caso, nel sito stesso, misure compensative obbligatorie, atte a garantire la coerenza globale della rete Natura 2000, informandone preventivamente il Ministero dell’ambiente della tutela del territorio e del mare e, per il tramite dello stesso, la Commissione Europea.

Dalla documentazione analizzata non sembrano verificatesi le procedure sovra esposte. Manca per altro nel SIA e livello progettuale un riferimento ai criteri stabiliti in:

  • La gestione dei siti della Rete Natura 2000. Guida all’interpretazione dell’art. 6 della direttiva «Habitat» 92/43/CEE
  • Valutazione di piani e progetti aventi incidenza significativa sui siti della rete Natura 2000. Guida metodologica alle disposizioni dell’art. 6, paragrafi 3 e 4 della Direttiva «Habitat» 92/43/CEE

Di fatto il nuovo progetto prevede la realizzazione di circa 12 Km di nuove piste e skiweg che rispetto ai circa 25 Km esistenti rappresentano il 50% di incremento e la realizzazione di 9 nuovi impianti in aggiunta ai 7 esistenti tutto ciò appare entrare in conflitto con quanto stabilito dal D.M. 2007 e dalla DGR n. 612/.

Il progetto prevede impatti significativi in habitat prioritari ai sensi della direttiva 92/43/CEE dichiarati dallo stesso proponente.

L’area ricade nel P.T.P. – Piano Territoriale Paesisitico n. 5 Rieti Montagne sopra la quota di 1200 m s.l.m. In tali ambiti risultano ammissibili esclusivamente interventi finalizzati alla difesa dell’equilibrio idrogeologico ed ecologico, alla forestazione, allo sviluppo di attività sportive compatibili con l’aspetto esteriore dei luoghi, all’attuazione di piani economici a contenuto agro-silvo-pastorale, alla realizzazione di tracciati viari compatibili con i contesti paesistici (…). Appare ovvia l’alterazione percettiva in seguito al taglio di un continuum forestale quale quello attualmente esistente.

Secondo il progetto ci saranno dei tagli nel SIC IT6020009 Bosco della Vallonina per far passare piste (skiweg) ed impianti. Quel bosco ha da poco subito tagli (previsti dal piano di assetto) sostanziosi ed esagerati proprio nelle aree interessate a far passare le strutture. Ulteriori interventi possono contribuire non solo alla perdita di un ambiente naturale, ma anche un aumento dell’erosione e dell’instabilità idrogeologica. Tali argomenti non sono stati dovutamente considerati, così come l’aumento del disturbo tramite la creazione di strutture anche a possibile fruizione estiva.

Nel SIC IT6020009 Bosco Vallonina È presente l’habitat prioritario Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex (cod. 9210*). In quanto prioritario dovrebbe essere a tutela integrale.

Si intendono tagliare boschi di alto fusto spontanei per i quali è impossibile qualsiasi tipo di compensazione. Questi boschi sono fondamentali per la sopravvivenza di Invertebrati prioritari (*) e di interesse comunitario elencati nell’Allegato II della Direttiva HABITAT: * Rosalia alpina (Linné, 1758), Cerambyx cerdo (Linné, 1758), Parnassius mnemosyne (Linné, 1758), Parnassius apollo (Linné, 1758), Euphydryas aurinia (Rottemburg, 1775).

Nelle misure di conservazione per entrambe le ZSC viene riportato tra le “pressioni e minacce” la realizzazione di “complessi sciistici”, riferendo in particolare per la ZSC “Bosco Vallonina” che “Sono prevedibili degli impatti sulle formazioni vegetali di interesse e sul Lupo se verranno realizzati gli ampliamenti degli impianti sciistici”.

In particolare sono state del resto identificati nel PIANO DI GESTIONE DEL SITO NATURA 2000 Vallonina come criticità conseguenti all’impatto dell’attività sciistisca, la cui soluzione/attenuazione dovrebbe a costituire i macro-obiettivi del Piano di Gestione dell’area:

impianti di risalita e piste già esistenti, che interferiscono con le continuità degli areali di specie di interesse comunitario presenti e con l’habitat prioritario “Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex” (cod. 9210*)

nuovi impianti di risalita e piste potrebbero ulteriormente interferire con le specie di interesse comunitario presenti e, marginalmente, con un habitat prioritario: “Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex” (cod. 9210*).

Si segnalano tra le criticità dell’area altri fattori che potrebbero solo essere intensificati dall’alterazione della situazione attuale causata dall’attuazione del TSM2:

  • Potenziale presenza penetrativa di escursionisti e di cercatori di funghi nel periodo estivo-autunnale in alcune zone del SIC, ove è stato rilevato o potrebbe essere presente il Lupo.
  • Presenza di opere idrauliche che influiscono sullo status di uno degli habitat segnalati: “Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix elaeagnos” (cod. 5130).
  • Problematiche nella rinnovazione per seme di Taxus baccata (facilitate dall’aumento del disturbo antropico e dai tagli sconsiderati già effettuati)
  • Disturbo per il Lupo
  • Rischio di rarefazione delle popolazioni di Rosalia alpina e di Picchio dorsobianco per taglio e rimozione di grandi faggi morti o deperienti.

In entrambi i SIC ancora più dannosi sono gli interventi sull’altro Habitat prioritario 6210* non solo soggetto a sottrazione permanente, ma sottoposto anche a impatti definiti nello Studio di incidenza come “temporanei”, derivanti dalla fase di cantiere, per i quali viene riferito nello studio medesimo di potenziali “danni anche gravi da parte di personale e macchinari nel corso dei lavori”. Anche in questo caso il danno è di fatto permanente essendo ambienti evolutesi naturalmente impossibili da ripristinare o compensare.

Secondo lo Studio di Incidenza l’impatto dovuto al taglio del bosco con interventi frequenti per far passare un impianto di risalita, è definito come impatto semi‐permanente e si afferma nel SIA che la perdita di queste superfici rispetto al contesto di riferimento è esigua e la significatività rispetto alla perdita di superficie è bassa (0.12%).

Queste asserzioni non tengono conto che si tratta di habitat prioritari ai sensi della direttiva 92/43/CEE per i quali la Rete Natura 2000 pone particolare attenzione al mantenimento della loro integrità. Sacrificare habitat irriproducibili in nome di un dubbio interesse economico è per altro un atteggiamento in totale opposizione ai criteri di sostenibilità che dovrebbero guidare ogni agire di interesse pubblico e privato. Ribadiamo che secondo la DGR 612/2011 qualora un piano, un progetto o un intervento debba essere realizzato in un sito in cui si trovano un tipo di habitat naturale e/o una specie prioritari, possono essere addotte soltanto considerazioni connesse con la salute dell’uomo e la sicurezza pubblica o relative a conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente ovvero, previo parere della Commissione Europea, altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico.

Si afferma che la copertura vegetale del territorio interessato lo rende fortemente resiliente rispetto alla frammentazione cologica degli habitat presenti e che gli impianti di risalita vista l’estensione dei boschi non inducono gli effetti propri di una frammentazione ecologica. Si tratta altresì di opere ad alto impatto, che frammentano habitat caratterizzati proprio dalla loro continuità, in modo ulteriore e definitivo, riducendo anche la resilienza del sistema. Senza contare che l’apertura di ulteriori radure può destabilizzare anche aree adiacenti dell’ecosistema forestale.

Si afferma che la ricchezza floristica del territorio non subirà effetti significati con le opere in progetto perché le popolazioni interessate dagli impatti sono estese e non rischiano di scomparire con conseguente perdità di diversità. Nel documento non si esplicitano le emergenze presenti lungo i percorsi in termini di consistenza delle popolazioni. Si ribadisce che la perdita di popolazioni di specie rare e minacciate è in aperta opposizione alle regole guida della Rete Natura 2000 soprattutto se si accompagna, come nel caso in oggetto, alla perdita definitiva di habitat di interesse prioritario.

È previsto anche l’installazione di sistemi di innevamento artificiale causa ovunque di gravissimi danni ambientali:

  • Alterazione e sottrazione di Habitat
  • Alterazione delle falde e della circolazione idrica
  • Artificializzazione del territorio
  • Spesa energetica
  • Produzione di CO2

L’impatto sulla fauna è stato considerato solo per la stagione invernale. Ma di fatto l’antropizzazione indotta dalle infrastrutture non si limiterà certamente a questa sola stagione determinando di fatto, con l’aumento del disturbo, un degrado ambientale dell’area, un aumento della frammentazione e una violazione di fatto dei propositi istitutivi dei SIC/ZPS.

A nostro parere sono del tutto fuorvianti in funzione di quanto sopra esposto la figura di sintesi presentata nel SIA.

Infatti le faccette verdi sono utilizzate in assenza di impatto, cosa che è contraddetta dalla stessa documentazione fornita dal proponente in particolare per la frammentazione di un habitat attualmente continuo che dovrebbe altresì essere considerato un alto impatto anche paesaggistico.

Ciò che dev’essere valutato è la ricaduta complessiva del progetto, la frammentazione che ne origina e l’alterazione ambientale che ne deriva per la conservazione di ecosistemi particolarmente integri e localizzati in un’area a valenza “core” della ZPS, molto rappresentativa per quanto concerne gli aspetti di naturalità e, non a caso, sovrapposta a ben due ZSC.

Con la realizzazione delle opere previste dovrebbero essere eliminati ha 12,2 di aree forestali. Secondo il “Regolamento di attuazione della legge regionale 28 ottobre 2002, n. 39” si dovranno mettere a dimora almeno altrettanti ettari di bosco a titolo compensativo. Ma nel caso di habitat naturale non esiste alcuna compensazione possibile per la sua distruzione stante i lunghissimi tempi di ripristino che per altro potrebbe anche essere del tutto ipotetico persistendo le attuali condizioni di global warming. Di fatto si tratterebbe di impianti forestali artificiali. Lo stesso autore della SIA accetta la versione del proponente che in mancanza di spazi non occupati da vegetazione di interesse comunitario si effettuaranno interventi compensativi in località colpite da incendi. Una simile azione appare una vera beffa.

Negli elaborati non risultano del resto presenti informazioni sui tempi e sulle caratteristiche degli ecosistemi artificiali neocostituiti per raggiungere il grado di evoluzione dei boschi distrutti. Trattandosi di faggete si tratta di fatto di un impatto molto alto e definitivo su ecosistemi di pregio. Questi boschi forniscono importanti servizi eco-sistemici che verrebbero irrimediabilmente a mancare.

Considerate le principali criticità emerse e di seguito elencate:

  • Dissesti ed instabilità dei versanti che incidono sulla salute umana e su costo economico complessivo delle opere per la loro relativa messa in sicurezza
  • alterazione in modo permanente dei quadri percettivi del paesaggio caratterizzato peraltro da un’accentuata integrità che ne aumenta decisamente il valore intrinseco
  • alterazione di un comparto integro dal punto di vista ecosistemico con evidenti ripercussioni sulla tutela della emergenze faunistiche e vegetazionali
  • perdita, sottrazione e frammentazione di Habitat e Habitat di specie di Direttiva, nonché disturbo e danneggiamento di Specie di Direttiva
  • perdita di copertura vegetale ad alto valore ambientale per la sua integrità e stato di conservazione
  • rischio di alterazione di un comparto ambientale a fronte di un’ipotetica rendita economica non sufficientemente comprovata dai dati previsionali

Si ritiene che la documentazione non modifica la valutazione sulle incidenze fortemente negative in relazione a dimensioni, ubicazione e diffusione delle opere previste così come ad un contesto naturalistico ambientale di rilevante valenza come quello del massiccio del Terminillo e in particolare delle aree incluse nelle ZPS e nei SIC

Quanto formulato dalla documentazione esaminata non fornisce attestazione di congruenza con i contenuti della progettazione definitiva ed in particolare con la risoluzione delle problematiche di carattere ambientale evidenziate.

Si ricorda poi che nell’art. 3 -quater n. 152 del Decreto Legislativo del 3 aprile 2006, “Norme in materia ambientale”, si legge che l ́attività della pubblica  amministrazione, nell’ambito della scelta tra interessi pubblici e privati connotata da discrezionalità, deve dare considerazione prioritaria alla tutela ambientale. Non risulta che gli impianti abbiano interesse pubblico, ma risulta evidente risaltino per il solo interesse privato visto il modesto ritorno in termini di occupazione e gli alti costi economici e ambientali.

Di fatto si tratta di un ennesima sottrazione di habitat che va di pari passo con l’artificializzazione strutturale della faggeta grazie ai cosiddetti piani di assestamento forestale dei comuni afferenti al progetto anche all’interno di aree che come scopo dovrebbero proteggere per quanto possibile integralmente gli habitat.

Il progetto prevede un ulteriore infrastrutturazione del territorio con inevitabile ricaduta sulla flora e la fauna dei Siti di Importanza Comunitaria e della Zona a Protezione Speciale. Stante le caratteristiche di severa protezione di questo tipo di aree si dovrebbe favorire soltanto lo sci escursionistico lungo tracciati appropriati.

Si segnala la necessità di:

  • Cogliere le opportunità di sostegno offerte dalle misure forestali presenti nei Piani di Sviluppo Rurale, con particolare riferimento alle misure silvo ambientali ed alle indennità Natura 2000;
  • Salvaguardare l’integrità territoriale, la superficie e la struttura del patrimonio forestale al di sopra dei 1200 metri.
  • Tutelare le diversità e complessità paesaggistica e biologica degli ecosistemi forestali valorizzandone la connettività ecologica
  • Contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici, migliorando il contributo degli ambienti forestali al ciclo del carbonio e organizzando adeguate filiere per l’ottenimento di crediti di carbonio o dei servizi ecosistemici forniti dalle aree naturali.

Si ricorda che già il “Progetto di territorio Terminillo” (parte del P.T.G.P. – Piano Territoriale Generale Provinciale Adottato con Del. C.P. 95 del 26.11.1999) prevedeva nel SIC la differenziazione sostenibile delle attività tramite:

  • attivazione di iniziative per la fruizione della montagna secondo modalità innovative e diversificate;
  • realizzazione di progetti ed iniziative di supporto alla fruizione (realizzazione di sentieristica con percorsi differenziati per generi di utenti;
  • inserimento nelle reti di percorsi appenninici – GEA, Sentiero Italia; sentieri integrati);
  • sviluppo di attività economiche e produttive ad indirizzo naturalistico (forestazione, allevamento, allevamento di animali selvatici, prodotti del sottobosco ecc.)

Si reputa opportuno a tal fine orientare gli investimenti nelle aree comprese nei SIC verso una loro fruizione naturalistica nel rispetto del Piano di Gestione delle ZPS-ZSC e della conservazione delle loro pecularità tra i quali la continuità ambientale.

European Consumers per la gravità di quanto esposto procederà direttamente in sede Europea, chiedendo anche conto dell’erogazione di ingenti finanziamenti per opere ad alto impatto ambientale in aree protette.

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