La neolingua UE confonde bioeconomia con bioindustria e biochimica favorendo deforestazione e degrado ambientale

Abbiamo assistito negli ultimi anni a un uso improprio del termine bioeconomia per definire quella che è semplice bioindustria o biochimica, cioè un’economia che fa ricorso a materiali “bio”, cercando di dare una parvenza di uso “sostenibile” delle materie prime di origine naturale. In realtà bioeconomia significa economia al servizio della vita e quindi essenzialmente ecologica e a minimo impatto ambientale.

La Bioeconomia, nella teoria economica proposta da Nicholas Georgescu-Roegen[1], si riferiva a un’economia ecologicamente e socialmente sostenibile. Secondo la Commissione europea, la bioeconomia è un’economia che usa le risorse biologiche, proveniente dalla terra e dal mare, così come i rifiuti, come input per la produzione alimentare, mangimistica, industriale ed energetica. Si tratta quindi di bioproduzione, non di un’economia favorevole alla qualità della vita biologica oltre che a quella umana.

Molte delle attuali attività e politiche economiche “verdi” comprese quelle che si richiamano alla “bioeconomia” sono basate sul paradigma riduzionista, meccanicista e utilitarista, sul dogma della crescita economica e della competizione, designate dalle pratiche neoliberiste, che hanno prodotto le problematiche e i guasti a cui politiche “green” si propongono come “soluzione”.

Tali iniziative propongono la stessa logica industrialista alla base dell’economia “fossile”. L’attuale strategia europea e italiana di Bioeconomia facilita la dipendenza da risorse non sostenibili e non rinnovabili e dalle importazioni» motivo per cui si rende necessaria una rielaborazione e un adeguamento.

Non è un caso che nell’ultima versione della Strategia Europea per la Bioeconomia risultano assenti i termini rilevanti per indirizzare le azioni come l’impronta ecologica[2] o l’overshootday[3] ignorando di fatto le acquisizioni scientifiche degli ultimi anni che hanno inserito l’economia nella cornice della conoscenza e del rispetto dell’ambiente. Il termine impronta ecologica era invece presente nella versione del 2012.

La Strategia Europea per la Bioeconomia come formulata è fortemente impattante sulla biodiversità e i cambiamenti climatici. Inoltre, essendo basata sulla digitalizzazione e l’alta tecnologia, necessita di risorse non rinnovabili, la maggior parte delle quali localizzate all’estero con riferimento specifico alle terre rare con un consequenziale aumento della dipendenza dalle importazioni.

Con riferimento specifico alle bioenergie, le disposizioni del piano Fit for 55[4] minano l’aumento dello stoccaggio del carbonio e della biodiversità nella UE, incoraggiano la deforestazione globale richiedendo che venga utilizzata più terra ai tropici per soddisfare la domanda europea di prodotti agricoli e legno, danneggerà la sicurezza alimentare anche in paesi terzi.

Tali disposizioni trattano la biomassa come “carbon neutral”, nonostante la combustione di biomassa rilasci più carbonio rispetto alla combustione di combustibili fossili, e premiano chi brucia biomassa indipendentemente dal tasso di deforestazione e di perdita di a questo associato.

La legislazione proposta provocherà questi effetti incoraggiando un uso molto maggiore della bioenergia, indipendentemente dai suoi effetti sull’uso globale del suolo e sul carbonio immagazzinato nelle foreste esistenti.

È di fatto un incoraggiamento non solo a bruciare biomasse di scarto, ma a raccogliere e bruciare più legno dalle foreste e a dedicare milioni di ettari di terreni agricoli alla bioenergia, con grave ed irreversibile danno per la biodiversità, le foreste, il clima e la stessa economia. Ciò aumenterebbe sostanzialmente l’impronta di carbonio globale dell’Europa[5] e la dipendenza dalle importazioni di prodotti alimentari da paesi terzi.

La combustione delle biomasse legnose produce, inoltre, inquinamento atmosferico soprattutto da PM10 e da PM2,5 più di qualsiasi altra fonte energetica provocando in Italia circa 20 mila morti premature stimate per anno. Una strategia di bioeconomia dovrebbe pertanto, per coerenza e affidabilità, disporre la revoca degli incentivi statali alle biomasse e rinunciare all’utilizzo energetico industriale del legno, senza possibilità di equivoci. L’uso sostenibile del legno va favorito in sostituzione della plastica, come materiale da opera per cantieristica, edilizia, materiali di consumo.

Diverse decine di scienziati hanno inviato nel giugno 2022 una lettera pubblica[6] ai Governi degli Stati Membri dell’Unione Europea e al Parlamento europeo in merito alle preoccupazioni relative alle disposizioni UE in materia di bioenergia.

L’impostazione del piano Fit for 55 da parte della Commissione europea prevede un aumento di quattro volte dell’importazione europea di legno per la bioenergia entro il 2050. Prevede inoltre che le colture energetiche entro il 2050 occuperanno 22 milioni di ettari in Europa, circa un quinto dei terreni coltivati, in competizione con i terreni per la produzione alimentare europea e il ripristino degli ecosistemi naturali!”

Modifiche ragionevoli possono evitare questi effetti indesiderati. È necessario ad esempio eliminare il credito climatico per la combustione della biomassa forestale primaria.

L’UE ha il potenziale per ridurre la superficie di cui si appropria a causa di una popolazione stabile o in declino, dell’aumento della resa dei raccolti con metodi biologici e del potenziale culturale per ridurre i suoi livelli di consumo di carne e prodotti di origine animale.

I processi di applicazione delle politiche “verdi” devono basarsi su ricerche, studi e analisi di esperienze concrete, orientate a una bioeconomia integrata e in armonia con la vita e le leggi della natura. È necessaria un’attività sinergica tra mondo scientifico e accademico, comunità territoriali e società civile in coerenza con l’approccio eco-sistemico dichiarato dalla Convenzione sulla diversità biologica[7] e inserito nella Strategia nazionale sulla biodiversità[8].

Sono obbligatorie strategie che favoriscano l’agroecologia e, più in generale, modelli virtuosi di agricoltura in grado di salvaguardare la biodiversità, le matrici vitali e l’equilibrio del ciclo biogeochimico, di rigenerare l’ambiente e il territorio, secondo una visione sistemica dell’ambiente inteso quale fondamento del palinsesto territoriale e paesaggistico.

Gli unici modelli di produzione ed economia realmente sostenibili devono basarsi sulla diversità, sulla resilienza, sui beni relazionali e sulla partecipazione. L’innovazione tecnologica deve compiersi in parallelo all’innovazione sociale per l’integrazione e la valorizzazione delle conoscenze ecologiche nei diversi contesti.

Tutti questi argomenti saranno approfonditi il 12 e 13 dicembre a Roma, presso la Società Geografica Italiana (Via della Navicella 12), dove si terrà la Conferenza scientifica multidisciplinare “Dalla Strategia di bioeconomia della Commissione europea all’Economia integrata e in armonia con la vita e le leggi della natura: analisi, pratiche, esperienze, attività”

 

Per informazioni:

www.osservatoriobioeconomia.it

Per approfondire

La Strategia di bioeconomia è sostenibile? Territori, impatti, scenari

http://www.societadeiterritorialisti.it/wp-content/uploads/2016/01/Ricerche-e-Studi-Territorialisti_Vol.-8_La-Strategia-di-bioeconomia-e-sostenibile.pdf

Riferimenti

[1] Nicholas Georgescu-Roegen, Bioeconomia, Verso un’altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile, pag. 211, Torino, Bollati Boringhieri, 2003.

[2] Wackernagel M., Rees W., 2008. L’impronta ecologica. Come ridurre l’impatto dell’uomo sulla terra, Edizioni Ambiente, Milanoed. Originale 1996.

[3] Catton W.R., 1980. Overshoot: the ecological basis of revolutionary change, University of Illinois Press, Champaign.

[4] Pronti per il 55%. https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/fit-for-55-the-eu-plan-for-a-green-transition/

[5] Scienziati al PE contro biomasse a uso energetico https://www.rivistadiagraria.org/news/scienziati-al-pe-biomasse-uso-energetico/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=isde_italia_news_780&utm_term=2022-07-19. L’Osservatorio Interdisciplinare sulla Bioeconomia ha inviato la lettera ai Deputati e ai Senatori della Repubblica Italiana, al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri chiedendo una loro attivazione a sostegno della richiesta avanzata dagli scienziati. Si chiede alle testate giornalistiche di promuovere questa importante iniziativa e Si invitano i cittadini di farsi promotori di tale richiesta presso le istituzioni e di diffondere questa iniziativa ai propri contatti e attraverso i social.

[6] Scienziati al parlamento europeo contro le biomasse a uso energetico: il pacchetto “FIT FOR 55” causerà deforestazione e danneggerà la sicurezza alimentare. https://www.europeanconsumers.it/2022/06/26/scienziati-al-parlamento-europeo-contro-le-biomasse-a-uso-energetico-il-pacchetto-fit-for-55-causera-deforestazione-e-danneggera-la-sicurezza-alimentare/

[7] Decisione 93/626/CEE del Consiglio relativa alla conclusione della convenzione sulla diversità biologica

Convenzione sulla diversità biologica. https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/summary/convention-on-biological-diversity.html#:~:text=La%20convenzione%20si%20pone%20tre,dallo%20sfruttamento%20delle%20risorse%20genetiche; CBD – Convenzione di Rio de Janeiro. https://www.mite.gov.it/pagina/cbd-convenzione-di-rio-de-janeiro

[8] Strategia Nazionale per la Biodiversità 2020. https://www.mite.gov.it/pagina/strategia-nazionale-la-biodiversita-2020; Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030. https://www.mite.gov.it/pagina/strategia-nazionale-la-biodiversita-al-2030

 

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