Emergenza incendi: perché e a chi conviene?

Emergenza incendi: perché e a chi conviene?

I boschi sono alla base di una serie di equilibri biosferici e servizi ecosistemici che riguardano la composizione ottimale dell’atmosfera, la mitigazione degli estremi climatici, la regolazione e mantenimento delle fonti idriche, la produzione di humus e nutrienti, la tutela della biodiversità, la produzione di materiali utili all’uomo. La loro distruzione porta al degrado ambientale non solo a scala locale, ma si ripercuote su tutti i comparti compresi quelli antropici, favorendo degrado idro-geologico, frane e smottamenti, perdita della fertilità dei suoli, desertificazione, peggioramento delle condizioni climatiche, perdita della diversità animale e vegetale.

Secondo i dati ISTAT del 2017 le regioni italiane più colpite erano la Sicilia con 25.071 ettari distrutti dal fuoco, la Calabria con 19.224 ettari e la Campania 13.037. Dai dati Legambiente-Sisef nel 2020 sono risultati complessivamente distrutti 62.623 ettari con un aumento del 18,3% di territorio nazionale bruciato e dell’8,1% di reati accertati tra incendi dolosi e colposi rispetto al 2019. Ben l’82% della superficie boscata e non boscata data alle fiamme e il 54,7% degli illeciti rilevati si concentravano ancora in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia[1].

Quest’anno stiamo già a circa 100 mila ettari bruciati nei primi due mesi dell’estate, con gravi conseguenze anche per gli animali: sono stati stimati tra i 20 e i 24 milioni di animali selvatici morti, tra cui circa 2 milioni di mammiferi, secondo una stima elaborata per LaPresse dal responsabile fauna di Legambiente Antonino Morabito[2]. Come ampiamente raccomandato dall’ISPRA nonché già previsto dalla Legge 353/2000[3], nelle aree incendiate le Amministrazioni dovrebbero preservare l’intero comprensorio da qualsiasi attività che genererebbero ulteriore motivo di aggravamento delle condizioni demografiche delle popolazioni interessate di fauna selvatica stanziale o nidificante, come il prelievo venatorio.

Ricordiamo che in Italia solo una minima parte degli incendi sono “spontanei” e riguardano prevalentemente l’azione di fulmini su boschi di conifere di alta montagna. Tra le cause degli incendi boschivi di grandi dimensioni è sicuramente l’inesistenza di efficienti sistemi di monitoraggio e prevenzione. Non è un caso che da quando è stata abolito il Corpo Forestale dello Stato incorporandolo ai Carabinieri e sostituendolo con i Vigili del Fuoco per le competenze relative agli incendi (invece di utilizzarlo come nucleo per un’efficiente Polizia e Protezione Ambientale), gli incendi sono aumentati.

Il passaggio alle Regioni delle competenze in materia forestale e la soppressione del Corpo Forestale dello Stato hanno compromesso la prevenzione e il monitoraggio, principali garanzie per la difesa delle foreste.

Particolarmente inquietante la situazione della Sicilia. Oltre ad avere il record di incendi boschivi e grazie ad essi, ha una superficie forestale tra le più basse d’Italia a fronte di un numero di operai forestali che, tra determinati e indeterminati, risulta essere la metà del totale nazionale: ne ha oltre 20 mila, di cui 6000 teoricamente a disposizione per il contrasto degli incendi, mentre la Lombardia, con il doppio della superficie forestale, conta 416 unità[4]. Evidentemente il numero di operatori forestali non è proporzionale all’efficienza nella prevenzione e protezione forestale in assenza di serie politiche ambientali.

Vi sono poi da segnalare le enormi “piantate” di conifere ed eucalipti effettuate soprattutto nelle regioni del Sud; si tratta di consorzi artificiali particolarmente infiammabili che nonostante le loro peculiarità sono spesso stati ampiamente diffusi anche presso le vie di comunicazione, talora per stabilizzare i terrapieni, in ambiti quindi particolarmente vulnerabili. Ne è un esempio la Calabria, localmente dominata da grandi rimboschimenti a conifere (quasi un quinto della superficie forestale totale), effettuati spesso in zone già precedentemente bruciate e che sono particolarmente interessanti per le centrali a biomasse visto l’elevato potere calorico. In questa regione il record di interventi contro gli incendi si è avuto nel 2017, quando fino all’11 agosto sono stati 50.004, la totale assenza di prevenzione e la cattiva gestione, nonostante la precedente catastrofe, ha portato quest’anno a un totale di 48.656 interventi, oltre 20mila in più rispetto allo stesso periodo del 2020.

I mezzi aerei e terrestri dell’ex Corpo Forestale giacciono spesso abbandonati nei depositi mentre le Regioni firmano contratti con areo-flotte private che avrebbero notevoli interessi a far durare gli incendi a lungo e a provocarli per poter intervenire. Senza nessun controllo e senza la minima resistenza da parte dei vertici dei Vigili del Fuoco, a cui sarebbero estremamente utili, elicotteri e autobotti del CFS sono stati abbandonati in hangar e garage e molti sono utilizzati dai Carabinieri per altri scopi nonostante siano stati acquistati con i soldi dei contribuenti proprio per la lotta contro gli incendi.

Lo stesso è avvenuto per il personale: gli operatori del Centro Operativo Aereo del CFS erano tutti destinati alle attività di protezione civile e in particolare antincendio. Con la distruzione del CFS sono riusciti a  distruggere l’unico servizio aereo destinato quasi esclusivamente all’antincendio.

Poiché la maggior parte dei grandi incendi ha origine dolosa è opportuno identificare chi potrebbe guadagnarci. In passato gli incendi erano utilizzati per “pulire” l’ambiente per la speculazione edilizia (soprattutto a quote basse) e per aumentare le superfici a pascolo (nelle zone montane). Attualmente sembra che a guadagnarci siano le ditte che gestiscono i servizi anti-incendio e ricevono i proventi in base al numero delle “chiamate” e i grandi consorzi addetti a interventi di rimboschimento, spesso basati su criteri industriali.

L’attività di Polizia giudiziaria, indispensabile per contrastare il fenomeno degli incendi boschivi, in passato era impostata in modo scientifico, con un’analisi continua della storicità degli incendi avvenuti dalla quale emergeva la ciclicità degli stessi in determinate aree. Grazie a tali analisi venivano individuate le “zone sensibili”, da presidiare ad esempio con telecamere, indispensabili per operare arresti in flagranza.

A partire dal 2011, con la crisi della Protezione civile dopo numerosi scandali[5] e l’entrata in vigore della cosiddetta legge Madia vigente da gennaio 2017, che ha accorpato i forestali all’Arma dei Carabinieri ed ha trasferito le competenze in materia di antincendio al Corpo dei Vigili del Fuoco, che però non hanno una formazione specifica sugli incendi boschivi, il ruolo delle Regioni e soprattutto dei privati nell’antincendio è andato via via crescendo contemporaneamente al peggioramento della situazione.

Si ipotizzano accordi collusivi che alterano il mercato e fanno lievitare i costi del servizio aereo antincendio ed anche la possibilità che si scatenino incendi disastrosi per aumentare gli interventi. È essenziale che il servizio aereo antincendio torni completamente in mano pubblica e sia ripensato implementando la flotta con un consistente numero di velivoli moderni e di agevole impiego compresi droni per il telerilevamento costante.

Per ridurre il numero e l’entità dei danni causati dagli incendi boschivi e istituire adeguate politiche di monitoraggio è necessario conoscere l’effettivo pericolo di incendio di ciascuna area. Ciò consente di adottare misure di prevenzione adeguate, compreso il monitoraggio diretto tramite osservatori o droni posizionati nei luoghi opportuni. Un intervento tempestivo è, infatti, in grado di bloccare rapidamente l’estensione degli incendi. Nonostante i recenti progressi anche tecnologici la prevenzione costituisce ancora una piccola frazione dei budget e riceve poca attenzione da parte della classe politico-amministrativa.

Esiste un sistema europeo d’informazione sugli incendi boschivi (EFFIS)[6] istituito dalla Commissione europea (CE) in collaborazione con le amministrazioni nazionali antincendio per coadiuvare i servizi incaricati della protezione contro gli incendi boschivi nell’UE e nei paesi limitrofi e per fornire ai servizi della Commissione e al Parlamento europeo informazioni armonizzate.

Dal 1998 l’EFFIS è sostenuto da una rete di esperti dei paesi che confluiscono nel cosiddetto gruppo di esperti sugli incendi boschivi, registrato nel quadro del Segretariato generale della Commissione europea. Attualmente il gruppo è composto da esperti provenienti da 43 paesi dell’Europa, del Medio Oriente e del Nord Africa. L’EFFIS deve geolocalizzare tutte le informazioni relative agli incendi boschivi e pubblicarle su Internet in qualsiasi lingua europea.

Queste informazioni, all’interno del Sistema Copernicus, permettono anche la produzione di carte del rischio che dovrebbero essere utilizzate nella fase di prevenzione. Le informazioni in tempo quasi reale sono fornite tramite il cosiddetto visualizzatore della “situazione attuale”[7].

Previsioni di pericolo di incendio al 13 agosto 2021 nell’Emergency Management Service della Commissione Europea (https://effis.jrc.ec.europa.eu/apps/effis_current_situation/).

Per mezzo dei satelliti Modis e Sentinel è anche possibile avere una mappa in tempo reale della localizzazione dei principali incendi. Tuttavia i dati dell’European Foresta Fire Information System (Effis) della Commissione Europea non possono essere ritenuti esaustivi, registrando solo incendi che interessano una superficie maggiore di 30 ettari, non tengono conto dei piccoli roghi, che localmente sono la maggioranza.

Incendi nell’Italia meridionale dal 13 luglio al 13 agosto nel Emergency Management Service della Commissione Europea (https://effis.jrc.ec.europa.eu/apps/effis_current_situation/).

Grazie alle moderne tecnologie utilizzate nei sistemi di allarme rapido e telerilevamento (satelliti, telecamere, sensori di temperatura) gli incendi boschivi possono comunque essere localizzati in modo rapido e preciso, generando un vantaggio che può rivelarsi determinante nella fase di estinzione[8].

Ma le potenzialità tecnologiche disponibili evidentemente per l’Italia non sono sufficienti per la mancanza di una Centrale Unica e grazie all’inerzia, incompetenza e conflitti di interesse degli Enti Nazionali e Locali, a cui spetterebbero le attività di protezione forestale, per altro disattese dal cosiddetto Testo Unico Forestale, il quale supporta una nefasta percezione dei boschi naturali come mera risorsa economica e non in relazione ai fondamentali servizi eco-sistemici che offrono.

Previsione, prevenzione, estinzione degli incendi e decisioni relative alla necessità di interventi di recupero ambientale  devono essere integrate e basate sulla conoscenza dell’ecologia forestale e delle attività selvicolturali, esse stesse facilitatrici degli incendi ad esempio diradando lo strato arbustivo e favorendo quello erbaceo.

Purtroppo le proposte di molte associazioni pseudoambientaliste vanno nel senso di un’ulteriore artificializzazione strutturale ed ecologica dei boschi, si accusa degli incendi l’abbandono delle terre alte, si propongono aumento delle strade forestali, pulizia del sottobosco dalla necromassa e alterazioni strutturali negli stadi successionali. Tutti interventi esiziali per i boschi naturali e la loro evoluzione, per la cui qualità è auspicabile il minimo intervento umano dopo secoli di tagli sconsiderati.

Va perfezionata la legge 353 del 2000, dedicata proprio agli incendi boschivi,  che prevede, insieme al delitto di incendio boschivo doloso (423 bis del Codice penale), vincoli assolutamente insufficienti per le aree attraversate dal fuoco: 15 anni senza cambiamenti nella classificazione dei terreni, boschivi o a pascolo; 10 anni di divieto di edificazione; 5 anni in cui sono vietate anche le piantumazioni di nuovi alberi con risorse pubbliche, tranne eccezioni stabilite dal Ministero dell’Ambiente. European Consumers ritiene che il divieto di destinazione d’uso deve essere permanente.

Questo sistema di vincoli di fatto è tra le cause principali degli incendi dolosi; inoltre, per essere efficace, richiede da parte di tutti i Comuni l’aggiornamento costante del Catasto delle aree incendiate che è allo stato attuale di fatto facoltativo.

Per integrare le attività di gestione degli incendi e adeguata conoscenza del fenomeno, è necessario un coordinamento che teoricamente dovrebbe essere garantito dai piani, di competenza regionale, previsti dalla legge n. 353/2000. Ma attualmente la prevenzione costituisce una piccola frazione dei budget e riceve poca attenzione da parte dell’Amministrazione e quindi della popolazione. Il supporto finanziario è debole e frammentato e c’è una mancanza di strumenti efficaci e scambio di buone pratiche all’interno delle singole Regioni e tra le varie Regioni italiane anche in relazione al rapporto con gli Enti di Ricerca e alla necessità di adeguate zonizzazioni e caratterizzazioni dei sistemi forestali dalla scala locale a quella nazionale.

È ancora allo stato di proposta nell’ambito delle attività di coordinamento della Rete rurale Nazionale la richiesta avanzata alle Regioni dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e condivisa con la Protezione Civile, con cui si chiede di vincolare un minimo di spesa nei PSR regionali per gli interventi di prevenzione e per la realizzazione di azioni diffuse e coordinate per la tutela dei boschi dagli incendi.

Per quanto riguarda gli interventi di recupero vanno distinti i casi in cui i boschi sono completamente distrutti dagli incendi da quelli parzialmente danneggiati; in entrambi i casi possono essere in grado di rinnovarsi spontaneamente senza alcun intervento di ricostruzione e di ripristino. Per cui dopo un incendio l’attività più razionale è osservare la successione naturale e intervenire solo dove strettamente necessario. Purtroppo spesso, come accaduto ad esempio nella Pineta di Castelfusano e in Calabria, si effettuano in tempi rapidi interventi di forestazione che possono risultare dannosi alla successione naturale oltre che spesso inutili.

Altri danni sono prodotti dai tagli, che aumentano la superficie coperta da erbe e arbusti per periodi prolungati. Anche il taglio del sottobosco, per favorire gli interventi di ceduazione, determina lo sviluppo dello strato erbaceo e una maggiore aridità del suolo, oltre ad impoverire la struttura e quindi la biodiversità del consorzio forestale.

Tutti questi interventi sembrano ignorare le problematiche di erosione del suolo e delle conseguenze di periodi prolungati di esposizione alla luce per quanto riguarda la formazione naturale degli humus forestali oltre all’efficacia della complessità strutturale nella tutela e formazione del suolo oltre che per il mantenimento di un’elevata  biodiversità.

Dal punto di vista legislativo, oltre a quanto già evidenziato, l’incendio doloso e colposo, così come la cattiva gestione forestale, dovrebbero essere considerati reati molto gravi e tali da determinare azioni e indagini mirate e costanti ed un attento monitoraggio delle situazioni locali oltre che naturalmente unità di pronto intervento ben distribuite sul territorio e pene paragonabili a quelle per la contaminazione ambientale.

In particolare, il nuovo articolo 452-bis del codice penale punisce l’inquinamento ambientale sanzionando con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10.000 a 100.000 euro chiunque abusivamente cagioni una compromissione o un deterioramento “significativi e misurabili” dello stato preesistente “delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo e del sottosuolo” (n. 1) o “di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna” (n. 2).

I reati di incendio colposo o di interventi che danneggiano lo stato ambientale delle foreste, avendo conseguenze del tutto analoghe, dovrebbero essere espressamente sanzionati anche in modo più severo data la fondamentale importanza ecologica e bioclimatica dei sistemi forestali.

European Consumers ritiene che è improcrastinabile la formazione di un efficiente corpo di Polizia Ambientale in cui sarebbe dovuta evolvere il Corpo Forestale dello Stato invece di essere demansionato ad appendice dei Carabinieri. Essendo, inoltre, i boschi patrimonio strategico nazionale deve essere prevista una centrale unica nazionale per il contrasto agli incendi mentre per la tutela ecologica devono essere maggiormente coinvolti sia il Ministero della Transizione Ecologica che l’ISPRA, solitamente bypassate dal Ministero dell’Agricoltura e Foreste e dal Crea.

European Consumers dettaglierà le proposte di modifiche legislative e impostazioni strategiche per la protezione dei boschi italiani in un documento che sarà inviato al Governo ed è in corso di elaborazione da parte dei suoi consulenti.

Cosa fare in caso di incendio?

Se avvistate un incendio telefonare al 112 (il Numero unico per le emergenze), o al 115 (Vigili del Fuoco) o al 1515 (il numero per le emergenze ambientali).

Se vi trovate nelle immediate prossimità di un incendio mantenete la calma e mettetevi al sicuro individuando una strada, un sentiero o un corso d’acqua, facendo attenzione che non sia sottovento rispetto alle fiamme e a non creare intralcio per i mezzi di soccorso.

Note

[1] Incendi, i nuovi dati Ecomafia e il dossier SISEF. https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/incendi-i-nuovi-dati-ecomafia-di-legambiente-e-il-dossier-sisef/

[2] La catastrofe, in un mese 4mila incendi hanno incenerito il cuore verde della Calabria. https://www.quicosenza.it/news/calabria/419102-la-catastrofe-in-un-mese-4mila-incendi-hanno-incenerito-il-cuore-verde-della-calabria

[3] Legge 21 novembre 2000, n. 353. Legge-quadro in materia di incendi boschivi. Gazzetta Ufficiale n. 280 del 30 novembre 2000. https://www.camera.it/parlam/leggi/00353l.htm

[4] In Sicilia ventiduemila operai forestali, la metà di tutta Italia, uno ogni diciassette ettari di bosco. https://qds.it/in-sicilia-22mila-operai-forestali-meta-di-tutta-italia-uno-ogni-17-ettari-di-bosco-ogni-1-600-in-lombardia/

[5] Corruzione, Protezione civile e diritti dei cittadini. https://www.civicolab.it/corruzione-protezione-civile-e-diritti-dei-cittadini-di-claudio-lombardi/

[6] European Forest Fire Information System EFFIS https://effis.jrc.ec.europa.eu/; Sistema europeo d’informazione sugli incendi boschivi https://www.copernicus.eu/it/sistema-europeo-dinformazione-sugli-incendi-boschivi

[7] Copernicus, Emergency Management Service. https://effis.jrc.ec.europa.eu/apps/effis_current_situation/

[8] GRE 2021. Incendi boschivi, un nuovo paradigma.

www.europeanconsumers.it

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