Invito alla diplomazia e al disarmo

Allo Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulle forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e relativa intolleranza Ms. E. Tendayi Achiume, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani  proposito della Risoluzione Combating glorification of Nazism, neo-Nazism and other practices that contributes to fuelling contemporary forms of racism, racial discrimination, xenophobia and related intolerance.

Art.11 della Costituzione Italiana:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Sotterrate l’ascia di guerra, deponete le armi!

Noi, i Popoli della Terra non ci riconosciamo nella opportunità di un conflitto. Non è nell’interesse di nessuno. E’ contrario alle nostre aspirazioni. La Terra ha spazio e risorse per Tutti.

Sappiamo che queste risorse non sono ben distribuite. Fluiscono incessantemente verso un gruppo ristretto di personaggi che non hanno interesse al bene comune!

Tra le due guerre mondiali, nel 1936, il Presidente statunitense Franklin Delano Roosvelt denuncia in uno storico discorso al Madison Square Garden: “Abbiamo dovuto lottare con i vecchi nemici della pace: affari e monopolio finanziario, speculazione, banche sconsiderate, antagonismo di classe, campanilismo, profitto di guerra.

Avevano cominciato a considerare il governo degli Stati Uniti come una semplice appendice ai propri affari. Ora sappiamo che il governo con denaro organizzato è pericoloso tanto quanto il governo della mafia organizzata”.

Siamo ancora lì, sull’orlo di un conflitto che potrebbe portare ad un punto di non ritorno.

I gravi fatti di cui è scenario l’Ucraina hanno un’eco lontana e prevedibile. Non nascono oggi, hanno radici storiche, economiche, energetiche. L’esperienza dei rappresentanti dei Governi avrebbero dovuto saper prevenire attraverso la diplomazia ogni tipo di scontro.

Il rapido e improvviso susseguirsi di eventi conflittuali, i toni aspri assunti durante le (brevi) fasi diplomatiche lasciano pensare che per il tracciamento dei nuovi confini del mondo multipolare si preferisca assumere atteggiamenti folli e muscolari che credevamo archiviati una volta per tutte.

L’Ucraina è stata in questi anni un laboratorio politico e sociale.

E’ giusto che un Paese con la complessità della storia dell’Ucraina possa decidere in autonomia e nel rispetto delle Convenzioni e dei Trattati convenuti in seno alle Nazioni Unite cosa fare dei propri confini e delle culture che in esso convivono.

Esprimiamo preoccupazione per gli inganni perpetrati da gruppi finanziari nei confronti di chi chiede democrazia e giustizia: la formazione di violente squadre ultranazionaliste di chiara matrice nazista scaturite dalla rivoluzione ‘colorata’ di Euromaidan nel 2013 stanno spargendo il terrore in alcune aree del Paese e non rispondono alle aspirazioni del Popolo ucraino.

L’Italia condanna movimenti antidemocratici che si ispirano a quel tipo di ideologia esaltando, minacciando, usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione svolgendo propaganda razzista (L. 645/1952).

Chiediamo, quindi, ai Governanti di prendere decisamente le distanze dalle armate estremiste e rispettare il ruolo che hanno conquistato confrontandosi responsabilmente nell’interesse del Popolo ucraino ma anche dei Paesi confinanti e di ogni altro Stato che sarà (o è già) inevitabilmente coinvolto.

Chiediamo anche che tutti i Paesi parti ratifichino la Risoluzione delle Nazioni Unite contro il nazismo approvata dall’Assemblea Generale il 18 novembre 2020 e conosciuta come ‘Combattere la glorificazione del nazismo, neonazismo e altre pratiche che contribuiscono ad alimentare le contemporanee forme di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e relativa intolleranza’.

La risoluzione si richiama ai principali documenti delle Nazioni Unite elaborati allo scopo di garantire il rispetto della persona umana e della Pace. Aspira a ricostruire storicamente i motivi che hanno condotto a questo importante documento contro intolleranza e xenofobia. Si richiama alla Carta di Norimberga del Tribunale di Norimberga il quale ha riconosciuto come criminali le SS condannandone le condotte per crimini contro l’Umanità e per crimini di guerra. La risoluzione si richiama anche alla Dichiarazione di Durban contro il razzismo, la xenofobia, la discriminazione razziale e l’intolleranza e si dichiara preoccupata per la diffusione di gruppi estremisti neo-nazisti che in varie parti del mondo stanno radicando violente forme di nazionalismo e ideologie razziste.

Condanna in ogni caso e in ogni luogo fenomeni che riportino a quel tipo di atti e mentalità e invita quei Paesi che ancora non lo abbiano fatto a incorporare nelle proprie legislazioni i provvedimenti previsti dalla Convenzione sulla Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione rammentando che ogni forma di commemorazione diretta o indiretta dovrebbe essere proibita dagli Stati anche in considerazione dell’influenza negativa su bambini e giovani.

La Risoluzione affronta anche il tema del crescente aumento di seggi occupati nei Parlamenti nazionali e locali da partiti estremisti. Si incoraggia, invece, alla promozione del dialogo tra culture diverse, alla educazione sui diritti umani, alla libertà di espressione ed opinione, a ricevere una corretta ed imparziale informazione, alla cooperazione.

A distanza di due anni il voto negativo di due Paesi (Stati Uniti ed Ucraina), l’astensione di ben 51 paesi (tra cui gli aderenti a NATO e Unione Europea) appare a nostro vedere inappropriato e incomprensibile.

Lanciamo, quindi, un appello alle Nazioni coinvolte direttamente e indirettamente nella guerra in Ucraina affinché facciano rientrare il nascente conflitto attraverso la diplomazia e accordi improntati al reciproco rispetto e al rispetto delle norme concordate in seno alle Nazioni Unite.

La Pace non si fa con la guerra e le armi spianate ma con il dialogo e l’intelligenza.

Chiediamo, quindi, che vengano ritirate le armi già inviate da parte dei Paesi NATO che, come l’Italia, hanno già contribuito in tal senso (la Costituzione condanna moralmente questo tipo di soluzione alle controversie tra Stati) e chiediamo ai rappresentanti della Russia di ritirare le proprie truppe.

Durante l’ultimo Forum Economico Mondiale (WEF) il presidente Putin ha lanciato un allarme: le Big Tech si muovono al di sopra degli Stati e in concorrenza con gli stessi, ponendo un chiaro pericolo per i diritti naturali dei Popoli della Terra garantiti dalla democrazia.

Dopo quasi un secolo esprime le medesime preoccupazioni del Presidente americano Roosvelt.

Al WEF di Davos si è giocato a carte scoperte. Chiediamo a chi governa noi, Popoli della Terra, di rispondere ai nostri interessi, di rispettare le nostre diversità e le nostre culture che sono una ricchezza per la Vita su questo pianeta.

Chiediamo a chi ci governa di rispettare i principi su cui pretende di basare le proprie fondamenta democratiche, di rispettare i Nostri diritti naturali e di abbandonare la strada del colonialismo economico e dell’imperialismo.

Chiediamo di vivere secondo i principi della umanità, della fraternità, della legalità, della giustizia e della Pace.

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