Ennesima distruzione di aree umide protette a favore di interessi privati a Cherasco (Provincia di Cuneo)

La tutela delle aree umide e la protezione delle foreste sono integrate in tutte le strategie globali, europee e nazionali relative alla tutela ambientale sottoscritte a livello nazionale. A livello europeo risulta che gli habitat acquatici e le torbiere, sono fra quelli maggiormente minacciati (Report UE art. 17 – Direttiva Habitat). Appare quindi urgente attuare azioni di tutela delle risorse idriche e degli ecosistemi acquatici ad esse associati. Fra i diversi indirizzi della Strategia Nazionale sulla Biodiversità che riguardano le zone umide, vi è l’attuazione delle sinergie fra le Direttive Quadro sulle Acque (WFD – 2000/60/CE), Habitat (HD – 92/43/CE) e Uccelli (BD – 2009/147/CE).

Questi contenuti, in relazione al contrasto con gli interessi privati, sono stati recepiti dall’art  3 quater della Legge 152/06 che afferma “Anche l’attività della pubblica amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile, per cui nell’ambito della scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da discrezionalità gli interessi alla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria considerazione”.

Ricordiamo che, ai sensi dell’art. 452 bis Codice penale:

“È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:

1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;

2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata”.

Ma il Comune di Cherasco (gestito dalla Lista Civica “Insieme per la tua Cherasco”) sembra ignorare tutto questo autorizzando di fatto la distruzione di un’area umida tutelata dalla direttiva 92/43/Habitat e che rientra anche tra le aree tutelate dal Piano Paesaggistico Regione Piemonte (art. 17 comma 1 lettera B).

In tali terreni, appartenenti alla società CRM S.r.L., il Comune di Cherasco avrebbe concesso autorizzazione a trasporto di terricciati derivanti dalla triturazione di macerie edili sopprimendo e distruggendo un’area boscata popolata da alberi e cespugli autoctoni accresciuti spontaneamente su zona umida ove insistono stabilmente stagni di resorgiva, fontanili, ruscelli naturali derivanti dallo scorrimento del rio Molinetta scorrente poco distante e in quel suo ultimo tratto, ramificato in tante piccole arterie dando origine a rivoli permanenti e naturali nascenti anche da fontanili derivanti direttamente dal sottosuolo che poi convogliano nel fiume Tanaro il cui golenale si estende poco più a valle.

Si tratta quindi di un’area di grande valore ambientale che sta morendo a causa della violazione delle norme di cui sopra.

Ci siamo attivati sulla questione e ci sembra fondamentale in via preliminare diffondere quanto inoltrato dall’associazione PROVITEM ONLUS tramite l’avvocato Vincenzo Ciravegna alle autorità pubbliche direttamente responsabili del procedimento in oggetto. Tale denuncia implica gravi omissioni da parte dei funzionari preposti che a nostro parere dovranno essere attenzionati a livello penale per la loro evidente gravità.

In allegato forniamo ai lettori anche la lettera inviata al Ministero dell’ambiente dall’Associazione  (Lettera Provitem al ministero).

 

STUDIO LEGALE

Avv. Vincenzo CIRAVEGNA

via Monte di Pietà 33/A , 12062 Cherasco (CN)

Tel e Fax 0172/487108

E-mail avv.vincenzociravegna@virgilio.it

P.E.C. vincenzo.ciravegna@ordineavvocatialba.e

Missiva via P.E.C.

– Al NOE Carabinieri

– All’ufficio del P.M. presso il Tribunale di Cuneo

– Al sig. direttore dell’Ufficio Tecnico Regionale presso la Regione Piemonte –Sede distaccata di Cuneo-

Oggetto: Autorizzazione Comunale di riempimento con residui terrosi e altri materiali su Foglio 85 mappali n.ri 34, 36, 238 e altri. – presunte asserzioni infondate da parte di funzionario dell’Ufficio del Tecnico Regionale in materia

Il sottoscritto assiste proprietari ed agricoltori di terreni irrigui poco distanti dai luoghi di cui all’autorizzazione in oggetto specificata.

In porzioni di detti terreni limitrofi appartenenti alla società CRM S.r.L., il Comune di Cherasco avrebbe già concesso autorizzazione a trasporto di terricciati derivanti dalla triturazione di macerie edili.

La predetta impresa societaria avrebbe ottenuto tale autorizzazione in virtù di una precedente rilasciata sempre da parte del Comune di Cherasco anche mediante rilascio in capo alla ditta di due nulla-osta da parte della Provincia di Cuneo la cui legittimità denota profili di illegittimità sostanziale ai sensi di legge.

Mediante il trasporto di detti terricciati la ditta in predicato sta sopprimendo e distruggendo di fatto la restante parte di un’area boscata popolata da alberi e cespugli autoctoni accresciuti spontaneamente su zona umida ove insistono stabilmente stagni di

resorgiva, fontanili, ruscelli naturali derivanti dallo scorrimento del rio Molinetta scorrente poco distante e in quel suo ultimo tratto, ramificato in tante piccole arterie dando origine a rivoli permanenti e naturali nascenti anche da fontanili derivanti direttamente dal sottosuolo che poi convogliano nel fiume Tanaro il cui golenale si estende poco più a valle.

Mediante l’operazione di cui sopra sembrerebbe che sotto detti cumuli di terricciato con il primo intervento autorizzativo, siano stati sversati e nascosti rifiuti di origine chimico-industriale.

Considerato altresì che attualmente la predetta ditta avrebbe ottenuto nuovamente autorizzazione da parte del Comune di Cherasco per ripetere le medesime operazioni di smaltimento di macerie edili triturate interrando e distruggendo così fontanili e rivoli di acqua permanente sopra descritti nonché la residua macchia boscata, i clienti di questa difesa abbacano seria preoccupazione per la salubrità dei loro fondi rustici limitrofi e dislocati nella zona.

Oltre a tale spetto i miei assistiti paventano la circostanza che tramite dette operazioni nuovamente autorizzate, possono nuovamente confluire in detta area, così nascondendoli e smaltendoli illecitamente, ulteriori rifiuti chimico-industriali o altri rifiuti pericolosi per l’ambiente e per la salute umana.

In tale ottica la predetta impresa sta perimetrando l’intera zona interessata da tale autorizzazione, con recinzione metallica di cantiere con tanto di scritta rossa “lavori in corso” e con plinti interrati con cemento.

Ciò porta a pensare che tale recinzione venga apposta onde evitare in futuro e durante le operazioni di riempimento dell’areale, l’indesiderato sguardo di estranei e curiosi che potrebbero riferire alle Autorità di aver notato anomalie e interramenti nel sottosuolo di materiali sospetti.

La Presidente dell’Associazione ambientalistica e a tutela della salute pubblica a cui si sono anche rivolti i miei patrocinati, riferisce che il dott. Diego Dalmasso in organico all’Ufficio Tecnico Regionale, settore idrico della Regione Piemonte, contattato da lei telefonicamente nella mattinata odierna onde segnalare la problematica e contestualmente richiedere un immediato intervento cautelativo per bloccare il presunto reato in corso e la irreparabile distruzione ambientale, avrebbe sostenuto con massima convinzione che non è necessaria alcuna autorizzazione per qualsiasi modifica o lavoro.

Questo perché le acque del rio o canale Molinetta, non sarebbero considerate pubbliche e tantomeno demaniali in quanto non indicate degli elenchi del R.D. 523/1904.

Il funzionario confermava detta tesi al telefono con la Presidente controllando subito sugli elenchi online regionali in cui mancava il nome ‘Molinetta’.

Inoltre specificava che non trattandosi acque pubbliche, il responsabile e gestore doveva essere un consorzio irriguo e pertanto la Presidente avrebbe dovuto rivolgersi a questo Ente. Inoltre aggiungeva che già il nome ‘canale’ indicava un rivolo irriguo artificiale per solo utilizzo irriguo di terreni agricoli di coltivatori agricoli.

Orbene si specifica a tutela dei miei clienti, che le acque de quo ed in particolare il rio Molinetta, nelle mappe catastali di impianto è denominato ruscello e non canale, ma detta circostanza è da considerarsi ultronea in quanto la normativa, seppur ancora in vigore, per taluni suoi articoli, appare attualmente incompleta.

A regolamentare la materia, invero, sono intervenute disposizioni successive e recenti e specificatamente, l’art 1 del D.P.R 238/99 recita “Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico tutte le

acque sotterranee e le acque superficiali, anche raccolte in invasi o cisterne.

La disposizione di cui al comma 1 non si applica a tutte le acque piovane non ancora convogliate in un corso d’acqua o non ancora raccolte in invasi o cisterne.

Ai sensi dell’art. 28, commi 3 e 4, della legge 5 gennaio 1994, n. 36, la raccolta delle acque di cui al comma 2 in invasi e cisterne al servizio di fondi agricoli o di singoli edifici è libera e non è soggetta a licenza o concessione di derivazione, ferma l’osservanza delle norme edilizie e di sicurezza e di altre norme speciali per la realizzazione dei relativi manufatti, nonché delle discipline delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano in materia di trattamento e di depurazione delle acque.

Per le acque pubbliche di cui all’articolo 1 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, e al presente regolamento non iscritte negli elenchi delle acque pubbliche, può essere chiesto il riconoscimento o la concessione preferenziale di cui all’articolo 4 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente regolamento”

Pertanto alla luce di detta disposizione sono da considerarsi pubbliche tutte le acque tranne quelle piovane raccolte in invasi o cisterne non ancora convogliate in un corso d’acqua naturale.

Ai sensi di legge quindi sono da considerarsi pubbliche e demaniali sia le acque del rio Molinetta che le sue derivazioni e le fontanili presenti nella zona sopra descritta.

Se effettivamente quanto riferito dalla sig.ra Presidente dell’Associazione Ambiente Provitem Onlus secondo cui il dott. Dalmasso avrebbe affermato il contrario e altresì la circostanza secondo la quale un’eventuale autorizzazione del solo consorzio o del Comune

sarebbe da considerarsi legittima poiché dette acque non sarebbero presenti negli elenchi di cui al RD 523/1904, ciò desta seria preoccupazione.

Un funzionario pubblico competente in materia, infatti, avallerebbe di fatto il realizzarsi di un illecito ambientale e in violazione ai legittimi interessi di un bene della collettività pubblica autorizzando implicitamente un’aggressione arbitraria di posizioni di tersi conferite da diritti soggettivi a tutela della proprietà privata nonché l’interesse legittimo diffuso della collettività rappresentato dalla salubrità e l’integrità del territorio e l’ambiente.

Il sottoscritto non era presente alla conversazione tra in pubblico funzionario summentovato e la Presidente dell’associazione Provitem Onlus ma, onde cautelare gli agricoltori e i proprietari terrieri suoi assistiti, comunica per conoscenza quanto riferito dalla Presidente dell’Associazione sessa che si occupa del caso descritto nella presente.

Questo perché la fattispecie potrebbe legittimare anche un’azione in via civilistica di danno temuto onde salvaguardare la salubrità dei terreni dei miei patrocinati e delle falde acquifere sottostanti ai loro fondi agricoli.

Inoltre si chiede di intervenire immediatamente onde appurare la legittimità degli eventuali provvedimenti autorizzatori e fermare l’illecito ambientale in corso mediante irreparabile distruzione, in quanto eventuali danni alla collettività cittadina non potranno mai più essere risarciti anche qualora il Tribunale statuisse un futuro risarcimento economico dovuto al pregiudizio derivante dall’operazione siffatta.

Cherasco, lì 19 giugno 2020

 

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