Ucraina – la mimesi storica

La crisi in Ucraina ha messo in luce il tema della dipendenza energetica dell’Europa dal gas straniero ma anche la fitta e complessa rete di rapporti intessuti intorno all’oro blu, la debolezza fondamentale dell’Europa, la pervasività dell’ultranazionalismo di stampo nazista mimetizzato nel tempo e pronto ad avanzare allo scoperto.

Sul fronte del gas si sta giocando una importante partita: la scadenza di accordi decennali sulle forniture ha riacceso una guerra di posizione tra i principali  piazzisti. La Russia, principale fornitore di una delle più energivore aree del mondo – l’Europa – sta avviando accordi con la Cina[1] finalizzati alla creazione della Nuova Via della Seta, una fitta rete di pipeline e infrastrutture che si propone di riportare nella storia la preminenza del continente Eurasiatico. In questo contesto le raffinerie statunitensi si affilano le unghie per conquistare importanti fette di mercato da sottrarre alla Russia facendo leva sulle alleanze NATO conquistate dal dopoguerra ad oggi. Si tratta di paesi ex URSS che geograficamente si posizionano tra la Russia e la Mitteleuropa.

Dietro l’aumento del costo di benzina e gasolio a 2.50-3 euro al litro e lo spauracchio di uno stop alle forniture di gas[2] nel caso – probabile – in cui i conflitti proseguiranno c’è un mondo in cui il mercato americano è pronto ad entrare attraverso il porto di Rotterdam, nei Paesi Bassi, dove si trova il Gate Terminal, sempre più attivo. Si calcola che nel 2021 abbia gestito spedizioni verso l’Europa aumentate del 40% e che abbia appena ricevuto un enorme cargo GNL (gas naturale liquido) dall’Egitto.

Gli Stati Uniti negli anni più recenti hanno potenziato la capacità di trivellazione di gas di scisto[3] e stanno proponendo una alternativa al trasporto on shore russo (il gas liquefatto tra l’altro occupa 1/600mo dello spazio occupato allo stato gassoso). L’offerta statunitense avrebbe una ricaduta positiva rispetto al rincaro delle nostre bollette ma anche sul costo degli alimenti, distribuiti principalmente attraverso il trasporto su gomma. Gli aumenti che abbiamo potuto notare nelle ultime settimane sono dovuti al minore flusso proveniente dalla Russia ma anche dalle condizioni meteo proibitive che si sono verificate a inizio mese e che hanno comportato difficoltà tecniche di scarico del gas nel terminal Gate di Rotterdam che comunque può gestire solo 11 navi al mese. Questo è un problema perché lo scarico delle materie prime deve avvenire in tempi rapidi: lo stock comporta ogni giorno un aumento dei costi.

Gli Stati Uniti sono riusciti a venire incontro alle esigenze europee perché hanno dirottato verso Rotterdam navi che normalmente riforniscono di gas Giappone, Corea del Sud e Cina. Hanno potuto farlo perché in questo momento dell’anno la richiesta di gas domestico è minore in quei paesi a causa delle temperature calde. Questo ha ammortizzato il costo del gas in Europa rispetto ai livelli di dicembre ma i futures rimangono ancora molto alti.  Ed è prevedibile che rimarranno tali finchè la situazione politica non si chiarirà e finchè non sarà stabilito su quali ulteriori porti potrà essere scaricato il gas americano[4].

L’Italia in tutto questo ha un ruolo affatto secondario con la sua posizione strategica nel Mediterraneo e i porti contesi dalla Cina.

Ma allora cosa sta succedendo e cosa c’entra l’Ucraina?

E’ anche attraverso la rete di gasdotti ucraini che passa il gas russo per dirigersi verso il nord Europa. Si calcola che la rete ucraina di pipeline serve l’Europa con il 26% del gas russo[5].

Fonte: https://www.icis.com/explore/resources/news/2019/09/23/10421334/icis-explains-eu-russia-and-ukraine-s-gas-transit-negotiations/

 

Il 19 settembre 2019 Commissione Europea e Russia hanno ripreso i negoziati allo scopo di estendere un contratto di transito di gas attraverso l’Ucraina in quanto l’accordo decennale già in vigore scadeva il 31 dicembre 2019. E’ interesse dell’Ucraina mantenere questa posizione di principale transito del gas russo verso l’Europa e la Turchia. Un ruolo che garantisce entrate annue pari a 3 miliardi di dollari, circa il 2% del PIL. L’interesse a mantenere rapporti sereni e saldi appartiene anche all’Unione Europea  che chiede un flusso annuo di 60 miliardi di metri cubi di gas all’anno con un possibile incremento di ulteriori 30 miliardi di metri cubi[6].

Tuttavia la Russia sta tentando di sganciarsi dalla intermediazione Ucraina e progetta di dirottare il percorso del gas verso il NorthStream 2, un nuovo corridoio ancora in costruzione che garantisce un flusso di 55 miliardi di metri cubi all’anno e che passa dal Mar Baltico alla Germania.

In questo contesto interviene la Polonia, ulteriore punto di passaggio  del gas russo verso la Germania. La Polonia, membro NATO dal 1999, vede la prevalente dipendenza dal gas russo come una minaccia per la sicurezza e ha deciso di diversificare le forniture di gas naturale liquefatto attraverso gli Stati Uniti e altri paesi.  Nel 2022 – quest’anno – scade il contratto di fornitura di gas con la russa Gazprom e la Polonia non sta rinnovando il contratto. Questo ha provocato nervosismo nei paesi dell’Europa orientale preoccupati di possibili contraccolpi anche a causa dell’annessione della Crimea nel 2014 durante la controversia con l’Ucraina e la rivoluzione colorata Euromaidan (di cui diremo più avanti)[7].

Si calcoli che gli investitori cinesi sono interessati a coinvolgere la Crimea nel grandioso progetto Belt and Road, ovvero la rete di infrastrutture che si sta ramificando in tutta l’Eurasia, avviando allo scopo progetti di collaborazione e reciproca conoscenza in modo da creare ‘legami affidabili’. In questa ottica la Cina ha firmato un accordo di libero scambio con l’Unione economica Eurasiatica[8].

Fonte: https://www.russia-briefing.com/news/belt-road-crimea.html/

La decisione della Polonia ha evidenti conseguenze sulle forniture alla Germania, il paese europeo che consuma di più, quindi interviene contro la decisione della Polonia presso la Corte di Giustizia europea che il 15 luglio 2021 con la sentenza C-848/19 P afferma: “La legittimità di qualsiasi atto delle istituzioni dell’UE che rientri nella politica energetica dell’Unione europea deve essere valutata alla luce del principio di solidarietà energetica”. La sentenza dà, però, ragione alla Polonia e scontenta la Germania che parla di ‘solidarietà energetica’ come di un concetto più politico che legale. In sostanza con questa sentenza si stabilisce la limitazione dell’uso di OPAL, un gasdotto di 470km con una capacità di 36 miliardi di metri cubi di gas naturale che collega la pipeline NorthStream 1 con le reti di gas europeo onshore e arriva direttamente in Germania.

Il cancelliere tedesco Scholz interviene finalmente nella questione del conflitto e prova a mediare: la sicurezza in Europa non si costruisce contro la Russia. Posizioni che dovrebbero sanare la scarsa capacità diplomatica e professionale dimostrata dai rappresentanti italiani.

 

La prospettiva Nevskij

L’Ucraina è diventato un paese indipendente dopo lo scioglimento dell’URSS: chi ha passato gli ‘anta’ ricorderà quei momenti storici. Il giorno di Natale del 1991 il presidente Gorbaciov, il simbolo della Perestrojka o ristrutturazione, si dimette e il giorno successivo, Boris Eltsin scioglie l’Unione Sovietica.

L’abbattimento del Muro di Berlino aveva già inferto i primi colpi ad un sistema comunque fallimentare e costituisce la scintilla che porta i paesi cuscinetto all’indipendenza ma anche al declino definitivo l’immagine di Gorbacev che ordina all’esercito di sparare sui manifestanti del primo paese orientato all’indipendenza, la Lituania. Seguiranno Lettonia ed Estonia.

L’ascesa di Eltsin fu favorita da un tentativo di colpo di Stato (agosto 1991) ad opera di elementi conservatori del Partito Comunista e di alcuni militari. Eltsin sale su un carro armato parato davanti al parlamento e incita i cittadini a lottare per la libertà. Un atto che sancisce praticamente la vittoria sul campo. Da questo momento si dichiarano indipendenti Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Azerbaijan, Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan, Armenia, Turkmenistan, Kazakistan.

E’ interessante notare che negli stessi anni iniziano le cosiddette ‘rivoluzioni colorate’. Parallelamente ai bombardamenti NATO in Yugoslavia (1999)[9] prende corpo e forza un gruppo che nasce nel 1998 e si da il nome di Otpor, resistenza. Otpor si propone di scardinare il potere di Milosevic attraverso proteste non violente ispirandosi ad un testo del sociologo americano Gene Sharp, ancora oggi un totem per i giovani rivoluzionari di tutto il mondo, ‘Dalla dittatura alla democrazia’.

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=40698

Leader di Otpor è Srdja Popovic[10] e viene addestrato dalla CIA interessata più che ai diritti del popolo serbo a frenare l’ardimento antiatlantista di Milosevic ed evitare che anche altri Paesi potessero entrare nella sfera di influenza russa o cinese o turca. In un contesto di guerra fredda e spartizione del mondo in aree di influenza, i Balcani costituiscono un importante area di ingresso in zone strategiche per il controllo della Russia da parte degli Stati Uniti.

Ma in questi movimenti gli eventi non sono dati al caso. Sharp collaborava con la CIA e la NATO alla creazione di colpi di Stato. Sharp crea anche l’Albert Einstein Institute, un centro che si propone di studiare la non violenza nelle lotte per i diritti civili. Il centro era finanziato dal NED, National Endowement for Democracy, una creazione di Ronald Reagan e il National Democratic Institute. Ma mitico supporter è anche il filantropo di origini ungheresi Soros, da noi associato alle rivoluzioni di sinistra.

Dalla Serbia  i formatori Otpor dei giovani rivoluzionari si spostarono in Georgia (2003), in Ucraina con la ‘rivoluzione arancione’, in Egitto ecc…

La rivoluzione arancione del 2004 corrisponde alle elezioni presidenziali in cui concorrono il candidato supportato da Putin Viktor Yanukovich e Viktor Yushchenko. Vince il primo per un soffio ai ballottaggi ma Yanukovich viene accusato di frode e inizia la protesta popolare. La rivoluzione arancione ottiene che la Corte Suprema dichiari non valide le elezioni, viene stabilito un nuovo ballottaggio e questa volta vince Yushchenko in un Paese che, comunque si sente per metà russo e ha in testa un diverso concetto di cosa sia ‘essere ucraini’.  Così le crisi di governo e il testa a testa tra i partiti ‘orangisti’ e filorussi prosegue negli anni successivi. Movimenti in assetto variabile sollecitati da fattori esterni.

Un momento storico importante torna nel 2013 quando il presidente Yanukovich non firma un accordo con l’Unione Europea e ritornano le proteste degli orangisti radunati nella Maidan, Piazza dell’Indipendenza. Da qui la rivoluzione prende il nome di Euromaidan o europiazza. Questa volta le proteste subiscono forti e violente repressioni che sfociano nella morte di oltre 100 civili. Nei moti di protesta spicca l’intervento di gruppi ultranazionalisti filonazisti guidati dal leader Dmytro Yarosh, seguace di Stepan Bandera, nazionalista ucraino che negli anni 30 lotta contro la Polonia e visto come un collaboratore nazista in Russia e Ucraina orientale[11]. Yarosh fonda un movimento Pravy Sektor, di chiara ispirazione nazista finanziato e sostenuto chi sa come. Dalle proteste di Euromaidan, legato a Pravy Sektor, riprende forza anche un partito nazionalista nato durante la rivoluzione arancione, nel 2005, Svoboda, che riuscirà ad ottenere alte cariche nel governo partendo da un ruolo marginale nella politica ucraina. Svoboda al contrario di quanto avviene nella destra estrema europea, si mostra favorevole all’integrazione con l’UE[12].

Yanukovich fugge dal Paese, nel 2014 a maggio viene votato Petro Poroshenko ma a dicembre subentra un governo di coalizione.

E oggi la situazione torna ad infiammarsi in un paese ostaggio di una minoranza violenta che sta dividendo la popolazione, creando profonde spaccature e un clima di terrore attraverso la formazione di gruppi paramilitari[13] [14].

Che i movimenti europeisti ucraini siano fomentati da ultranazionalisti filonazisti non deve sorprendere troppo.

Il Nazi War Disclosure Act dal 1999 sta portando alla luce una grande quantità di prove su qualcosa che era già stato compreso: fin dal termine del secondo conflitto mondiale i veterani del Terzo Reich sono stati inseriti nelle agenzie governative statunitensi, nella CIA, nella NASA e in altri corpi militari sfruttandone le conoscenze acquisite sul campo contro il comune avversario russo. Gli stessi neofascisti europei, con una tradizione di sprezzo nei confronti degli Stati Uniti, sono stati diretti da spie naziste reclutate dalla CIA e che operavano attraverso l’arma della disinformazione.

Figura chiave in questo contesto era il generale Reinhard Gehlen, principale spia antisovietica di Adolf Hitler. Gehlen verso la fine della guerra si rende conto di come sarebbe andata a finire, capisce che sulle macerie della Germania si stanno fronteggiando USA e URSS, capisce che gli Stati Uniti non hanno un apparato utile alla lotta antisovietica. Quindi si consegna agli americani e propone in cambio della sostanziale libertà di condividere il suo vasto archivio spionistico ma anche di ricreare una rete invisibile di forze anticomuniste con una ottima conoscenza del territorio e delle tecniche di lotta.

Gehlen torna in Germania nel 1946 con l’obiettivo di dare nuovamente vita a questa rete spionistica da sguinzagliare nell’Est Europa: ex Gestapo, SS e Wehrmacht. E’ l’alba della guerra fredda e il gruppo, conosciuto come Gehlen Org inizia a svolgere un importante ruolo all’interno della NATO fornendo informazioni sui paesi del Patto di Varsavia.

L’obiettivo di Gehlen consiste nella continuazione della guerra fredda, condizione che avrebbe consentito alla Org di proseguire la sua opera di nazificazione dell’Europa. Dai documenti desecretati emerge come Gehlen abbia usato le agenzie di sicurezza statunitensi per proseguire le attività degli eredi del Terzo Reich[15].

Così non devono sorprendere, oggi, le bandiere NATO in Ucraina che sventolano al fianco di croci uncinate.

“Lenti a riconoscere che i loro sicari nazisti avrebbero finto fedeltà all’alleanza occidentale fintanto che l’hanno ritenuta tatticamente vantaggiosa – ricostruisce Martin Lee – i funzionari della CIA hanno investito troppo nello spaventoso vestito nazista di Gehlen”[16] un errore in termini strategici e di intelligence.

E oggi ci ritroviamo esattamente allo stesso punto. E’ in questa ottica che possiamo superare quelle che a prima vista appaiono delle contraddizioni. La vicenda Ucraina sta mettendo in chiaro molte cose.

Ad esempio che l’Europa è debole e insignificante, divisa al suo interno non è in grado di prendere decisioni opportune. Ad esempio che le rivoluzioni colorate di Soros sono opportunisticamente dipinte di sinistra ma giocano un po’ su tutti i fronti: dal disordine ci si guadagna sempre a saperci fare. Ad esempio che i nazisti non hanno mai perso il controllo e operano attraverso la disinformazione, offrendo un vestito accettabile a propositi nefasti.

Assumere questi fatti storici non significa prendere le parti di qualcuno contro qualcun altro. Ma sapere che le campagne di disinformazione hanno il compito di dividere le popolazioni, di creare stati di emergenza utili alla lotta libera può servire a risvegliarci e a comprendere che di questi tempi capire dove sta il bene e dove sta il male è tutto tranne che scontato. Dobbiamo fare questo sforzo perché le sofferenze di popolazioni innocenti dipendono dal grado di coscienza rispetto a problemi complessi ma che hanno sempre la stessa origine.

L’esistenza della NATO non è messa in discussione ma dovrebbe agire di comune accordo con i principi, la diplomazia e le buone norme concordate in seno alle Nazioni Unite. La Pace è faticosa, a volte, ma necessita degli sforzi e della maturità di tutti.

La prospettiva Nevskij inganna a tutte le ore e al calare delle tenebre la luce artificiale mostra alle cose un aspetto non vero.

Chiara Madaro

[1] Chiara Madaro, ‘La Nuova Via della Seta. Tra sicurezza nazionale, know how e infrastrutture’, 5 agosto 2019, disponibile in: http://pangea-ecosservatorio.blogspot.com/2019/08/la-nuova-via-della-seta-tra-sicurezza.html

[2] Emilio Deleidi, ‘Se il conflitto si allarga, rischio benzina a 2,50-3 euro e stop al gas’, 24,2. 2022. Disponibile in: https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2022/02/24/guerra_in_ucraina_se_il_conflitto_si_allarga_rischio_benzina_a_3_euro_e_stop_al_gas.html

[3] Il gas di scisto o gas non convenzionale, si trova nel sottosuolo, in strati di roccia porosa. Per essere raggiunto necessita di tecniche relativamente nuove e piuttosto contestate in quanto si fa uso del fracking, o fratturazione del terreno, attraverso getti d’acqua misti a componenti chimiche iniettati a pressione molto forte per ulteriori approfondimenti si rimanda a Chiara Madaro: ‘Attentato e vilipendio allo Stato: mafia, contaminanti, affondamenti e terremoti. Ragioni a sfavore di prospezioni, trivellazioni e gasdotti in Adriatico’, disponibile in:

[4] Stanley Reed, ‘Natural Gas Shipments, Mostly From U.S., Ease Europe’s Energy Crunch’, 3 febbraio 2022, disponibile in: https://www.nytimes.com/2022/02/03/business/natural-gas-europe-us.html

[5] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/energia-5-mappe-capire-la-crisi-del-gas-33342

[6] Aura Sabadus, Independent Commodity Intelligence Services,  ‘ICIS EXPLAINS: EU, Russia and Ukraine’s gas transit negotiations’, 23 settembre 2019, disponibile in: https://www.icis.com/explore/resources/news/2019/09/23/10421334/icis-explains-eu-russia-and-ukraine-s-gas-transit-negotiations/

[7] EURACTIV.com and Reuters, ‘Germany loses OPAL gas pipeline appeal as court sides with Poland’, 16 luglio 2021, disponibile in: https://www.euractiv.com/section/energy/news/germany-loses-opal-gas-pipeline-appeal-as-court-sides-with-poland/

[8] Russia Briefing, ‘Belt and Road Crimea, 18 marzo 2019, disponibile in: https://www.russia-briefing.com/news/belt-road-crimea.html/

[9] La Yugoslavia (Terra degli Slavi del Sud) includeva le odierne Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia Herzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord e Montenegro. Una federazione che si costituisce nel 1929 ed è caratterizzata dalla multietinicità.  Con la morte di Tito  nel 1980 il leader serbo Milosevic tenta di creare la Grande Serbia portando invece alla secessione da parte degli altri paesi iugoslavi e alla guerra civile. Migliaia di persone dovettero sfollare. Negli anni 90 anche la provincia serba del Kosovo (popolata da albanesi e musulmani) dichiara l’indipendenza con il sostegno della NATO e delle Nazioni Unite. Milosevic verrà processato per crimini di guerra dalla Corte internazionale di giustizia ma l’intera area rimane caratterizzata da instabilità

[10] John Paul Flintoff, ‘Gene Sharp. The machiavelli of non-violence’, 3 gennaio 2013 In: https://www.newstatesman.com/politics/your-democracy/2013/01/gene-sharp-machiavelli-non-violence,

[11] BBC, ‘Profile: Ukraine’s ultra-nationalist Right Sector’, 28 aprile 2014, diposnibile in: https://www.bbc.com/news/world-europe-27173857

[12] BBC, ‘Ukraine’s revolution and the far right’, 7 marzo 2014, disponibile in: https://www.bbc.com/news/world-europe-26468720

[13] Visione TV, Giorgio Bianchi: ‘I russi vendicheranno le violenze perpetrate in Donbass dai nazisti ucraini’, 27 febbraio 2022, disponibile in: https://www.youtube.com/watch?v=rSFBs6qTSK8

[14] Alberto Garcia Palomo, El Diario, ‘Pravy SEktor, el rostro mas temible de la nueva Ucraina’, 20 maggio 2014 disponibile in: https://www.eldiario.es/internacional/ultraderecha-ucrania_1_4870632.html

[15] Martin Lee, ‘The CIA’s worst-kept secret: newly declassified files confirm United States collaboration with nazis’, 1 maggio 2001, disponibile in: https://ips-dc.org/the_cias_worst-kept_secret_newly_declassified_files_confirm_united_states_collaboration_with_nazis/

[16] Martin Lee, ‘The CIA’s worst-kept secret: newly declassified files confirm United States collaboration with nazis’, 1 maggio 2001, disponibile in: https://ips-dc.org/the_cias_worst-kept_secret_newly_declassified_files_confirm_united_states_collaboration_with_nazis/

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