Inquinamento transfrontaliero e radioattività a Roma e nel Lazio

Dal 24 febbraio, l’impianto di Chernobyl è sotto il controllo russo. L’Autorità di sicurezza nucleare ucraina (Nsriu -State Nuclear Regulatory Inspectorate of Ukraine) ha comunicato che il sito è ancora gestito dall’operatore ucraino e non vi sono elementi di criticità relativi alla sicurezza. Ma il giorno seguente alla presa dell’area intorno alla centrale (25 febbraio), sono stati registrati dei livelli anomali di radioattività e non è chiaro il motivo di tali incrementi. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica non sono stati rilevati segni di distruzione o vittime sul sito. Tuttavia, insorgono motivi di preoccupazione nelle popolazioni vicine a seguito degli eventi recenti per i rischi determinati dai combattimenti presso la Base Nucleare di Chernobyl e molte persone hanno cominciato a considerare tutti i possibili rimedi, per la maggior parte basati su sostanze a base di iodio.

Il Ministero della Difesa Ucraino ha affermato che i lavoratori dell’impianto sarebbero stati presi in ostaggio dalle truppe russe e che i livelli di radiazioni nella zona di esclusione sono aumentati vertiginosamente. I sensori di radiazione hanno mostrato livelli di raggi gamma in aumento da 3.090 nSv/h alle 20:00 del 24 febbraio a 65.000 nSv/h (234.000 mSc/h) appena due ore dopo[1].

Il direttore ISIN – Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione, Maurizio Pernice, ha affermato in una recente intervista[2] che in alcuni punti della zona di esclusione intorno al sito di Chernobyl, i sistemi di monitoraggio e misura hanno rilevato un innalzamento della radioattività nell’ambiente fino a 15 volte il valore medio misurato nel 2021.

Il fenomeno risulta confinato all’interno della zona di esclusione interdetta a seguito dell’incidente del 1986 e, probabilmente, è dovuto al passaggio di mezzi militari pesanti che hanno provocato la sospensione di radionuclidi depositati al suolo; in proposito, nella zona di esclusione sono presenti molte trincee create dopo l’incidente dove sono stati sotterrati i rifiuti radioattivi prodotti durante le fasi di mitigazione e gestione dell’incidente”.

Sul sito “si trovano anche infrastrutture costruite per gestire il combustibile nucleare utilizzato durante l’esercizio dei quattro reattori ed i rifiuti nucleari provenienti dal loro smantellamento; si tratta di circa 2400 t di combustibile nucleare esaurito per la maggior parte stoccato nelle piscine del deposito di stoccaggio, 10.000 m3 di rifiuti radioattivi ad alta attività e 20.000 m3 di rifiuti liquidi e semiliquidi stoccati nei depositi temporanei”.

Il 26 febbraio ,’Ispettorato statale Ucraino per la regolamentazione nucleare dicendo che a seguito del bombardamento di massa di Kiev con tutti i tipi di armi antiaeree e missilistiche a disposizione della Federazione Russa, i missili hanno colpito il sito di smaltimento delle scorie radioattive della filiale di Kiev dell’impresa statale specializzata ‘Radon’ [3].

Al 27 febbraio dai dati del Joint Center Europeo effettivamente si osserva un’anomalia a Bragin in Ucraina con un picco di 490 nS/h, 40 avolte al di sopra del valore di parametro .

 

 

Monitoraggio ambientale della radioattività. Joint Research center. 27 febbraio 2022. https://remap.jrc.ec.europa.eu/Simple.aspx

 

E se ne osservava una ancor maggiore a Taxenbach in Austria rimasto inspiegato.

 

Monitoraggio ambientale della radioattività. Joint Research center. 27 febbraio 2022. https://remap.jrc.ec.europa.eu/Simple.aspx

Per l’Italia, dove i livelli maggiori, fino a 292 nS/h, corrispondenti a 2.6 mS/annui (circa 25 volte il valore di parametro del D. Lgs. 28/2016) sono stati registati il 20, il 22 e il 25 febbraio e confermato il 5 marzo vicino a Ispra in Lombardia, sede proprio del Joint Research Center.

Il picco ad Ispra, sul lago Maggiore, ancora presente al 5 marzo (https://remap.jrc.ec.europa.eu/Advanced.aspx.

 

Nella notte tra il 3 e il 4 marzo le truppe di Putin hanno conquistato dopo intensi combattimenti Zaporizhzhia, centrale atomica sul fiume Dnepr, che ospita sei dei quindici reattori nucleari del Paese. I russi avrebbero preso di mira la centrale con tiri di artiglieria pesante e sventagliate di mitra che avrebbero causato un incendio in una parte dell’impianto dedicata agli addestramenti.

Al 5 marzo la situazione della radioattività ambientale non sembra mostrare significativi picchi anche se valori elevati rispetto al fondo naturale si registrano per il territorio balcanico che sarà opportuno dettagliare nei prossimi giorni.

 

Monitoraggio ambientale della radioattività. (dati da: Joint Research center. 5 marzo 2022). European Annual Terrestrial Gamma Dose Map (dati: Europen Commission[4]).

 

La sicurezza degli impianti nucleari sembra tuttavia rientrare tra gli interessi della Russia che pagherebbe direttamente le conseguenze di una diffusione di materiale radioattivo.

Sarebbe comunque opportuno che la popolazione italiana tutta conoscesse meglio la problematica della radioattività non solo in relazione a eventi internazionali, ma anche alle situazioni locali in cui vivono milioni di cittadini. Situazioni già preoccupanti che potrebbero aggravarsi ulteriormente in presenza di nubi radioattive.

Il Piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche, di cui al DPCM 19 marzo 2010[5], inserisce la rete automatica dell’ISIN di monitoraggio radiologico dell’ambiente, rete GAMMA, nel sistema di allertamento nazionale, con il compito di segnalare la radioattività dovuta al passaggio di una eventuale nube radioattiva, quella che si deposita al suolo naturalmente e quella di fondo locale.

Il decreto legislativo 101/2020[6] definisce finalità e principi del sistema di radioprotezione e i limiti di esposizione. I dati sulla Radioattività ambientale sono raccolti dalla rete ISORAD, a cui partecipano per il monitoraggio le ARPA e le ARTA e sono pubblicati dall’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN)[7].

La rete RESORAD consiste in un insieme di strutture, istituti ed enti idoneamente attrezzati con laboratori in grado di effettuare determinazioni radiometriche in matrici ambientali e alimentari[8]. I campioni sono raccolti in varie matrici con periodicità diversa a seconda della matrice.

Il livello di radioattività naturale cambia fortemente di regione in regione e anche a livello provinciale. In Italia il Lazio, per via della presenza di elementi costitutivi vulcanici, è la regione a più elevata presenza di radioattività con un livello di 3 e 4 milliSievert all’anno. All’opposto c’è la Val d’Aosta con il livello più basso in Italia”. A livello europeo[9] vi è un punto caldo di radiazione gamma naturale e di gas radon nella zona Tirrenica, in concomitanza con le formazioni dei vulcani laziali e campani.

Mappa della concentrazione totale stimata di torio negli strati superiori del suolo in Europa (dati: European Commission[10]). Mappa europea del radon indoor (Bq/m3)

 

 

Dose Gamma assorbita in aria per esposizioni a radiazioni cosmica e terrestre (dati ISPRA[11]). Carta tematica delle concentrazioni medie comunali di radon (Dati da ISIN[12]).

 

Tra le città monitorate particolare interesse hanno le provincie di Roma e Viterbo che, per caratteristiche idrogeologiche, influenzate dal vulcanismo laziale, hanno valori assai significativi ben evidenziati ad esempio dalle concentrazioni di uranio e torio[13].

 

Concentrazione di Uranio nei substrati (Dati da European Commission, 2019). Concentrazione di Torio nei substrati (Dati da European Commission, 2019).

 

Ad esempio nel 2011, poco dopo Fukushima un bollettino diramato dalla Protezione Civile affermava, escludendo rischi per il personale, che la misura della radioattività di fondo effettuata dai tecnici della Protezione Civile sul tetto dell’Ambasciata di Tokyo dava un valore di 0.04 microSievert/ora, mentre il valore di radioattività ambientale tipico della città di Roma è di 0.25 microSievert/ora, circa 6 volte maggiore.

A Roma, che ha una radiazione di fondo relativamente bassa rispetto ai territori collinari circostanti, molto dipende dai materiali da costruzione e dalle caratteristiche dei tufi locali. Come ha a suo tempo affermato il segretario del Comitato Italiano Rilancio Nucleare (Cirn), Giorgio Prinzi la quantità di radioattività può essere localmente superiore a quella presente nella zona rossa di Chernobyl, dove si registra un valore di 500 Rem (misura della dose di radiazioni necessaria a produrre un effetto biologicamente dannoso), mentre in alcuni lastricati di Roma si raggiungono 800 Rem, a causa dei sampietrini contenenti torio. Nelle catacombe di Priscilla si arriva a 4800 Rem, mentre la Stazione di New York, costruita quando ancora non erano stati studiati i fenomeni della radioattività, ha 1000 Rem, il doppio di Chernobyl[14].

Dati da: https://studiotechnikos.com/radon-in-italia/

 

Ufficialmente non vi sono minacce dirette per i cittadini, ma l’effetto cumulativo di un’eventuale nube proveniente da qualsiasi incidente nucleare anche a distanza potrebbe rappresentare un rischio almeno per alcune fasce di popolazione.

È interessante notare che Roma non è inclusa nella mappa aggiornata in tempo reale della JRC a cui ci siamo sopra riferiti come si può verificare osservando il dettaglio per l’Italia del Tasso di Dose Gamma.

 

Particolare del Tasso di Dose Gamma  (Dati da: https://remap.jrc.ec.europa.eu/Simple.aspx)

European Consumers aggiornerà costantemente iscritti e simpatizzanti sull’evolversi della situazione della radioattività esaminando con particolare attenzione i punti caldi che emergeranno dalle osservazioni ufficiali. In preparazione anche informazioni per una corretta gestione dei rimedi per l’esposizione a radionuclidi.

 

Note

[1] Chernobyl: la Russia che sequestra una centrale nucleare potrebbe causare un incidente “che diffonderebbe radiazioni in tutta Europa” https://inews.co.uk/news/world/chernobyl-russia-nuclear-power-plant-accident-spread-radiation-europe-ukraine-experts-1484504

[2] A Chernobyl aumenta la radioattività, ecco perché non preoccuparsi. https://www.informazione.it/a/08B19184-E04F-4A4F-89FB-01A458F52773/A-Chernobyl-aumenta-la-radioattivita-ecco-perche-non-preoccuparsi

[3] Missili russi sul sito di smaltimento delle scorie radioattive. È allarme, ma Kiev non cade. https://www.iltempo.it/esteri/2022/02/27/news/scorie-radioattive-kiev-radon-missili-incendio-zona-protezione-sanitaria-guerra-ucraina-russia-30632479/

[4] Cinelli, G., De Cort, M. & Tollefsen, T. (Eds.), European Atlas of Natural Radiation, Publication Office of the European Union, Luxembourg, 2019. https://data.jrc.ec.europa.eu/collection/id-0057

[5] Decreto del Presidente del Consiglio Dei Ministri 19 marzo 2010 Piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche. GU Serie Generale n.119 del 24-05-2010 – Suppl. Ordinario n. 96. https://www.gazzettaufficiale.it/gunewsletter/dettaglio.jsp?service=1&datagu=2010-05-24&task=dettaglio&numgu=119&redaz=10A05644&tmstp=1274960276140

[6] Decreto Legislativo 31 luglio 2020, n. 101 https://www.elettrosmog.it/download/Dlgs-110-2020-Radon.pdf

[7] La sorveglianza  della  radioattività ambientale in Italia. www.isinucleare.it/Fcontenuto_redazione_isin/Frapp_radamb_2019.pdf

[8] Partecipano alla Rete RESORAD, REte nazionale di SOrveglianza della RADioattività ambientale (https://www.snpambiente.it/la-rete-nazionale-di-sorveglianza-della-radioattivita-ambientale-resorad/): Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione – ISIN – con funzioni di indirizzo e coordinamento

Agenzia Provinciale per l’Ambiente e la tutela del clima – Provincia autonoma di Bolzano – APPA Bolzano

Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente – Provincia autonoma di Trento – APPA Trento

Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente dell’Abruzzo – ARTA Abruzzo

Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Basilicata – ARPAB

Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Calabria – ARPACAL

Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania – ARPAC

Agenzia Regionale per la Prevenzione, l’Ambiente e l’Energia dell’Emilia Romagna – ARPAE

Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Friuli Venezia Giulia – ARPA FVG

Agenzia Regionale Protezione Ambientale del Lazio – ARPA Lazio

Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure – ARPAL

Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Lombardia – ARPA Lombardia

Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale delle Marche – ARPAM

Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Molise – ARPA Molise

Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Piemonte – ARPA Piemonte

Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente della Puglia – ARPA Puglia

Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Sardegna – ARPAS

Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Sicilia – ARPA Sicilia

Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana – ARPAT

Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale dell’Umbria – ARPA Umbria

Agenzia Regionale Protezione Ambiente Valle d’Aosta – ARPA VDA

Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto – ARPAV

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana

Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata

Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise – IZSAM

[9] Le carte europee della radioattività possono essere consultate al sito https://remap.jrc.ec.europa.eu/

[10] Cinelli, G., De Cort, M. & Tollefsen, T. (Eds.), European Atlas of Natural Radiation, Publication Office of the European Union, Luxembourg, 2019. https://data.jrc.ec.europa.eu/collection/id-0057

[11] Dose Gamma assorbita in aria per esposizioni a radiazioni cosmica e terrestre. https://annuario.isprambiente.it/ada/downreport/html/7051#C7051

[12] Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Naturale e la Radioprotezione. https://www.isinucleare.it/it/radioprotezione-radioattivita-ambientale

[13] Cinelli, G., De Cort, M. & Tollefsen, T. (Eds.), European Atlas of Natural Radiation. Publication Office of the European Union, Luxembourg, 2019. . https://data.jrc.ec.europa.eu/collection/id-0057

[14] Roma più radioattiva di Chernobyl. https://www.edilizia.com/Roma-piu-radioattiva-di-Chernobyl

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