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vino, birra e alcolici

07/04/2018 - rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 7 aprile 2018 ( di redazione )

CITTADELVINO.IT Città del vino al Vinitaly: gli appuntamenti http://www.cittadelvino.it/articolo.php?id=Mjk3MQ== L'Associazione Nazionale Città del Vino sarà presente al prossimo Vinitaly, in programma alla Fiera di Verona dal 15 al 18 aprile. Lo farà in qualità di co-espositore con il Movimento Turismo del Vino. Per venirci a trovare occorre entrare nel Padiglione 10 settore A2. Ecco il programma delle nostre iniziative. Lunedi 16 Aprile Ore 12.00 – 14.00 - Stand Movimento Turismo del Vino Padiglione 10 A2 - “Bambini, gnomi e occhialini 3d: nasce il wine tourism for kids” (*)

… continua.

(*) Nota: a Vinitaly, tra pochi giorni, nascerà il “turismo del vino per bambini”. Con gnomi e occhialini 3d. Ora che lo sappiamo, possiamo procedere con la lettura della rassegna stampa di oggi, in cui troveremo il mondo degli adulti stupirsi, e indignarsi, per il bere dei giovani, con le relative, drammatiche, conseguenze.

Tra gli gnomi e il tavolo dell’obitorio, a volte, ci stanno il vino, la birra e gli altri alcolici. Tra gli occhialini 3d e il tavolo dell’obitorio, a volte, ci stanno la cultura, le contraddizioni e gli interessi economici del mondo degli adulti. Magari gli stessi adulti che si stupiscono e si indignano.

POSITANO NEWS Positano morte di Nicola Marra, il padre “Maledetto e spaventoso alcol” Lilly Vaccaro di Chi l’ha Visto “Non parla nessuno” La tragedia del ragazzo di Napoli nella cittadina della Costiera amalfitana continua a essere una vicenda che scuota l’intera Campania. Il padre di Nicola in apertura de Il Mattino si rivolge al mondo del divertimento, mentre le telecamere di “Chi l’ha Visto”, programma che andrà in onda mercoledì sono in giro per la cittadina della Costa d’ Amalfi riprendendo i luoghi dove è stato Nicola Marra. Nessuno parla qui, ma si sa ben poco, visto che era in compagnia di amici e amiche di Napoli, che pure non si sono voluti far riprendere dalla telecamere.  Positano, ma anche Capri, dove il ragazzo con la famiglia era un habituè. Intanto “Mio figlio era un ragazzo pazzesco, con un cuore e una mente enorme, con una vita a disposizione ma che gli andava stretta per le tantissime cose che programmava e del quale era il primo realizzatore”. E’ uno dei passaggi della lettera che Antonio Marra, papà di Nicola il giovane di 21 anni di Napoli che ha perso la vita in un tragico incidente la notte di Pasqua. Secondo l’autopsia, il giovane napoletano, di ritorno da una serata in discoteca a Positano, sarebbe deceduto sul colpo dopo un volo di circa 70 metri. Nella lettera a Il Mattino il papà di Nico lancia un appello a tutti, genitori e figli affinchè la morte del ragazzo non sia vana: «Maledetto e spaventoso alcol! Ma perché tutto questo…? Nico ha voluto inconsapevolmente, casualmente ma purtroppo tragicamente, manifestare che si è arrivati a un punto di non ritorno. E adesso sto a piangerlo con un dolore che mi fa morire giorno dopo giorno, ma che mi fa rabbia e costringe ad urlare che non può e non deve succedere. Abbracciate i vostri figli, coccolateli, fate loro leggere queste parole, la vita è preziosissima, non può essere ceduta in cambio di uno sballo. Ho visto gente che vomitava, camicie stracciate, sembrava un campo di guerra.. Il ritorno a casa dopo il divertimento deve essere qualcosa di normale e scontato. Non si può pregare e sperare ogni volta nel miracolo ordinario di rivedere il proprio figlio riposare, al sicuro, nel proprio letto. A me non è più consentito… Ciao Nico. Papà ti ama”

IL MATTINO Non chiamatela più movida: sono solo notti senza legge Lo dice il padre: è una mattanza impunita. Ci si ostina a chiamarla «movida» ma può portare morte, com’è successo a Nico in fondo a un vallone vicino Positano. E allora il padre, con lucidità impressionante, non potendo né ora né mai farsene una ragione, si rompe la testa in cerca di una spiegazione perché non c’è dolore più devastante e innaturale che sopravvivere a un proprio figlio. Ma lo strazio raddoppia fino all’insopportabile se il figlio viene strappato alla vita da una morte sopraggiunta non per malattia, non per un incidente ma per qualcosa che si poteva evitare. È inaccettabile una morte trovata in fondo al bicchiere, nell’alcol ingurgitato con altri ragazzi, inseguendo lo sballo di una notte. Era evitabile – poteva esserlo – se solo una maggior vigilanza di tutti, compresi gli amici, fosse intervenuta prima che troppo si fosse bevuto, a rimarcare l’errore di una sera di divertimento trasformata in angoscia alcolica, a segnalare che il ragazzo uscito dal locale in quello stato si poteva avviare in braccio al pericolo. Il padre domanda perché, mentre guarda al mondo attraverso la lente dell’assenza di Nico. Così quell’assenza, nelle sue parole, diventa «più acuta presenza» poiché d’ora in poi ogni angolo della vita su cui volgerà gli occhi ne conserverà le tracce. Nelle parole del suo dolore c’è l’irrimediabilità della scomparsa definitiva. Ma c’è anche la dolorosa constatazione che le cose vanno avanti, che la vita continua, né più né meno come prima. Ed è proprio questa la parte più difficile da tollerare, al cospetto di uno strazio impossibile da collocare in un angolo di sé e rinnovato ogni mattina, ancor prima di aprire gli occhi. Allora il papà di Nico da quella morte vuole cavare una lezione che suoni come campanello d’allarme. Non accusa nessuno ma fa molto di più: avvisa che siamo a un punto di non ritorno. Avvisa rivolgendosi a se stesso, a noi, a tutti i genitori di tutti i figli esposti alla seduzione di un’idea di svago identificata con l’alcol o altre sostanze da sballo, che il rischio intorno a cui vanno incontro i ragazzi quando si chiudono la porta alle spalle il sabato sera può essere mortale. Lo è diventato da quando anche alle nostre latitudini si è diffusa la consuetudine di eleggere baretti e localini senza controlli e dominati dall’illegalità a luoghi di aggregazione privilegiati in cui strafarsi, imbottendosi di alcol o droghe e a volte facendone micidiali cocktail.

Anche molti nostri lettori, toccati dalla tragedia di Nico, hanno provato il bisogno di domandarsi perché. E ci hanno scritto, si sono chiesti che cosa porti i figli a isolarsi nel mondo a parte delle bevute fino a perdere il senso di sé. Nella lettera di Nicola Campoli e in quelle di altri spiccano due parole, «solitudine» e «fragilità». Due dimensioni contigue, perché la prima conduce alla seconda, o viceversa la seconda induce ad arroccamenti solitari: mai come oggi si sono viste tanta solitudine e tanta fragilità in ragazzi cui in apparenza non mancherebbe niente, e spavaldi, forti, belli come Nico. Solitudine e fragilità amplificate dall’abuso di alcol che scioglie i legami sociali perché indirizza verso l’isolamento, la separazione, la chiusura verso il mondo esterno: altro che socialità della movida! Ma poi Ottavia R. si chiede: fragili loro o noi, i genitori? Intorno a questa domanda retorica si annoda la nostra impotenza di padri e madri incapaci di pronunciare quella paroletta semplice – «no» - ma anche la latitanza di tutte le figure pubbliche che dovrebbero incarnare la legge della parola contro l’indisciplina del consumo sfrenato: di oggetti tecnologici, sesso, alcol, droghe, notti da sballo. E senza legge non può esserci nemmeno divertimento, o desiderio, e neppure amore.

IL MATTINO «Alcol e droga, adesso basta»: genitori e professori in corteo L’appuntamento è fissato per il 18 aprile, alle 11.30, in piazza Matteotti, nei pressi della Posta centrale. Da lì il corteo sfilerà davanti alla Questura e si fermerà a Palazzo San Giacomo. Una manifestazione intitolata «Genitori in piazza», per dire basta all’alcol e alla droga che i ragazzi consumano liberamente nelle discoteche e nei bar. A organizzare la protesta, Patrizia Gargiulo, mamma di una ragazza di quasi diciotto anni e presidente dell’associazione «Donne per il sociale», una onlus nata per offrire supporti legali, psicologici e di mediazione familiare gratuiti a donne e bambini vittime di violenza e uomini separati in serie difficoltà economiche. Non solo. L’associazione si occupa anche di informare gli adolescenti dei danni irreversibili causati dalla droga e dall’alcool e combatte il bullismo, altro fenomeno dilagante tra i giovani. Grazie a «Donne per il sociale» negli ultimi mesi sono stati organizzati una serie di incontri nelle scuole, con specialisti e addetti ai lavori, che hanno affrontato con gli studenti i problemi relativi ai danni da alcool, droga e fumo. «Sono anni che mi occupo di questi problemi - spiega la Gargiulo - purtroppo se ne parla solo quando accadono disgrazie come quella di Nico. Ci deve scappare il morto altrimenti non si muove niente». Da qui la decisione di scendere in piazza «per smuovere le coscienze - aggiunge - e pretendere il rispetto delle leggi che esistono e vengono ignorate». La Gargiulo fa anche riferimento alle regole del buon senso secondo le quali «a ragazzini di 13, 14 anni non dovrebbe essere permesso stare in strada oltre la mezzanotte». «Stesso discorso per la discoteca - spiega - dove non dovrebbero avere proprio accesso se non in orari pomeridiani». L’associazione chiede soprattutto che a chi non ha compiuto 18 anni non venga venduto alcol, sia al bar che in discoteca, e sollecita le istituzioni a mettere in campo più controlli. «Se cominciassero a piovere multe salate per i gestori dei locali, forse ci penserebbero prima di vendere cicchetti anche ai tredicenni».

IL MESSAGGERO Genova, ubriaco si sporge per recuperare una felpa ma precipita dal muretto: muore 24enne Un ragazzo di 24 anni, di origini ecuadoriane, è morto la scorsa notte cadendo da un muretto davanti alla discoteca Estrella, nella zona di Dinegro. Sul posto sono intervenuti i medici del 118 e le volanti della polizia. Secondo una prima ricostruzione il ragazzo, che era in compagnia di amici, si sarebbe sporto per recuperare una felpa e sarebbe precipitato per una decina di metri nell'area portuale sottostante. Gli investigatori stanno sentendo le persone con cui era per ricostruire il fatto. Secondo quanto ricostruito dagli agenti delle volanti e della squadra mobile, il ragazzo morto dopo essere caduto da un muretto all'alba davanti la discoteca Estrella, era ubriaco e stava giocando a lanciare in aria la sua felpa. L'indumento a un certo punto gli sarebbe sfuggito di mano impigliandosi a uno spuntone. Il ragazzo si è così sporto per recuperare la felpa ma ha perso l'equilibrio cadendo. La ricostruzione è stata confermata dagli amici della vittima ma anche da un buttafuori della discoteca e anche da un cittadino che ha visto la scena.

GAZZETTA DI MODENA Allarme per i giovanissimi l’alcol estremo ora dilaga Al Selmi la Fondazione Veronesi incontra gli studenti: «È la prima causa di morte I ragazzi bevono per ubriacarsi, danni superiori anche a quelli delle droghe» «È Vero che l'alcol scioglie i grassi, ma solo quelli del cervello... Infatti chi rinuncia a due bicchieri al giorno perde nove chili in un anno». È Il momento in cui scende un pò di gelo nell'auditorium del Polo scolastico di via Leonardo da vinci, con gli studenti di prima, seconda del Selmi ieri mattina. La proiezione di "Flight" di Robert Zemekis, ritoccata nei momenti più toccanti del film, è appena terminata ed Emanuele Scafato, l'epidemiologo che dirige l'Osservatorio nazionale 'Alcol' all'istituto superiore di sanità, sta intrattenendo i ragazzi con i suoi dati duri e crudi. Si parla di abusi, di alcolici in particolare. È la tappa modenese di "Io vivo sano", iniziativa della Fondazione Veronesi destinata agli studenti degli istituti superiori, che tra gennaio e maggio tocca 15 città italiane e che, appunto, ieri era al Selmi. Solo dalla relazione in Parlamento in arrivo nei prossimi giorni usciranno i dati aggiornati regione per regione ma, intanto, assicura Scafato a margine, «Il trend in Emilia-Romagna e a Modena non cambia granchè, anzi: problemi come quello del binge drinking, l'assunzione di più superalcolici in un intervallo breve, preoccupano molto». Tradotto: «i ragazzi non solo bevono, ma bevono per ubriacarsi. Ed è un trend nazionale che ha cominciato a risalire, quindi bisogna intervenire presto per scongiurare coma etilici e intossicazioni». In via da Vinci se ne parla e si tratta di educazione "e non terrorismo", come precisa Daniele Banfi della Fondazione Umberto Veronesi, mentre gli studenti sembrano annuire. Diversi di loro delle classi terze, 17 per la precisione, si sono già dati da fare con un progetto ad hoc di Peer Education, quelli in cui ci si parla alla pari: in sostanza, preparati e formati dall'Ausl, hanno chiesto ai loro compagni delle prime quanto fossero toccati più o meno direttamente da questioni come alcol e fumo. Ebbene, «pensavano di poter dare solo qualche indicazione ma si sono accorti che i ragazzini di prima erano già coinvolti sia nel fumo sia nell'alcol: c'era già un problema nelle classi», riconoscono Paola Tarallo e Donata Clerici, rispettivamente delegata della Fondazione Veronesi per Modena e referente alla salute del Polo scolastico dove si trovano gli istituti Selmi e Corni. Ma alla fine è Scafato, sul palco, a conquistare i ragazzi, soprattutto quando fa provare a una decina di loro la maschera speciale che simula gli effetti delle sbronze. «Come un paio di bicchieri di vodka», sorride il direttore mentre tiene d'occhio gli adolescenti che 'Vagano' mascherati tra i coetanei. Nel corso del suo intervento l'esperto se la prende soprattutto con l'alcol, considerato socialmente anche più pericoloso delle droghe e in grado di compromettere lo sviluppo cerebrale fino ai 25 anni, senza tralasciare una panoramica sulle sostanze in generale così come anche uno spaccato su 'nuove' dipendenze dal gioco compulsivo agli smartphone-non stop. Scafato ricorda che in Italia si spende 300 volte più in pubblicità di alcolici che in prevenzione, che le stesse ausl a volte organizzano incontri equivoci intitolati "alcol e salute", oppure che all'ultima festa di Halloween in Toscana ci sono stati 700 ricoveri di minori ubriachi. E ancora: l'alcol è la prima causa di morte tra i giovani italiani (tenuto conto degli incidenti stradali), il 17% delle intossicazioni per alcol nei pronto soccorso riguarda ragazzini sotto i 14 anni, il 41% degli adolescenti dichiara di conoscere almeno un compagno di classe che ha "problemi con l'alcol". Certo, rimane una certa ritrosia a parlare di questi argomenti, che scompare però appena il riflettore si sposta sugli altri: alla domanda "quanti di voi bevono" nessuno in sala alza la mano, quando si chiede «chi di voi conosce un coetaneo che beve» quasi tutti.

IL DOLOMITI Allarme alcol tra i giovani trentini, l'esperto: ''A 12 anni il primo bicchiere''. Tra i consumatori aumentano le donne Anche in Trentino tra le mode più diffuse c'è il binge drinking, ossia una vera e propria “abbuffata alcolica”. Il dottor Luigino Pellegrini: "Attualmente il consumo è di 8 – 9 litri di alcol all'anno e lo sforzo è quello di arrivare a 6 litri pro-capite" di Giuseppe Fin http://www.ildolomiti.it/societa/2018/allarme-alcol-tra-i-giovani-trentini-lesperto-a-12-anni-il-primo-bicchiere-tra-i# TRENTO. In Trentino cala l'età di chi beve il primo bicchiere di alcol e continuano ad aumentare le donne che si trovano a fare i conti con problemi alcol-correlati. A fotografare la situazione è il dottor Luigino Pellegrini, responsabile per l'Azienda sanitaria dei centri alcologia, antifumo e altre fragilità presenti in Trentino. Proprio aprile è stato individuato dall’Oms come mese della prevenzione alcologica. In tutto il Trentino si terranno iniziative di sensibilizzazione per far riflettere le persone sul proprio consumo di alcol e sulla possibilità di scegliere comportamenti e stili di vita che incidano positivamente sulla qualità di vita dell’individuo, della famiglia e della comunità. L'obiettivo principale di questo mese è quello di ridurre i consumi di alcol nella popolazione. Attualmente il consumo è di 8 – 9 litri di alcol all'anno e lo sforzo è quello di arrivare a 6 litri pro-capite all'anno. “Questo obiettivo – spiega il dottor Pellegrini – è fondamentale anche in Trentino perché la riduzione dei consumi determina autonomamente la riduzione dei bevitori a rischio e dei problemi alcol correlati”. Ma com'è oggi la situazione in Trentino? Gli ultimi dati ufficiali arrivano dal “Bilancio di missione” dell'Azienda sanitaria di Trento (2016) all'interno del quale viene riportato che gli adulti trentini si ripartiscono equamente tra chi non consuma alcol (35%), tra chi lo consuma in maniera moderata (34%) e tra chi può essere considerato un consumatore di alcol a maggior rischio (31%) perché consuma alcol abitualmente in modo elevato (5%) o prevalentemente fuori pasto (22%) o perché è un bevitore binge (14%), oppure una combinazione delle tre modalità. Il consumo dell'alcol è ancora un comportamento soprattutto maschile, infatti solo un uomo su 5 non consuma alcol (21%) anche se però le donne però mostrano nell’ultimo decennio percentuali di consumo in crescita. “I consumi di alcol in Trentino sono diminuiti – spiega Pellegrini – basta pensare che attorno agli anni '70 il consumo medio era di 13 litri pro-capite. Adesso siamo passati a 9 litri pro-capite. Una riduzione dei consumi e dei problemi ad essi collegati. Abbiamo assistito ad un calo delle malattie, degli incidenti stradali e di infortuni sul lavoro”. Un quadro epidemiologico cambiato grazie anche ai maggiori controlli e alle politiche che si sono diffuse sul territorio e nelle scuole per sensibilizzare e informare. “Rimangono ancora delle aree grigie critiche” spiega Luigino Pellegrini. “In particolare in questo momento l'attenzione è rivolta soprattutto all'età media di inizio del consumo di bevande alcoliche, alla maggiore dimestichezza con l'alcol da parte delle nuove generazioni e ci sono degli elementi di preoccupazione”. Consumare alcol è un’abitudine particolarmente diffusa tra i giovani. Secondo sempre i dati riportati nel bilancio di missione dell'Azienda sanitaria, tra i ragazzi in età 18-24 anni si rilevano percentuali di consumatori di alcol a maggior rischio elevatissime (79% per i ragazzi e 62% per le ragazze), percentuali che scendono progressivamente e in maniera importante all’aumentare dell’età. “Preoccupa molto la riduzione dell'età media di inizio consumo – spiega Pellegrini – che ora si aggira sui 12 anni o anche meno. Cinquant'anni fa l'iniziazione al consumo era un rito che si accompagnava alla maggior età e questo cambiamento deve far riflettere”. Da parte dei centri alcologia vengono intercettati soprattutto i giovani che si trovano nella fascia dai 18 ai 25 anni a causa soprattutto del ritiro della patente. Più difficile, invece, è intercettare i ragazzi che hanno un'età inferiore dove spesso il problema con l'alcol viene nascosto alle famiglie. “Sono spesso età dove i ragazzi si sentono onnipotenti e non si pongono tanti problemi”. Nei giovani esiste ancora la cosiddetta cultura della sballo ma è una questione anche di cultura generale. “In qualche maniera – spiega Pellegrini - l'alcol gode ancora di molto credito tra la popolazione giovane. Le cose sono cambiate rispetto il passato ma si portano dietro retaggi storici mescolati con nuove mode e nuovi input”. Tra queste nuove mode c'è il problema anche in Trentino del binge drinking, ossia una vera e propria “abbuffata alcolica”, mediante l'assunzione di più e diverse bevande a base di alcol in un intervallo di tempo molto ristretto. Un sistema molto diffuso, purtroppo tra i minorenni. L'impegno che viene portato avanti nei centri alcologia sparsi sul territorio è quello di offrire degli spazi, anche all'interno di scuole, dove le persone possono sviluppare un percorso di autoconsapevolezza rispetto i propri stili di vita. Spazi non stigmatizzanti ma che offrono un aiuto vero e concreto. Importanti attività di prevenzione (non solo riferite a problemi alcol-correlati ma anche di sostanze stupefacenti) vengono portate anche avanti nelle scuole. In occasione del mese di prevenzione oncologica, per diffondere il messaggio, gli operatori dei servizi Apss in stretta collaborazione con quelli delle associazioni si sono attivati con varie iniziative negli ospedali e nei territori attraverso stand informativi nelle strutture sanitarie e nelle piazze e distribuzione di materiale informativo sull’importanza della riduzione del consumo medio di alcol nella popolazione e sulla prevenzione dei problemi alcol correlati. Negli ospedali il personale aderente all’iniziativa porterà un fiocchetto giallo e negli stand verranno distribuiti palloncini gialli ai bambini.

LA PROVINCIA DI CREMONA Alcol e sigarette ai minori. Esplode la rabbia dei genitori Dalla periferia al cuore della città c’è un gruppo (secondo alcuni nutrito) di esercenti che pur di incassare si dimenticano delle regole CREMONA - Alcuni sono titubanti. Altri, la gran parte, sicuri di sé. Il risultato è sempre lo stesso: escono dal locale con le sigarette o dell’alcol (e non solo birrette). La tendenza si è così consolidata (e le voci si sono così consolidate) che qualche genitore si è tolto lo sfizio di vedere come andavano davvero le cose. Ed è arrivata la conferma, la più amara: dalla periferia al cuore della città c’è un gruppo (secondo alcuni nutrito) di esercenti che pur di incassare si dimenticano delle regole che proibiscono, appunto, di vendere sigarette e alcolici a minorenni. Le segnalazioni non si sono fermate alla rete, ai social network, dove, con sempre maggiore frequenza ci si imbatte nello sfogo di una mamma.

GAZZETTA DI MANTOVA ALMANACCO DI RENZO DALL'ARA Una storia alcolica mantovana Il Rosso Antico prodotto a Ponti Come storia questa è alcoolica e anche mantovana. Quante generazioni italiani non posso sapere, ma suppongo ce ne siano ancora che completerebbero d'istinto la frase "Vecchia Romagna etichetta nera?" con "Il brandy che crea un'atmosfera", associandovi l'immagine televisiva di Gino Cervi, grande attore già avviato dal 1952 alla straordinaria popolarità del Peppone guareschiano. Il prodotto si identificava con il personaggio, presente dal 1958 nei Caroselli, forte dello spot creato da Marcello Marchesi, lo stesso di "Con quella bocca può dire ciò che vuole" e di "Falqui, basta la parola". La Buton, bolognese, lo aveva proposto già dal 1939, ma rilanciato nel dopoguerra, vedi Carosello, con la storica bottiglia triangolare. Altro ritorno di memoria, legato al Rosso antico, apparso nel 1962, con robusto sostegno pubblicitario al "principe degli aperitivi", che "si beve solo in coppa", come dimostrava addirittura Fernandel, già, proprio Don Camillo. Ebbene, possiamo dire che è stato mantovano e non solo di residenza: la Buton si allargava, costruendo un nuovo stabilimento a Ponti sul Mincio, su terreno ceduto dalla Cantina dei Colli Morenici, proprio accanto. Il vino, come per il brandy Vecchia Romagna, era alla base del Rosso Antico e, nel caso quindi, poteva essere comodo da avere. L'abbiamo visto per anni, passando, ma nel 1977, più che altro per misura prudenziale, la Buton ritirava il prodotto: il colorante impiegato E 123 veniva sospettato di effetti cancerogeni. (*) Fine dello stabilimento di Ponti, non certo del Rosso Antico, entrato intanto fra le "icone degli Anni 60 - 70" e riproposto nel 2012, stessa, storica bottiglia e "Simply Elegant", in elegante semplicità, dress code.Ha dato voce e volto, a proposito di icone, perfino Charles Aznavour. Il fabbricato di Ponti ha trovato altra destinazione. Vecchia Romagna ha seguitato sempre per la sua strada, manca poco per essere ottantenne, sempre creando un'atmosfera, anche quando è della classe Riserva e non fa rima. Trattamento pubblicitario sempre di lusso, dal Beethoven 1989, "Romanza" in fa maggiore, riconsiderata da James Last, raffinato musicista, compositore, direttore d'orchestra tedesco al 2014 di Bob Sinclar: il famoso dj francese ci metteva del suo mixando il "Libertango" di Astor Piazzolla nello spot ideato da Armando Testa e assolutamente giovanilistico nell'ambiente e clima da discoteca Vip. Licenza creativa: il ghiaccio a cubetti nel Vecchia Romagna, quando mai?Ma c'è chi ha attraversato anche la stagione degli amari, fosse Petrus "l'amarissimo che fa benissimo", con il minaccioso pugno di guerriero in armatura o il più rassicurante Don Bairo, del carosello di "Frate Cimabue, fai una cosa e ne sbagli due". E ancora il Cynar "contro il logorìo della vita moderna", l'imperturbabile Calindri in mezzo al traffico e l'attuale Amaro Montenegro "sapore vero", che all'origine non si chiamava così ma nel 1896, quando re Vittorio Emanuele III sposò la bella Elena, decisero di chiamarlo Montenegro come omaggio al paese di provenienza della regina. Dopo, il sapore vero ci è stato offerto dal veterinario o da altri avventurosi personaggi, non importa se la monarchia sabauda non c'è più, il digestivo resta.

(*) Nota: leggendo questo interessante articolo, di storia e di costume, sono rimasto colpito da questo passaggio. 40 anni fa un noto superalcolico venne prudenzialmente ritirato dal mercato per il sospetto che un colorante impiegato fosse cancerogeno. Mi pare davvero significativo, fa riflettere: evidentemente non sapevano, o non consideravano, che non poche tracce, ma QUASI LA META’ di quel prodotto fosse costituita da una sostanza certamente cancerogena, ovvero l’etanolo. Ma il problema per la salute era il colorante E123. Potrebbe far sorridere, pensando a quanto fossimo ignoranti 40 anni fa. Ma, ancora oggi, moltissime persone sono profondamente convinte che i rischi per la salute legati all’assunzione del vino siano i solfiti, o il glifosato utilizzato per irrorare i vigneti.

PUGLIA PRESS Taranto – Spirale di violenza e alcol: marito condannato in primo grado TARANTO – Qualche giorno fa dinanzi al tribunale di Taranto giudice dott.ssa Tiziana Lotito si è celebrata la prima udienza a carico di Iliescu Mihai Ciprian, 37enne di nazionalità rumena, che negli ultimi anni avrebbe ripetutamente maltrattato i figli minori e la moglie anch’ella di nazionalità rumena. Quest’ultima, presente al processo e costituitasi parte civile, ha dichiarato di non voler sapere più niente del marito. Difatti, nonostante l’Iliescu sia incensurato, avrebbe messo in atto ai danni dei suoi congiunti continui maltrattamenti anche di una certa ferocia arrivando a picchiare la moglie fino al punto di ridurla esanime, nonché arrivando addirittura a colpire uno dei figli con un posacenere sulla testa. Il tutto aggravato dall’abuso di alcol, per il quale l’imputato pare avesse una forte e costante dipendenza. L’episodio più recente si sarebbe verificato alcuni mesi fa a Fragagnano là dove l’imputato, nel tentativo di sottoporre la moglie agli ennesimi maltrattamenti fisici, si sarebbe introdotto con la forza nell’appartamento di due anziani che venivano assistiti proprio dalla moglie dell’Iliescu in qualità di badante. Quest’ultima, per sfuggire alla ferocia dell’uomo, guadagnava la fuga scendendo addirittura dal balcone esterno sito al secondo piano dello stabile ed arrivava sull’asfalto con notevole paura e riportando lesioni. Fortunatamente in quella occasione sarebbero arrivati sul posto i Carabinieri del nucleo operativo di Fragagnano che avrebbero provveduto poi ad arrestare immediatamente l’imputato, che nel giudizio é difeso dall’avvocato Gianluca Zaccaria. In seguito alla chiusura dell’istruttoria dibattimentale l’uomo è stato condannato alla pena di anni 2 e mesi 3 di reclusione, considerando che per i maltrattamenti in famiglia è prevista una pena che può andare nel massimo anche fino a 6 anni. Il difensore ha preannunciato che proporrà appello alla sentenza, ribadendo la incensuratezza dell’uomo ed insistendo sul fatto che il comportamento violento dell’uomo sia stato solamente episodico dovuto soprattutto alla dipendenza dall’alcol.

NOTIZIE.IT Attore dei Teletubbies è morto per ipotermia e alcol L'attore Simon Shelton Barnes è deceduto a causa di ipotermia e di eccesso di alcol Simon Shelton Barnes, attore che ha interpretato Tinky Winky nei Teletubbies, è morto lo scorso gennaio. Ballerino, coreografo e attore, aveva 52 anni. Secondo l’inchiesta seguita al decesso, Barnes è morto di ipotermia e le analisi hanno rilevato una presenza eccessiva di alcool nel sangue. Il ritrovamento del corpo è avvenuto il 17 gennaio alle ore 7.15. Barnes è stato ritrovato morto vicino a un edificio del porto di Liverpool. La temperatura era molto bassa, di soli tre gradi centigradi. Il referto del medico legale Anita Bhardwaj riporta che sia la temperatura sia l’alcool hanno causato il decesso dell’attore. Il cordoglio per la scomparsa John Simmit, coprotagonista della serie Teletubbies nel ruolo di Dipsy, venuto a conoscenza della morte del collega, ha pubblicato una foto di tutto il cast. Ha poi aggiunto questo commento: “Che settimana! RIP Simon Shelton aka Tinky Winky: ricordando i bei momenti”. Barnes era sposato con l’attrice Emma Robbins; la coppia aveva tre figli. La figlia Lidya ha salutato il padre il 21 gennaio gennaio su Facebook: “Ti amo così tanto papà… sempre, sarà sempre così. L’uomo più bello del mondo, per sempre nel mio cuore”. Il figlio Henry, in un altro post, ha scritto: “Ho perso il mio adorabile papà mercoledì, era l’uomo più gentile che conoscessi e lo amo più di ogni altra cosa”. Tinky Winky, tra successo e polemiche I Teletubbies sono protagonisti di una serie tv ideata dalla BBC e pensata per i bambini di età prescolare. Il programma è andato in onda dal 1997 al 2001 ed è stato un grande successo commerciale. nonostante la serie sia stata molto seguita, anche in Italia, proprio il personaggio interpretato da Barnes- Tinky Winky– è stato al centro di critiche e polemiche. Tinky Winky è di colore viola, ha un’antenna a forma di triangolo sopra la porta e porta sempre con sé una borsetta rossa: queste caratteristiche sono state interpretate, secondo alcuni esponenti del mondo cattolico conservatore, come chiaro riferimento al mondo omosessuale. Il reverendo americano Jerry Falwell, verso la fine degli anni ’90, aveva dichiarato: “Il pupazzo è viola, il colore dei gay; la sua antenna ha la forma triangolare, simbolo dei gay. Ostenta una borsetta rossa. Da cristiano penso che l’esempio dello stile di vita gay di Tinky Winky stia danneggiando la moralità dei bambini”. La miglior risposta alla polemica arrivò proprio da Barnes: “Tinky Winky dovrebbe essere un bambino di tre anni, mi sembra sciocco discutere del suo orientamento sessuale”

IL GAZZETTINO Ubriaco al volante: per 20 minuti semina il panico sulle strade del centro VICENZA - Dopo una nottata trascorsa a bere si è messo al volante di una Fiat Brava e ha seminato il panico ieri mattina in centro storico C.P., 23enne, nomade residente in città e noto alle forze dell'ordine. Alle 8,30 all'altezza della stazione Svt in viale Milano il giovane all’alt chiesto da una pattuglia della polizia locale, impegnata in un normale controllo, anziché accostare ha premuto il piede sull'acceleratore e imboccato viale Roma. Per una ventina di minuti il nomade ha guidato a tutta velocità lungo le vie del centro, con un’andatura a zig-zag, anche contromano ed è passato con il rosso. È stato inseguito da cinque pattuglie, tra auto e moto, lungo viale Milano, viale Roma, piazzale Giusti, via Cattaneo (dove ha rischiato di investire un pedone), viale Risorgimento (dove è passato con il semaforo rosso) fino a quando è stato bloccato all'imbocco di viale Dante. Il giovane alla guida è stato trovato con un tasso alcolico tra due e tre volte oltre il limite: per lui è scattata la denuncia per guida in stato di ebbrezza e resistenza a pubblico ufficiale. Gli è stata inoltre ritirata la patente e si vedrà comminare una sanzione di oltre 854 euro per una lunga sfilza di infrazioni al codice della strada.

CORRIERE ADRIATICO Osimo: era ubriaco al volante, denunciato uno studente. Guai pure per un operaio OSIMO - Scatta la tolleranza zero contro i drink da sballo. I carabinieri del nucleo operativo e radiomobile, nel corso dei controlli del territorio finalizzati al contrasto proprio del costante e aumento abuso di sostanze alcoliche e a tutela dell’incolumità pubblica e sicurezza stradale, hanno denunciato un ventenne. Lo studente osimano è finito nei guai a conclusione di indagini, ed è stato deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona per il reato di guida in stato di ebbrezza alcolica in orario notturno. Il giovane, nella tarda serata del giorno di Pasqua, era al volante della sua VolksWagen Golf sulla statale 16 Adratica quando è incappato in un posto di blocco dei carabinieri. In quella circostanza lo studente è risultato positivo all’accertamento etilometrico per il valore illegale di 2,18 g/l. Pertanto al giovane è stata ritirata la patente di guida e trasmessa alla Prefettura di Ancona per i provvedimenti amministrativi di competenza. Il giorno prima, sabato 31 marzo scorso, è toccato a un operaio osimano di 51 anni che di sera alla guida di una Fiat Bravo, in via Fontemagna di Osimo, è stato controllato e anche lui è risultato positivo all’accertamento alcolemico per il valore illegale di 1,10 g/l. Stessa sorte per l’operaio: patente ritirata e trasmessa alla Prefettura. Si stringono come una morsa i controlli dei carabinieri contro l’abuso di alcol, anche al fine di evitare conseguenze sulle strade.

GIORNALE DI SICILIA Favara, ubriaco perde il controllo della sua auto: denunciato un giovane FAVARA. Incidente nella provinciale che collega Favara a Naro. Un ragazzo di 28 anni, che dopo i controlli è risultato positivo sia all'alcol sia a sostanze stupefacenti, ha perso il controllo della propria vettura, uscendo di strada e sbattendo contro il guard rail. Il giovane è stato ricoverato all'ospedale di Agrigento: le sue condizioni non sono gravi. Gli accertamenti clinici hanno anche evidenziato lo stato di alterazione del ventottenne, che è stato denunciato dai carabinieri in stato di libertà alla procura. Gli è già stata ritirata la patente



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