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vino, birra e alcolici

31/03/2007 - rassegna stampa su vino, birra ed altri alcolici del 31 marzo 2007 ( di redazione )

L’ADIGE Quotidiana maleducazione Sarà microcriminalità, sarà semplice maleducazione, certo che sopportarla è dura. Sono episodi che non finiscono nelle statistiche delle Procure o delle Questure, però sono segni di un degrado che bisogna fermare. L'altra sera (ma non tardi, poco dopo le 20,30) in piazza Venezia nella zona del parco vicino al sottopassaggio pedonale della Valsugana. Tre ragazzotti, non arabi, non albanesi, non slavi, ma tre fanciulli «bene» «firmati», stanno buttati (ubriachi? «fatti»?) su una panchina. Uno fa: «dammi una sigaretta!», come se io avessi dovuto dargliela al signorino solo perché esiste. Non gli ho risposto ma avevo la voglia di dirgli: «ragazzo, domanda educatamente altrimenti invece che la sigaretta ti arriva una ruvida carezza». Come, del resto, facevano, se rispondevi male, gli uomini adulti ai miei tempi e io ho il coraggio di dire, e se serve urlare, che facevano bene. Poi i tre intelligenti se la prendono con una ragazza, i soliti apprezzamenti, come si dice, pesanti. Allora non ci ho più visto. Adesso spacco un ramo e li meno! Ma non si può fare. E allora ho dovuto inghiottire gli insulti di uno che a malapena stava in piedi e che urlava: «Vieni qua! Vieni qua! Che ti spacco». Alla fine la voglia di dargli una lezione stile anni '50 m'ha preso dentro; ma bisogna dominarsi, mi son detto, perché si è civili, perché se lo meni il farabutto va dal papà e rischi anche di andare nel torto e in rogne. Limitiamoci alla faccia feroce. Intanto gli altri due se la prendono con le panchine; fracassano a terra una radio (tanto i soldi a questi imbecilli qualcuno li dà, no?); tanto domani mattina qualcuno pulisce, no? All'una di ieri, per inciso, i pezzi della radio stavano ancora lì. Allora, visto che quattro sberle non si possono dare, ho chiamato i carabinieri: «Ci sono tre scemi che provocano la gente. È il caso di venire a fare un giro perché qui, a quest'ora, di persone ne passano ancora tante e questi qua sono "fuori"». Ho aspettato un quarto d'ora, non s'è visto nessuno. Magari sono arrivati dopo, di sicuro i tre figuri se ne sono andati. Tronfi, impuniti. Certo, non è stato poi chissà quale atto di criminalità, ma serve per dire che il degrado dei parchi pubblici e di tanti luoghi della città è evidente. E il degrado è il primo passo verso un arretramento della civiltà. Quando accompagno i miei figli all'asilo mi devo sempre incazzare come una bestia per le bottiglie rotte che trovo lungo la strada. Un giorno mia figlia non s'è tagliata solo perché aveva le scarpe invernali. Ma lo sballato, poverino, avrà pur diritto a sfogarsi no? Che c'è di meglio che una bottiglia gettata a terra? Che c'è di meglio di un danneggiamento? Al parco devi sempre stare attento perché c'è la bevuta del venerdì e del sabato e i signorini si devono scolare le birre e poi se non lasciano un macello che sballo è? Ma quello dello sballo cos'è? Un diritto? La balla collettiva è una cosa da tollerare? Ricordo, per inciso, che il governo Zapatero, in Spagna, che è quello, per dare l'idea, dei matrimoni gay, ha proibito l'uso di alcol in pubblico ai minorenni. Per protesta, a Madrid, hanno organizzato una sbornia collettiva però li hanno presi a pedate nel fondo schiena e un certo dibattito, schietto, vero, c'è stato. Per anni mi sono sempre chiesto perché, anche noi della stampa, abbiamo tollerato (e tolleriamo) il fatto che ragazzini e ragazzine si possano impunemente ubriacare selvaggiamente con la scusa della protesta. Le strade dove passavano e passano i cortei erano e sono disseminate di bottiglie, anche di vodka e di superalcolici (Piero Cavagna, il nostro fotografo ne ha fatte a chili di foto emblematiche su questo), scolate di mattina. Ma noi questo non lo raccontavamo e non lo raccontiamo o lo si è fatto e lo si fa di striscio, temo per la paura di passare per reazionari. Come se la salute psichica e fisica dei giovani fosse una questione di schieramento politico. Una balla! Una delle tante! È come la storia della birra ad un euro. È giusto permetterlo ai baristi? Sì, dicono, perché siamo un Paese libero. Balla anche questa. In realtà si sacrificano per il mercato generazioni. Questa è la realtà. Ci sarà un perché i ragazzi bevono soprattutto birra. Perché è quella più pubblicizzata e quindi fa più tendenza. Quindi la libertà è soprattutto per i fatturati delle multinazionali dell'alcol. Capisco, si rischia di esagerare. Però, a mio parere, è meglio esagerare piuttosto di non voler guardare in faccia la realtà. Perché poi chi paga sono le persone più deboli. I parchi sono vitali per far socializzare i nostri bambini che non possono più andare in cortile come facevamo noi, perché i cortili sono fatti ormai per le macchine. E poi in strada cosa ci fanno? Rischiano la pelle per giocare a palla? Per restare ai parchi, dicevo, guardando in faccia la realtà, si dovrà pur dire che quello di piazza Dante è vietato perché è semplicemente un covo di spacciatori e di malviventi. Quello di piazza Venezia lo sta diventando. Quello di Gocciadoro è spesso in mano a ragazzotti sballati. Sono segni di qualcosa che sta andando male, che c'è una rotta da cambiare. Che forse, a questo punto, ci vuole più responsabilità che tolleranza. Capendo, certo, che a 17 anni si ha il diritto ad essere scemi ma che c'è un limite anche qui. Che c'è un senso collettivo che è un valore supremo che va al di là delle appartenenze. Che se tu vai a dipingere una statua di rosa, mi riferisco all'orso della rotonda del ponte di S.Lorenzo, lo fai sì, ma poi ti becchi le tue rogne, perché quella statua non è del sindaco Pacher, ma è di tutti. Poi è anche un'opera d'arte e le opere d'arte hanno la loro sacralità. Bisogna stare attenti perché quando il degrado prende la mano non lo si ferma più. Quand'ero ragazzo nei parchi c'era il custode e allora il Comune di personale ne aveva meno della metà di adesso. La macchina burocratica, la forma quindi, ha preso ormai da tempo il sopravvento sulla sostanza e così ci sono più vigili urbani, più carabinieri, più poliziotti, ma, alle otto di sera, in una zona della città dove passa un sacco di gente rischi di dover difenderti da solo o inghiottire ingiurie e minacce. E ti chiedi, tra le tante cose: ma è proprio impossibile mettere un uomo in borghese per un paio di ore che tenga d'occhio una zona già tante volte teatro di episodi anche gravi. E impossibile? b.zorzi@ladige.it

IL GAZZETTINO (Padova) L'INTERVENTO  Due notizie, entrambe pubblicate dal Gazzettino, ci hanno spinto a scrivere queste righe. La prima è quella che riguarda l'iniziativa promossa dall'associazione Manuela: un uomo di 38 anni in carrozzella, a causa di un incidente stradale accaduto quando aveva 20 anni, stazionerà davanti alle maggiori discoteche venete, quale monito vivente a moderare l'uso di alcol, soprattutto quando si deve guidare. La seconda è rappresentata dai dati statistici degli incidenti stradali che hanno coinvolto ragazzi dai 15 a 29 anni nel 2006: 5 mila morti e 25 mila feriti. Dunque la realtà dei fatti e i dati statistici ci dicono che il problema è grave e che occorre, da subito, prendere posizione per tentare di ridurre questo stillicidio di giovani vite. Noi ci auguriamo che il provvedimento sull'abuso di alcol della Regione Veneto - attualmente congelato - sia licenziato al più presto e che anche quello in preparazione alla Camera sia adottato con urgenza.Ogni giorno che passa nuove vittime si potrebbero aggiungere al lungo elenco. Forse non si risolverà tutto, ma anche una sola giovane vita salvata è importante. Ma altri provvedimenti sono stati presi da alcune città, a Pordenone, Venezia e Pisa: il divieto di vendere alcolici per asporto dopo una certa ora, esattamente dalle 20 (a Venezia dalle 21 alle 6 del mattino). Sappiamo che molti - alcune lobby sono attivissime - tentano di contrastare questi provvedimenti anti-abuso di alcol, ma sono troppi i giovanissimi che muoiono o rimangono segnati per sempre da queste "pazzie" del fine settimana. Fa piacere sapere, ad esempio che la Società Autostrade ha deciso di non vendere alcolici nelle ore notturne negli autogrill. Esaminiamo ora quali saranno i provvedimenti del disegno di legge governativo. Innanzitutto un giro di vite sui limiti di velocità, in secondo luogo un inasprimento delle sanzioni pecuniarie - anche se pensiamo che le multe non servano a molto - la sospensione della patente e l'aumento dei controlli sulle strade, ecc. C'è inoltre una proposta, avanzata dal ministro Melandri, che fa discutere: quella di istituire la figura del "guidatore astemio designato", che verrebbe corredato dai gestori dei locali pubblici notturni di un braccialetto di riconoscimento. Questo cosiddetto "astemio" temporaneo sarebbe responsabile della sicurezza di guida dei suoi compagni di viaggio e naturalmente egli non potrebbe bere nel locale di divertimento o presentarsi alticcio all'appuntamento. E in questo caso sarà importante verificare la correttezza del gestore, che potrebbe anche non eseguire quei controlli necessari per risolvere il problema. Inoltre non c'è solo alcol che distrugge il fisico dei nostri ragazzi. Ci sono le droghe, che leggere o non leggere sono corresponsabili di molti incidenti e della salute dei giovanissimi e non solo. Ma servirà veramente tutto questo? Ben conosciamo la fine di certi divieti, come quello del limite di velocità a 130 chilometri orari o quello di rispettare i semafori o gli stop o l'obbligo di allacciare le cinture o quello di portare il casco ecc. Purtroppo in alcuni giovani alberga tuttora il piacere della disobbedienza e quello della sottovalutazione del pericolo. Insomma quello che vogliamo dire è che anche se facciamo delle leggi adeguate, come sembrano essere i provvedimenti comunali, regionali e governativi, se non troviamo il mezzo per farli rispettare dagli automobilisti è tutta fatica sprecata. Insomma le leggi vanno fatte rispettare e i controlli delle forze dell'ordine devono essere frequenti e dissuasori. Sta bene portarli, come da progetto, da 200 mila a 1 milione all'anno, ma bisognerà vedere se avremo le possibilità pratiche per attuarli veramente. E non crediate che siano poi tanti un milione di controlli previsti dal nuovo codice della strada. In Spagna i controlli sono 4 milioni e in Francia addirittura 7 milioni. Forse da noi non sarà mai possibile far stazionare davanti alle maggiori discoteche una vettura "deterrente" delle forze dell'ordine. Peccato, sarebbe utilissima. Tutti conosciamo la crisi, soprattutto economica, che sta attraversando la nostra forza pubblica. Ma ripensare ad una nuova politica istituzionale che imponga la limitazione dell'uso dell'alcol o al più simpatico motto "bere o guidare" non significa aver risolto il problema degli incidenti stradali dei giovanissimi. Occorre che anche la famiglia sia più responsabile, innanzitutto nel non concedere auto potenti ai figli ed in secondo luogo essa deve tornare ad essere il faro illuminante della educazione. E la scuola fa veramente tutto il possibile per inculcare il rispetto della propria vita ai ragazzi? Sarebbe bene ricordare una frase detta da un diciannovenne padovano "pentito" dell'alcol e di altre sostanze "leggere": non provate mai a farvi e poi a fare qualche cazzata guidando. Gianni Genghini

IL GIORNALE Alcol e droga, 280mila milanesi a rischio Droga e alcol, è di nuovo allarme. A decretarlo sono i nuovi dati dell’Asl Milano, da un lato, e quelli di una ricerca dell’Università Cattolica e, ancor prima, le cifre di un’indagine Istat. A rischio ci sarebbero 280mila milanesi. Vediamo. «Non solo coca. L’eroina - afferma l’Asl - è ritornata tra i ragazzi di 15 anni». Secondo gli esperti, in particolare, «i ragazzi hanno l’idea che questa sostanza costi meno e sia pericolosa. E il rischio li attrae». Un quadro decisamente preoccupante. A cui si aggiungono le nuove rivelazioni di un dossier sui sequestri nazionali di stupefacenti: la maglia nera va alla Lombardia. Sul fenomeno droga è scesa in campo anche Michela Brambilla (Circoli delle libertà): «Il governo dia più fondi per la prevenzione». Pari preoccupazioni le dà l’alcol: un milanese su quattro rischierebbe la dipendenza. Tra le cause la «cultura del drink». Anche in questo caso i giovanissimi i più esposti. Ma i gestori dei locali si difendono: «Dopo una certa ora i nostri cocktail sono più blandi...». Presto partirà una campagna in cento scuole: «Bere moderato».

IL GIORNALE Troppi drink, un milanese su quattro rischia la dipendenza dall’alcol Confconsumatori, Movimento difesa del cittadino e Movimento consumatori insieme per combattere l’abuso di alcol, un grave fenomeno in continua crescita tra giovani e giovanissimi. L’allarme è stato lanciato già l’anno scorso dall’Istat in un’indagine che aveva rilevato un incremento significativo e preoccupante del consumo di bevande alcoliche da parte dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni. Un dato che ha fatto vincere all’Italia il triste primato della precocità etilica. Da allora il tema è diventato sempre più attuale, anche a causa delle numerosissime «stragi del sabato sera». Da qui l’idea della campagna «Bere moderato», realizzata dalle tre associazioni dei consumatori lombarde. Un progetto cofinanziato dalla Regione e dal ministero dello Sviluppo economico, che coinvolgerà cento scuole, tra medie inferiori e superiori. Per l’occasione è stato elaborato del materiale ad hoc che evidenzia i rischi legati all’uso e all’abuso di alcol fin dalla giovane età, la cui efficacia sarà testata grazie ad un questionario anonimo allegato. L’intera campagna si basa su una ricerca effettuata da docenti dell’università Cattolica di Milano, che ha tenuto conto anche della letteratura già esistente. Un particolare che ha permesso di confrontare i dati sul consumo di alcolici in Italia con quelli specifici della Lombardia. I risultati sono stati decisamente poco confortanti: nella nostra regione la situazione è ancora più grave che nel resto del paese. Nel solo capoluogo ad esagerare con l’alcol sono in 280mila, cioè ben il 25% dei milanesi. Inoltre i bevitori a forte rischio si concentrano proprio fra i giovani adulti (21-29 anni). Secondo i ricercatori questo fenomeno andrebbe attribuito al diffondersi di modelli di consumo tipici dei paesi del nord Europa e del terzo mondo, quali l’happy hour (noto nel centro e sud Italia come aperitivo milanese) e ai «binge drinking», episodi di ubriacatura concentrati in singole occasioni. I giovani più a rischio sarebbero quelli che non hanno dialogo e confronto con i genitori, che hanno una bassa autostima e, ovviamente, che fanno parte di gruppi che esagerano abitualmente con l’alcol. Un’esagerazione dovuta alla ricerca dello «sballo» e non al buon gusto delle bevande. Anzi il grande successo di cocktail e soft drink andrebbe attribuito proprio alla loro capacità di ammorbidire il gusto forte dei superalcolici. L’intenzione dei giovani sarebbe dunque quella di raggiungere un lieve stato di ebbrezza che li renda più estroversi con gli amici, permetta loro di evadere dalle difficoltà e li faccia sentire adulti(*). Peccato che i ragazzi d’oggi sappiano riconoscere solo gli effetti immediati del bere, ma non i segnali che preludono ad un uso eccessivo e non siano, quindi, in grado di capire quando fermarsi. L’obiettivo ambizioso è dunque quello di introdurre una nuova cultura, che non associ più all’alcol qualità positive.

(*) Nota: qui sta il punto. Se l’alcol è vissuto come un mezzo per “sentirsi adulti”, allora forse il problema sta negli adulti: nella cultura che propongono ai figli con il loro comportamento, dove, per esempio, l’alcol è associato ad ogni momento di divertimento, ad ogni festeggiamento. Allora forse questo corso andrebbe rivolto agli adulti. Invece gli adulti vogliono fare da insegnanti, e non da “corsisti”, perché naturalmente non vogliono mettere in discussione il proprio bere e la propria cultura. Quella cultura che è alla base dei problemi, che vorrebbe prevenire i problemi alcolcorrelati senza discutere il bere. Ma i problemi alcolcorrelati vengono bevendo il vino, la birra, e/o gli altri alcolici. Solo che tutti pensano di dover cambiare il bere degli altri. Così gli adulti vanno nelle scuole medie a parlare di “bere moderato”, quello che ritengono di fare loro. Ma ha senso parlare di bere alcolici con moderazione a dei bambini di 11 anni?

IL GIORNALE «Dopo una certa ora annacquiamo i cocktail» I gestori dei bar, dei pub e delle discoteche non ci stanno a sentirsi colpevolizzati per i comportamenti poco ortodossi dei loro clienti e lo hanno detto chiaramente a docenti dell’università Cattolica. Anzi, già sentono di svolgere una funzione sociale quando dopo una certa ora annacquano le bevande alcoliche mettendo più ghiaccio o cambiando le proporzioni dei cocktail a favore della componente analcolica o rifiutano di dare la consumazione ad un cliente già vistosamente su di giri o ancora offrono caffè e brioche a partire dalle 3 di notte. Insomma la posizione dei proprietari dei locali è questa: si dicono disposti ad appoggiare iniziative che possano favorire un uso più consapevole dell’alcol, per esempio con scritte su tavoli e portabicchieri, ma non intendono assolutamente assumersi il ruolo di educatori. «Sono altri i luoghi e le situazioni che devono insegnare ai giovani a controllarsi e a sapere fino a che punto possono arrivare, nel bere e in altro: la scuola, la famiglia, gli amici, i gruppi, le associazioni - ha dichiarato il responsabile di un pub intervistato dai ricercatori - Da noi si deve venire già imparati».

IL GIORNALE DI VICENZA L’AQUILA. Recidivo Ubriaco contromano: quaranta chilometri sulla Roma-Teramo  Pescara. Ubriaco, ha percorso contromano 40 chilometri lungo l’autostrada A24 Roma-L’Aquila-Teramo, dal casello di L’Aquila Ovest a quello di Tagliacozzo, schivando la pattuglia della polizia autostradale che con sirena, lampeggiante e segnalazioni manuali aveva cercato di arrestarne la marcia. Un altro caso di comportamento folle sulle strade. L’episodio è avvenuto poco dopo le due di ieri. L’automobilista, un sessantenne non nuovo a questo illecito penale, agli agenti ha dichiarato che la carreggiata da lui percorsa era quella giusta e che, pertanto, quanto contestato dalla pattuglia non era veritiero. L’ultima volta era stato trovato ubriaco alla guida, con conseguente sospensione della patente, nel 2005. Avuta la segnalazione dal Centro operativo dell’Aquila, la pattuglia della polizia autostradale ha bloccato il traffico prima delle due gallerie di Colle Mulino e Monte Sant’Angelo facendo accostare le auto sulla corsia d’emergenza in attesa che il veicolo contromano sopraggiungesse. L’uomo rischia l’arresto anche per un mese e la sospensione della patente fino a due anni in base a decisioni che dovranno prendere rispettivamente un giudice e la prefettura. Già certa una multa di almeno duemila euro, il blocco del veicolo per tre mesi e la perdita di 20 punti dalla patente. Il primo gennaio, era stato segnalato un altro ubriaco che aveva guidato a lungo contromano in autostrada: sulla A21, l’autostrada che da Cremona porta a Brescia, un cremonese aveva percorso 30 chilometri, anche in questo caso senza causare incidenti.

LA SICILIA (Catania) Acireale: «Alcol, piacere di conoscerti» consigli contro gli abusi fra i giovani Bere è una libera scelta individuale e familiare, ma è necessario essere consapevoli che rappresenta comunque un rischio per la propria salute e, spesso, anche per quella degli altri». E’ questo, in sintesi, il principale messaggio lanciato ieri ad Acireale nel corso del convegno sul tema «Alcol, piacere di conoscerti», organizzato dalle cooperative Promozione e Omnia. Un argomento di strettissima attualità quello scelto, perché il consumo di alcol è sempre più in aumento, soprattutto tra i giovani che, spesso, sconoscono i rischi a cui vanno incontro. E proprio l’informazione e la prevenzione, sono i principali obiettivi che l’iniziativa si è posta. «Vogliamo sensibilizzare i giovani a riflettere di più su ciò che comporta assumere sostanze sia stupefacenti che alcoliche -spiega il presidente della cooperativa Antonino Grasso- perché in effetti manca un’informazione chiara sulla problematica. Mi auguro che da questa iniziativa possa avere inizio un percorso più articolato che aiuti i giovani e li responsabilizzi». Il convegno si è avvalso degli interventi del responsabile del Sert di Acireale, Fabio Brogna, dello psicologo del consultorio acese, Antonino Pittera, e del vice presidente della società Italiana di Alcologia, Giovanni Greco: «Il problema è legato ad un cambiamento rispetto al passato dei valori d’uso dell’alcol. Oggi il fondamentale valore d’uso è quello della convivialità, di una ritualità diversa legata da una parte alla disinibizione, dall’altra ad un nuovo modo di stare insieme e che associa consumo a divertimento o a svago». ANTONIO CARRECA

L’ARENA di Verona La curiosità E oggi si provano gli alcoltest di ultima generazione Oggi tutti a provare l’alcoltest per dire sì al bere bene, no agli eccessi. Anche da Vinitaly arrivano dunque messaggi, rivolti soprattutto ai più giovani, che invitano a non confondere il piacere del bere con pericolose trasgressioni. La proposte arriva dalla Distilleria Bottega che questa mattina alle 11 (al padiglione 5, stand C7) metterà a disposizione dei visitatori alcuni alcoltest di ultima generazione che forniscono in tempo reale la percentuale di alcol presente nel sangue. E al fine di diffondere la cultura della moderazione, nei prossimi mesi gli alcoltest verranno distribuiti in promozione ai clienti dell’azienda. «Abbiamo pensato di unirci a quanto sta facendo il Silb, l’associazione delle imprese di intrattenimento e danzanti», ha spiegato Sandro Bottega, titolare dell’azienda, «per esprimere proprio in occasione di Vinitaly il nostro appoggio alla politica del Governo che ha di recente presentato nuovi disegni di legge con misure urgenti per contenere il grave fenomeno degli incidenti stradali tra giovani. Da tempo la nostra azienda insieme al Silb, che rappresenta i locali notturni, promuove la filosofia del bere bene e del consumo consapevole dei prodotti alcolici. Ed è appunto insieme che offriamo ai visitatori di Vinitaly l’opportunità di testare la quantità di alcol assunta nelle ultime due ore». Non solo: a Vinitaly in anteprima oggi Bottega presenta anche un’altra curiosa invenzione: «Elisir 0°», il primo amaro senza alcol, che offre anche ai Guidatori Designati e agli astemi totali il piacere di un digestivo. In sperimentazione da quattro anni, fatto con oltre 70 tra erbe e radici, da oggi lo si può assaggiare. Alessandra Galetto

ITALIA OGGI Vino ed eros Addio tradizionali etichette, quest’anno arrivano le immagini del Kamasutra. Le nuove etichette sono state presentate da quattro aziende siciliane al Vinitaly di Verona. A inventare il “sexy wine” è stata Piera Farina, romana e titolare dell’azienda di produzione e distribuzione Fimap, con sede operativa a Marsala. (*)

IL MATTINO Vinitaly, la seduzione a grappoli DALL'INVIATO LUCIANO PIGNATARO Verona. Il vino per sedurre? Molti pensano che sia possibile semplicemente con un bicchiere in più. In realtà ogni bottiglia serve a qualcosa di preciso. Se volete ad esempio conquistare un uomo timido, lo potete invitare a bere un bicchiere di Falerno del Massico Rosso ottenuto da uva primitiva: profumi forti, intensi, struttura, alcol «sono l'ingrediente giusto per andare dritti allo scopo». Parola di Valeria Altobelli, partecipante a Miss Mondo 2006, che ieri ha dato i suoi giudizi nel corso della degustazione organizzata nella piazza del padiglione Campania dall'UnionCamere. Un gioco, un duetto condotto con Lamberto Sposini che ha fatto parlare di vino e di territori con un po' di divertimento e leggerezza in un Vinitaly dove il ministro Paolo De Castro ha annunciato con orgoglio il superamento di ogni record nell'esportazione: 3 miliardi e 200 milioni di euro di cui un miliardo negli Usa. Australiani e francesi sono costretti a mangiare la polvere sul mercato più ricco del mondo. Va bene, ma per sedurre una donna cosa proporre? Altro che champagne, molto meglio un Aglianico, magari del Taburno, forte, solido, complesso e capace di dare sicurezza ed emozioni allo stesso tempo (*), come il Vigna Cataratte di Libero Rillo. Il vino campano seduce, insomma, grazie alla sua poliedricità e alla decisione dello stile che lo rende inconfondibile: la regione dei cento vitigni appare così una delle protagoniste in questa edizione del Vinitaly grazie al boom di export e agli investimenti che continuano a moltiplicarsi. Ogni territorio ha le sue cartucce: ecco allora che per farsi perdonare una marachella dal professore, può andare bene il passito da uve di Fiano e Greco di Alinea; mentre per catturare un marinaio e non farlo ripartire più, la Falanghina dei Campi Flegrei Cruna DeLago dei Vini della Sibilla pensata dal winemaker Roberto Cipresso è la carta giusta da giocare. Alla mamma si può poi offrire la Falanghina del Taburno. E ancora: il tedesco sarà sedotto dal Nero d'Avola, l'inglese dal Brunello, l'americano dal Barolo, il francese dal Fiano. La verità è che ogni vino ha la sua capacità di conquistare non solo per quello che c'è nel bicchiere, ma anche e soprattutto per il territorio che racconta. Di fronte a queste sfumature psicologiche piomba al Vinitaly la notizia che è possibile acquistare un kit per farsi il vino senza uva sul web. È il famoso vino Franckstein di cui si è parlato lo scorso anno e su cui lancia l'allarme la Coldiretti. «Niente di nuovo - taglia corto Alessandro Regoli di winenews - è cosa si cui si è già parlato tanto, la novità è costituita dal fatto che adesso è possibile farlo anche in Europa». In realtà i produttori bravi hanno poco da temere se tengono la barra sulla qualità: ieri il ministro De Castro ha ufficialmente annunciato la firma per la revisione dei controlli, ormai affidata a terzi per garantire maggiormente i consumatori e difendere le tipicità. Controllo e trasparenza sono i due elementi fondamentali per difendere il mercato interno dagli assalti delle diavolerie del Nuovo Mondo, dove l'unica regola è che non esistono regole, e per riuscire a conquistare altre fette di mercato soprattutto asiatiche. Anche qui la seduzione è fondamentale, ma, come tutti sanno, questa è un arte difficile nella quale è difficile inventarsi.

(*) Nota: eppure mi pareva che in Italia non si potesse promuovere alcol, associandone il consumo al successo sessuale… Eppure, quando si parla di alcol e sesso, le cose non stanno sempre come raccontano a Vinitaly…

IL GIORNALE DI VICENZA Vittima una straniera Maltrattò la moglie facendole subire una vita d’inferno Venti mesi all’uomo L’operaio serbo Zivko Pekic, 57 anni, via Rossini 57, è stato condannato a 20 mesi di reclusione (pena sospesa) per maltrattamenti, lesioni aggravate e omesso versamento dei mezzi di sussistenza nei confronti della moglie costretta a subire una serie di angherie angoscianti e dolorose. Il giudice Stefano Furlani, accogliendo le richieste del pm Monica Mazza, ha stabilito che tra il 2004 e il gennaio di un anno fa, quando intervenne la forza pubblica, l’operaio straniero avrebbe alimentato una vita coniugale d’inferno, costringendo la figlia minore ad assistere ai suoi show che sarebbero stati generati dall’abuso di sostanze alcoliche. La sua legge sarebbe stata quella del marito-padrone, che quello che voleva se lo prendeva e quando la poveretta non veniva incontro alle sue richieste, erano botte da orbi. Ma anche la figlioletta, in una occasione, sarebbe stata picchiata dal genitore manesco e privo di inibizioni. Pekic, difeso dall’avv. Giuseppe Fucito, ha respinto le accuse, ma le prove ad avviso della procura erano granitiche.

IL GIORNALE Condannato a sei anni per violenza sessuale Sei anni di reclusione più 40mila euro di risarcimento danni. Questa la pena comminata al titolare di un pub di Monteverde che nel 2005 abusò sessualmente di una sua dipendente. La donna, secondo quanto ricostruito dal Pm, era stata assunta da pochi giorni quando, al termine di un turno di lavoro, il proprio datore di lavoro la costrinse a bere alcolici fino a farla cadere in uno stato confusionale. Con il pretesto di accompagnarla a casa l’uomo la fece salire nella sua auto dove in seguito si consumò la violenza. La vittima sostenne poi davanti ai giudici che le era anche stata somministrata della droga a sua insaputa.

IL GAZZETTINO (Treviso) Una signora di Volpago ha denunciato l’ex convivente di 42 anni che verrà processato il 13 luglio per maltrattamenti e violenza privata  «Mi trattava come una schiava del sesso»  Chiusa in casa per sottostare ai suoi voleri, minacciata e picchiata, è finita in ospedale con il setto nasale spostato Montebelluna Lo processeranno l'11 luglio: Roberto Celestri dovrà rispondere di un brutto capo di imputazione, che gli è stato elevato dopo la denuncia della convivente e dei suoi due figli: non ne potevano più di minacce, sms con insulti di ogni genere, telefonate minatorie... Ma questi comportamenti - che avevano già fatto sì che un giudice vietasse all'uomo di recarsi in comune di Volpago, dove risiedeva la vittima - non erano il peggio e non sono stati la molla della denuncia. La storia nacque molti anni fa: la signora, che era separata da una precedente unione, aveva cominciato una relazione con l'attuale imputato, che ha 42 anni ed è di Montebelluna, che durò serenamente per quattro anni; poi ne seguirono due, gli ultimi due che però, prima della rottura e della denuncia, furono tremendi. Adesso lui è accusato di maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni aggravate in relazione alla contestazione di molestie. La storia tra i due era divenuta una sorta di rapporto tra carnefice e schiava: lui la voleva (soprattutto per questioni di sesso, ha ammesso la vittima) in qualunque momento gli venisse in mente. «Devi essere qui per le 8», le scriveva sul telefonino, e lei correva, perchè le minacce che le arrivavano via sms, e che potevano anche concretizzarsi in atti violenti, la facevano tremare. Si sa che la sindrome tra carceriere e vittima è ben conosciuta e si instaura spesso; tra i due c'erano stati anni d'amore, per cui la signora non ha mai denunciato violenza sessuale: per quanto provocata con mezzi intimidatori, la signora andava agli appuntamenti volontariamente. Ma la gelosia e la mania che Roberto aveva per lei erano tali da fargli scrivere e da farlo comportare in maniera tale da costituire vessazione grave per la donna (ma lui minacciava anche i figli), sia a livello fisico che psicologico. Una vita tormentata, quella che la signora ha raccontato alle forze dell'ordine cui si è rivolta. Era costretta a rimanere in casa per giornate intere per soddisfare le richieste sessuali di lui; se usciva, al suo rientro erano botte e minacce, tanto che una volta, in corrispondenza di un rifiuto sessuale, lui le ha spostato il setto nasale, le ha causato lesioni alla mandibola e al labbro sinistro spedendola in ospedale. E c'è anche da dire che uno degli epiteti con cui lui le si rivolgeva era "psicopatica", lui a lei!; le minacce "ti spacco la testa", ti aspetto e te la faccio vedere" e via di questo passo. La denuncia arrivò alla fine di agosto del 2006 e all'uomo è stata contestata anche la recidiva specifica; non solo, ma in passato è stato condannato anche per guida in stato di ebbrezza e per aver opposto resistenza alla pattuglia che lo aveva fermato a Maser. Antonella Federici

LA PADANIA Marocchino tenta violenza Arrestato Dopo averla colpita con un calcio e fatta cadere a terra l’ha aggredita per tentare di violentarla, minacciandola con un coltello con cui l’ha anche ferita alle braccia. Le urla della donna, una romena di 33 anni, hanno però attirato l’attenzione di qualche cittadino che ha chiamato la polizia. Così l’altra sera , nel quartiere torinese denominato Barriera di Milano, un marocchino di 29 anni è stato arrestato con l’accusa di tentata violenza sessuale, lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. Erano circa le 20 quando la donna che stava rientrando a casa è passata davanti a un phone center dove è stata avvicinata da un marocchino ubriaco che le ha sferrato un calcio facendola cadere a terra. L’uomo l’ha immobilizzata puntandole un coltello alla gola e la vittima, pensando a una rapina, gli ha detto di prendersi tutto consegnandoli anche lo zaino. L’aggressore, però, le ha fato capire di non essere interessato ai suoi soldi ma ad altro. La donna a quel punto ha tentato di divincolarsi e fuggire ma l’extracomunitario l’ha afferrata per il collo ed ha cominciato a colpirla alle braccia con il coltello, mentre lei chiedeva disperatamente aiuto. Proprio in quel momento sono arrivati gli agenti del commissariato Barriera di Milano avvisati da alcuni testimoni, che hanno ordinato all’aggressore di gettare l’arma ma quest’ultimo, invece di desistere, ha minacciato e tentato di colpire i poliziotti che sono poi riusciti ad accerchiarlo spingendolo contro un muro e a disarmarlo. L’uomo è stato quindi arrestato e la donna accompagnata in ospedale dove i medici hanno emesso una prognosi di sette giorni.

ALICE.IT TEDESCA MORTA A ROMA, PENA AUMENTATA IN APPELLO PER NABIL Riconosciuta la responsabilità di quanto avvenuto notte tragedia Roma, 31 mar. (Apcom) - Il marocchino Nabil in primo grado venne assolto dall'accusa di violenza sessuale nei confronti della giovane tedesca, ma fu condannato per un altro episodio analogo avvenuto nel giugno del 2004, due mesi prima della morte di Vera. Questa volta le "attenzioni" del giovane che in Italia viveva di espedienti e passava il suo tempo libero a Trinità dei monti, era una giovane studentessa italiana che solo dopo la tragedia della sua quasi coetanea Vera ebbe il coraggio di denunciare tutto. A fare ulteriori accertamenti furono gli uomini della Squadra mobile, nella sezione diretta da una donna, Giovanna Petrocca. Nabil, oggi, dalla Terza sezione della Corte d'Appello, è stato condannato anche al pagamento di un'ammenda di 1.100 euro. Rispetto al primo processo è stata 'cambiata' l'accusa principale, per quanto riguarda la fine di Vera. La condanna, per quei fatti, non è più di omissione di soccorso ma di "morte come conseguenza di altro delitto", in base all'articolo 586 codice penale, appunto la cessione di droga ed alcool. Le due sostanze insieme hanno impedito a Vera di salvarsi quando riuscì sfuggire al controllo di Nabil - secondo la ricostruzione del pg - e caduta, forse accidentalmente, nel Tevere e vi trovò la morte. A dare l'allarme della scomparsa della ragazza il 21 agosto del 2004, fu l'amica di Vera, Teresa. Tre giorni dopo, il 24 agosto, gli agenti della polizia fluviale e quelli della Mobile trovano il cadavere della turista nei pressi di Ponte Marco, a poche decine di metri della baracca di Nabil. I genitori della ragazza, al mattino avevano denunciato al scomparsa in Procura. Il pm Maria Gloria Attanasio accusa Nabil di omicidio. Nell'estate scorsa il giovane nord africano evase dagli arresti domiciliari. Era a pochi chilometri quando fu bloccato dai doganieri. "Andai via perché mio cognato vedeva sempre Al Jazeera e mi diceva di pregare. Mi sono pentito", spiegò Nabil al suo avvocato.

L’ARENA di Verona La vicenda giovedì sera in via Lazise alle Golosine. La romena condannata per direttissima: «Ero esasperata dalle continue richieste» Badante ubriaca «dimentica» diabetica: sei mesi L’anziana, salvata dalla polizia, stava rischiando il coma per la mancata somministrazione d’insulina   di Giampaolo Chavan Nella casa di via Lazise, c’era l’anziana malata di diabete, distesa a letto, impossibilitata a camminare che chiedeva disperatamente aiuto: aveva paura di finire in stato di coma per astinenza da insulina. E nella stanza vicino chiusa a chiave, c’era la badante romena in completo stato confusionale, in preda ai fumi dell’alcol. Una situazione di grande emergenza quella presentatasi ai poliziotti del commissariato di borgo Roma giovedì sera in via Lazise alle Golosine. Il bilancio dell’intervento degli agenti non è stato certo di poco conto: le due donne sono state ricoverate in ospedale seppur con diagnosi diverse e, contemporaneamente, è scattato l’arresto della romena per abbandono d’incapace. La vicenda giudiziaria si è risolta ieri mattina in tribunale: la badante, 42 anni, è stata condannata nel processo per direttissima a sei mesi per abbandono d’incapace. Il giudice le ha inflitto anche il divieto di dimora nella casa dell’anziana. Alla fine del dibattimento, la romena, si è recata nell’abitazione di via Lazise per raccogliere i suoi indumenti e abbandonare definitivamente quell’ abitazione. Tutto è iniziato giovedì sera quando alcuni vicini di casa hanno sentito le urla disperate di aiuto dell’anziana. È stato subito chiamato subito il 113. Sul posto, si è precipitata una Volante del commissariato di borgo Roma. I poliziotti, prima, hanno scavalcato la recinzione e poi si sono avvicinati alla finestra da dove provenivano le urla. Hanno sollevato la tapparella e sono entrati nella stanza da letto. Lì hanno trovato l’anziana in un forte stato di agitazione che continuava a chiedere aiuto. La badante, ha spiegato, mi ha abbandonato e non so come fare, non posso neanche camminare. È stata così subito chiamata l’ambulanza di Verona emergenza che è arrivata anche con il medico. Nel frattempo, gli agenti hanno cercato la badante. E, introducendosi nell’abitazione, sono arrivati fino alla stanza della romena, chiusa a chiave. La romena, in un primo momento, non voleva neanche aprire la porta. Poi dopo le insistenze degli agenti, la donna ha consentito l’accesso ai poliziotti ai quali si è presentato davanti un secondo caso disperato: la donna era in chiaro stato confusionale, ubriaca. Ha bofonchiato poche parole incomprensibili ma si è capito subito che anche per lei serviva assistenza sanitaria. E così il destino della serata nata nel segno della disperazione e della solitudine per le due protagoniste, si è conclusa in stanze diverse dell’ospedale di borgo Roma. L’anziana di 78 anni è rimasta ricoverata anche ieri mentre la badante è stata dimessa nella notte e ieri mattina si è presentata in tribunale per rispondere dell’abbandono dell’anziana. «Mi sono chiusa nella stanza», ha spiegato la donna agli investigatori, «perchè ero esasperata dalle continue richieste della donna». Il processo è finito con la condanna a sei mesi della donna con pena sospesa. Ha così lasciato prima il tribunale e poi la casa di via Lazise dove aveva vissuto ore difficili con quell’anziana così seriamente malata.

IL GAZZETTINO (Pordenone) Per contrastare le stragi del sabato sera e il bullismo. Il sindaco: «Partecipiamo nonostante le carenze di organico»  Vigili arruolati nelle super-pattuglie  Anche tre agenti della Polizia municipale nel servizio di controllo notturno al via stasera Sacile Saranno due o tre gli agenti della Polizia municipale che faranno parte delle super-pattuglie, assieme a carabinieri e Polizia di stato, che debutteranno questa sera nel controllo del territorio della provincia per evitare le stragi del sabato sera e per combattere l'abuso di alcol e gli atti di bullismo. Lo annuncia il sindaco Roberto Cappuzzo dopo la riunione del Comitato provinciale per la sicurezza in Prefettura. Lei però aveva sollevato qualche perplessità? «Erano perplessità non solo mie, ma anche dei rappresentanti delle amministrazioni locali presenti. Non perché contrari all'iniziativa, ma per le difficoltà in cui ci troviamo, sia dal punto di vista finanziario che di carenze di organico. Per cui tutti assieme abbiamo assicurato la disponibilità, ma assieme chiesto anche le risorse necessarie». Cioè? «Concordo sulla necessità di garantire una maggiore sicurezza, ma a intervenire non possono essere chiamati sempre e solo i sindaci. La nostra volontà di fare sistema, già dimostrata con l'adesione all'Associazione intercomunale per garantire servizi più efficienti tra i quali la sicurezza, non può penalizzare i nostri territori. Garantire personale a servizi come quello proposto vuol dire trovare altre risorse per i nostri problemi». A questo punto? «Ho dato la disponibilità a partecipare con due o tre agenti all'avvio di questo servizio di pattugliamento notturno». Questo comprometterà i servizi che la Polizia Municipale svolge in occasione di manifestazioni domenicali e con pattugliamenti notturni? «No. Proprio nell'ultima riunione la giunta ha approvato il progetto obiettivo che prevede la presenza degli agenti nelle giornate di domenica, in concomitanza con manifestazioni e pattugliamenti notturni sul nostro territorio in serate alterne. Il progetto partirà domani. Si tratta di un servizio prezioso, apprezzato dalla comunità, del quale devo ringraziare la nostra Polizia municipale, che lo svolge dimostrando di porre la sicurezza della comunità quale obiettivo primario». Ma ha parlato di carenza di organico. «Sì, e questo è un problema che riguarda tutto l'organico del Comune, compresa l'Area della Vigilanza e commercio, nella quale a un organico previsto di 20 unità ne corrispondono attualmente solo 12, compreso il responsabile». Ha previsto nuove assunzioni? «Sì: stiamo valutando a livello di amministrazione le possibilità di nuove assunzioni nel rispetto della sostenibilità del bilancio. Pensiamo di arrivare all'assunzione di tre unità che dovrebbero interessare anche il corpo della Polizia municipale». Michelangelo Scarabellotto

L’ADIGE L'appello di una donna di 36 anni: «sono disperata»  «Cerco una casa e un lavoro» È disperata, senza lavoro e senza casa: fuggita da casa dei genitori («purtroppo sono schiavi dell'alcool») adesso si è ridotta a vivere in un garage, senza acqua e senza servizi, al freddo. È una situazione drammatica, quella di una donna roveretana di trentasei anni che afferma di aver chiesto aiuto anche ai servizi sociali ed al Comune, ottenendo comprensione, ma nessuna soluzione concreta. «Sono distrutta - afferma - ed ho già pensato al suicidio, Non c'è nessuno che possa aiutarmi. Le assistenti sociali mi dicono che non ho nessuna disabilità e che quindi non possono aiutarmi a trovare un lavoro, e la stessa cosa mi ha ripetuto il sindaco. Ho un matrimonio fallito alle spalle, che mi è costato l'affidamento dei miei tre figli e l'adozione di altri due. Devo vivere con il mio compagno in uno spazio di fortuna». La donna afferma di voler riscattarsi: «Sono disposta a lavorare, a fare qualsiasi cosa. Non faccio la difficile: non ho specializzazioni, ma mi so adattare. Mi sono anche rivolta alle agenzie interinali, ma pare che per me non ci sia mai niente, sembra che il mondo intero ce l'abbia con me». Quello della donna è un appello disperato, perchè la situazione si fa sempre più grave e difficile. La nostra redazione ha il numero della donna, per chi la volesse contattare.

L’ADIGE Viva Trento doc, ma il nome divide  Rizzoli: un marchio vecchio, ci vuole sexy Lunelli punta al classico, Cavit alle Venezie VERONA - Da Vinitaly 2007 la conferma: siamo una provincia bianca, non solo politicamente. Bianca la grappa, bianca la bacca dei vigneti che fanno la differenza. Sul bianco e sull'oro delle bollicine punta dunque la campagna di Trentino spa, presentata ieri a mezzogiorno nel padiglione 3 della Fiera di Verona: «Distintività dev'essere la nostra parola d'ordine» ha proclamato l'assessore Mellarini «e noi ci distinguiamo con i nostri vitigni, il Teroldego e il Marzemino, ma soprattutto con l'ormai secolare tradizione dello chardonnay per lo spumante, che già ci dà grandi soddisfazioni ed è il nostro prodotto di punta sul mercato italiano e nelle esportazioni». Il problema è che «Trento doc» - 7 milioni di bottiglie l'anno scorso - non è un marchio che sfonda, anzi. Non piace a Mauro Lunelli, che sogna ancora una legge che attribuisca allo spumante trentino metodo champenois l'etichetta di «classico» ora riservata ai vini fermi. Non entusiasma Adriano Orsi, presidente di Cavit, che - all'unisono con tutti gli altri - ricorda che il Trentino nel mondo non sanno dov'è, e dunque «dobbiamo fare sinergie con il Veneto, che fa grandi passi avanti, e col Friuli, caratterizzandoci come prodotto delle Venezie, che richiama un nome universalmente noto». Non piace per niente a Claudio Rizzoli (Mezzacorona-Rotari), top manager di un gruppo che si sente sempre più stretto nella casacca della cooperazione («cooperativa è un nome deprimente, ricorda la marginalità sociale», dice) e vorrebbe «un nome più moderno, più giovane, più sexy, un nome come Melinda, perché in America del nostro Trentino non importa proprio nulla, e il marchio Trento non dà valore aggiunto sul piano internazionale». Se queste sono le premesse, il prossimo presidente di Trentino spa - l'assessore Mellarini - avrà il suo bel daffare nel combinare la promozione del Trentino come marchio unitario di territorio insieme con la valorizzazione coerente e convergente dei prodotti d'eccellenza che dal Trentino partono per conquistare il palato del «wine lover»: il consumatore ormai si chiama così, perché il bevitore di vino è un residuato sconveniente che puzza di povertà e di bottiglie dozzinali, mentre il futuro è fatto solo di eccellenza e tendenza, scintillii di moda che travestono anche i vini di fascia più bassa e di prezzo accessibile. pgh

IL GAZZETTINO (Venezia) Donna in auto in stato di ebbrezza semina il panico sulla Noalese  Santa Maria di Sala Una donna, neppure di mezza età, è stata fermata ieri mattina dai carabinieri e dai vigili urbani, al crocevia centrale di Caselle de' Ruffi, perchè in evidente stato di ebbrezza. La donna era stata vista da camionisti, automobilisti e pedoni zigzagare paurosamente, proveniente dalla direzione di Noale, lungo la Noalese. Gli stessi "osservatori" hanno avvertito subito carabinieri e vigili appunto per un pronto intervento onde evitare guai irreparabili. Erano circa le 11 quando l'automobilista veniva invitata dalle forze dell'ordine a svoltare per via Cavin Caselle e accostare a lato. Appena aperta la portiera vigili e carabinieri constatavano le alterate condizioni di salute della donna e provvedevano a far intervenire l'ambulanza dell'ospedale di Mirano per sottoporla poi alle analisi del caso. Qualcuno degli automobilisti che hanno seguito la donna si sono fermati ed hanno tirato un sospiro di sollievo "perchè - hanno detto - ad ogni metro che faceva avvertivamo un grave pericolo. Infatti quando abbiamo chiamato i carabinieri e i vigili già avevamo sussultato più volte perchè la vedevamo sbandare tremendamente".Carlo Petrin



CORRIERE DI COMO Un giovane su quatto consuma droga    IL SABATO NOTTE La realtà è addirittura peggiore delle previsioni. Se è di pubblico dominio che le droghe leggere sono diffuse tra i giovani, preoccupano se non allarmano i dati diffusi ieri dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Como. Su oltre cento persone controllate nella notte tra sabato e domenica, una trentina sono state trovate in possesso di sostanze stupefacenti. E un giovane su quattro è risultato essere assuntore di droga, tanto da venire segnalato alla Prefettura di Como. I giovani di Como sono drogati, o almeno una buona parte di quelli controllati dai baschi verdi della compagnia di Como e dalle unità cinofile del gruppo di Ponte Chiasso. I militari del colonnello Rodolfo Mecarelli, comandante provinciale, hanno battuto a tappeto le zone più frequentate dal cosiddetto 'popolo del sabato sera'. Sorvegliate in particolare le direttrici che percorrono i comuni di Grandate, Lomazzo e Cadorago. Percorsi periferici che portano ad alcuni locali molto frequentati. Il servizio coordinato era stato messo a punto in Prefettura insieme con le altre forze di polizia nel Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica e si è svolto tra sabato 24 e domenica 25. «Le operazioni - spiegano dalla Guardia di Finanza - sono state effettuate in tutta Italia dopo i recenti incidenti stradali, anche mortali, causati dall'assunzione di sostanze stupefacenti da parte di giovani frequentatori di discoteche». Gli oltre venti giovani segnalati per uso di droga hanno tra i 17 e i 24 anni. Tre persone sono state invece denunciate per detenzione di sostanze stupefacenti in misura superiore ai limiti ammessi dalla legge per uso personale. Sequestrati circa 80 grammi tra hashish, marijuana, cocaina ed eroina e ritirate tre patenti ad altrettanti conducenti trovati al volante sotto l'effetto di droghe.

CORRIERE DI COMO Cocktail di marijuana e birra anche nelle scuole medie    Don Aldo Fortunato dell’Arca: «Pure in città ci sono i classici “coca party”» Ragazzini che provano le droghe leggere già in terza media. Coca party in città, e la sensazione che le sostanze stupefacenti siano più diffuse. Nessun allarme sociale. Ma un quadro preoccupante, tracciato a tinte precise da alcuni presidi comaschi e da don Aldo Fortunato, responsabile della comunità di recupero Arca di Como. Che, ancora una volta, lancia il suo grido d'aiuto. «Non ce la facciamo, siamo disperati. Abbiamo bisogno di risorse, se non ci svegliamo tra qualche anno il problema diventerà così grande da non poter essere affrontato. La politica non si impegna, i privati non ci considerano». L'appello di don Aldo è seguito da un'analisi del problema droga a Como. Sabato scorso la Guardia di Finanza ha controllato circa cento persone, trenta erano in possesso di sostanze stupefacenti. E quasi un soggetto su quattro è risultato assuntore di droghe: tutti ragazzi, tra i 17 e i 24 anni. «La realtà è addirittura peggiore di quanto ci suggeriscono questi risultati - commenta don Aldo - Sono fessure attraverso le quali riusciamo solo a intravedere il fenomeno. Ma la 'radio interna' alla comunità non mente. I nostri ospiti sono testimoni diretti di questo mondo, e pure a Como ci sono i classici 'coca party'. Non solo giovani, sia chiaro. Anche uomini e persone di mezza età. Chi mi garantisce che l'autista di un pullman non sia sotto l'effetto di stupefacenti' Mentre si discute su quanta droga 'liberalizzare', il problema è un altro. Bisogna dare un'alternativa ai giovani. I ragazzi iniziano già con hashish e marijuana a 13, 14 anni. Per l'alcol ancora prima: non è raro trovare lattine e bottiglie di birra fuori dalle scuole medie. La situazione è più grave di quanto si possa immaginare». L'allarme età viene confermato da due presidi delle superiori. «Da qualche anno il fenomeno può coinvolgere anche le scuole medie - spiega Pasquale Clemente, preside della Ripamonti - Noi non possiamo far altro che controllare, attraverso le forze dell'ordine, ed educare i ragazzi». Alla Magistri Cumacini il preside, Enrico Tedoldi, ha fatto installare le telecamere per combattere vandalismi e piccolo spaccio. «Ha funzionato da deterrente. Ma all'esterno della scuola non abbiamo più nessuna competenza - spiega il dirigente - e il dato allarmante è che alcuni ragazzini provano a fumare erba già alle medie». «Nella nostra scuola media non abbiamo problemi di questo genere - conclude Francesco Grassotti, preside dell'istituto comprensivo Como Lago - ma non escludo, in assoluto, che possa accadere in altre realtà simili». A.Bam.

IL TEMPO La richiesta dei Circoli della libertà «Prodi dia alle regioni più soldi per combattere la droga» IL GOVERNO Prodi deve stanziare più fondi destinati alle Regioni per finanziare la lotta contro la diffusione delle sostanze stupefacenti. La richiesta è di Michela Brambilla, presidente dei Circoli della Libertà, che l’ha avanzata durante la la presentazione di un sondaggio sulla diffusione della droga in Italia e sulla percezione del problema da parte della gente. Il sondaggio - realizzato dal Centro studi Sintesi di Mestre su un campione di seicento famiglie di ogni fascia d'età e di 350 giovani dai 18 ai trent’anni - ha messo in evidenza che il 95 per cento delle famiglie non ha dubbi sul fatto che l'uso delle droghe tra i giovani sia diffuso e il 64 per cento ha anche dichiarato di essere convinto che nell'arco degli ultimi cinque anni è aumentato. Anche il 77 per cento degli under 30 è convinto della diffusione della droga tra i giovani così come l'uso dell'alcol. La maggioranza degli intervistati ha anche dichiarato che l'emergenza è rappresentata dalla diffusione della cocaina. Dal dossier diffuso dai Circoli della Libertà è emerso che la Lombardia detiene il record di sequestri di droga: nel 2005 il 27,08 per cento degli stupefacenti sequestrati in Italia contro il 15,98 per cento della Sicilia. La Lombardia detiene anche il record di sequestri di cocaina: il 33,59 per cento della sostanza sequestrata nel resto del Paese. «È giusto - ha detto il presidente della Regione Roberto Formigoni, intervenuto alla presentazione del dossier - parlare di situazione d'allarme ed è importante che le associazioni della società civile con le istituzioni sollevino il problema». Formigoni ha quindi ricordato l'impegno della Regione nella lotta alla droga: «Sono attivi quindici dipartimenti che coordinano sessantacinque unità operative e nel privato sociale 128 servizi residenziali per 2.500 posti accreditati. Gli stanziamenti sono di novanta milioni di euro». E un plauso all’iniziativa della Brambilla è giunto da Beatrice Lorenzin, coordinatore nazionale dei giovani di Forza Italia, che condivide pienamente la proposta per la lotta contro la droga. «La prevenzione a partire dalle scuole con il coinvolgimento delle famiglie - afferma Lorenzin - è sicuramente l'arma più efficace per combattere il proliferare dell'uso e dell'abuso di sostanze stupefacenti e la cultura normalizzante dell'uso della droga». Il coordinatore dei giovani di Fi precisa inoltre che «il rischio non è solo quello della cocaina, ma anche dell'utilizzo delle droghe cosiddette leggere, dell'ecstasy e dell'alcool».

IL GAZZETTINO (Rovigo) SICUREZZA  Stop all'alcol in galleria Ballotta Non ci sono solo i controlli scattati nei giorni scorsi prima della polizia sulle persone della zona e poi dei Nas dei carabinieri sugli esercizi di galleria Ballotta. Ora anche dal Comune è partita un'ordinanza che vieta al negozio di generi alimentari della Galleria di vendere prodotti alcolici. La firma sul documento, preparato dai vigili urbani e notificato ai titolari e per conoscenza a tutte le forze dell'ordine, è stata del sindaco Fausto Merchiori, che ha così risposto all'invito del questore. «Tutti dobbiamo collaborare, ognuno per le proprie competenze, per affrontare questa serie di episodi di criminalità in città», commenta Merchiori. Il quale ha potuto agire soltanto su richiesta del questore, poiché il negozio ha tutte le licenze e il divieto di vendita di alcolici può scattare soltanto per motivi di ordine pubblico. Gli esercenti, in ogni modo, hanno sempre la facoltà di fare ricorso al Tar.

BRESCIA OGGI TOSCOLANO. A giorni in Italia il cadavere del giovane di Gaino deceduto nel rogo del night a Mosca Luigi riconosciuto dalla zia L’allarme era stato degli amici italiani che ne avevano perso le tracce Tornerà in Italia a metà settimana, appena ultimate le pratiche burocratiche, forse mercoledì, la salma di Luigi Crippa, 29 anni, residente a Gaino di Toscolano, deceduto a Mosca nel rogo di un locale notturno, il Club 911, al primo piano del teatro Lenkom, in via Mala Dimitrovka. Il giovane gardesano è stato identificato dalla zia, Donatella Campanardi, ex titolare di una tabaccheria in paese, recatasi in Russia col marito dopo essere stata contattata dal proprietario del ristorante dove Luigi lavorava come cuoco. Ad accoglierli all’aeroporto moscovita gli zii hanno trovato i funzionari dell’ambasciata italiana, che hanno riferito a Bresciaoggi come l’allarme sia stato lanciato dagli amici italiani di Luigi Crippa, quando non l’hanno visto ritornare al mattino. Una famiglia, quella dei Crippa, perseguitata dalla malasorte. Il papà, Angelo, assicuratore, morì nell’ottobre ’92 a Maderno, sulla Gardesana, all’altezza delle curve del Ruinat, dinanzi all’albergo Rock. La sua Renault si scontrò con un furgone portavalori. L’anno dopo, sempre in ottobre, e sempre sulla 45 bis, toccò alla mamma, Marina Campanardi: a bordo di una Fiat Uno sbandò e finì contro un autocarro portavalori, davanti alla farmacia di Maderno. Stava portando a scuola, in città, Luigi, che frequentava l’Itis e aveva perso il pullman. Il ragazzo si salvò, ma riportò ferite alle gambe. Ottenne un buon risarcimento dalle compagnie di assicurazione. Andò a vivere con i nonni, a Gaino. Distrutto dal dolore per la scomparsa dei genitori, il ragazzo ne risentì, chiuse con la scuola senza ottenere il diploma. Lavorò come aiuto pizzaiolo al «Gatto giallo», poi, raggiunta la maggiore età, si trasferì in un appartamento di via Paolo Veronese. Effettuò una serie di viaggi all’estero, per conoscere il mondo o forse fuggire da un ambiente che gli evocava cattivi ricordi. Per qualche anno è rimasto in un ristorante di Caravaggio, in provincia di Bergamo. Recentemente ha colto l’occasione di andare a Mosca, apprezzato per l’abilità nel preparare piatti della cucina italiana. La sera del 24 marzo il destino gli ha presentato l’ultimo conto. Mentre assisteva allo spettacolo «Scherzi con il fuoco», il mangiafuoco (un barman che voleva cimentarsi in un gioco con le fiamme) ha sbagliato i tempi del lancio, provocando l’esplosione di alcune bottiglie contenenti vodka e superalcolici. Bilancio finale: dieci morti. se.za.

L’ARENA di Verona Russia, nuova sfida: dalla vodka al vino È un mercato in grande espansione per la produzione italiana e veronese  Presente per la prima volta al Vinitaly, la Russia si sta affermando come una delle grandi novità di questa edizione del Vinitaly. Una presa di contatto preziosa in vista della missione che Veronafiere compirà a giugno, quando il Vinitaly World Tour che toccherà come prima tappa Mosca e San Pietroburgo con 200 aziende. «Vinitaly sarà sempre meno un contenitore e sempre più un produttore di contenuti al servizio delle aziende», ha detto Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere che aprendo il primo Focus di presentazione del Vinitaly World Tour, dedicato al lancio della quarta edizione di Vinitaly Russia e all’analisi del corrispondente mercato del vino, con la presenza di Fabrizio Camastra, Vice Direttore di Ice Mosca, di Giorgio Serra di Buonitalia e di Anatoly Korneev di Simple, azienda russa leader nell’importazione di vini italiani. L’ente fieristico veronese sarà impegnato dal 4 al 7 giugno nelle città di Mosca e San Pietroburgo, coinvolgendo 200 aziende interessate ad avvicinarsi a un mercato che cresce di anno in anno per numero e qualità delle importazioni, e che secondo Camastra di Ice «diventerà nel giro di due anni il mercato alimentare più grande del mondo». Il Pil russo sale infatti di ogni anno del 7%, creando una capacità di spesa sempre maggiore che si trasferisce in forte percentuale sulla domanda di beni non solo primari, ma anche e soprattutto prodotti finiti di lusso, come il vino italiano. Negli ultimi anni l’importazione di vino italiano in Russia è cresciuta esponenzialmente con un balzo del 126% per un valore totale di oltre 41 milioni di Euro; un dato che, sottolinea Korneev, «ha portato l’Italia a essere il terzo paese esportatore di vino in Russia attraverso 96 importatori, seconda solo a Francia e Spagna». «Il ruolo di VeronaFiere è anche e soprattutto quello di fornire alle nostre aziende e ai nostri produttori un servizio qualificato e distintivo - ha sottolineato Giovanni Mantovani - In quest’ottica nasce Vinitaly World Tour, che permetterà a tutti coloro che verranno con noi di avvicinare e conoscere tutti i grandi mercati, a partire da quello russo».

  L’ARENA di Verona  «Critical Wine va chiuso» «Alla illegalità dell’occupazione abusiva di un edificio pubblico si aggiunge l’illegalità di una manifestazione completamente priva di autorizzazioni amministrative e sanitarie». Federico Sboarina, consigliere comunale di An, torna ad attaccare il Critical Wine, manifestazione organizzata dal centro sociale La Chimica in concomitanza con il Vinitaly, nell’ex asilo nido comunale di via Perini. L’esponente dell’opposizione, ieri ha presentato un esposto in questura per chiedere «accertamenti da parte della polizia di Stato». Ad annunciare l’iniziativa è stato lo stesso Sboarina che l’altro giorno aveva invocato l’intervento della polizia municipale. «Visto che tutte le altre iniziative sono risultate inutili», ha fatto sapere ieri a Palazzo Barbieri, «ho deciso di rivolgermi direttamente alla questura poiché non è tollerabile che a Villabartolomea si chiuda un panificio per tre scontrini non emessi, e che nello stesso tempo nei locali del centro sociale si faccia impunemente attività commerciale e di somministrazione infischiandosene delle normative, della burocrazia e del fisco. Il questore, se ci sono i margini, faccia quindi chiudere la manifestazione». (e.s.)

L’ARENA di Verona CEREA. Il Consiglio approva norme per le ditte a cui abbinare il nome dell’ente Regole per gli sponsor L’assemblea vota per il suo funzionamento   Cerea. L’ultimo consiglio comunale ha deliberato due importanti regolamenti che andranno ad incidere sull’operato della prossima amministrazione. Il primo - condiviso da maggioranza ed opposizione - è relativo al funzionamento stesso dell’assemblea civica, con le nuove regole che dovranno guidare le sedute. Il regolamento - scritto da una commissione che rappresentava tutti gli schieramenti politici - era necessario visto il futuro cambiamento del sistema amministrativo: superata la soglia dei 15 mila abitanti, in consiglio comunale gli assessori non avranno più diritto di voto. Nel regolamento è inoltre meglio delineata la figura del presidente del consiglio e sono definite le modalità e le regole degli interventi. Se questo regolamento è stato approvato all’unanimità, più scalpore ha suscitato la presentazione di un regolamento che disciplina le sponsorizzazioni che il Comune può accettare da parte di terzi. L’amministrazione ha infatti dichiarato di aver avuto numerose richieste da parte di aziende private intenzionate a sponsorizzare eventi o luoghi - come aiuole o spazi verdi - sui quali apporre il proprio marchio. Tali richieste hanno portato il primo cittadino a considerare l’importanza di avere un regolamento chiaro sulle sponsorizzazioni, per offrire maggiore trasparenza ai cittadini ed alle aziende stesse. In questo regolamento il Comune si impegna a divulgare le possibilità alle aziende ed agli enti di categoria, in modo che tutte le ditte abbiano la medesima occasione di divenire sponsor del Comune. «Le sponsorizzazioni sono un mezzo importante di introiti che permettono al Comune di offrire ai cittadini manifestazioni e servizi senza aumentare le tasse - ha commentato il sindaco Claudio Tambalo - Per questo è bene avere un regolamento che ci permetta di normare questo ambito in modo chiaro». Di diverso avviso il Polo delle libertà che, con le parole di Vittorio Facchinetti, ha evidenziato il proprio disappunto relativo al metodo, più che al merito della questione. «Ritengo inopportuno approvare questo regolamento a due mesi dalle elezioni perchè significa vincolare la prossima amministrazione - ha tuonato il consigliere di Forza Italia - È un regolamento importante, che andava discusso più approfonditamente e dopo le elezioni». Il regolamento proibisce al Comune di accettare come sponsor società che vendano tabacco, alcolici, materiale pornografico, così come si rifiuta lo sponsor di qualsiasi partito politico o ordine religioso. Francesca Poletti

IL GAZZETTINO (Belluno) La Polfer ha inviduato un paio di giovani che giorni fa, nell’interregionale Belluno-Padova, trovati senza biglietto dal controllore si erano rifiutati di pagare la sanzione  Aggressione al capotreno: denunciati due balordi  Alla richiesta del tagliando avevano insultato il ferroviere, colpendolo con un pugno in viso, per poi danneggiare il vagone Feltre Hanno aggredito il capotreno che li aveva trovati senza biglietto e poi hanno gettato scompiglio nel vagone dove si trovavano anche altri viaggiatori, ballando sopra i sedili, rovesciando ovunque la birra che avevano con sè e rompendo poi le bottiglie lasciando vetri dappertutto. R.M., 39 anni originario di Cagliari e L.T., 25 anni, di Pedavena, entrambi pregiudicati e senza fissa dimora sono stati identificati dalla Polizia Ferroviaria di Belluno e denunciati a piede libero per minacce e lesioni. L'episodio risale, in verità, ai primi di marzo, ma è di questi giorni l'operazione della Polfer che, dopo giorni di indagini anche in borghese proprio sui treni, è riuscita a risalire ai due giovani, identificarli e denunciarli. Erano circa le 16.30, il treno era quello che giornalmente percorre la tratta Belluno-Padova. Poco dopo la stazione di Feltre, durante il normale controllo dei viaggiatori, il capotreno incappa nei due balordi che gli dicono di non avere il biglietto. Alla sua richiesta di pagare la sanzione prevista in questo caso i due, in uno stato euforico ma non ubriachi, per tutta risposta cominciano a inveire contro di lui, a ballare sui sedili danneggiando l'arredo del vagone di fronte ad altri passeggeri allibiti e sconcertati. Il capotreno insiste nel cercare di riportare la situazione ad un livello civile e uno dei due giovani gli risponde sferrandogli un pugno in viso, procurandogli una lesione al labbro. Qualche passeggero si spaventa, qualcun altro cerca di dare appoggio al ferroviere. I due, invece, continuando la loro sceneggiata arrivano a versare il contenuto delle bottiglie di birra sui sedili e per terra, minacciando il controllore di fargliela pagare, supponendo che questi di lì a poco avrebbe chiamato le forze dell'ordine. Quando il treno si ferma alla stazione di Pederobba, i due scendono facendo perdere le proprie tracce. Il capotreno avverte subito la Polizia Ferroviaria e scattano le indagini sulla base dei dati raccolti dalle varie testimonianze. Dopo giorni di ricerche, di appostamenti e servizi anche in borghese sulla stessa tratta ferroviaria gli agenti risalgono ai due balordi che vengono identificati proprio come gli autori dell'aggressione. Un episodio preoccupante, anche perchè la tratta ferroviaria Belluno-Padova è frequentata da pendolari, da studenti e da famiglie. Ma l'operazione della Polfer, che proprio in questo periodo ha intensificato i servizi all'interno dei treni, si è conclusa nel migliore dei modi, scongiurando eventuali altri episodi da parte dei due giovani che, a quanto pare, avevano creato altri problemi in precedenza ai viaggiatori. Anna Valerio

IL GAZZETTINO (Padova) Zona stazione, "quadrilatero della vergogna": qui si vive angosciati dalla paura  Il quadrilatero della vergogna non riposa mai. È il reticolo di asfalto chiuso a nord dal piazzale della stazione ferroviaria; delimitato dalle vie Codalunga, Tommaseo, Pace; tagliato da Corso del Popolo. È un insieme di anfratti, più che di stradine: Donghi, Cairoli, Bixio. Indirizzi di Padova che sembrano appartenere a un'altra città, in un immaginario posto di confine tra l'Africa, l'Asia e l'Est europeo. Il quadrilatero è punto di ritrovo, di smercio, di "affari". Qui passano tutti, si incontrano tutti, si trova di tutto. Ci sono spacciatori e tossici, sfruttatori e prostitute, borseggiatori aspiranti e docenti. Molti si conoscono e si salutano, anche soltanto attraverso un'occhiata. Gli estranei, gli "stranieri", sono incredibilmente i padovani. Tranne qualche temerario e qualche "residente resistente", evitano le vie meno battute. Le considerano off-limits. Hanno paura. Per capirne le ragioni basta passare da quelle parti e limitarsi a uno sguardo veloce, per non insospettire gli ambigui personaggi che spadroneggiano nella zona. Se poi vi si trascorre una giornata intera, la situazione appare drammatica. Lo sanno bene i commercianti che trovano la forza di andare avanti (il panettiere del Corso ha chiuso e nel locale adesso si distribuisce kebab). Lo sa bene chi abita in appartamenti svalutati dal degrado. Durante tutta la notte, ubriachi randagi innaffiano i muri delle case, liberandosi dai liquidi in eccesso. Le strade sono percorse da ombre che si arrabbiano, litigano per questioni di soldi o di donne, frantumano bottiglie di vetro. Prima delle 8 gira ancora qualcuno che biascica e barcolla. Poi arrivano i nomadi, a piccoli gruppi. Parlano non si capisce di cosa, mangiano per terra, si disperdono per mendicare. Verso le 9, ecco le prime presenze cinesi. Si dirigono in via Cairoli, dove esiste una specie di Chinatown in miniatura: un ristorante con le lanterne rosse appese sull'ingresso, un'agenzia di viaggi con l'insegna a ideogrammi, un'erboristeria, perfino un parrucchiere. I nordafricani si materializzano soltanto nella tarda mattinata, davanti al negozio-magazzino "African discount". Tra le 12 e le 15, il palco del quadrilatero è pieno. In scena ci sono tutti i personaggi: facce da galera, volti smunti da eroinomani, visi femminili con trucco pesante. C'è fermento. L'attività, qualunque essa sia, ha raggiunto l'ora di punta. Il pomeriggio trascorre velocemente. Qualcuno fa le vasche tra un posto e l'altro, qualcuno bivacca di fronte ai numerosi "phone center". Verso le 18,30 il movimento riparte: nuovo picco di attività. Poi, con il tramonto, comincia la notte senza sonno. «Non ne possiamo più» si sfoga Mario Trentin. «Abbiamo paura a uscire di casa, abbiamo paura a rientrare». Gli fa eco Laura Parodi: «Non è questione di integrazione, di multiculturalismo, ma di criminalità. Non si capisce perché la zona della stazione sia condannata al degrado». Studenti e pendolari quasi non lo notano nemmeno più. «Ormai sono abituato a questa indecenza», dice Federico Brindisi, bancario. Ma Elisabetta Rigoni, al secondo anno di Giurisprudenza, è invece furiosa: «Arrivo la mattina in treno e la situazione è già orribile. Quando ripasso la sera è ancora peggio. Ci sono anche immigrati che ti rivolgono proposte oscene e magari, nel frattempo, si portano le mani ai genitali». Accade anche questo nel quadrilatero della vergogna. L.B.

IL GAZZETTINO (Treviso) SAN BIAGIO Ferito al volto e ubriaco, indagano i Cc È stato controllato dai carabinieri la scorsa sera intorno alle 22, a San Biangio di Callalta. Oltre ad essere in evidente stato di ebbrezza, l'uomo, un 57enne del posto, presentava anche evidenti ferite al volto, dichiarando di essere stato aggredito intorno alle 19.30 nel parcheggio del Billa di viale IV Novembre, a Treviso. Essendo sotto gli effetti dell'alcol, però, l'uomo non sarebbe stato in grado di fornire dettagli sulla presunta aggressione.

L’ARENA di Verona Testimonial nel mondo Katia: «Bevo poco ma bene» L’ambasciatrice Ricciarelli canta e decanta il vino veneto  Il più straordinario distretto vinicolo mondiale. Così Luca Zaia, vicepresidente della Giunta regionale, ha definito ieri, nel corso della 41ª edizione di Vinitaly, il Veneto. Che, da oggi,ha anche un’ambasciatrice d’eccezione: Katia Ricciarelli, insignita proprio ieri, con tanto di pergamena firmata da Zaia, del titolo di «Ambasciatore del vino veneto». Testimonial ideale dell'immagine del mondo vinicolo veneto in virtù delle fama internazionale acquisita soprattutto grazie alle sue interpretazioni verdiane, il soprano di Rovigo succede nel ruolo a personaggi come Marta Marzotto e all’eroe delle olimpiadi invernali di Torino 2006 Enrico Fabris. «Sono onorata di questo riconoscimento - ha esordito il soprano con un sorriso smagliante nonostante il piede sinistro ingessato per un recente intervento, che non ha fermato la sua celebre grinta - e approfitterò delle mie tournée per parlare a favore del nostro vino, che tra l'altro prediligo. Non bevo molto, per la verità, e in genere non i vini forti, perché mi piace mantenere il controllo. Ma appena posso, amo degustare i nostri prodotti, dall’Amarone al Recioto». E al grido di «Bevete poco, ma bevete bene», ha intrattenuto il pubblico di Vinitaly con una breve ma apprezzata performance live, accompagnata dal giovane tenore Giuseppe Talamo: dalle note di Summertime di Gershwin eseguite seduta su un muretto, all’incalzante aria «Libiam ne’ lieti calici» dalla Traviata di Verdi, cantata, per l’appunto, sorseggiando tra una strofa e l'altra uno spumante Bardolino Chiaretto di Monte Saline, per concludere con l’operetta di Lehar «Tu che mi hai preso il cuor». (e.p.)     

GAZZETTA DI PARMA Droga e alcol, lezione di Gerra PER LA SERIE «CONOSCERE PER PREVENIRE» FONTANELLATO II Come tenere lontani i ragazzi dalla droga e dall'abuso di alcolici? Si parla di «Prevenzione alle dipendenze» questa sera al­le 21 all'interno della Rocca San­vitale di Fontanellato. Nell'occasione sarà presente l'esperto Gilberto Gerra, medico consulente di istituzioni nazionali e inter­nazionali che risponderà a do­mande di genitori, insegnanti e giovani sul tema delle polidipendenze. Interverrà il sindaco Maria Grazia Guareschi con l'assessore alla Pubblica Istruzione Aldo Barbera.

IL GAZZETTINO (Vicenza) IL BOICOTTAGGIO  Fronte del No a Vinitaly contro il banchiere-vitivinicoltore Il Presidio Permanente contro il Dal Molin rilancia la protesta contro chi secondo lui sostiene la costruzione della base americana. «Domani (oggi, ndr) saremo di fronte a Vinitaly, la fiera del vino di Verona, per contestare Zonin», annuncia la portavoce Cinzia Bottene. «Assieme a noi ci saranno gli organizzatori di Criticalwine e tanti piccoli produttori che presenteranno vini alternativi a quelli del presidente della Banca Popolare di Vicenza. Non ci siamo dimenticati di quanti, dopo aver incontrato l'ambasciatore americano Spogli, si schierarono a favore della nuova installazione militare, evidentemente spinti da promesse di affari. Ma non ci limiteremo a non bere vini di guerra: inviteremo anche i giovani a non aprire i nuovi conti 'Feelfree' della Popolare. E agli altri vicentini continuiamo a chiedere di cancellare i loro conti».

IL GIORNALE DI VICENZA IL RICOVERO DEL CAMPIONE «Maradona rischia la cirrosi» Migliorano le condizioni del «pibe de oro», ma dovrà smettere di bere  Buenos Aires. Al terzo giorno del suo nuovo ricovero in una clinica di Buenos Aires, in seguito ad un malore come conseguenza di eccesso di alcool, cibo, fumo e stress, le condizioni di Diego Maradona «sono stabili ed evolvono bene», come afferma il bollettino medico diffuso ieri, pur se non manca chi assicura che è a rischio di cirrosi epatica. «Continua ancora sotto gli effetti dei sedativi», ha precisato Hector Pezzella, direttore della clinica Guemes, che ha anche aggiunto: «Ha cominciato ad alimentarsi per via orale. Ubbidisce agli ordini, collabora e non ha più presentato momenti aggressivi». In effetti, come accade a chi, come Maradona, soffre di astinenza d’alcol, mercoledì scorso, quando il suo medico Alfredo Cahe ha deciso il ricovero, l’ex fuoriclasse ha reagito opponendosi alla misura, tanto che Cahe è stato costretto a ricorrere ai sedativi per farlo portare in ospedale. E lo stesso è avvenuto alle 2,30 dell’altro giorno quando, svegliatosi nel letto della clinica, ha tentato di andarsene, insultando e sputando addosso al suo medico, che è ricorso ad altri tranquillanti. «Maradona sta adempiendo al programma di disintossicazione alcolica coordinato dai medici della clinica», ha anche reso noto Pezzella, secondo il quale l’ex fuoriclasse «rimarrà in ospedale ancora dai cinque ai sette giorni». In un’intervista pubblicata ieri dal quotidiano Clarin, lo stesso Pezzella ha specificato: «Dall’ecocardiogramma che gli abbiamo effettuato, il cuore del paziente funziona normalmente. Il fegato presenta un’epatia cronica e c’è il rischio di una pancreatite da alcool». Dal canto suo, lo psichiatra e tossicologo Carlos Lacep, uno dei medici dell’equipe che ha in cura Diego, in un colloquio con i giornalisti ha assicurato invece che «si lavora affinché non si presenti una cirrosi». «La cirrosi», ha aggiunto, «sarebbe lo stadio finale, ma l’obiettivo del ricovero e della disintossicazione è proprio quello che non si giunga a questo punto». Intanto, pur se Pezzella ha assicurato che negli esami a cui è stato sottoposto non sono stati trovati resti di droga, il giornalista radiofonico Ernesto Cherquis Bialo ha assicurato che Maradona «non ha mai smesso di consumare cocaina» e gente del giro delle sue scappatelle, ovviamente nell’anonimato, ha fatto sapere al Clarin che «pur se si controllava non ha mai superato la tossicodipendenza». E a Napoli, dove il campione argentino non è mai stato dimenticato, i tifosi vivono con apprensione le notizie che arrivano dalla clinica di Buenos Aires. Per loro scorribande notturne, droga, risse e alcol non sono motivi sufficienti per dimenticare il loro idolo. O smettere di amarlo. Anche per questo, probabilmente, in molti non hanno apprezzato il film di Marco Risi «La mano de Dios» ispirato al campione.

REUTERS Giappone, lotta ad alcol e tabagismo precoce diventa wireless TOKYO (Reuters) - Le autorità giapponesi cominceranno a utilizzare la tecnologia wireless già entro la fine del 2008 per combattere il fenomeno del tabagismo tra i minorenni e il consumo di alcol quando si guida. Entro la fine dell'anno prossimo, infatti, oltre 600mila distributori automatici di sigarette saranno dotati di lettori di schede wi-fi per impedire ai minori di 20 anni di acquistare le "bionde". Secondo uno studio governativo del 2004, il 42% dei ragazzi e il 27% delle ragazze che frequentano le scuole superiori hanno già fumato o sono fumatori abituali. Le carte Tespo, fornite dall'associazione dei tabaccai giapponesi, conterranno diverse informazioni, compresa una foto, il nome e l'età dell'utilizzatore, e consentiranno il pagamento per via elettronica. Il sistema, testato già nel 2002 in una cittadina vicino a Tokyo, Chiba, e nel 2004 in una zona metropolitana dell'isola di Kyushu, sarà applicata gradualmente a tutto il territorio nazionale. L'efficacia del sistema sarà messa ovviamente alla prova dai giovani che vogliono comunque comprare le sigarette, e che cercheranno di acquistare le carte nei negozi o di farsele prestare dagli adulti. Per quanto riguarda la lotta all'alcol, soprattutto da parte di chi guida, le imprese di trasporti hanno cominciato a dotare i loro autisti di speciali telefoni cellulari che consentono anche di fare il test alcolemico, per accertare la presenza di alcol nel sangue. Il telefono, testato per la prima volta nel 2006, e sviluppato dall'operatore di telefonia mobile giapponese Ntt DoCoMo, sarebbe stato già adottato da 150 aziende, con una richiesta di 1.500 apparecchi, ha annunciato la società. Il costo del telefono è di circa 572 euro. Per fare il test, bisogna soffiare nel telefono.

ALICE.IT USA/ TYCOON PLAYBOY: JOHN LENNON SPENSE SIGARETTA SU UN MATISSE L'episodio risale al 1974, durante un party nella casa del tycoon Roma, 31 mar. (Apcom) - Durante un party a Los Angeles nella casa del tycoon di Playboy Hugh Hefner, un John Lennon in preda ai fumi dell'alcol spense la sua sigaretta sulla litografia di Matisse 'Icarus from Jazz', del valore di 8 milioni di sterline (oltre 11 milioni di euro). Era il 1974, sei anni prima che il cantante dei Beatles venisse ucciso a New York. "Si era separato per un breve periodo dalla moglie Yoko Ono e aveva il morale a terra - ha raccontato il tycoon al Sun - aveva bevuto molto. Si era comportato un po' male e una coppia di miei amici aveva avuto da ridire. Quindi spense la sigaretta su un Matisse e uno dei miei amici stava per prenderlo a calci nel sedere. Ma aveva bevuto. Era sotto pressione. E Lennon era uno dei miei eroi".

JOINTOGETHER.ORG http://www.jointogether.org/news/headlines/inthenews/2007/heavy-drinkers-more-likely-to.html Heavy Drinkers More Likely to Get Sex Diseases, SAMHSA Says Heavy drinkers were more than twice as likely to contract a sexually transmitted disease (STD) in the past year than young adults who abstained from alcohol, according to a new study from the Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA). The Sexually Transmitted Diseases and Substance Use report found that 3.1 percent of 18- to 25-year-olds who reported heavy drinking in the past month had contracted a STD in the past year, compared to 1.4 percent of youths who did not drink in the past month. The study also found that 3.9 percent of youths who used alcohol and illicit drugs in the past month had contracted a STD in the past year. Youths who used any amount of alcohol or other drugs in the past month had an STD infection rate of 2.1 percent. In the general population of those age 12 or older, the reported STD rate was 0.8 percent. STD infection was highest among 18 to 25-year-olds, at 2.1 percent. In this age group, women were four times as likely as men to report an STD infection. Among female heavy drinkers, the STD rate rose to 7.9 percent, compared to 1.3 percent of male heavy drinkers.

IL RESTO DEL CARLINO (Bologna) L'alcol, il diavolo della notte Alle 4 del mattino, nei week end, un conducente su due guida ubriaco FAR CESSARE le morti del sabato sera? Sento dire di tutto e di più, tranne la cosa più... CORRIERE DELLA SERA «Niente alcol a chi ha meno di 21 anni» CORRIERE DEL VENETO Vinitaly, arriva il Sexy Wine: Kamasutra Ubriaca non assiste l'anziana Badante romena condannata IL RESTO DEL CARLINO (Reggio Emilia) Alla fine Delrio ha vietato gli open bar Controlli più severi con servizi straordinari sulle strade del week end Alcol, ritirate 900 patenti Ubriachi e drogati alla guida Vietato mettersi al volante dopo le bevute: mese di iniziative Basterebbero 51 euro ad autovettura per dotare tutte le pattuglie delle forze dell'ordine... IL GIORNO (Milano) Alcol: giovani sempre più precoci Si comincia a 11 anni con le birre e gli alcolpops, più gradevoli LA NUOVA FERRARA collins, io tra alcol e bullismo IL TIRRENO il vizio dell'alcol contagia i giovani - francesca gori IL CENTRO tagliacozzo. ha guidato in preda ai fumi dell'alcol per 40 chilometri contromano sulla ubriaco e contromano per 40 km in autostrada IL PICCOLO DI TRIESTE alcolismo, a rischio anche i bambini dai 10 ai 12 anni giovani e notti brave: torna il bus per sistiana, niente auto medici in servizio nei locali trieste, allarme dei medici: alcolisti già a dieci anni LA REPUBBLICA maradona, pericolo alcol "così rischia la cirrosi" GAZZETTA DI REGGIO stragi della strada, controlli a tappeto LIBERTA’ Ubriaco al bar aggredisce un carabiniere LA GAZZETTA DI MODENA alcol e lavoro, come evitare i rischi i giovani si autoregolano niente alcol alla festa rock un aprile ricco di iniziative per sensibilizzare giovani e adulti FINANZA E MERCATI Al Vinitaly anche la grappa fa boom LA NAZIONE (Prato) GIOVANI ubriachi in giro di notte. La volante ha fermato la scorsa notte in via Monnet L. P., 26 a...