Vandana for Olive trees. La risposta di Vandana Shiva alla lettera di European Consumers: tagliamo un sistema tossico, non gli ulivi!

Ogni attacco fungino è sintomo di un’agricoltura avvelenata. Se gli alberi di ulivo in Puglia hanno vissuto in piena salute per centinaia di anni, significa che, se c’è qualcosa da tagliare di netto, è un sistema agricolo tossico, non gli alberi. Lo dice Vandana Shiva (https://youtu.be/aHEv2NGx3GY) che ringraziamo di cuore per il prezioso contributo  rispetto al tema del disseccamento degli ulivi in Salento, di Xylella fastidiosa e dell’uso di veleni in agricoltura.

Il 7 marzo 2019 il Presidente di European Consumers (EC), Marco Tiberti, e la consulente di EC per la sezione Geopolitica Socio Ambientale, Chiara Madaro, hanno incontrato la biologa e attivista indiana, in prima linea nella lotta a favore dell’agroecologia e contro l’uso degli agrotossici e dell’ingegneria GM, in Sala Stampa Parlamento, dove la Prof.ssa Shiva era stata invitata dall’On. Sara Cunial per parlare della terribile piaga delle aspersioni di agrotossici sulle vigne venete destinate alla produzione di Prosecco. Un abuso che avviene in vicinanza di centri abitati e in prossimità di asili e scuole, provocando effetti avversi di tipo acuto tra le popolazioni locali.

European Consumers ha cercato l’incontro con Vandana Shiva affinchè la vicenda della batteriosi degli ulivi, dell’uso massiccio di agrotossici imposto per legge, della demonizzazione di chi parla di agroecologia, sia conosciuto al di fuori della Puglia e il velo delle mistificazioni lasci posto alla verità.

 

 

Durante i primi giorni di Dicembre 2019, il Presidente di EC, Marco Tiberti, aveva indirizzato al Ministro dell’Ambiente Costa una lunga lettera informativa chiedendo l’attivazione urgente di una commissione parlamentare  d’inchiesta sulla base di importanti elementi mai entrati nel dibattito pubblico ma che meriterebbero ulteriori e approfondite indagini. Inviato presso numerosi Uffici del Ministero dell’Ambiente, il documento è, ad oggi, rimasto senza alcun riscontro.

 

Ciò che, invece, è accaduto negli ultimi mesi, è stato il susseguirsi di numerosi tentativi indirizzati all’abbattimento a norma di legge di specie arboree ritenute storicamente protette dal Legislatore italiano, a causa della produttività degli uliveti in Puglia: una foresta di 60 milioni di esemplari, circa metà dei quali, secolari. Abbattimento, taglio netto, e contemporaneo uso di pesticidi ed erbicidi indirizzati a fermare l’avanzata del batterio, anche su alberi sani.

Una folle e insensata lotta tra chi avvertiva che il disseccamento è sintomo e conseguenza di terreni tossici su cui sono state utilizzate sostanze biocide e chi avanzava senza remore con foga distruttiva di uno dei più importanti patrimoni olivicoli esistenti al mondo.

L’ultima battuta proprio nei primi giorni di marzo con l’approvazione del ‘DL Xylella’ che impone l’uso di neonecotinoidi e piretroidi anche sulle coltivazioni biologiche nei territori afflitti da Xylella fastidiosa.

Significa condannare il settore biologico in tutta la Puglia, considerata interamente infetta dalla  Decisione di esecuzione (UE) 2015/789 relativa alle misure per impedire l’introduzione e la diffusione nell’Unione della Xylella fastidiosa, pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’UE del 29.6.18.

Secondo questo dispositivo sono obsolete tutte le delimitazioni delle zone di contenimento previamente elaborate (Piani Silletti) per cui si determinano nuove zone di contenimento maggiormente estese e specificate in un allegato.

In questo allegato la provincia di Lecce è interamente segnalata come infetta, inoltre si stabilisce che il batterio sia presente in troppi punti e che si deve impedire in ogni modo la ulteriore diffusione nel nord della Puglia (sebbene nello stesso documento si segnala come zona infetta anche quella di Locorotondo a Bari).

Si attribuisce, quindi, la responsabilità della diffusione del batterio al ritardo nell’abbattimento degli alberi anche sani ricadenti nella zona cuscinetto e si giudica inopportuno continuare a pensare a misure di eradicazione ‘a macchia di leopardo’ dato che le aree infette si estendono verso Brindisi e Taranto e che sarebbe il caso di considerare ormai soggetta a batteriosi anche Bari.

Alle norme UE fa seguito il Piano Xylella che obbliga all’uso di insetticidi e consiglia fortemente gli erbicidi. La menzione a interventi tardivi o gravemente insufficienti, indica agli agricoltori e agli amministratori comunali la strada delle decisioni salomoniche: anche la dove la legge non impone ma raccomanda vivamente un contrasto senza quartiere all’insetto vettore  dell’X-file, il timore di non incappare in pesanti sanzioni da parte degli organi preposti ai controlli, induce a fare scelte contrarie alla salute pubblica ma anche alla salute dell’economia nel medio e lungo periodo, come già emerge da numerosi studi elaborati da Paesi che hanno già percorso l’intera parabola della Rivoluzione Verde.

Il Piano Xylella, poi, ha chiare ricadute sull’intero territorio nazionale in quanto fa riferimento alla necessità di assumere misure preventive nelle restanti aree dello Stivale e si prevedono operazioni di monitoraggio da attuarsi in situ o da remoto con appositi strumenti da telerilevamento aereo o ‘remote sensing’ già sperimentato da ricercatori JRC  e CSIC e di un non specificato gruppo di ricerca pugliese. Di questa strumentazione sono stati dotati già tre laboratori di diagnostica per nord, il centro e il sud e si tratta di tecniche catalogate tra le Buone Pratiche Agricole da Monsanto per un’agricoltura di precisione (http://descubri.monsanto.com.ar/notas/tag/prescripciones/).

Al Piano X. Fa seguito la nuova Legge sull’uso dei pesticidi in Italia.

Salutata entusiasticamente dalla stampa anche perché votata all’unanimità, caso raro per il Parlamento italiano, in realtà non fa mai menzione all’agroecologia o ad alcun metodo alternativo rispetto all’uso di agrotossici.

La prudenzialità cui si fa riferimento nel testo della legge in merito ai tempi di carenza dei residui di fitofarmaci sui prodotti agricoli, potrà anche essere tra le più accorte esistenti al mondo ma non tiene minimamente conto delle numerose denunce reiterate negli anni da ricercatori autorevoli ed indipendenti rispetto alle grandi lobby. Come quella denunciata da un gruppo di ricerca internazionale condotto dal Prof.Dott. Andrés Carrasco, capo del laboratorio di Embriologia Molecolare dell’Università di Buenos Aires il quale ha trovato malformazioni in embrioni in cui era stata iniettata una quantità di glifosato pari a 2,03 mg/kg. (Paganelli A., Gnazzo V., Acosta H., Lopez S.L., Carrasco A.E. 2010, “Glyphosate-erbicides produce terato-genic effects on vertebrates by impairing retinoic acid signaling” Chem.Res.Toxicol., August 9.  https://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/tx1001749). Questi risultati sono state materia per l’Associazione degli Avvocati Ambientalisti (Aadeaa) i quali hanno presentato ricorso presso la Corte Suprema di Giustizia con l’obiettivo di vietare la vendita di questa sostanza su tutto il territorio nazionale e sollecitando il governo ad aprire un’inchiesta indirizzata ad appurare i danni sanitari conseguenti all’auso di prodotti a base di questa molecola (Alessio Mannucci, ‘Viaggio Allucinante 2.0’, su:  https://books.google.it/books?id=DfLdAgAAQBAJ&pg=PA556&lpg=PA556&dq=andres+carrasco+capo+embriologia+molecolare&source=bl&ots=0aDNiTk-5R&sig=ACfU3U3sgpuGKcPjx-9vG-9ZqLY1UhlYaQ&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwiuxZDv7onhAhVGDewKHXLyB9QQ6AEwAHoECAMQAQ#v=onepage&q&f=false). E’ noto, invece, che il glifosato e le sue interazioni con altri veleni non siano considerate una priorità.

Nella Legge, in sostanza non vengono presi in considerazione due elementi assodati per la scienza:

  • i prodotti agroalimentari in vendita contengono residui di gran lunga superiori rispetto a quelli ritenuti sicuri per la scienza indipendente
  • anche quantità infinitesimali di molecole catalogabili come interferenti endocrini provocano gravi danni genetici capaci di produrre conseguenze irreversibili a distanza di anni (Dr. Prof. Theo Colborne, The Endocrine Disruption Exchange, https://endocrinedisruption.org/about-tedx/theo-colborn-ph.d.-president/)
  • l’uso dei pesticidi non va ridotto, va eliminato (‘Carta abierta de cientìficos de todo el mundo a todos los gobiernos en relacion con los organismos genéticamente modificados’, http://amandaje.blogspot.com/2015/04/cientificos-piden-que-se-suspenda-el.html) dunque non esiste alcun ‘uso sostenibile o professionale’ di agrotossici anche perché non esistono derive controllabili (Marcos Tomasoni)
  • Si fa menzione all’obbligo di avvisare le popolazioni locali in occasione di aspersioni di pesticidi: chiudersi in casa non risolve l’accumulo di pesticidi sulle superfici con le quali si verrà, poi, a contatto né con le acque di falda. Significa che vi è l’intenzione di continuare a diffondere agrotossici anche sui centri abitati rendere legale qualcosa di estremamente dannoso.

Sembrerebbe, dunque, un inno all’agricoltura di precisione , l’ennesima strategia per continuare ad utilizzare prodotti tossici anche se ‘in modica quantità’.

Se questa è una legge per cui esultare…

 

http://www.europeanconsumers.it/2019/03/02/xylella-il-grande-complotto-continua/

https://www.freedompress.it/ombre-dossier-xylella-european-consumers-chiede-ministro-costa-commissione-inchiesta/

1 commento su “Vandana for Olive trees. La risposta di Vandana Shiva alla lettera di European Consumers: tagliamo un sistema tossico, non gli ulivi!

  • Caro Marco, che la Xylella non sia la causa del disseccamento degli olivi in Puglia, lo stiamo dicendo e lo abbiamo anche scritto in diverse occasioni (vedi on line tutti i miei contributi) da sempre. Le vere cause del disseccamento sono le criticità ambientali. Per fortuna non sono il solo a dirlo, ma non siamo riusciti a convincere i politici. L’intervento di Vandana Shiva, persona autorevole di fama internazionale, è una conferma di quanto già detto da molti di noi italiani, pugliesi e salentini.

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