Storia di una Bio-chimera

“ (…)allo scopo di esaminare il potenziale emergenziale (che è il potenziale di infettare umani) dei CoV di pipistrello in circolazione, abbiamo costruito un virus chimerico che codifica una nuova proteina spike zoonotica CoV – dalla sequenza RsSHC014-CoV che è stata isolata dai pipistrelli dal naso e a ferro di cavallo – nel contesto di una struttura genetica di una SARS-CoV adattata ai topi. Il virus ibrido ci ha consentito di valutare la capacità della nuova proteina spike di causare malattie indipendentemente da altre mutazioni adattive necessarie nella struttura genetica naturale, usando questo approccio, abbiamo caratterizzato una infezione mediata dalla proteina spike SHC014 nelle cellule delle vie respiratorie umane  e in vivo e abbiamo testato l’efficacia di terapie immunitarie disponibili contro SHC014-CoV. Nel complesso, la strategia traduce dati metagenomici allo scopo di aiutare a predire e preparare per virus emergent futuri”[1].

Detta così potrebbe sembrare quello che non è (lo affermano gli stessi editori di Science): ‘sappiamo che questo articolo è stato usato come base di teorie non verificate riguardanti il fatto che il nuovo coronavirus che sta causando il COVID-19 sia stato ingegnerizzato. Non vi sono prove che questo sia vero; gli scienziati credono che un animale sia l’origine più probabile per il coronavirus”.

La pubblicazione dell’articolo risale al 2015 e lo studio è stato realizzato prevalentemente da ricercatori cinesi (guidati dalla Bat-woman Zhengli-Li Shi[2]  per la Cina) e statunitensi supervisionati da Ralph Baric[3] il quale ha collaborazioni con VaxArt, Takeda, Moderna, Eli Lily e Pfizer.

In pratica hanno prelevato dai pipistrelli dal naso a ferro di cavallo (molto comuni in Cina) una proteina e l’hanno innestata su un virus della SARS prelevato dai topi. Ne scaturisce un ‘supervirus’ in grado di attaccare le cellule polmonari umane attraverso una molecola (SHC014) che permette al virus di attaccarsi all’uomo senza passare da specie intermedie come i topi.

I ricercatori spiegano che, comunque, permanevano dei limiti alla trasmissibilità del virus all’uomo. Un problema dovuto alle differenze del recettore ACE2 per SARS-CoV. Cioè la chiave non entrava nella toppa. Quindi i ricercatori hanno pensato di aggirare il problema sintetizzando anche la spike SHC014 e l’anno chiamata SHC014-MA15. Da qui è stata inserita in un topo per ‘massimizzare la patogenesi’ e iniziare a studiare possibili vaccini. Questa costruzione chimerica è stata approvata dal Comitato istituzionale per la biosicurezza dell’Università della Carolina del Nord e dal comitato Dual Use Research of Concern (dual use significa che un elemento può essere usato sia per scopi pacifici che aggressivi).

L’esperimento ha successo: la patogenicità del virus è confermata così come la trasmissibilità tra specie diverse: ora la chiave entra nella toppa.

Quindi si è iniziato a fare ricerca sulle cure. Monoclonali, ad esempio: se ne individuano 4 utili per l’uomo contro la proteina spike SARS-CoV ma si è visto che gli anticorpi hanno un’efficacia marginale. Quindi si è tentata la via dei vaccini già esistenti. Tuttavia anche qui si è riscontata una scarsa protezione soprattutto per i topi anziani. Non solo: la patologia sembrava aumentata danneggiando ulteriormente le cavie.

Parallelamente a questo studio la Dott.ssa Shi ha condotto negli stessi anni e pubblicato sempre nel 2015 un ulteriore studio[4] in cui è stato rilevato che indipendentemente dalle diverse specie di pipistrello, la SARS-CoV e la SARSr-CoV[5] rilevate nei pipistrelli della Cina sud-occidentale, nelle provincie dello Yunnan, Guinzhou e Guangxi, mostravano maggiori elementi in comune rispetto a quelle rilevate nelle provincie sud-orientali, centrali e settentrionali come Hong Kong, Hubei e Shaanxi dove si notavano differenze filogenetiche maggiori rispetto ai SARS-CoV umani e dello zibetto. I ricercatori finiscono per interessarsi in particolare ad una grotta nello Yunnan, vicino alla città di Kunming, con una somiglianza genetica elevata con SARS-CoV umani e dello zibetto ed in gradi di utilizzare l’ACE2 umano come recettore per le cellule respiratorie umane.

Certo, se sono gli stessi ricercatori a dirci che queste ricerche non hanno nulla a che vedere con la pandemia in corso dovremo crederci malgrado le incredibili coincidenze.

Sarebbe molto grave il contrario.

Proprio in questi giorni viene d’altra parte, pubblicato un nuovo studio[6] divulgato da Democrazia Giustizia e Libertà da cui emerge l’esistenza di materiale genetico di proprietà di Moderna con brevetto depositato il 4 febbraio 2016 (9.587.003) nel genoma SARS-CoV-2. Si tratta in particolare della SEQ ID11652, nt 2751-2733.

Appena tre anni prima rispetto alla pandemia e tre mesi dopo la pubblicazione dell’articolo con cui abbiamo aperto questa storia.

Davvero molte coincidenze.

Ad ogni modo risaltano alcuni elementi che dovrebbero rassicurarci. Come la collaborazione tra Cina e Stati Uniti (che la narrativa vorrebbe acerrimi nemici) in un settore che appunto si presta al dual use e realizzati con enti militari. Il centro di Wuhan di cui la Dott.ssa Shi è direttrice, è anche un centro militare.

A tal proposito il Maggiore Joseph Murphy  del DARPA (Defense Advanced Research Project Agency) pubblica l’11 gennaio 2021 un rapporto sull’origine del COVID-19 e afferma che proviene da un progetto chiamato Project Defuse condotto dalla ONG Ecohealth Alliance (legata alla Bill and Melinda Gates Foundation) e finanziato da NIH/NIAID,  National Institute of Allergy and Infectious Diseases diretto da Antony Fauci.

Secondo il Maggiore, DARPA avrebbe ricevuto una proposta di collaborazione nel 2018 chiedendo 14 milioni di dollari  di cui 1 milione da versare al laboratorio di Wuhan. DARPA si rifiuta per problemi di sicurezza. Mentre 86.378, 25 Dollari statunitensi erano stati previsti per testare l’uso di aerosol immunostimolanti in una grotta di pipistrelli in Cina.

Su questo argomento è stata posta una interrogazione parlamentare presso la UE allo scopo di verificare la veridicità di quanto raccontato dal maggiore e chiedendo di aprire una indagine in merito[7].

La domanda è stata posta il 14 gennaio 2022. La risposta non è ancora disponibile.

Una ipotesi nel caso in cui i sospetti dovessero essere confermati: la collaborazione a questo studio parla chiaro, se è stata la Cina, sono stati anche gli Stati Uniti. Oppure tra i due litiganti ci sono delle terze parti che oggi si stanno beffando di tutti noi. Magari basterà seguire l’odore dei soldi. Funziona sempre.

 

Chiara Madaro

[1] Vineet D Menachery , Boyd L Yount, Jr , Kari Debbink , Sudhakar Agnihothram , Lisa E Gralinski , Jessica A Plante , Rachel L Graham , Trevor Scobey , Xing-Yi Ge , Eric F. Donaldson , Scott H Randell , Antonio Lanzavecchia , Wayne A Marasco , Zhengli-Li Shi , Ralph S Baric , ‘A SARS-like cluster of circulating bat coronaviruses shows potential for human emergence’, Nat Med . 2015; 21 (12): 1508–1513; 9 novembre 2015 Doi:  10.1038 / nm.3985

 

[2] Direttrice del Center for Emerging Infectious Diseases at the Wuhan Institute of Virology (WIV), BSL4, da dove si pensa sia uscito il virus che ha provocato la pandemia.

[3] Dipartimento di Epidemiologia, School of Public Health, Università del North Carolina, Chapel Hill

[4] Ben Hu , Lei-Ping Zeng , Xing-Lou Yang , Xing-Yi Ge, Wei Zhang, Bei Li, Jia-Zheng Xie, Xu-Rui Shen,, Yun-Zhi Zhang, Ning Wang, Dong-Sheng Luo, Xiao-Shuang Zheng, Mei-Niang Wang, Peter Daszak, Lin-Fa Wang, Jie Cui , Zheng-Li Shi, ‘Discovery of a rich gene pool of bat SARS-related coronaviruses provides new insights into the origin of SARS coronavirus’, 30 novembre 2017 in: https://journals.plos.org/plospathogens/article?id=10.1371/journal.ppat.1006698; https://doi.org/10.1371/journal.ppat.1006698

[5] SARSr-CoV significa SARS related Coronavirus del genere Betacoronavirus e sottogenere Sarbecovirus.

[6] Balamurali K. Ambati, Akhil Varshney, Kenneth Lundstrom, Giorgio Palù, Bruce Uhal, Vladimir Uversky, Adam Brufsky, ‘MSH3 Homology and Potential Recombination Link to SARS-CoV-2 Furin Cleavage Site’, disponibile in: https://doi.org/10.3389/fviro.2022.834808 https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fviro.2022.834808/full

[7] Virginie Joron, Question for written answer E-000179/2022 to the Commission, Rule 138, ‘Covid 19: made in China, financed by the US’, disponibile in: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-9-2022-000179_EN.html

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