Altro che 5G: con i campi elettromagnetici attuali la popolazione e la vita planetaria sono già a rischio

Ritorniamo sulla questione elettromagnetica non solo perché è strategica ma perché di fatto l’incremento dei campi elettromagnetici artificiali rappresenta una sempre più evidente minaccia per l’intera biosfera oltre che per gli esseri umani. Abbiamo pubblicato vari lavori in collaborazione con scienziati italiani di chiara fama (link) e riteniamo opportuno sintetizzarne i risultati.

Le nuove tecnologie per le telecomunicazioni e le loro applicazioni sono state introdotte senza nessuna certezza circa gli effetti sulla salute, sollevando nuove sfide per la medicina e per la società, ma anche e soprattutto per il buonsenso che sembra mancare negli ambienti politici.

Sono ormai indiscutibili le prove scientifiche che l’esposizione prolungata a radiazioni a microonde generate per wireless, tecnologie di comunicazione e sorveglianza ha gravi effetti biologici e sulla salute[1]. Tuttavia le normative sull’esposizione pubblica nella maggior parte dei paesi continuano a basarsi sulle obsolete linee guida dell’International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection ICNIRP[2] (in realtà una ONG privata) e dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers[3], degli anni ’90 che affermavano la fallace convinzione che solo gli effetti termici acuti sono pericolosi.

Addirittura in Italia, che ha dei limiti più bassi della maggior parte dei paesi europei, c’è chi propone di innalzare gli attuali limiti di legge[4], mentre andrebbero su base scientifica[5], diminuiti con opportuna distinzione tra tipologia di frequenza, fasce di rischio e ambienti di lavoro e di riposo.

La prevenzione del riscaldamento dei tessuti mediante radiazione elettromagnetica a radiofrequenza è del tutto inefficace nel prevenire le interferenze biochimiche e fisiologiche. È stato ampiamente dimostrato che un’esposizione acuta non termica altera il metabolismo e l’attività elettrica del cervello umano[6] e le risposte immunitarie sistemiche[7].

L’esposizione cronica è stata associata ad un aumento dello stress ossidativo e dei danni del DNA[8] e al rischio di cancro[9]. Tutti gli studi di laboratorio, inclusi studi su roditori di grandi dimensioni condotti da Enti indipendenti[10] confermano questi effetti biologici e sulla salute in vivo.

In una situazione di peggioramento globale delle condizioni ambientali planetarie dovute all’attività umana[11] la crescente esposizione alle radiazioni elettromagnetiche artificiali deve essere seriamente considerata.

A causa dell’aumento esponenziale dell’uso di dispositivi di comunicazione personale wireless (ad es. Telefoni cellulari o cordless e dispositivi WiFi o abilitati Bluetooth) e delle infrastrutture che li facilitano, livelli di esposizione alle radiazioni elettromagnetiche a radiofrequenza attorno alla banda di frequenza 1 GHz, utilizzato per le moderne comunicazioni wireless, è aumentato da livelli estremamente bassi naturali di circa 1018 volte.

Esposizione giornaliera alle radiazioni elettromagnetiche a radiofrequenze naturali e artificiali rispetto alle linee guida di sicurezza della Commissione internazionale sulla protezione dalle radiazioni non ionizzanti.

I livelli antropogenici di radiazione elettromagnetica a radiofrequenza sono illustrati per diversi periodi nell’evoluzione delle tecnologie di comunicazione wireless. Questi livelli di esposizione sono spesso riscontrati quotidianamente dalle persone che utilizzano vari dispositivi wireless. I livelli sono istantanei e non vengono mediati nel tempo per 6 minuti, come specificato dalla Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti per motivi termici. (da Philips e Lamburn[12] modificato da Bandara e Carpenter, 2018[13]. I livelli naturali di radiazione elettromagnetica a radiofrequenza sono basati sul rapporto della NASA CR-166661[14].

Le radiazioni elettromagnetiche a radiofrequenza vengono utilizzate anche per radar, scanner di sicurezza, contatori intelligenti e apparecchiature mediche (risonanza magnetica, diatermia e ablazione con radiofrequenza). È plausibilmente la più elevata esposizione ambientale antropogenica dalla metà del 20 ° secolo e i livelli tenderanno ad aumentare ulteriormente, poiché tecnologie come Internet of Things e 5G stanno aggiungendo milioni di trasmettitori di radiofrequenza in più intorno a noi.

Negli ultimi due decenni si è assisitito a un’esposizione umana senza precedenti alle radiazioni elettromagnetiche da radiofrequenze dal concepimento fino alla morte. L’accumulo di prove degli effetti sul sistema nervoso centrale, compreso lo sviluppo neurologico alterato[15] e l’aumento del rischio di alcuni malattie neurodegenerativi[16] è una delle principali preoccupazioni considerando il costante aumento della loro incidenza.

Esistono ormai prove certe per un’associazione tra esposizione a dispositivi wireless, neurosviluppo e disturbi comportamentali nei bambini[17]. Inoltre prove sperimentali mostrano che l’esposizione prenatale potrebbe causare cambiamenti strutturali e funzionali nel cervello associato a un comportamento simile all’ADHD[18]. Questi risultati meritano un’attenzione urgente per proteggere la popolazione piuttosto che un impegno dei politici per alzare i limiti dell’attuale normativa, già attualmente troppo alti per scongiurare danni biosferici e ambientali oltre che alla salute umana.

Una recente valutazione di 2266 studi (compresi studi in vitro e in vivo su esseri umani, sistemi e popolazione sperimentali su animali e piante studi) hanno riscontrato che la maggior parte degli studi (n = 1546, 68.2%) hanno dimostrato significativi effetti biologici o sulla salute associati all’esposizione ad campi elettromagnetici antropogenici. Nell’89% (216 di 242) degli studi sperimentali che hanno studiato lo stress ossidativo gli endpoint hanno mostrato effetti significativi[19].

Questo peso di prove scientifiche confutano l’affermazione preminente che l’implementazione delle tecnologie wireless non pone rischi per la salute ai livelli di esposizione alle radiofrequenze attualmente consentiti. Le evidenze sostengono l’appello di 244 scienziati provenienti da 41 paesi che hanno pubblicato nella letteratura peer-reviewed e collettivamente hanno presentato una petizione immediata all’OMS e alle Nazioni Unite misure per ridurre l’esposizione pubblica all’artificiale campi elettromagnetici e radiazioni[20].

Esistono anche prove degli effetti delle radiazioni elettromagnetiche a radiofrequenza su flora e fauna. Per esempio, la riduzione globale riportata nelle api e altri insetti sono plausibilmente legati, oltre che all’uso sconsiderato di pesticidi in agricoltura, all’aumento della radiazione elettromagnetica a radiofrequenza nell’ambiente environment[21]. Le api sono tra le specie che usano per la navigazione la magnetorecezione, che risente fortemente dei campi elettromagnetici antropogenici.

I campi elettromagnetici antropogenici vanno da frequenze estremamente basse (associate all’elettricità forniture e apparecchi elettrici) ad estremamente alte frequenze (principalmente associate con comunicazione wireless). I potenziali effetti di questi campi elettromagnetici antropogenici sui campi elettromagnetici naturali, come la Risonanza Schumann che controlla il tempo e il clima, non sono stati adeguatamente studiati così come gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche sulle componenti naturali e artificiali (ad es. pulviscoli ionizzati provenienti da attività industriali) dell’atmosfera e sulla ionosfera.

È stato ampiamente affermato dai promotori delle modifiche di legge al rialzo che le radiazioni elettromagnetiche a radiofrequenze non ionizzanti non possiede abbastanza energia per causare danni al DNA. Ma tutto questo è stato dimostrato sperimentalmente del tutto erroneo[22]. Le radiazioni elettromagnetiche a radiofrequenza causano danni al DNA attraverso stress ossidativo[23], simili alle radiazioni quasi UV, che a lungo sono state ritenute innocue.

Va tenuto presente il maggior danno rilevato per la continua oscillazione dei campi magnetici artificiali, rivelatesi ancor più dannosi dell’esposizione a determinate frequenze. Esiste, infatti, una grandissima escursione di intensità di esposizione a seconda della vicinanza alle sorgenti e di vari altri fattori, che può arrivare e anche superare 10 elevato alla 6. I comuni strumenti di misura usati dagli enti di controllo in Italia, orientati alla misura di forti campi elettromagnetici, non permettono di evidenziare nei loro risultati questa grande escursione presente nel fondo elettromagnetico per la loro modesta sensibilità, ma questa enorme differenza da punto a punto sul territorio (fuori e dentro le case) esiste ed ha effetti sulla salute e il funzionamento degli organismi viventi.

In un momento in cui scienziati devono affrontare gravi problemi globali come i cambiamenti climatici e la diffusione onnipervadente di sostanze chimiche tossiche c’è un urgente necessità di affrontare il cosiddetto elettrosmog senza dare maggior valore agli interessi economici che alla qualità della vita sul nostro pianeta. Un serio approccio basato sull’evidenza nella valutazione del rischio e nella regolazione dei campi elettromagnetici antropogenici aiuterà la salute di tutti noi, così come quella della nostra casa planetaria.

In conclusione è da percepire come un vero e proprio crimine contro l’umanità e contro l’intera biosfera aumentare ulteriormente tali campi mentre un atteggiamento responsabile e rispettoso per la vita planetaria dovrebbe imporre ai governi misure per favorire progressi tecnologici per rendere tali radiazioni il più possibile nel range a cui la vita è stata abituata per milioni di anni favorendo, soprattutto nei centri urbani, la trasmissione tramite fibre ottiche, in grado di trasmettere quantità di informazioni del tutto paragonabili a quanto ottenuto attraverso la trasmissione via aerea.

Tutti questi contenuti sono stati ampiamente dibattuti nel corso del 4° incontro del 1° Ciclo Webinar: Nuove frontiere nella biologia e nella medicina della riproduzione 

(https://www.pmaumanizzata.com/75-Ciclo_di_Webinar_-_NUOVE_FRONTIERE_DELLA_BIOLOGIA_E_DELLA_MEDICINA_DELLA_RIPRODUZIONE.htm) 

organizzato da  S.I.R.U. (Società Italiana della Riproduzione Umana) e dalla Segreteria Organizzativa U.P.A.I.Nu.C (Università Popolare Accademia Internazionale di Nutrizione Clinica) di cui alleghiamo la presentazione di European Consumers a disposizione di chi vuole approfondire questi fondamentali argomenti.

Sorgenti di emissione di EMF sul territorio e rischio per la popolazione

Si ringrazia l’ingegner Davide Maria Palio per le gentili segnalazioni di piccole inesattezze presenti nei documenti originali da cui è stato tratto l’articolo.

Note

[1] Bandara P., Carpenter D.O., 2018. Planetary electromagnetic pollution: it is time to assess its impact. DOI:https://doi.org/10.1016/S2542-5196(18)30221-3

[2] International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection ICNIRP guidelines for limiting exposure to time-varying electric, magnetic, and electromagnetic fields (up to 300 GHz). Health Phys. 1998; 74: 494-522

[3] Institute of Electrical and Electronics Engineers. IEEE C95.7-2014—IEEE recommended practice for radio frequency safety programs, 3 kHz to 300 GHz. IEEE Standards Association, 2014. https://standards.ieee.org/standard/C95_7-2014.html

[4] Campi elettromagnetici: limiti italiani da rivedere. https://www.lavoce.info/archives/59777/per-i-campi-elettromagnetici-limiti-europei-anche-in-italia-2/

[5] Vedi ad es. LINEE GUIDA DI EUROPAEM 2016 per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie e dei problemi sanitari legati ai C.E.M.  http://www.isde.it/wp-content/uploads/2018/03/EUROPAEM_EMF_2016_Italiano.pdf

[6] Volkow ND, Tomasi D, Wang GJ et al. Effects of cell phone radiofrequency signal exposure on brain glucose metabolism. JAMA. 2011; 305: 808-813; Schmid MR, Loughran SP, Regel SJ et al. Sleep EEG alterations: effects of different pulse-modulated radio frequency electromagnetic fields. J Sleep Res. 2012; 21: 50-58

[7] Kimata H. Microwave radiation from cellular phones increases allergen-specific IgE production. Allergy. 2005; 60: 838-839

[8] Zothansiama Zosangzuali M, Lalramdinpuii M, Jagetia GC. Impact of radiofrequency radiation on DNA damage and antioxidants in peripheral blood lymphocytes of humans residing in the vicinity of mobile phone base stations. Electromagn Biol Med. 2017; 36: 295-305; Bandara P, Weller S Biological effects of low-intensity radiofrequency electromagnetic radiation—time for a paradigm shift in regulation of public exposure. Radiat Protect Australas. 2017; 34: 2-6.

[9] Carlberg M, Hardell L. Evaluation of mobile phone and cordless phone use and glioma risk using the bradford hill viewpoints from 1965 on association or causation. Biomed Res Int. 2017; 2017: 9218486

[10] National Toxicology Program, US Department of Health and Human Services. Cell phone radio frequency radiation., 2018. https://ntp.niehs.nih.gov/results/areas/cellphones/index.html; Falcioni L, Bua L, Tibaldi E et al. Report of final results regarding brain and heart tumors in Sprague-Dawley rats exposed from prenatal life until natural death to mobile phone radiofrequency field representative of a 1.8GHz GSM base station environmental emission. Environ Res. 2018; 165: 496-503

[11] Myers SS. Planetary health: protecting human health on a rapidly changing planet. Lancet. 2018; 390: 2860-2868

[12] Philips A, Lamburn G. Natural and human-activity-generated electromagnetic fields on Earth. Childhood Cancer. 2012; (London; April 24–26, 2012.)

[13] Bandara P., Carpenter D.O., 2018. Planetary electromagnetic pollution: it is time to assess its impact. DOI:https://doi.org/10.1016/S2542-5196(18)30221-3

[14] Raines JK. NASA-CR-166661. Electromagnetic field interactions with the human body: observed effects and theories. NASA Technical Reports Server. https://ntrs.nasa.gov/archive/nasa/casi.ntrs.nasa.gov/19810017132.pdf

[15] Divan HA, Kheifets L, Obel C, Olsen J. Prenatal and postnatal exposure to cell phone use and behavioral problems in children. Epidemiology 2008; 19: 523–29.

[16] Zhang X, Huang WJ, Chen WW. Microwaves and Alzheimer’s disease. Exp Ther Med 2016; 12: 1969–72.

[17] Divan HA, Kheifets L, Obel C, Olsen J. Prenatal and postnatal exposure to cell phone use and behavioral problems in children. Epidemiology 2008; 19: 523–29.

[18] Zhang X, Huang WJ, Chen WW. Microwaves and Alzheimer’s disease. Exp Ther Med 2016; 12: 1969–72.

[19] Bandara P, Weller S. Biological effects of low-intensity radiofrequency electromagnetic radiation—time for a paradigm shift in regulation of public exposure. Radiat Protect Australas 2017; 34: 2–6.

[20] International Appeal Scientists call for Protection from Non-ionizing Electromagnetic Field Exposure. https://www.emfscientist.org/index.php/emf-scientist-appeal; The Bioinitiative Report 2012. A Rationale for Biologically-based Public Exposure Standards for Electromagnetic Fields (ELF and RF). https://bioinitiative.org/

[21] Taye RR, Deka MK, Rahman A, Bathari M. Effect of electromagnetic radiation of cell phone tower on foraging behaviour of Asiatic honey bee, Apis cerana F. (Hymenoptera: Apidae). J Entomol Zool Stud 2017; 5: 1527–29.

[22] Smith-Roe SL, Wyde ME, Stout MD, et al. Evaluation of the genotoxicity of cell phone radiofrequency radiation in male and female rats and mice following subchronic exposure. Environmental Mutagenesis and Genomics Society Annual Conference; Raleigh, NC, USA; Sept 9–13, 2017; Ruediger HW. Genotoxic effects of radiofrequency electromagnetic fields. Pathophysiology 2009; 16: 89–102.

[23] Bandara P, Weller S. Biological effects of low-intensity radiofrequency electromagnetic radiation—time for a paradigm shift in regulation of public exposure. Radiat Protect Australas 2017; 34: 2–6.

2 Risposte

  1. Davide M Palio ha detto:

    E’ presente un errore tipografico alla riga 47, “di circa 1018 volte” dovrebbe essere invece scritto come 10 elevato alla 18, ovvero “1000000000000000000”. Il testo del riferimento [18] è inesatto. Inoltre, si dovrebbe aggiungere, al fine di una informazione completa, che i valori tipici di densità di potenza di flusso riportati per gli anni 2010 per i tre piccoli picchi visibili alle frequenze di 900, 1800, 2100 MHz si riferiscono a esposizioni in posizioni relativamente vicine a sorgenti (telefoniche), ma che esiste tuttora una grandissima escursione di intensità di esposizione a seconda della vicinanza alle sorgenti e di vari altri fattori, escursione che può arrivare e anche superare 10 elevato alla 6 (un milione). I comuni strumenti di misura usati dagli enti di controllo in Italia, orientati alla misura di forti campi elettromagnetici, non permettono di evidenziare nei loro risultati questa grande escursione presente nel fondo elettromagnetico per la loro modesta sensibilità, ma questa enorme diferenza da punto a punto sul territorio (fuori e dentro le case) esiste! E’ come usare una bilancia pesa persone con pesata minima di 1 Kg e con un valore di attenzione di 6 Kg: la maggior parte delle misure effettuate lontano dalle sorgenti farà indicare sul display della bilancia l’indicazione “valore inferiore a 1 Kg”, ma il valore del misurando potrebbe essere in realtà 100 grammi, 10 grammi, 1 grammo, o anche solo 1 milligrammo. Da questo paragone si capisce l’esigenza di utilizzare strumenti di misura professionali molto più sensibili (che esistono), se si vuole realmente caratterizzare in modo accurato il fondo elettromagnetico presente oggigiorno (2020) in un determinato posto di interesse.

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