Il movimento 5 stelle autorizza le fragole e il pomodoro al fosgene -

Il movimento 5 stelle autorizza le fragole e il pomodoro al fosgene

Nonostante il movimento 5 stelle avesse in campagna elettorale assicurato una diversa politica sui pesticidi (vedi ad es. http://www.movimento5stelle.it/parlamento/2017/11/glifosato-con-noi-al-governo-stop-progressivo-pesticidi.html)  il sottosegretario all’ Agricoltura Franco Manzato ha annunciato la deroga alla micidiale cloropicrina, sostanza che si degrada nell’arma chimica fosgene.

La deroga di 120 giorni è stata rilasciata dal Ministero della Salute per le fragole in vivaio fino al 29 dicembre 2018, per il pomodoro fino al 28 ottobre 2018, per le erbe fresche fino al 15 settembre 2018. La richiesta di deroga alla micidiale sostanza è stata firmata da ben 25 deputati m5s (vedi richiesta deroga cloropicrina)

European Consumers ha inviato, poco prima dell’approvazione, il seguente documento al governo.

Oggetto: Proposta di uso in deroga del prodotto fitosanitario TRIPICRIN 2014, reg. n. 15951, contenente la sostanza attiva chloropicrina  (Trichloronitromethane, Cas. 76-06-2, EC Number  200-930-9) come fumigante su fragole ai sensi dell’art. 53, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1107/2009,

Alla scrivente associazione sono giunte preoccupanti informazione relative ad un assurda richiesta di deroga per una sostanza dal profilo estremamente preoccupante.

Risulta infatti dall’Interpellanza urgente 2-00056 presentato da CILLIS Luciano, del Movimento 5Stelle Martedì 17 luglio 2018 e modificata Venerdì 20 luglio 2018, seduta n. 31 che si intende chiedere al Ministro della salute e al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo l’utilizzo in deroga di prodotti fitosanitari a base di cloropicrina, disciplinandone la composizione e le condizioni di utilizzo, al fine di consentire ai produttori nazionali di competere con successo nei mercati europei dell’ortofrutta nei quali è già ammesso l’utilizzo di tali prodotti.

La scusa sarebbe ”La fragolicoltura italiana – dopo gli altissimi livelli di specializzazione raggiunti negli ultimi decenni – rischia il collasso se il Ministero della salute non concederà, senza ulteriori indugi, nei prossimi giorni, la deroga per gli usi eccezionali consentiti della cloropicrina, principio attivo essenziale per assicurare i livelli produttivi necessari per poter lealmente competere con gli altri Paesi europei produttori di fragole che hanno invece già dato il via libera, come ogni anno, all’impiego della stessa. Al momento, inoltre, non esiste una molecola alternativa che possa sostituire la cloropicrina”.

La cloropicrina è un Prodotto Fitosanitario Sintetico usato come fumigante per sterilizzare i terreni, laddove viene a crearsi una popolazione di organismi squilibrata a causa di errati sistemi di coltivazione o monocolture che favoriscono la proliferazione e la specializzazione dei patogeni.

La richiesta viene effettuata ai sensi L’art.53 del regolamento (CE) n.1107/2009 concernente l’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari, il quale prevede la possibilità di autorizzare l’immissione in commercio in deroga ai requisiti stabiliti all’art.28 (cioè in deroga all’autorizzazione all’immissione sul mercato) dello stesso regolamento, quando pericoli fitosanitari non altrimenti controllabili lo richiedano (“autorizzazioni eccezionali in situazioni di emergenza”). Tale immissione non deve essere superiore ad un periodo di 120 giorni e l’uso deve essere limitato e controllato.

Con tale procedure quindi si by-passano tutte le verifiche di sicurezza previste nella procedura ordinaria.

La sostanza peraltro, risulta non più autorizzata al commercio già dal 2012; tuttavia nonostante il divieto, il Ministro della Salute ne ha autorizzato l’uso in deroga fino al 2017, peraltro contraddicendo quanto sancito dalla procedura per la gestione delle istanze di autorizzazione di prodotti fitosanitari per situazioni di emergenza fitosanitaria in attuazione dell’art.53 del regolamento (CE) 1107/2009,  procedura nazionale per la gestione delle istanze di autorizzazione ai sensi dell’Art. 53 del Regolamento (CE) n. 1107/2009 che tiene conto del “working document on emergency situation according to article 53 of regulation (ec) n.1107/2009 (sanco/10087/2013 rev. 0)” elaborato dalla Commissione europea con il contributo degli Stati membri ed emanato in data 1 febbraio 2013.

In tale documento si evince chiaramente, fra l’altro, che l’autorizzazione non può essere reiterata per più di due volte.[1]

La sterilizzazione dei terreni rappresenta l’estremo grado d’insostenibilità agricola, distruggendo ulteriormente e completamente la biodiversità del suolo e, con essa, i cicli e gli equilibri naturali, riducendo gli elementi nutritivi, l’humus e gli organismi utili (antagonisti dei patogeni, azotofissatori, micorrize, ecc.), creando i presupposti per un’ulteriore incremento di inputs chimici.

L’uso dei fumiganti sintetici è, inoltre, in completa contraddizione con la direttiva quadro europea sull’uso sostenibile dei pesticidi, recepita in Italia col D.lgs.150/2012 che rende obbligatoria dal 1 gennaio 2014 la difesa integrata (IPM, così come definita nella Decisione CE del 30-12-1996, All. 1 – Norme OILB), quale norma per coltivazione e protezione delle colture europee (allegato III).

Si violerebbe, inoltre, il regolamento 73/2009 sulla politica agricola di sostegno diretto agli agricoltori e condizioni ambientali (articolo 6 e allegato III) e viene vanificata la Politica Agroambientale europea che prevede il pagamento degli agricoltori per gli impegni facoltativi su pratiche agricole ecologiche a servizio della salute ambientale.

La deroga all’uso di Cloropicrina renderebbe in Italia questa politica una beffa, contraddicendo e bloccando il passaggio alle tecniche sostenibili alternative, ampiamente disponibili come dimostrano svariate esperienze in varie regioni italiane. Nondimeno diminuirebbe la fiducia del consumatore sulla salubrità e sostenibilità delle produzioni.

Dal Regolamento di Esecuzione (UE) N. 1381/2011 DELLA Commissione del 22 dicembre 2011[2] concernente la non approvazione della sostanza attiva cloropicrina risulta che il rischio per gli operatori è inaccettabile. È stato individuato un alto livello di rischio per gli organismi acquatici, gli uccelli e i mammiferi. È stato identificato un rischio elevato di propagazione atmosferica a lunga distanza. È inoltre Sospetto bioaccumulativo (ECHA, all.3[3]).

La non adeguatezza di questa sostanza è confermata dalla mancanza di informazioni attendibili e conclusive su una serie di comparti ambientali strategici. Non è stato possibile eseguire una valutazione affidabile dell’esposizione delle acque sotterranee in assenza di dati sul metabolita dicloronitrometano e sulle impurità della sostanza attiva prodotta. I dati a disposizione non sono stati sufficienti per trarre conclusioni sui rischi per gli organismi presenti nei sedimenti, le api, i lombrichi e le piante non bersaglio. Non è stato possibile eseguire una valutazione affidabile dell’esposizione delle acque di superficie e dei sedimenti in assenza di dati sulla cloropicrina e sul metabolita dicloronitrometano. Non è stato possibile eseguire una valutazione affidabile delle concentrazioni di esposizione atmosferica al fosgene.

Il prodotto ha numerose frasi di pericolo e deve essere usato a 20 metri dai corpi idrici.

                Frasi di rischio di cloropicrina
H302 Nocivo se ingerito.
H315 Provoca irritazione cutanea.
H319 Provoca grave irritazione oculare.
H330 Letale se inalato.
H335 Può irritare le vie respiratorie.

 

Prevede l’utilizzo da parte dell’operatore di autorespiratore e tute di protezione chimica integrali. Le abitazioni devono essere distanti ad almeno 50 metri dai punti di irrorazione e per 15 giorni i luoghi trattati possono essere frequentati solo da personale protetto.

La composizione chimica dei formulanti, maggioritari nel prodotto, e spesso vero problema ambientale e sanitario dei prodotti fitosanitari, rimane ignota perchè coperta da segreto aziendale.

Ci preme innanzitutto osservare che i produttori italiani dovrebbero competere per la qualità e non solo per la quantità e non dovrebbero fare a gare con altri paesi a chi usa le sostanze più tossiche per assicurare livelli di produzione accettabile. Anzi, proprio la sostenibilità dovrebbe essere, come è certamente possibile, il fiore all’occhiello della produzione italiana. Le infestazioni, di qualsiasi tipo esse siano, sono sempre indicazioni di cattive pratiche gestionali, compresa l’eccessiva artificiosità dell’impianto.

Eppure vergognosamente questa sostanza era già stata autorizzata nel 2017 in “deroga eccezionale” per pomodori, insalate, lattughe, insalate ed erbe fresche, fiori recisi, fragola in produzione, fragola in vivai e pomodoro.

Come nel caso dell’1-4 dicrloropropene non è vero che non esistono alternative a questa pericolosa e inquietante sostanza. Nelle aree in cui la fragola è coltivata in modo intensivo con trattamenti fitosanitari sempre più spinti, sono frequenti i casi di perdite di produzione attribuite a cause molteplici: l’aumento del potenziale d’inoculo di patogeni dell’apparato radicale e del colletto (Pythium, Phytophthora, Verticillium, Rhizoctonia e Fusarium spp.) e la presenza in campo di nematodi ed erbe infestanti difficili da controllare.

Esistono soluzioni non chimiche (es. biofumigazione, solarizzazione e uso del vapore) con risultati variabili in relazione alle condizioni locali. La variabilità dei risultati testimonia innanzitutto la necessità di scegliere attentamente la vocazione di un area. La prima regola sarebbe scegliere la cultivar giusta al posto giusto, ma spesso un mercato mal regolamentato e senza una visione trasversale, favorisce di fatto le irrorazioni imponendo varietà brevettate e cagionevoli. Già dal 2009 è noto comunque, almeno per il pomodoro, la maggior efficienza della solarizzazione rispetto alla biofumigazione del terreno anche come produzione delle piante (Lo Monaco et al., 2009[4]).

Nel campo delle fragole numerose sono le sperimentazione biologiche: in Sicilia è noto il successo della ditta I Frutti del Sole[5]. Nelle Marche per la fragola l’Università Politecnica delle Marche insieme ad Assam, l’Agenzia per i servizi al settore agroalimentare a livello regionale stanno caratterizzando le numerose varietà disponibili sul mercato vivaistico, con un focus attento sulla coltivazione biologica[6]. Il gruppo di ricerca coordinato da Franco Capocasa (Università Politecnica delle Marche) e Andrea Albanesi (ASSAM, Agenzia Servizi Settore Agroalimentare delle Marche) ha identificato varietà di fragola a elevata adattabilità alla coltivazione in biologico nell’ambiente del medio-Adriatico e in particolare nelle Marche. Le varietà di maggior interesse, a seconda del periodo di maturazione, sono ”Romina” per il periodo precoce, ”Sibilla” per il periodo intermedio e “Cristina” per il periodo tardivo, mentre tra le rifiorenti buoni risultati sono stati ottenuti dalla cultivar “Monterey”.

Il gruppo di ricerca ha constatato che la copertura alla raccolta è fondamentale per la buona riuscita della coltivazione biologica permettendo di proteggere dalle piogge i fiori e i frutti, determinando una minore incidenza di frutti marci (<20%) e agevolando le operazioni di raccolta e distribuzione degli insetti antagonisti[7].

In Veneto, la coltivazione con metodo biologico si rileva soprattutto in provincia di Verona, dove la fragola viene coltivata prevalentemente in ambiente protetto con la tecnica denominata “tradizionale primaverile”: il flusso produttivo inizia alla prima decade di aprile e si conclude alla fine di maggio[8]. Altre produzioni significative di fragole biologiche sono nella Sila, in Calabria[9].

Per nematodi e altri parassiti radicali Brassicacee selezionate (Brassica carinata, B. juncea) possono essere impiegate come specie intercalari, e quindi applicate come sovescio oppure, nel caso di sistemi colturali intensivi, come sfarinati o pellet[10].

Quindi, invece di procedere all’utilizzo di sostanze tossiche e pericolose si dovrebbe interpretare al meglio la logica dell’agricoltura integrata e promuovere buone pratiche agronomiche e agroecologiche, piuttosto che favorire corse insensate al profitto senza rispetto alcuno per salute e ambiente. È necessario assicurare tra i produttori lo scambio di buone pratiche e l’utilizzo di varietà resistenti e di buon valore nutraceutico e riconoscere adeguati finanziamenti per una riqualificazione agro-ecologica di tutte le produzioni, comprese quelle protette.

Ci auspichiamo che l’attuale governo non intenda seguire il pessimo esempio di quelli che lo hanno preceduto. Noi, in quanto associazione indipendente e apartitica, non faremo sconti a nessuno, ma ci poniamo costruttivamente a disposizione per una fattiva collaborazione sia per segnalare gli abusi, che le buone pratiche.

 

 

La richiesta di autorizzazione di un prodotto fitosanitario contenente una sostanza attiva non approvata deve essere corredata di informazioni dettagliate circa il motivo del suo status comunitario, sui possibili rischi per la salute umana e per l’ambiente in relazione ai fattori che hanno determinato la non approvazione, proponendo specifiche misure di mitigazione del rischio, nonché informazioni sull’efficacia fitosanitaria.

Il rilascio dell’autorizzazione può prevedere, se del caso, un monitoraggio da attuarsi durante il periodo di utilizzo del prodotto fitosanitario, con particolare attenzione ai comparti ambientali e agli aspetti sanitari considerati maggiormente critici.

Premesso che le autorizzazioni in deroga per situazioni di emergenza fitosanitaria non dovrebbero essere reiterate, si ritiene possibile riproporre le istanze di cui al presente punto, nei soli casi in cui:

 Siano stati completati studi di monitoraggio, richiesti dall’Amministrazione o su iniziativa dell’APF, che dimostrino come l’impiego del prodotto precedentemente autorizzato, non abbia comportato effetti negativi per l’ambiente e siano state fornite adeguate informazioni sanitarie relativamente ad operatori, astanti e residenti; inoltre deve essere data dimostrazione che l’impiego della sostanza attiva, non abbia causato problemi di superamento dei limiti di residuo.

Venga dimostrato che:

  1. a) Il particolare pericolo non può essere ancora contenuto con nessun altro mezzo.
  2. b) Il sistema socio-economico non può adeguarsi nell’arco di un anno, ed il reiterarsi dell’uso temporaneo della sostanza attiva non autorizzata è necessario per evitare danni inaccettabili alla economia locale;
  3. c) L’uso è limitato stabilendo una frequenza massima del trattamento tale da incentivare il possibile impiego combinato di tutte le altre misure disponibili.
  4. d) E’ stato già avviato un concreto programma di ricerca volto alla definizione di soluzioni alternative accettabili.

L’istanza in tali casi, fermo restando le esigenze di soluzione dell’emergenza fitosanitaria, potrà essere reiterata al massimo per due volte a meno che il richiedente abbia dato evidenza di aver attivato la procedura di cui all’Art. 4, paragrafo 1 o paragrafo 7 del Regolamento 1107/2009.

Tale evidenza dovrà essere presentata all’atto della prima reiterazione.

[1] 3D PRODOTTO FITOSANITARIO A BASE DI SOSTANZA ATTIVA NON APPROVATA AI SENSI DEL REGOLAMENTO (CE) N.1107/2009.

[2] Conformemente al regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e recante modifica della decisione 2008/934/CE della Commissione

[3] https://echa.europa.eu/it/information-on-chemicals/annex-iii-inventory

[4] Lo Monaco A., Longo A.M.G., Restuccia A., Mauromicale G., 2009. Effetti della solarizzazione del terreno e della fumigazione con clopicrina sul comportamento produttivo del pomodoro coltivato in serra. Atti del XXXVIII Convegno della Società Italiana di Agronomia, Firenze 21-23 settembre 2009, pag. 393-394.

[5] I Frutti del Sole: “Siamo gli unici produttori di fragole biologiche in tutta la Sicilia”. http://www.freshplaza.it/article/61441/I-Frutti-del-Sole-Siamo-gli-unici-produttori-di-fragole-biologiche-in-tutta-la-Sicilia

[6] Fragola biologica, ecco i costi di produzione

https://agronotizie.imagelinenetwork.com/vivaismo-e-sementi/2016/05/11/fragola-biologica-ecco-i-costi-di-produzione/48258

[7] Fragole biologiche: le migliori varietà da coltivare nelle Marche. http://www.suoloesalute.it/fragole-biologiche-le-migliori-varieta-da-coltivare-nelle-marche/; Franco Capocasa, Caratterizzazione produttiva e qualitativa di varietà di fragola in coltivazione biologica nella Regione Marche. http://www.assam.marche.it/component/jdownloads/send/28-centro-agrochimico/668-caratterizzazione-produttiva-e-qualitativa-di-varieta-di-fragola-in-coltivazione-biologica-nella-regione-marche-1-anno-relazione?option=com_jdownloads

[8] La fragola in coltivazione biologica. http://www.venetoagricoltura.org/upload/pubblicazioni/E506%20fragola%20bio/Scheda%20Fragola%20bio%20x%20web.pdf

[9] Fragole biologiche estive della Sila per Almaverde Bio. http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/35753/mercati-e-imprese/fragole-biologiche-estive-della-sila-per-almaverde-bio

[10] Effetti della solarizzazione del terreno e della fumigazione con cloropicrina sul comportamento produttivo del pomodoro coltivato in serra. http://www.aipp.it/UserFiles/File/Incontri%20Fitoiatrici%202012/Incontri-fitoiatrici-2012-Gilardi-Colla-Pugliese-Baudino-Gullino-Garibaldi.pdf

 

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