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giovedì 20 giugno 2013 - 04:46
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vino, birra e alcolici

12/04/2012 - rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 12 aprile 2012 ( di redazione )

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Nel giorno della prevenzione ai problemi alcol correlati (Alcohol Prevention Day) iniziamo la rassegna stampa riprendendo un articolo del bravissimo Vincerno Borgomeo, che avevamo già pubblicato ieri.

Va letto con attenzione: descrive una vicenda scandalosa e sconcertante.

La sensibilizzazione sul fenomeno alcol-guida, e l’avvento degli etilometri sulle nostre strade, hanno apportato negli ultimi anni un duro colpo alla cultura del bere e ai consumi alcolici.

Il sospetto è che sottostimare il numero delle vittime alcolcorrelate sulle strade italiane possa essere stata una scelta politica precisa, per giustificare la poca intraprendenza legislativa nel contrastare con la dovuta severità una strage che ha devastato e devasta ogni anno migliaia di famiglie.   

 

LA NAZIONE (Firenze)

«Mio figlio ucciso in uno scontro Ma per l'Istat è stata morte naturale»

 

LA REPUBBLICA

i guarnieri: "per l'istat lorenzo non è morto"

"per l'istat lorenzo è ancora vivo" - mario neri

 

REPUBBLICA.IT/MOTORI

Caos incidenti stradali

mistero sul numero di vittime

I morti nel 2010 potrebbero essere 4700 e non 4000.

Clamorosa scoperta dell'associazione Lorenzo Guarnieri.

Nelle province di Firenze e di Forlì-Cesena ci sono prove di errori.

E nel resto d'Italia?

di VINCENZO BORGOMEO

Colpo di scena: il dato più importante sulla sicurezza stradale, quello relativo al numero di morti, potrebbe essere falso. Clamorosamente falso. Ossia nel 2010 non ci sarebbero stati 4090 morti come sostiene l'ISTAT, ma più di 4700. Un errore di oltre seicento persone, per l'ISTAT vive e per lo Stato scomparse per cause naturali.

Il dato arriva analizzando quanto ha appena provato Stefano Guarnieri, papà di Lorenzo, ucciso nel 2010 da una persona che guidava un motorino sotto l'effetto di alcol e droga. Stefano ha infatti scoperto che per l'ISTAT, suo figlio è uscito incolume dallo scontro nel quale è morto sul colpo. Da questa clamorosa scoperta l'associazione Lorenzo Guarnieri ha fatto partire un'indagine molto approfondita, in collaborazione con l'Istituto di Ricerca e Programmazione Economica per la Toscana (IRPET), scoprendo che l'errore fatto nei confronti  di Lorenzo non è un caso isolato. In provincia di Firenze nel 2010 sono morte 69 persone, mentre l'Istat ne riporta 58 e il sistema SIRSS della regione Toscana (sistema di rilevazione costato al contribuente circa 2 milioni di euro dal 2008 ad oggi) ne riporta 59. Nella provincia di Forlì-Cesena nel 2010 i morti per scontri stradali sono stati 39 (fonte ASAPS) e non 34 come indicato dall'Istat.

Questo significa che riportando a livello nazionale i dati - provati - della Toscana e della provincia di Forlì-Cesena (i dati arrivano dalla battagliera Asaps, associazione amici polizia stradale, guarda caso...) si arriva ai famosi 4700 morti e non 4090, visto che parliamo di uno scarto statistico del 15%.

Non è corretto generalizzare? Va bene. Ma allora delle due l'una: o in quelle zone l'Istat lavora malissimo (per usare un sottile eufemismo...) o il dato si può riportare a livello nazionale. "E' assai probabile - spiega infatti lo stesso Guarnieri - che quanto accaduto nelle province di Firenze e di Forlì-Cesena sia accaduto in tutte le altre province italiane:  ne consegue che la mortalità sulle nostre strade a causa di violenza stradale non è in calo - come ha affermato il 4 Aprile in Commissione Trasporti il Ministro Cancellieri - ma è in aumento". Dunque i morti nel 2010 si stimano in 4703, in netto aumento rispetto ai 4237 del 2009 (+11%). (*) L'Italia si conferma la maglia nera d'Europa come paese con il maggior numero di morti sulle strade (uno spread sulla Germania di 1.052 deceduti".

Come venirne a capo? L'associazione Lorenzo Guarnieri ha fatto quello che Stefano consiglia di fare a tutti i familiari delle Vittime: "Invito tutte le famiglie a richiedere i dati che riguardano la morte o la disabilità dei loro congiunti a tutte le istituzioni coinvolte nella raccolta (polizia municipale o polizia stradale o carabinieri e Istat), per verificarne la veridicità e per far capire che la morte o l'invalidità sono cose importanti e come tali devono essere trattate.

Ma c'è dell'altro: la cialtronaggine di questa raccolta dati non è solo sulla quantità dei numeri ma anche sulla "qualità". Sempre secondo l'Istat, intatti, l'incidente che ha coinvolto il povero Lorenzo Guarnieri è stato provocato da distrazione: Lorenzo invece è stato vittima innocente di alcool e droga passivi sulla strada. "Pretendiamo delle scuse formali - spiega Stefano Guarnieri - da parte dello stato, della regione, della provincia e della polizia municipale per avere trattato l'omicidio di nostro figlio con approssimazione, così come purtroppo è accaduto in tanti altri casi."

Difficile dare torto a Stefano Guarnieri. Ma se a lui il governo dovrebbe delle scuse, a tutti noi servirebbero delle risposte. Anzi, una sola risposta: ma come si fa a parlare di sicurezza stradale se lo Stato non sa nemmeno contare i morti sulla strada? (**)

 

(*) Nota: il fatto che i morti reali del 2010 siano più numerosi dei “morti statistici” del 2009 non significa necessariamente che i morti siano aumentati. Infatti è possibile ipotizzare che anche i “morti statistici” 2009 fossero purtroppo sottostimati rispetto alla realtà dei fatti.

 

(**) Nota: un ragazzo morto sul colpo perchè travolto da un ubriaco al volante viene catalogato ufficialmente come "incolume", in un incidente provocato da "distrazione". Capite ora cosa c'era dietro al dato ISTAT, ultrasbandierato dal ministro-governatore Zaia, secondo il quale solo il 2 per cento degli incidenti in Italia sarebbe stato alcolcorrelato?

Queste cose le abbiamo denunciate già da anni.

Ora, grazie a persone abili e coraggiose come Lorenzo Guarnieri, ad Asaps, a giornalisti come Borgomeo di Repubblica, che fa da cassa di risonanza, si sta finalmente scoperchiando il pentolone.

 

BRESCIA OGGI

«Più giovani e più a rischio»

Il nuovo volto dell'alcolismo

L'INIZIATIVA. Il ministero della Salute ha proclamato aprile «mese della prevenzione alcologica». Dal 2001 è triplicato il numero di persone inviate ai Noa. E 450 sono state mandate nel 2011 dalla Commissione patenti

Dimenticate il clichè dell'uomo ai margini della società, che per solitudine e ignoranza non può rinunciare alla bottiglia: oggi i pericoli dell'alcol sono più insidiosi e multiformi, e riguardano soprattutto il come si beve. «IL NUMERO degli alcoldipendenti in senso stretto è diminuito, ma sono cresciute le diagnosi di abuso e le persone che in determinati contesti bevono in maniera smodata», spiega Fabio Roda, direttore del Servizio alcologia di Asl Brescia. Di pari passo sono aumentati i rischi per i bevitori, sempre più coinvolti in consumi alcolici fuori pasto, secondo stili tipici dei paesi nordeuropei, e nel binge drinking, ovvero il bere fino allo sfinimento per stordirsi o sballare, soprattutto nei locali notturni e nei week end, un'abitudine che interessa principalmente i giovani dai 18 ai 24 anni. Se si aggiunge che il 18-20 per cento dei giovanissimi sotto i 16 anni si è già accostato all'alcol e confessa di aver sperimentato ubriacature multiple (dati di un'indagine condotta su 18 istituti del Bresciano, 149 in tutta la Lombardia), si comprende l'allarme per un problema di salute pubblica che trascina dietro di sé almeno 60 patologie organiche e neuropsichiche, oltre al rischio aumentato di incidenti stradali (si stima che 1 incidente su 4 sia ascrivibile all'alcol). PER QUESTO il Ministero della Salute ha proclamato aprile «mese della prevenzione alcologica», cui partecipa anche l'Asl di Brescia per informare e sensibilizzare la popolazione sui rischi alcol correlati: in corso Zanardelli nelle giornate di venerdì 13 e 20 aprile (dalle 14 alle 17) e di sabato 14 e 21 aprile (dalle 9.30 alle 12) verrà posizionata una stazione mobile dell'Asl dove gli operatori forniranno brevi consulenze, offriranno prove etilometriche, distribuiranno materiale informativo e questionari di autovalutazione. «È l'occasione per uscire dagli ambiti istituzionali e incontrare i cittadini delle diverse fasce di età nel segno della prevenzione», sottolinea Carmelo Scarcella, direttore generale Asl di Brescia, affiancato dal direttore sociale Anna Calvi. IL NUMERO delle prese in carico da parte dell'Asl con i Nuclei operativi alcoldipendenze (Noa) è in costante aumento, si è passati dai 416 del 2001 ai 1550 del 2011 (un'utenza che supera le 2 mila persone se si considera anche l'offerta dei Servizi multidisciplinari integrati gestiti dal privato sociale). Solo nell'ultimo anno si è registrato un incremento del 10 per cento. «Questo significa che il problema viene percepito maggiormente e sempre più persone scelgono di rivolgersi ai servizi per risolverlo», spiega Mariagrazia Fasoli, direttore dipartimento dipendenze Asl. Ad incidere anche la quota sempre più significativa di persone trovate alla guida in stato di ebbrezza e inviate ai Noa dalla Commissione patenti Asl (450 nel 2011).  L'80 per cento degli utenti presi in carico sono maschi, la maggior parte (60 per cento) ha un lavoro e un buon livello di istruzione. La bevanda alcolica più consumata è il vino, mentre sono in diminuzione i superalcolici e la birra. Ai Noa, situati a Brescia, Sarezzo, Leno e Salò, è possibile accedere in anonimato e senza impegnativa del medico curante.

 

TRENTINO

Giovani e alcol, il triste record trentino

L’ultimo rapporto dell’Istat: nello «sballo» del sabato sera nessuno ci batte

Il consumo di 6 o più bicchieri in un’unica occasione è il principale fattore di rischio

PAOLO MORANDO

 TRENTO. La parola chiave è “binge drinking”: il consumo cioè di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione. E nessuno purtroppo ci batte: trentini e altoatesini fanno registrare infatti la percentuale più alta, a livello nazionale, di questa pratica. E la nostra regione è seconda solo alla Valle d’Aosta per comportamenti a rischio nell’assunzione di alcol.

 I dati, preoccupanti, confermano le dimensioni di un problema da tempo noto: il consumo di alcol da parte dei giovani trentini e altoatesini, in misura ancora maggiore per questi ultimi. Sono contenuti in una ricerca diffusa ieri dall’Istat su “L’uso e l’abuso di alcol in Italia” che fa il punto della situazione a livello nazionale. Le tabelle principali sono riportate in alto, ma anche altre danno la misura del fenomeno. Ad esempio, la statistica per regioni relativa a quante persone hanno consumato bevande alcoliche nel corso del 2011 almeno una volta fuori pasto. Il totale di maschi e femmine del Trentino-Alto Adige (66%) è ancora una volta la cifra più alta a livello nazionale, con la provincia di Bolzano che con il 70,2% si avvicina a “doppiare” la media nazionale, che è invece del 41,9%. Ma anche il Trentino, con il 61,6%, non se la passa bene. Cifre che diventano ancora più alte se si tiene conto del riparto per sesso: i maschi, in particolare, toccano il 77,9% in Alto Adige e il 72,9% in Trentino, mentre la media italiana è del 49,5%. Più basse, invece, le cifre relative a chi beve sempre durante il pasto, sia i maschi che le femmine: in questo caso a primeggiare sono i campani.

In generale, il consumo di alcol nel corso del 2011 è risultato più alto nelle regioni del Centro-Nord, in particolare quelle dell’arco alpino. Con forti differenze di genere: quasi un uomo su due consuma alcol anche fuori dal pasto, mentre per le donne la proporzione scende a quasi una su tre. A livello territoriale, come detto, la quota maggiore di consumatori di alcolici fuori pasto riguarda gli uomini residenti nel Nord-Est con il 60,2%, con il Trentino-Alto Adige davanti al Friuli-Venezia Giulia. Picco locale anche per le donne (53,5%). Inoltre, il consumo fuori pasto è più diffuso nei comuni fino a 10 mila abitanti, dove interessa circa il 57% degli uomini e il 32% delle donne.

 Il capitolo “comportamenti a rischio” è tra quelli maggiormente sottolineati nel rapporto dell’Istat, che prende in considerazione il consumo giornaliero non moderato di vino, birra o altri alcolici (il limite è 2-3 unità per l’uomo, 1-2 per le donne e 1 sola per gli anziani) e gli episodi di ubriacatura (appunto il “binge drinking”) concentrati in singole occasioni. Sono oltre 8 milioni gli italiani con almeno un comportamento a rischio, una cifra rilevante ma tuttavia in calo rispetto al 2010, di quasi un punto percentuale. E la riduzione è dovuta proprio al calo del “binge drinking”. Se si prende in considerazione solo quest’ultimo comportamento, per i giovani di 18-24 anni riguarda il 41,3% degli uomini che vanno in discoteca assiduamente (contro il 9,5% di chi invece non ci va) e il 16,8% delle donne (contro il 4,3%). Alcuni dei comportamenti a rischio sono dunque più diffusi tra chi frequenta abitualmente discoteche, concerti o spettacoli sportivi. Anche in questo caso il fenomeno riguarda soprattutto i giovani e gli adulti fino a 44 anni.

 

TRENTINO

Roberto Pancheri, primario del servizio di Alcologia: il problema riguarda tutti

«Sono gli stessi stili di vita dei padri»

 TRENTO. «Il “binge drinking” riguarda soprattutto i giovani, ma attenzione: non è una novità. «Se guardiamo al passato è sempre avvenuto anche tra gli adulti: basta pensare ai gruppi di amici che si trovavano al bar e si facevano sei giri di bianco prima di andare a casa dopo aver terminato la giornata di lavoro». Parola di Roberto Pancheri, primario del servizio di Alcologia dell’Azienda sanitaria. Come dire insomma che passano gli anni, cambiano le generazioni, ma gli stili di vita rimangono sostanzialmente immutati. Proprio perché si trasmettono di padre in figlio. Le campagne di prevenzione contro gli eccessi nel consumo di alcol, insomma, più che dai figli dovrebbero partire dai genitori. (*) Non solo: «Sarebbe un errore pensare all’abuso di alcol come a un problema che riguarda solo i giovani - avverte Pancheri - i ragazzi sono il frutto della comunità in cui crescono, quindi la loro tendenza al bere va di pari passo con i consumi dell’intera popolazione». E con le mode: birra, soprattutto tra i maschi, e cocktail dolci per le ragazze. Per non parlare dello spritz. Ma Trentino e Alto Adige, afferma Pancheri, sono nettamente in testa anche per quanto riguarda i bevitori fuori pasto: «Qui è sempre stato così, è una tradizione dell’intero arco alpino. E d’altra parte dipende anche dalla vocazione produttiva di queste regioni: è ovvio che si beve di più dove maggiore è la produzione di alcol». E altrettanto ovvio è il rapporto tra i problemi sanitari alcol correlati (cirrosi, incidenti stradali ma anche sul lavoro) e il consumo medio pro capite: «L’unico modo per prevenire queste situazioni sarebbe la riduzione dei consumi, ma è un processo lungo e difficile. Qualche dato è confortante, ma ancora non basta, perché riguarda soprattutto le fasce d’età più avanti con gli anni». Chi insomma, invecchiando, per forza di cose tende a seguire maggiormente i dettami di una vita sana e regolata. Mentre i giovani, si sa, non ci pensano. E scherzando ci bevono sopra.

 

(*) Nota; da leggere con attenzione: sono parole sante, quelle di Roberto Pancheri in questo articolo.

 A parte l’utilizzo della parola “abuso”, decisamente fuori luogo, probabilmente attribuitagli per errore.

 

TRENTINO

I DATI NAZIONALI

Ma i bevitori abituali da anni stanno calando

 TRENTO. Nel 2011 il 66,9% della popolazione di 14 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno. (*) Tale quota è stabile rispetto all’anno precedente e in diminuzione rispetto a 10 anni prima (72%). Secondo la ricerca dell’Istat, in particolare, dal 2001 al 2011 il numero di consumatori giornalieri di bevande alcoliche decresce del 18,4%, specialmente tra le donne (-25,7%). Aumenta la quota di quanti dichiarano di bere alcolici fuori dai pasti (dal 24,9% nel 2001 al 27,7% nel 2011) e di chi ne consuma occasionalmente (dal 37,1% nel 2001 al 40,3% nel 2011). Cresce fortemente il consumo di alcol fuori pasto dei giovanissimi. La quota di 14-17enni che consuma alcol fuori pasto passa dal 15,5% del 2001 al 18,8% del 2011. Cambia anche il tipo di bevande consumate: diminuisce soprattutto la quota di chi consuma solo vino e birra mentre rimane invariata quella di chi consuma anche aperitivi alcolici, amari e superalcolici. Nel 2011 ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno il 65% della popolazione di 11 anni e più. Beve vino il 53,3%, birra il 46,2% e aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori il 40,6%; beve vino tutti i giorni il 23,6% e birra il 4,5%. I comportamenti a rischio sono più diffusi tra gli anziani di 65 anni e più (il 43,0% degli uomini contro l’10,9% delle donne), i giovani di 18-24 anni (il 22,8% dei maschi e l’8,4% delle femmine) e gli adolescenti di 11-17 anni (il 14,1% dei maschi e l’8,4% delle femmine).

 

(*) Nota: quindi il 33,1 % della popolazione di 14 anni e più nel 2011 non ha consumato nemmeno una bevanda alcolica! Mi pare un dato molto positivo.

 

LA PROVINCIA DI CREMONA

Allarme, i cremonesi bevono di più e più spesso

CREMONA - Quasi novemila persona con rilevanti problemi di dipendenza legati all’abuso di alcol. Circa 25mila i residenti (il 7 per cento di tutta la provincia) che devono fare i conti con problemi a vario titolo riconducibili allo sballo da alcol. E’ in questa fascia che, a Cremona e provincia, si annida il dato più recente e più preoccupante: la crescita quasi esponenziale dei ragazzi che alzano il gomito, bevono sempre di più, bevono sempre più spesso.

L’ultimo dato dell’Istat lascia senza parole: oltre il 15 per cento dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni praticano il ‘binge drinking’, la pratica di bere sei o più bicchieri di bevande alcoliche (quasi sempre superalcolici) in un’unica occasione. Il consumo di vino cala di circa l’uno per cento. Questo dato e questa tendenza, però, sono ampiamente bilanciati dal boom nel consumo dei drink oltre i 40 gradi. A livello locale, tra l’altro, si deve fare i conti con un primato: quello della più giovane età alla quale si inizia a consumare alcolici (siamo intorno ai 13-14 anni).

 

ASCA.IT

Alcol: Osservatorio permanente, italiani hanno rapporto maturo (*)

 (ASCA) - Roma, 11 apr - ''La diffusione dei dati ISTAT sull'uso e abuso di alcool in Italia relativamente all'anno 2011 chiarisce molto bene il consolidamento dei trend conosciuti e gia' esibiti dall'indagine relativa all'anno 2010''. Cosi' Michele Contel, vicepresidente dell'Osservatorio Permanente sui giovani e l'alcol.

'' E' confortante costatare come i consumi quotidiani di bevande alcoliche da parte degli italiani siano in riduzione in tutte le fasce di eta' a dimostrazione del fatto che il bere viene associato ad un'abitudine sempre piu' meditata e sempre meno 'automatica'; inoltre e' stabile il dato di prevalenza, ovvero coloro che bevono almeno una volta nell'anno sono assestati sui livelli dello scorso anno (66,9% nel 2011 contro il 67,6% del 2010 nella popolazione a partire dai 14 anni). Sono confermati - continua Contel - anche i profili di consumo gia' conosciuti: aumento del consumo al crescere dell'eta', prevalenza netta del consumo maschile su quello femminile, tenuta di un ciclo di consumo che tende a crescere in eta' giovanile per poi stabilizzarsi e ridursi, anche di molto, nelle fasce di eta' piu' alta.

Le differenze piu' marcate riguardano le diversita' di comportamento legate al genere e all'eta': cio' in particolare per la quota di consumi fuori pasto che da qualche tempo costituisce un nuovo modello di consumo degli alcolici: si assiste ad una emancipazione dell'abitudine mediterranea del bere a pasto che concorreva a rendere le bevande alcoliche un complemento alimentare e non un consumo di piacere. Benche' in aumento (dal 24,9% al 27,7% su base annua), questi consumi extrapasto sono allarmanti nella fascia di eta' adulto-anziana ma sono ancora abbastanza contenuti nei giovani e negli adolescenti dagli 11 ai 24 anni''.

E aggiunge: ''E' incoraggiante constatare, come rileva ISTAT, che l'insieme dei consumi a rischio e' in riduzione (da 8.624.000 nel 2010 a 8.179.000 nel 2011). Tale componente riduttiva viene attribuita in gran parte al ridimensionamento del binge drinking sull'intera popolazione (da 8,3% a 7, 5% su base annua). In eta' giovanile il dato appare comunque stabile gia' nell'adolescenza (15-17 anni). E' su questi comportamenti esterni ad ogni capacita' di contenimento familiare e ambientale che possono emergere i massimi problemi di abusi reiterati.

Nell'insieme emerge un quadro certo variegato con luci e ombre che pero' stabilisce in modo piuttosto chiaro la maturita' del rapporto che gli italiani hanno con le bevande alcoliche. La gran parte della popolazione mostra comportamenti ancora legati ad uno stile di consumo tradizionale anche in presenza di un fuori pasto importante''.

 

(*) Nota: dal sito dell’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcol pare di capire che l’Unione Italiana Vini sia uscita da questo organismo, mentre continua a farne parte Assobirra http://www.alcol.net/index.php?option=com_content&task=view&id=6&Itemid=33 .

Ad ogni modo, per la mia esperienza posso confermare questa loro osservazione, secondo la quale gli italiani con il bere in linea di massima hanno un “rapporto maturo”.

MOLTO maturo.

Beh, a volte TROPPO maturo.

Diciamo quasi marcio.  

 

CORRIERE DELLA SERA (Brescia)

Non accetta il compagno della madre: lo insegue in auto e poi lo aggredisce

«Aiuto, c'è un tizio che mi segue in tangenziale su una Mercedes, venite». A chiamare i carabinieri, alle 21, è un uomo di 50 anni, braccato a vista da F.M., 35 anni: il figlio della donna di Paratico che sta frequentando. I militari li trovano che stanno per fare a botte. E si beccano pure loro calci e pugni: in manette per violenza e resistenza il giovane. Guidava pure in stato di ebbrezza.

 

LA REPUBBLICA

alcol in campania in aumento i ricoveri

ma il vino fa bene al cuore? la risposta a santa margherita

 

CORRIERE DELLA SERA

Cresce l'abuso di alcol tra i giovani

 

IL GAZZETTINO (Udine)

Zero alcol ai minori le altre catene: Lo facciamo pure noi

 

LA NAZIONE (Siena)

Vino e salute', messaggeri in trasferta

 

IL GAZZETTINO (Belluno)

L'alcol è una sostanza tossica e cancerogena. Lo è comunque, in qualsiasi dose. Vanno dunq...

 

BRESCIA OGGI

Ubriaco insegue un'auto e poi assale i carabinieri

 

IL GIORNALE

Lo Stock 84 lascia l'Italia: il brandy si farà a Praga

 

IL GAZZETTINO (Treviso)

L'alcoltest era fuori regola: 30enne assolto

Inchiodato dall'alcoltest, ma assolto Non è certo che fosse alla guida

 

LA NAZIONE (Grosseto)

Giovane non si ferma all'alt dei carabinieri: finisce la corsa in un campo, aveva bevuto

 

LA TRIBUNA DI TREVISO

si scola un whisky all'alt dei carabinieri

ubriaco, fa pipì sulle vetrine denunciato

 

LA SICILIA

Troppi ubriachi sorpresi al volante

 

CORRIERE ALTO ADIGE

Fanno la grappa, prende fuoco la casa