European Consumers procederà a livello europeo e internazionale contro gli emendamenti alla legge sulla caccia che elimina le norme di tutela per le specie protette

Il 22 dicembre la Commissione bilancio di Montecitorio ha approvato un emendamento alla Manovra Economica che consente la caccia nelle aree protette e perfino in città senza badare ai divieti o alla chiusura della stagione venatoria.

La Proposta emendativa pubblicata nel Bollettino delle Giunte e Commissioni del 14/12/2022 attua delle sostanziali Modifiche all’articolo 19 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”[1].

Il primo firmatario è Tommaso Foti e prevede la possibilità di abbattere fauna selvatica per “motivi di sicurezza” anche all’interno delle aree protette e urbane.

Si elimina il controllo, esercitato selettivamente mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (ora ISPRA) presente nella precedente versione della legge.

La proposta, nel modificare l’art. 19 della L. 157/1992[2], elimina la priorità per i cosiddetti “metodi ecologici” secondo i quali solo dopo avere tentato senza successo questa opzione è possibile ricorrere agli abbattimenti. Inoltre la modifica indica esplicitamente la possibilità di sparare “nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane”

Non si tratta di un piano per il contenimento dei cinghiali, ma di una norma generale applicabile a tutta la fauna selvatica. I piani dedicati alla gestione del tema cinghiali già esistono e vengono applicati da anni da parte delle regioni ed esiste già un piano straordinario per la gestione della Peste Suina Africana.

Il provvedimento affida di fatto la gestione di un’attività di interesse pubblico (il controllo della fauna selvatica) a soggetti privati (i cacciatori) togliendo ogni reale controllo alle autorità pubbliche riducendola ad un mero coordinamento, lasciando indefinite le modalità concrete di definizione di questi piani.

La misura ignora l’importanza dei metodi di prevenzione e di gestione alternativi, come le catture, e di evitare l’accesso della fauna selvatica a fonti di cibo di origine antropica[3].

Secondo il testo della norma il controllo dipenderà solo dalle regioni. Il Ministero dell’Ambiente non avrà competenza. Viene eliminata la necessità di acquisire un parere vincolante di ISPRA. I corsi di formazione non saranno effettuati non da ISPRA, ma da indefiniti organi regionali. Nulla in merito alle caratteristiche o alla qualità degli stessi. I pareri non arriveranno né da tecnici né da politici perché semplicemente non sono previsti.

La modifica prevede di destinare 500.000 euro all’anno per incrementare il fondo di cui all’art. 24 della Legge 157/1992. Questa somma sarebbe destinata a fronteggiare l’emergenza causata dai danni provocati dalla fauna selvatica e in particolare dagli ungulati.

Leggendo l’art. 24 della L. 157/1992 risulta che il 95% di queste risorse pubbliche sono destinate alle associazioni venatorie e suddivise in base al numero di soci, senza nessuna indicazione sull’uso che ne devono fare né alcun obbligo di rendicontazione.

Si legge nell’emendamento (Art. 78-bis. Modifiche all’articolo 19 della legge 11 febbraio 1992, n. 157) al paragrafo 2:

Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, per la tutela della biodiversità, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche e per la tutela della pubblica incolumità e della sicurezza stradale provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane, anche nei giorni di silenzio venatorio e nei periodi di divieto.

Proseguendo poi:

Le attività di contenimento di cui al primo periodo non costituiscono esercizio di attività venatoria. Qualora i predetti metodi si rivelino inefficaci, le regioni e le province autonome possono autorizzare, sentito l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, piani di abbattimento controllo numerico mediante abbattimento o cattura.

Il paragrafo originale affermava, invece, che:

Qualora l’Istituto verifichi l’inefficacia dei predetti metodi le regioni e le province autonome possono autorizzare, piani di abbattimento

Tali piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali. Queste ultime potranno altresì avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purché muniti di licenza per l’esercizio venatorio, nonché delle guardie forestali e delle guardie comunali munite di licenza per l’esercizio venatorio.

Quindi si passa dall’autorizzazione da parte di un Ente di Controllo Scientifico (ISPRA) a una mera consultazione dello stesso.

I piani di abbattimento secondo l’emendamento saranno coordinati dal Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri che potranno avvalersi di cacciatori riconosciuti, guardie venatorie e agenti di polizia locale o provinciale con lo scopo di organizzare battute di caccia nel cuore delle città o nelle aree protette[4]:

(…) attuati dai cacciatori iscritti agli ambiti territoriali di caccia o nei comprensori alpini delle aree interessate, previa frequenza di corsi di formazione autorizzati dagli organi competenti a livello regionale e sono coordinati dagli agenti delle Polizie provinciali o regionali.

Le autorità deputate al coordinamento dei piani di abbattimento possono altresì avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purché muniti di licenza per l’esercizio venatorio, delle guardie venatorie, degli agenti delle polizie locali, nonché del personale del comando unità per la tutela forestale ambientale e agroalimentare dell’arma dei carabinieri.

Oltre al favore alle lobby della caccia e delle armi si fa anche un favore al commercio delle carni giacchè:

Gli animali abbattuti durante le attività dei controlli sono sottoposti all’analisi igienico sanitaria e in caso negativo, sono destinati al consumo alimentare.

Il tutto senza considerare gli effetti e i rischi sulla popolazione nel caso delle zone urbane e su equilibri e altre specie nelle aree tutelate.

È inoltre aggiunto un nuovo articolo:

Art. 19-bis. Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica)

“Con decreto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e sentito, per quanto di competenza, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e previa intesa in sede di conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano è adottato entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il piano straordinario per la gestione ed il contenimento della fauna selvatica, di durata quinquennale e adottato.

Il Piano costituisce lo strumento programmatico, di coordinamento e di attuazione dell’attività di gestione e contenimento numerico della presenza della fauna selvatica sul territorio nazionale mediante abbattimento e cattura.

Le attività di contenimento disposte nell’ambito del Piano non costituiscono esercizio di attività venatoria e sono attuate anche nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane, nei giorni di silenzio venatorio e nei periodi di divieto.

l Piano è attuato e coordinato dal Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dell’Arma dei Carabinieri, il quale può avvalersi dei cacciatori iscritti agli ambiti territoriali di caccia o nei comprensori alpini, delle guardie venatorie, degli agenti delle Polizie locali e provinciali munite di licenza per l’esercizio venatorio, nonché dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali il Piano trova attuazione, purché muniti di licenza per l’esercizio venatorio”.

La norma consentirà non solo di cinghiali ma anche di specie protette come lupi, orsi, volpi e altro in totale violazione della direttiva 92/43/CE “Habitat” e dell’articolo 9 della Costituzione che “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”.

In conclusione la decisione di favorire l’abbattimento di animali, protetti e non, in aree vietate alla caccia non ha basi scientifiche, è un favore alla lobby venatoria e delle armi oltre che al crescente circuito della carne di selvaggina, viola la costituzione, la strategia per la biodiversità e le normative a difesa degli habitat e delle specie europee e nazionali.

Per questi motivi European Consumers presenterà esposto all’Unione europea affinchè l’Italia sarà messa in mora con l’avvio di una procedura d’infrazione contro il governo italiano.

Note

[1] Proposta emendativa 78.015. in V Commissione in sede referente riferita al C. 643-bis. http://documenti.camera.it/apps/emendamenti/getPropostaEmendativa.aspx?contenitorePortante=leg.19.eme.ac.643-bis&tipoSeduta=1&sedeEsame=referente&urnTestoRiferimento=urn:leg:19:643:bis:null:com:05:referente&dataSeduta=20221220&idPropostaEmendativa=78.015.&position=20221220

[2] LEGGE 11 febbraio 1992, n. 157 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. (GU Serie Generale n.46 del 25-02-1992 – Suppl. Ordinario n. 41). https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1992/02/25/092G0211/sg

[3] Fact-checking sul provvedimento che consentirà la caccia in città. https://www.wwf.it/pandanews/societa/politica/fact-checking-sullemendamento-caccia-selvaggia/

[4] Il surreale emendamento che autorizza la caccia in città. E a mangiare gli animali uccisi. https://www.wired.it/article/caccia-citta-aree-protette-emendamento-fratelli-italia/

Nella foto di anteprima Tommaso Foti, primo firmatario dell’emendamento 

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