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ambiente, elettrosmog e disastri vari
25/10/2009 - una ghigliottina per i platani a Rieti
europeanconsumers scatenato contro i disastri ambientali che, troppo spesso, le pubbliche amministrazioni comminano ai nostri beni ambientali
Una ghigliottina per i platani.
Accade in viale Morroni. L’allarme di “European consumers Rieti” anche per 88 tigli. La denuncia: 28 alberi alti 20 metri danneggiati dallo scavo di una “trincea”.
RIETI25.10.2009
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Lo scavo avrebbe danneggiato le radici degli alberi lungo viale Morroni La segnalazione del referente dell’associazione Marco Tiberti
“Gli ambientalisti tacciono, i cittadini dormono, gli amministratori avallano”, firmato Marco Tiberti, responsabile di “European consumers Rieti” e referente “Italia dei diritti” il quale “denuncia gravi omissioni di atti di ufficio”. Triste cronaca di un fatto che (ri)certifica il disinteresse medio-alto della città verso se stessa oltreché una quasi assenza di quel senso civico che dovrebbe fare di ogni cittadino il vigile e inflessibile guardiano dell’involucro-Città. In viale Morroni “28 platani monumentali di circa 20 metri di altezza e dalla circonferenza media di circa 270 centimetri hanno subito danni irricuperabili all’apparato delle proprie radici per la trincea scavata a meno di un metro da essi per realizzare un nuovo impianto idaulico per l’acqua potabile”, scavo che “proseguirà” e che “interesserà 88 tigli alti circa 10 metri”. Né, segnala il comunicato di Tiberti, “un minimo di cartello appare sul luogo sulle responsabilità del cantiere”. Ma insomma! Si scava, si danneggiano beni ambientali e deve essere una associazione extraistituzionale ad intervenire denunciando il fatto? Forse era diretta ed istituzionale mansine della Polizia municipale e del Corpo forestale vigilare ed intervenire? Perché la segnalazione “privata” operata da Tiberti non interviene soltanto sul danno già arrecato (e la foto è inconfutabilmente a dimostrarlo) ma sul danno che continuerà: infatti, platani a parte, si parla di 88 tigli in zona pericolo (il tratto di viale Morroni verso la stazione ferroviaria) che potrebbero essere anch’essi compromessi dal possibile proseguimento dei lavori di scavo. Ahi, ahi! La (triste) cronaca di viale Morroni torna a ripetersi? Già soggetto di insistita polemica nei decenni cittadini trascorsi per l’abbattimento di un lungo tratto di cinta delle mura guelfe per far posto a delle case popolari - che, in base a un comune senso civico di salvaguardia della storia locale, potevano ben essere costruite in altra parte - e già con vari alberi abbattuti nel corso della guerra, viale Morroni (come viale Maraini) costituiva quel luogo “in lunghezza” che sollecitava evocazioni romantiche nelle sere d’estate quando, nel Dopoguerra, coppiette organizzate o l’individuale passeggio su e giù, e come grondassero dai rami di quegli alberi piovevano canzoni e fisarmoniche evocando autunni quando “ricordi e platani si sfogliano col vento/col vento passano le nuvole nel ciel”. I platani. Ma anche quei tigli che costituiscono il caratteristico profumo della Rieti primaverile: più che il romantico platano è il dolce tiglio (un’aneddotica tramandata parla che nella Germania del tempo, sotto i suoi alberi trovavano ispirazione teoretica sia Kant che Hegel). Ma a parte memorie della “Rieti che fu” (in tutta la lunghezza di viale Morroni, durante la guerra erano scavate, nei suoi controviali che erano detti “dell’Anime Sante”, artigianali “rifugi” cosiddetti antiaerei che si sfondavano soltanto a camminarci sopra. Insomma, nella sua parte portadarciana, un viale legato a caratteritiche ambientali sepolte da altre scelte: lì, gorgogliando, scivolava il Càntaro inserendosi a cielo aperto nell’antico decumano romano che poi si chiamerà via Garibaldi, punteggiata, allora, da vari ponticelli per scavalcare quel Càntaro che si gettava poi nello slargo di Santa Caterina dando vita, nel salto, alla mola di Berardino, personaggio cittadino noto come “lu Barbaru fiaccu”. Quell’inizio di viale Morroni, oggi così bistratto nei suoi alberi, torna ancora sul proscenio della drammaturgia urbana per l’offesa al proprio ambiente segnalata da Tiberti, offesa ambientale consumata tra l’indifferenza di chi invece presiede alla salvaguardia “anche” dell’ambiente. “Gli ambientalisti tacciono, i cittadini dormono, gli amministratori avallano”: è proprio così o questa notazione di Tiberti è l’innocente frutto di un stato d’animo, di un umore individuale? Da quanto dice e dai puntuali dati che rende pubblici, non sembra perché il referente di ”Italia dei diritti” non parla di intenzioni né segnala strazioni ma pure e riscontrabilissime oggettività. Rieti che si autodistrugge: i torrioni in Porta Cintia abbattuti nell’immediato Dopoguerra, mura guelfe sacrificate con tutta la loro significanza di storia cittadina vissuta, il ponte Romano della Rieti-Reate a reumatizzarsi nel Velino, alberi che rischiano la morte per il vulnus che viene incautamente portato alle loro radici. Che altro?
Ajmone Filiberto Milli
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