Lago di Bracciano, finalmente il disastro ambientale viene a galla

Il Gup del Tribunale di Civitavecchia ha rinviato a giudizio i vertici della società Acea Ato 2[1]: nel 2017 la captazione delle acque del Lago di Bracciano sarebbe avvenuta senza titolo concessionario, alterando irreversibilmente l’ecosistema dell’area naturale protetta del Lago di Bracciano.

Come d’altronde GRE e EC già denunciarono in occasione della mobilitazione del 1 luglio 2017[2] affiancando i Sindaci di Anguillara Sabazia, Trevignano Romano, Bracciano insieme ai Presidenti del Parco Naturale di Bracciano e Martignano e del Consorzio di Navigazione, la captazione selvaggia operata da ACEA fino al 2018 e il crescente inquinamento dovuto a cronici problemi fognari, riguardanti principalmente, ma non esclusivamente il fosso della Lobbra e il Rio delle Mole, ha seriamente compromesso l’ecosistema di un paradiso della biodiversità, generando mutamenti e conseguente disastro ambientale.

L’anacronistica concessione del 1990, con la quale si decise che il Lago di Bracciano potesse essere sfruttato come riserva idrica strategica del solo Comune di Roma, prevedeva la captazione ad uso idropotabile per servire Roma Capitale di moduli medi 11 (litri/sec. 1100) con un valore massimo, in casi eccezionali, di mod. 50, assicurandosi in tali casi, il mantenimento delle escursioni del livello del lago nell’ambito di quelle naturali, oggi la questione è mutata notevolmente.

A.C.E.A. Ato2 ha assicurato, anche grazie alle acque del lago di Bracciano, l’acqua a 74 comuni invece che al solo Ente Roma Capitale, come previsto dalla convenzione del 1990, con captazioni superiori ai 1100 litri/sec medi previsti e prelevando molto di più per le crisi idriche che hanno interessato il territorio della Regione Lazio, mettendo a serio rischio l’equilibrio ecosistemico a causa di un’escursione del livello del lago non naturale ma del tutto eccezionale ed eccessivamente repentino.

Tutto ciò nonostante l’Ufficio Speciale del Genio Civile per il Tevere e per l’Agro Romano, valutando il progetto e la concessione del 1990, avesse disposto nel parere vincolante tra le prescrizioni che “… su tali condotte verranno inserite le saracinesche di apertura e chiusura ed un sifone idraulico che provveda a disinnescare automaticamente le condotte non appena il livello dell’acqua scende sotto la quota minima di m 161,9”.

Pur quando il livello del lago è sceso a 161,8 metri, tuttavia, la captazione non fu disinnescata: le rive si allungarono per decine di metri, i pilastri di sostegno dei pontili normalmente in acqua sono tuttora visibili fino alla loro base, la flora ripariale a vegetazione macrofitica sommersa non esiste praticamente più e la riproduzione delle tre famiglie di Ciprinidi che caratterizzano la l’ittiofauna meritevole di protezione ai sensi della Direttiva Habitat (la rovella – Rutilus rubilio, il varione – Leuciscus souffia, ed il barbo italico – Barbus plebejus) e che avviene in acque base tra maggio e luglio è sin da allora messa a serio rischio. Con pesanti ricadute sulla biodiversità.

Intervenne la Regione Lazio, tuttavia con provvedimenti non solo contraddittori ma aggravanti la situazione: prima l’Ordinanza 20 luglio 2017 veniva ordinato alla Acea ATO 2 S.p.a. di azzerare ogni prelievo della risorsa idrica dal bacino del Lago di Bracciano, onde consentire il ripristino del livello naturale delle acque del lago e della loro qualità; poi, sotto le pressioni politiche, con l’Ordinanza del 28 luglio 2017[3] la Direzione regionale risorse idriche, difesa del suolo e rifiuti, emendò e sospese l’ordinanza del 20 luglio 2017 senza che vi fosse stata né vi fosse in prospettiva alcuna modifica dei presupposti della stessa (né riduzione dell’evaporazione, né riduzione degli emungimenti abusivi, né riduzione della siccità), autorizzando il proseguo della captazione, seppur in misura ridotta, ma mettendo al rischio di danni irreparabili l’intero ecosistema lacustre protetto. Pertanto il secondo provvedimento, a nostro avviso violava sia la Direttiva n. 92/43/CEE del Consiglio Europeo del 21 maggio 1992 concernente la Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (detta Direttiva “Habitat”), sia la Direttiva n.2009/147/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici, detta Direttiva “Uccelli”, ed il 9 agosto 2017 presentammo denuncia alla Commissione Europea, protocollata con numero CHAP(2017)02539 – Italia.

Tuttavia il 20 settembre 2019, mentre il rilevamento della quota idrometrica del Lago di Bracciano segnava ancora -143cm, la Commissione ha ritenuto di non dover avviare un procedimento d’infrazione. Ciò però non in funzione del preannunciato esame secondo il pertinente diritto dell’Unione, ma – sostanzialmente – perché “in considerazione dell’elevato numero di denunce ricevute ogni anno dalla Commissione in generale, e dalla DG Ambiente in particolare, la Commissione ha adottato un approccio strategico (sic!), al fine di garantire che ogni procedura d’infrazione abbia il più ampio impatto possibile su obiettivi importanti di politica dell’UE, e che la risoluzione influenzi positivamente altri casi di cattiva applicazione del diritto dell’Unione. La Commissione ha pertanto deciso di avviare procedure di infrazione per singoli casi solo se sussistono elementi sufficienti per pensare i) che la pratica sia generale, ii) che la legislazione nazionale abbia un problema di conformità con il diritto dell’UE, o iii) che l’inosservanza del diritto dell’UE sia sistematica“.

Certo, non ci aspettavamo un istantaneo avvio di un procedimento d’infrazione, in base al quale la Commissione avrebbe dovuto trasmettere allo Stato membro in questione una lettera di “costituzione in mora” in cui intimare alle autorità del paese interessato di presentare osservazioni entro un termine stabilito, ma almeno raccogliere complementi d’informazione che aiutassero a determinare gli elementi di fatto e di diritto del caso. Nemmeno i documenti che abbiamo dichiarato di avere (e che veniva chiesto di non allegare nella fase iniziale), hanno richiesto: in particolare l’interrogazione con richiesta di risposta scritta P-003714-17 alla Commissione presentata da Dario Tamburrano (EFDD) e Laura Agea (EFDD)[4]; l’interrogazione a risposta scritta 4-15499 presentato dall’on. Emiliano Minnucci (PD) l’8 febbraio 2017; la relazione scientifica dell’ISPRA[5].

Quello di Bracciano è il principale lago del complesso Sabatino, che ospita anche i laghi di Martignano e Monterosi, e dal 1995 è un SIC (il sito di interesse comunitario IT6030010), con un perimetro di 31,5 km ed un’estensione di 5.864 ettari e coperto al 35% dall’habitat 3150 (Laghi eutrofici naturali con vegetazione del tipo Magnopotamion o Hydrocharition) e al 30% dall’habitat 3140 (Acque oligomesotrofe calcaree con vegetazione bentica di Chara spp.), sulla base di Natura 2000, la rete di aree destinate alla conservazione della biodiversità sul territorio dell’Unione Europea, istituita dall’Art. 3 della Direttiva 92/43/CEE del 12 maggio 1992, nota con il nome di “Direttiva Habitat”, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche.

Ed il lago di Bracciano è anche all’interno della Zona di Protezione Speciale denominata “Comprensorio Bracciano – Martignano” (ZPS IT6030085), estesa per ben 19.554 ettari.

Le criticità del lago di Bracciano non vengono certo scoperte oggi. Già nel 2009, il piano di gestione dell’intera area evidenziava che la generale tendenza al riscaldamento e la riduzione delle precipitazioni (particolarmente critica in questa torrida estate 2017) hanno un effetto diretto sulla termica lacustre, sui tempi teorici di ricambio idrologico, sulla quota media del pelo libero dell’acqua.

A questi fenomeni da monitorare, si aggiungono gli interventi e le attività antropiche che ne intensificano l’effetto:

  • modificazioni nell’uso del suolo nel bacino idrografico sversante, con conseguente alterazione delle dinamiche di corrivazione delle acque, della qualità e quantità del trasporto di specie chimiche dilavate dai suoli (in primis, pesticidi, diserbanti e fertilizzanti): questo fenomeno, legato anche a recenti cambiamenti nelle attività umane prevalenti (agricoltura, pastorizia, ecc.), è sempre attivo;
  • emungimenti di acque sotterranee tramite pozzi perforati all’interno del bacino, che producono certamente un abbassamento delle falde superficiali e una perdita nel bilancio idrologico generale;
  • emungimenti abusivi di acque superficiali dal lago, seppure sicuramente meno numerosi dei precedenti;
  • raccolta e collettamento delle acque reflue degli abitati di Bracciano, Anguillara e Trevignano tramite l’anello circumlacuale realizzato tra il 1982 e il 1984 e relative stazioni di rilancio: il successivo conferimento delle acque al depuratore del COBIS di Cesano, se da una parte ha allontanato dal lago il rischio di apporti (soprattutto organici) inquinanti e/o eutrofizzanti, dall’altra ha sottratto una cospicua quantità d’acqua al bilancio idrologico lacustre, depauperandolo ulteriormente. L’emissario naturale del lago poi è penalizzato dalla scarsa qualità ecologica delle acque sversate dopo la depurazione (il depuratore COBIS non attua abbattimento dei nutrienti) dovuta ad eccessivo carico organico, che preclude alla fauna ittica un prezioso corridoio ecologico di rimonta al lago: in passato il fiume Arrone presentava una portata media superiore al metro cubo al secondo, ma a seguito della derivazione realizzata negli anni ‘60 dall’ACEA (Acquedotto Paolo), il deflusso si è gradualmente ridotto fino ad annullarsi ed ormai è abbandonato e con interrimento della bocca;
  • infine, ovviamente, agli emungimenti per uso idropotabile interno al bacino lacustre ed esterno al bacino, di cui il più rappresentativo è sicuramente identificabile con il rilevante prelievo effettuato da ACEA ATO2 Spa.

La Corte di Cassazione il 13 gennaio 2021 ha rigettato il ricorso promosso da Acea Ato 2 contro la Regione Lazio e il Parco Naturale Regionale di Bracciano e Martignano, i Comuni di Anguillara, Bracciano e Trevignano Romano, ribadendo quanto già deciso dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche nel 2019 che aveva stabilito la validità del provvedimento regionale che stabiliva l’interruzione delle captazioni.

Ma il Lago di Bracciano non si è ancora ripreso e attualmente sta ancora a -115 centimetri al di sotto dello zero idrometrico[6]. I risultati di un’analisi da noi condotta elaborando i dati resi disponibili dal SIARL e dal Parco di Bracciano, hanno mostrato con significativa evidenza l’assenza di correlazione duratura tra le piogge e il livello del lago. In particolare le precipitazioni (seppur certo non particolarmente elevate) cadute per tutto il 2016 e fino alla metà del 2017 non aver avuto alcun impatto con il tendenziale abbassamento del livello del lago, con il valore record negativo di -198cm raggiunto il 29 novembre 2017. Discesa che sembrava arrestarsi solo congiuntamente allo stop dei prelievi operati da ACEA, in concomitanza all’intensificazione delle precipitazioni nel corso del 2018. Da allora solo molto lentamente il lago ha ricominciato ad alzarsi ma sta ancora oltre 1 metro al di sotto del livello di 0 idrometrico.

Pertanto quali interventi porre in essere, nel breve periodo, per il lago di Bracciano?

Le principali azioni che per i Gruppi Ricerca Ecologica ed European Consumers urge porre in essere sono:

  1. è indispensabile acquisire dati quantitativi incontrovertibili sugli emungimenti interni al lago attuati tramite pozzi (abusivi e non), chiudendo o sanando quelli irregolari dopo averne attentamente valutata l’entità;
  2. gli emungimenti superficiali dal lago vanno rigorosamente esaminati, così come eventuali sversamenti fognari che sfuggano ad una sia pur minima procedura di depurazione;
  3. l’eventuale emungimento a scopo idropotabile di ACEA ATO2 SpA (attualmente autorizzato per sole situazioni di grave emergenza e per il mantenimento del relativo acquedotto), il principale indiziato della attuale condizione di deficit idrologico del lago, va per quanto possibile evitato e comunque controllato con un sistema autonomo ed indipendente, gestito dal Parco in collaborazione con l’ISPRA e le associazioni ambientaliste, monitorando le variazioni di livello (ma anche di molti altri parametri importanti) su base oraria, giornaliera, stagionale e annuale così da interpretare e valutare l’entità e le modalità di variazione imputabili alla crisi idrologica generale (fattore remoto) o all’emungimento forzato (fattore prossimo), rivedendo le entità, ma anche le modalità del prelievo idrico, nonché della restituzione delle acque reflue, che sono oggi avviate ad altro corpo recettore (Torrente Arrone) esterno al bacino sversante di Bracciano.

Successivamente, bisognerà intervenire per tutelare, conservare o ripristinare la fascia litorale a vegetazione arborea igrofila, la fascia ad elofite, la battigia, la fascia a vegetazione macrofitica sommersa, fino al limite inferiore delle grandi Caracee (che nel lago di Bracciano si trovano -20/22 m di profondità), che rappresentano l’ambito ecologico maggiormente alterato e nel contempo più suscettibile di peggioramento, per il quale devono assolutamente essere previsti interventi di miglioramento ecomorfologico.

In primis va arrestata con decisione qualunque attività intesa a produrre danno o scomparsa di essenze tipiche del litorale, qualsiasi sfalcio di “pulizia”, qualsiasi alterazione dell’immediato sottoriva, anche legata ad azioni di eccessivo calpestio legato alla balneazione, pesca indiscriminata (grandi sciabiche), impatto da dilavamento.

Vanno poi favoriti interventi (controllati) di ripristino della vegetazione emersa e sommersa originaria, e di ripascimento/rinaturalizzazione di zone modificate per la realizzazione di manufatti, massicciate, banchine.

Per approfondire

Esposto GRE_European Consumers Bracciano_luglio 2017

CONCESSIONE-ACEA-LAGO-DI-BRACCIANO

Riferimenti

[1] Bracciano, ex vertici Acea Ato 2 a processo. https://www.rainews.it/tgr/lazio/articoli/2022/07/bracciano-ex-vertici-acea-ato-2-a-processo-ae88d9d1-a0ba-4583-8070-6fa25f1a5d92.html#:~:text=Per%20disastro%20ambientale%20aggravato%20ai,altri%20imputati%20del%20procedimento%20penale.

[2] Lago di Bracciano, i GRE al fianco delle Istituzioni locali. http://grelazio.blogspot.com/2017/06/lago-di-bracciano-i-gre-al-fianco-delle.html

[3] Determinazione n.  23761  del  29/12/2017 https://braccianosmartlake.com/wp-content/uploads/2017/12/Atto-Firmato-23761.pdf.

[4] Interrogazione con richiesta di risposta scritta P-003714-17 alla Commissione presentata da Dario Tamburrano (EFDD) e Laura Agea (EFDD). https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/P-8-2017-003714_IT.html

[5] ISPRA Analisi e valutazione dello stato ambientale del Lago di Bracciano riferito all’estate 2017. https://www.isprambiente.gov.it/files2017/notizie/Relazione_ISPRA_Bracciano_18ottobre2017.pdf

[6] Lago: rilevamento quota idrometrica. https://braccianosmartlake.com/rilevamento-quota-lago/

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