Inviate ulteriori notazioni scientifiche del Professor Perrino sul parere della 9° Commissione Agricoltura in materia di OGM e NBT: il rischio è elevato!

 

A completamento delle notazioni giuridiche, rilasciate in data 4/1/2021 da European Consumers [1], sul parere emanato dalla 9a Commissione Agricoltura del Senato, in data 28/12/2020 [2], relativo agli schemi di quattro decreti legislativi sulla formazione di Testi Unici in materia di piante da frutto ed ortive (atto 208), di protezione fitosanitaria (atto 209), di produzione e commercializzazione delle sementi (atto 211), di produzione e commercializzazione delle viti (atto 212), con cui, tra l’altro, si invita la Camera e il Governo a stralciare dai decreti stessi tutto quanto attinente alla regolamentazione degli Ogm e dei nuovi NBT, considerati dal citato parere del Senato, dannosi e obsoleti (in aderenza a quanto affermato dalla sentenza, vincolante, della Corte di Lussemburgo del 25/7/2018 [3] che parifica gli Ogm ai nuovi NBT), parere del Senato che, tuttavia, sembra offrire credito a nuove produzione vegetali (non meglio identificate e definite sotto il profilo giuridico) con modifiche indotte artificialmente dall’uomo, creando, di fatto altri Ogm con nome diverso è stato inviato un ulteriore parere scientifico in merito, del Prof. Pietro Perrino (Agronomo e Genetista, Dirigente di Ricerca e già direttore dell’Istituto del Germoplasma del CNR di Bari, tutt’ora ricercatore, consulente e socio onorario di European Consumers) per contestare quest’ultima impostazione (presente nel citato parere del Senato), che, se accolta, arrecherebbe danni altrettanto incalcolabili ed irreversibili alle aree agricole e all’ambiente nazionale di quelli prodotti dagli Ogm e dai nuovi NBT.

 

SENATO DELLA REPUBBLICA – XVIII Legislatura – Doc. XXIV N. 25
Risoluzione della 9a Commissione Permanente (Agricoltura e Produzione Agroalimentare) d’iniziativa della senatrice Fattori, approvata il 28 luglio 2020
PARERE SCIENTIFICO
di Pietro Perrino

Con riferimento alla Risoluzione in epigrafe, riporto qui di seguito il mio parere scientifico.

Sintesi delle proposte più cruciali contenute nella Risoluzione
La Commissione, dopo sei pagine di premesse e oltre due di considerazioni e rilevazioni, ripetitive e contraddittorie, chiede al Governo di impegnarsi a promuovere linee guida per 1) delineare le modalità applicative delle tecniche scientifiche di nuova generazione, ivi comprese le NBT (New Breeding Techniques), attraverso un’analisi degli effetti dal punto di vista ambientale, agricolo e sociale e 2) per la sperimentazione su a) mutazioni puntiformi; b) corte inserzioni e delezioni; c) inserzioni di geni nuovi, distinti in tre categorie: c1, se ricavati da organismi di specie diverse (DNA transgenico); (c2), se provenienti dalla stessa specie (DNA cisgenico); (c3), se di natura sintetica. In tutti e tre i casi (c1, c2, c3) normati come OGM (organismi geneticamente modificati) ai sensi della direttiva 2001/18/CE. In tutti i casi (a, b, c) la Commissione scrive “Per la sperimentazione si propone una normazione che preveda un trattamento parificato a qualsiasi varietà vegetale tradizionale, mentre si deve attendere l’interpretazione delle istituzioni europee, fatta salva l’interpretazione data dalla Corte di giustizia dell’Unione europea non ancora recepita, in merito a un quadro normativo per la coltivazione commerciale.”

Parere scientifico
Tutto l’impianto della Risoluzione in questione è basato su presupposti scientificamente sbagliati. Il primo e più importante fra tutti è quanto riportato nella premessa della stessa Risoluzione: La Commissione (…) premesso che “la quasi totalità delle piante coltivate globalmente, incluse quelle utilizzate nell’agricoltura tradizionale o biologica in Italia, ha subìto modifiche genetiche rispetto ai loro progenitori selvatici. Tali modifiche, originate da mutazioni spontanee casuali oppure indotte con mutageni chimici o fisici (radiazioni ionizzanti), spesso rendono le piante utili per la coltivazione e l’utilizzo alimentare, ma inadatte a sopravvivere in natura”.

Primo errore. È vero che la quasi totalità delle piante coltivate globalmente ha subito modifiche genetiche rispetto ai loro progenitori selvatici, ma non è vero che le modifiche genetiche hanno riguardato solo le piante coltivate.
Esse hanno, invece, interessato e continuano ad interessare tutte le piante (coltivate e selvatiche) e tutti gli organismi viventi, così come vuole l’evoluzione naturale. Senza le modifiche genetiche non ci sarebbero processi di adattamento o di evoluzione e le specie sarebbero destinate all’estinzione. L’evoluzione è un processo più o meno lento ma incessante che avviene attraverso modifiche del DNA, causate naturalmente dai cambiamenti ambientali. È, quindi, un errore confinare le modifiche genetiche alle sole piante coltivate.

Secondo errore (ancora più grande). È vero che le piante coltivate sono geneticamente diverse dai loro progenitori selvatici (ci mancherebbe altro), ma ciò è vero anche per le piante non coltivate o non addomesticate, in quanto l’evoluzione delle specie di tutti gli organismi viventi comporta sempre delle mutazioni genetiche, ma non si tratta di mutazioni spontanee e casuali, come si afferma nella premessa della Risoluzione. Si tratta, invece, di mutazioni causali, cioè determinate dai cambiamenti ambientali, tra cui anche la coltivazione e la selezione naturale e/o eseguita dall’uomo nel corso di millenni. Le mutazioni spontanee e casuali sono talmente rare (vedi letteratura) che possiamo affermare senza dubbi che esse sono quasi inesistenti. La mutazione è sempre causata da fattori ambientali. È, quindi, un errore sostenere che le modifiche genetiche sono causate da mutazioni spontanee e casuali.

Deduzioni sugli effetti delle mutazioni indotte. Tutte le mutazioni genetiche sono causate dai cambiamenti ambientali, ma per verificarsi gli organismi viventi hanno bisogno di tempi lunghi. I cambiamenti ambientali bruschi, impedendo al DNA di mutare, possono solo aumentare i rischi di estinzione e non di agevolare l’adattamento alle nuove condizioni ambientali. Più semplicemente, le mutazioni genetiche naturali sono dettate o stimolate dai cambiamenti ambientali in tempi lunghi o lunghissimi. Pertanto, le mutazioni indotte con mutageni chimici o fisici non possono essere paragonate a quelle naturali. Nel primo caso le mutazioni sono casuali, non richieste dall’ambiente e istantanee, mentre nel secondo sono causali, prodotte dai cambiamenti ambientali e graduali nel tempo. Una pianta ottenuta attraverso una o più mutazioni indotte (punti 2a – mutazioni puntiformi e 2b corte inserzioni e delezioni della Risoluzione) oltre a non essere in equilibrio con la natura non potrà fornire un alimento in equilibrio con le esigenze alimentari della specie umana, che si è evoluta naturalmente in tempi lunghi, come la maggior parte delle altre specie, tra cui le specie vegetali coltivate e selvatiche.
Le varietà di piante ottenute con le mutazioni indotte sono molto più esigenti delle varietà tradizionali, ottenute con metodi naturali (incroci e selezione), in quanto richiedono costi di coltivazione più alti e per contro offrono prodotti qualitativamente scadenti. Conseguentemente, le prime hanno un impatto ambientale molto più alto delle seconde. Le prime sono state ottenute per soddisfare esigenze industriali, maggiori produzioni che significa più concimazioni, più irrigazioni, maggiore attitudine alla trasformazione (per es., panificazione, pastificazione, ecc.) e non per soddisfare produzioni di qualità e/o esigenze salutistiche. Tutto ciò è dimostrato dal fallimento della Rivoluzione Verde, iniziata negli anni Quaranta e Cinquanta.
La sempre maggiore diffusione di varietà moderne, ottenute con tecniche di nuova generazione (2a e 2b, ma anche 2c) ha comportato numerosi problemi di salute, tutti, ormai, ampiamente documentati, anche da sperimentazioni ad hoc.
Siccome oggi la salvaguardia dell’ambiente ha la massima priorità, insistere nel proporre varietà vegetali ottenute con le mutazioni indotte è una follia. Com’è una follia, per le ragioni sopra esposte, chiedere al Governo una sperimentazione con una “normazione che preveda un trattamento (delle varietà ottenute con mutazioni indotte) parificato a qualsiasi varietà vegetale tradizionale.”

Terzo errore. Considerare l’inserzione di geni nuovi nel genoma di un organismo vivente attraverso l’ingegneria genetica o DNA ricombinante o nuove tecniche di editing (punti c1, c2, c3 della Risoluzione) è un errore ancora più grave dei due precedenti sulle mutazioni. Bisogna considerare che gli organismi geneticamente modificati (OGM) sono instabili e alimentano il trasferimento genico orizzontalmente anche tra specie lontane, per cui in base a molteplici ricerche la coesistenza tra colture convenzionali e transgeniche è impossibile e gli organismi comunque modificati attraverso l’ingegneria genetica sono causa della produzione di nuovi virus, nuovi batteri e nuove malattie. Insomma, più piante transgeniche (OGM) ci sono in campo e maggiori sono le probabilità che il DNA transgenico e la ricombinazione causino contaminazione e nuove malattie. Sugli effetti nocivi degli OGM sulla salute dell’uomo e dell’ambiente esiste ormai un’ampia letteratura. Il vero flagello degli organismi geneticamente modificati, checché ne dicano i fautori, è il DNA transgenico, che è diverso da quello naturale (http://www.disinformazione.it/Ogm_Perrino.pdf).
È, pertanto, un errore proporre per la sperimentazione una normazione che preveda un trattamento delle varietà ottenute con le tecniche di nuove generazione (a, b, c) parificato a qualsiasi varietà vegetale tradizionale. Significherebbe, fra l’altro, vanificare tutto il lavoro svolto da esperti e ricercatori di tutto il mondo che da oltre 20 anni si oppongono con successo alla coltivazione di OGM.

Considerazioni finali. Leggendo la Risoluzione della 9a Commissione Permanente (Agricoltura e Produzione Agroalimentare) Doc. XXIV n. 25 d’iniziativa della senatrice Fattori, si ha la sensazione che tutto sia stato concepito da soggetti che ignorano i progressi che ha fatto la Genetica da quasi mezzo secolo e cioè che la genetica classica, quella con la quale si credeva che il direttore d’orchestra fosse il nucleo della cellula o il suo DNA, sia rimasta la stessa e che non sia stata superata dai risultati delle ricerche svolte anche nell’ultimo ventennio dai ricercatori che hanno partecipato al Progetto del Genoma Umano: il DNA non è più considerato il direttore dell’orchestra della vita biologica, ma esso è stato sostituito dall’Ambiente. Il DNA continua ad essere importante e fondamentale, ma chi comanda e stabilisce quale parte del genoma bisogna leggere è l’Ambiente. Questo la senatrice Fattori lo sa? Infine, l’agricoltura italiana e globale produce abbastanza cibo per sfamare tutta l’umanità. Il problema non riguarda la quantità, ma la distribuzione degli alimenti e la concentrazione della ricchezza del mondo nelle mani di poca gente, che, guarda caso, coincide con quella che comanda.

Bari, 6 gennaio 2021
Pietro Perrino

 

Note

[1] Allarme OGM: inviate alla Commissione Agricoltura della Camera ulteriori notazioni in seguito alle modifiche dei testi unici in materia di sementi e vegetali! https://www.europeanconsumers.it/2021/01/05/inviate-alla-commmissione-agricoltura-ulteriori-notazioni-in-seguito-alle-modifiche-dei-testi-unici-in-materia-di-sementi-e-vegetali/

[2] Piante da frutto ed ortive: parere favorevole con condizioni 9a Commissione a schema decreto legislativo http://www.senato.it/notizia?comunicato=258501

[3] Gli organismi ottenuti mediante mutagenesi costituiscono OGM e, in linea di principio, sono soggetti agli obblighi previsti dalla direttiva sugli OGM. https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2018-07/cp180111it.pdf

Una risposta

  1. Lisetta Sperindei ha detto:

    Proponete una Petizione contro questa proposta. Sona certa che la firmeremmo in tanti.

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