European Consumers scrive ai 931 parlamentari per bloccare l’ingresso degli OGM in Italia

Comunicato stampa 2 luglio 2021

INACCETTABILE LO STUDIO DELLA COMMISSIONE EUROPEA SUI NUOVI OGM /NBT) CHE DI FATTO IGNORA LA IMPOSSIBILE COESISTENZA TRA OGM E NON OGM, LA PERDITA DELLA BIODIVERSITÀ E L’INQUINAMENTO IRREVERSIBILE DEL SUOLO PRODOTTI DA QUESTI OGM.

Il Consiglio dell’Unione europea, con decisione 2019/1904, dell’8 novembre 2019, ha invitato la Commissione ad effettuare: “uno studio alla luce della sentenza (vincolante) della Corte di Giustizia del Lussemburgo del 25 luglio 2018, nella causa C-528/16, concernente lo statuto delle nuove tecniche genomiche (vegetali NBT o NGT) ……. corredato di una valutazione di impatto”, sulla salute umana, animale e sull’ambiente, tenendo conto che queste nuove tecniche di mutagenesi debbono essere considerate, per la Corte in parola, analoghe a quelle poste in essere per la formazione di OGM, da assoggettare, come tali, alla stessa disciplina degli OGM, di cui alla Direttiva 2001/18/CE, ivi compresa quella relativa al rispetto del principio di precauzione.

Lo studio è stato rimesso al Consiglio UE in data 29 aprile 2021.

Con esso la Commissione, invece di esporre i diversi risultati della ricerca a favore o contro gli OGM e i nuovi metodi di mutagenesi (CRISPR-Cas compreso) con i relativi pericoli, evidenziati dalla indicata sentenza, ha fatto propria la tesi di coloro che in questi nuovi NBT (o NGT) vedono solo progresso e prosperità, ignorando totalmente il contenuto della sentenza stessa che, tra l’altro, esige la presenza di una lunga tradizione di sicurezza e stabilità (di tali prodotti) per non sottoporre questi ultimi metodi di mutagenesi alla disciplina degli OGM.

Lunga tradizione di sicurezza e stabilità che evidentemente i nuovi NBT (o NGT), dopo il 2001, non sono riusciti a provare, come dimostra il riso Clearfield coltivato in Italia dal 2006 (e in Francia) che la Corte del Lussemburgo ha parificato agli OGM, ma che è stato fatto passare come varietà convenzionale, iscritta come tale nel registro nazionale delle varietà, senza necessità alcuna di essere autorizzato come prodotto geneticamente modificato.

Ma non potendo ingannare la natura gli effetti devastanti si sono rilevati in campo, con instabilità, inquinamenti irreversibili, infestanti persistenti amovibili solo ricorrendo a nuovi e reiterati trattamenti con erbicidi, dichiarati, dai loro spacciatori, “miracolosi”, fino a quando, divenuti sterili i terreni, si apriranno gli occhi anche ai “ciechi”, ma a quel punto sarà troppo tardi.

Pessimismo, disfattismo? No, realismo.

Basta visitare e controllare le aree dove, in Italia, si stanno coltivando questi prodotti “Clearfield” e informarsi presso coloro che tali varietà utilizzano. Ma il vero dramma deriva dal fatto che questi nuovi OGM (ovvero “Clearfield”) riguardano anche molti altri vegetali, compresi il frumento, il mais, il girasole, la colza, che, si spera, non siano coltivati a nostra insaputa, irridendo il divieto di coltivare OGM, mais compreso.

Ma tutto ciò viene considerato un comportamento legittimo dalla relazione della Commissione Europea, quando auspica un aggiornamento della Direttiva 2001/18/CE sugli OGM alla luce degli ultimi “progressi” in merito, ignorando, nel contempo, tutti i problemi e i pericoli che gli OGM (NBT e/o NGT), nuovi e vecchi che siano, continuano ad evidenziare, inclusi quelli relativi al crollo della biodiversità, alla impossibile coesistenza con i vegetali non GM, all’inquinamento irreversibile delle aree agricole, al pericolo per la salute umana ed animale che l’attuale pandemia potrebbe confermare solo che si ponesse la dovuta attenzione al trasferimento genico orizzontale (TGO) tra specie diverse (vegetale, animale, umana), come auspicato dal prof. Pietro Perrino (già ricercatore del CNR) nello studio qui riportato, redatto su sollecitazione della scrivente Associazione di consumatori (European Consumers).

In sostanza, trattandosi di beni quali la salute umana, quella animale, la salubrità dell’ambiente che riguardano sia il cittadino singolo che la collettività, prima di introdurre gli OGM e i prodotti analoghi sul territorio nazionale, appare necessario offrire concretezza e completezza alla c. d. “democrazia partecipativa” (più volte richiamata a livello nazionale e comunitario), in aderenza all’art. 1 della Costituzione per il quale “la sovranità appartiene al popolo”, anche procedendo, eventualmente, ad integrare l’art. 75 della Costituzione sul “referendum abrogativo”, con una norma che preveda il “referendum consultivo” e, comunque, ad interpellare la collettività stessa su questa introduzione, per decidere, alla luce del sole e senza sotterfugi, l’approvazione di una legge nazionale che tale consultazione preveda, tenendo conto che l’Italia, nel sottoscrivere i Trattati internazionali (ivi compresi quelli comunitari) non ha rinunciato a tutta la sua sovranità legislativa, ma a parte di essa, mantenendola piena per quanto riguarda i diritti e i princìpi fondamentali contenuti nella prima parte della Costituzione, ivi compresi quelli indicati negli artt. 9 e 32, relativi alla salute e ad un ambiente integro, come, peraltro, già riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale e, da ultimo, apertamente, dallo stesso legislatore quando, il 9 giugno 2021, il Senato della Repubblica ha approvato, in prima lettura, una integrazione dell’art. 9 della Cost., cit., che recita: “All’articolo 9 della Costituzione è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. ….. “ .

In altre parole, se non si salva l’ambiente in cui viviamo, non si salva la nostra salute, né quella degli animali e per nessuno può esserci un futuro.

In conclusione, European Consumers suggerisce di:

  1. Sollecitare la Commissione a completare lo Studio tenendo conto anche delle esperienze mondiali in materia di:

  1. coesistenza tra OGM e non OGM;

  2. perdita della biodiversità provocata dagli OGM e da prodotti analoghi;

  3. inquinamento irreversibile del suolo prodotto dagli stessi OGM.

  1. Attivare analoghe ed autonome indagini da parte dell’Italia sulle materie di cui al punto uno.

  2. Proibire da subito la coltivazione di tutti i vegetali prodotti con il metodo “Clearfield” e metodi analoghi, sul suolo nazionale, dopo il 2001.
  3. Vietare ogni coltivazione di OGM in Italia in campo aperto, anche se attivata per fini sperimentali e/o sanitari ex Reg.to UE n. 1043 del 2020.
  4. Promuovere una indagine conoscitiva parlamentare sulle cause dell’attuale pandemia anche, eventualmente, per stabilire se tra queste possa annoverarsi la circolazione e il consumo dei mangimi OGM.

  5. Introdurre, nell’ordinamento italiano, il referendum consultivo integrando l’art. 75 della Costituzione.

 

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