Giù le armi nel nome della Legge. In giudizio Leonardo e Stato italiano

COPERTINA ARTICOLO GIU LE ARMI

European Consumers Aps appoggia AssoPacePalestina, A Buon Diritto, ATTAC Italia, ARCI, ACLI, Pax Christi, Un Ponte Per,  le associazioni che Giovedi 20 novembre 2025 presso la sede della Fondazione Lelio e Lisli Basso a Roma hanno presentato l’iniziativa legale partita il 29 settembre 2025, contro Leonardo e lo Stato italiano, citati in giudizio presso il Tribunale civile di Roma a difesa dalla cittadina palestinese Hala Abulebdeh, attraverso gli Avvocati Luca Saltalamacchia e Veronica Dini, affiancati dagli Avvocati Michele Carducci e Antonello Ciervo. Le associazioni chiedono che siano annullati i contratti di vendita e la fornitura di armi all’IDF. da parte di Leonardo Spa e delle sue controllate allo Stato di Israele, a causa delle gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani a Gaza, nella Cisgiordania e a Gerusalemme.

L’atto si basa sulla violazione dell’articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, della legge n. 185 del 1990, che regola l’esportazione di armamenti e vieta l’esportazione di armi verso Paesi in stato di conflitto armato, la cui violazione delle convenzioni internazionali sia manifesta, o verso Paesi i cui governi siano responsabili di gravi violazioni dei diritti umani fondamentali, della Convenzione delle Nazioni Unite sul Genocidio del 1948 secondo la quale fornire assistenza (come armi) a uno Stato che si ritiene stia commettendo un genocidio può configurare una complicità dello Stato in crimini internazionali, del Trattato sul Commercio delle Armi dell’ONU (ATT) il quale all’Articolo 6 vieta agli Stati Parte di autorizzare il trasferimento di armi convenzionali qualora siano a conoscenza, al momento dell’autorizzazione, che tali armi potrebbero essere utilizzate per la commissione di atti di genocidio, crimini contro l’umanità o gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra e sulla violazione dei Codici Etici di Leonardo SpA, in quanto Israele utilizza la guerra come strumento di oppressione e risoluzione delle controversie internazionali.

Lo Stato italiano è coinvolto in quanto, essendo azionista di maggioranza di Leonardo, ha obblighi di vigilanza sull’esportazione di armi.

Le associazioni promotrici dell’iniziativa legale intervengono in ragione delle gravi violazioni dei diritti umani e del sistema di apartheid che si consumano in quelle terre e a sostegno della Dott.ssa Hala Abulebdeh, residente in Scozia, che ha perso la sua famiglia (genitori, quattro sorelle e un fratello) a Khan Younis, Gaza, a seguito dei bombardamenti israeliani. Hala Abulebdeh ha, quindi, intrapreso ricerche e raccontato la sua storia sul blog “Palestine Deep Dive: https://www.youtube.com/watch?v=Ck-oDy1D5XA.

Il ricorso mira a vietare la futura vendita di armi e tecnologie militari a Israele, in particolare quelle utilizzate contro la popolazione palestinese ovvero componenti per velivoli F-35, Aermacchi M-346, radar di difesa, autocarri, cannoni navali, elicotteri AW119K e componenti per bombe GBU-39, utilizzate in attacchi che hanno causato la morte di civili, tra cui bambini.

Tutto ciò avviene malgrado Leonardo sia soggetta al “Nexus” tra Stato e imprese, come riconosciuto dal Piano di Azione Nazionale su Impresa e Diritti Umani 2021-2026 e malgrado dopo il 7 ottobre 2023 si siano verificate uccisioni indiscriminate di civili da parte delle Forze di Difesa Israeliane.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (“OCHA”) ha fornito d’altra parte, dati impressionanti su morti, feriti e distruzione nella Striscia di Gaza https://www.ochaopt.org/content/reported-impact-snapshot-gaza-strip-17-september-2025.

L’iniziativa ha precedenti simili e recenti come il contenzioso interstatale del 1 marzo 2024 tra il Nicaragua che ha accusato la Germania davanti alla Corte Internazionale di Giustizia (CIG), ancora una volta in merito alla fornitura di armi allo Stato di Israele per la violazione dell’obbligo di prevenire il genocidio. Le conclusioni della CIG, pur non vincolanti direttamente per un tribunale interno, stabiliscono un importante quadro di plausibilità sul “serio rischio” di genocidio.

L’iniziativa è un’occasione per ricordare, ancora una volta nella storia degli ultimi decenni, come esistano limiti che, al di là di ogni legge e accordo internazionale, non dovrebbero essere mai superati.

Ne parliamo con il Prof. Michele Carducci, Professore ordinario di Diritto costituzionale comparato e climatico dell’Università del Salento e direttore del Centro Di Ricerca EuroAmericano Sulle Politiche Costituzionali – Cedeuam

Le immagini di copertina:

https://english.news.cn/20250823/0d83b3c4ea53492db95a51b2c3c009c0/c.html

https://www.emro.who.int/media/news/famine-confirmed-for-first-time-in-gaza.html

https://www.actionagainsthunger.org/press-releases/famine-confirmed-in-gaza/

https://www.actionagainsthunger.org/press-releases/famine-confirmed-in-gaza/

https://www.reuters.com/pictures/pictures-gazas-worsening-hunger-crisis-famine-warnings-intensify-2025-07-28/RO5XAIAO6ZNYNHGFQPJDQG4XNQ/

Chiara Madaro, 23 novembre 2025

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