CEPI-OMS: 12-13 marzo 2020 l’alba della ‘pandemia’

La pandemia da SARS-CoV-2 è stata dichiarata ufficialmente dall’OMS l’11 marzo 2020.

In quelle settimane era già nota la stretta relazione tra SARS-CoV-1, MERS e SARS-CoV-2. Lo sappiamo perché il giorno seguente alla dichiarazione dello stato di pandemia OMS e CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) insieme alla Brighton Collaboration Safety Platform for Emergency Vaccines (SPEAC) entrano in campo con una due-giorni (12 e 13 marzo 2020) dedicata alle possibili piattaforme vaccinali da inserire sul mercato allo scopo di contrastare l’emergenza[1].

Ricordiamo che CEPI nasce durante il Forum Economico Mondiale di Davos nel 2015 ottenendo da subito un forte impulso finanziario dalla Bill and Melinda Gates Foundation e successivamente da alcuni Stati e dalla Unione Europea.

Alla tavola rotonda partecipano i maggiori esperti nel campo dei Coronavirus e dell’immunologia vaccinale e viene immediatamente dibattuta la validità di sieri vaccinali precedentemente sperimentati per SARS-CoV-1 e MERS, appunto.

Dal verbale della due-giorni si evince che si era a conoscenza della possibilità di innescare una sindrome da miglioramento della malattia mediata dal vaccino, cioè un aggravamento della malattia e perfino morte nel caso in cui il soggetto ‘vaccinato’ interagisca nuovamente con il virus ancora in circolazione. Una evidenza che era stata notata già durante i primi studi sul virus respiratorio sinciziale negli anni 60[2] ed evidentemente non ancora risolta. Una evidenza già ampiamente divulgata dalla dott.ssa Loretta Bolgan[3].

Attraverso gli esperimenti condotti negli anni si era inoltre evidenziato che il vaccino non aveva impedito affatto l’infezione e che l’80% degli infetti vaccinati aveva richiesto un ricovero in ospedale e condotto alla morte due bambini inducendo una risposta infiammatoria inattesa. Il vaccino aveva causato un peggioramento della malattia nelle cavie animali con immunopatologie e con una risposta distorta delle cellule T ma anche risposte anticorpali con scarsa attività neutralizzante.

Le medesime patologie sono state rilevate negli animali sottoposti a sperimentazione per il vaccino contro la SARS-CoV-1 per cui il timore degli esperti a inizio pandemia riguarda il fatto che le stesse patologie potessero verificarsi negli esseri umani sottoposti ai vaccini per la SARS-CoV-2. E’ in questo quadro di incertezze e preoccupazioni, di scarsa sperimentazione, di scarsi successi che nasce la tavola rotonda del 12 e 13 marzo[4].

Dal dibattito emerge che per le sperimentazioni sono stati usati come cavie macachi rhesus, furetti, criceti, topi ‘umanizzati’ cioè modificati geneticamente in modo da esprimere il recettore ACE2 umano per il SARS-CoV-1. Una volta infettati, gli animali avevano sviluppato encefaliti virali letali provocate da una infezione che si era propagata attraverso il nervo olfattivo oltre che forti infiammazioni polmonari che avevano provocato un rigonfiamento dei polmoni con polmoniti interstiziali.

Nel dibattimento vengono presentati anche i risultati di esperimenti condotti su modelli animali con SARS-CoV-2. Studi che, in quel momento, non potevano essere esaustivi ma che avevano mostrato una diffusione dell’RNA virale in polmoni, cuore, sistema nervoso centrale ed intestino. I macachi sopravvissuti hanno riportato lesioni polmonari da polmonite interstiziale acuta, diminuzione di globuli bianchi e di linfociti.

Tra gli esperti di punta della due-giorni figura Ralph Baric, il quale vanta collaborazioni con VaxArt, Takeda, Moderna, Eli Lily e Pfizer. Baric è anche tra gli autori di una ricerca a trazione sino-americana capace di aver ricreato in laboratorio un virus chimerico polmonare prelevato dai pipistrelli dal naso a ferro di cavallo (una specie cinese). Il virus è stato quindi reso aggressivo per le cellule polmonari umane rendendolo capace di saltare la specie, cioè di passare all’uomo senza passare da specie intermedie. Da qui si è passati alla ricerca di possibili antidoti.

Nella sua relazione Baric parla di Coronavirus simili a SARS e MERS ‘pronti per l’emergenza umana’. Un concetto che ribadirà per due volte durante il suo intervento incentrato sulla progettazione dei vaccini appunto. Affermazioni enunciate da chi ha dedicato il proprio lavoro alla weaponizzazione di patogeni altrimenti innocui per gli esseri umani.  Maggiori chiarimenti sarebbero opportuni.

Da questo report si evince come agli esperti fosse già fin dall’inizio chiaro come SARS-CoV-1, MERS-CoV e SARS-CoV-2 fossero molto simili. L’evidenza è stata successivamente provata da ulteriori studi.

Era quindi ipotizzabile fin dalle prime battute che coloro i quali avessero superato le precedenti edizioni di Coronavirus, potessero avere già le risposte anticorpali adeguate (ne abbiamo già parlato). Queste persone, guarite, potevano attraverso la donazione del plasma immune salvare numerosi ammalati.  La pratica ospedaliera, sappiamo dall’esperienza del compianto Dott. De Donno, aveva ampiamente dimostrato che questo tipo di cura era pienamente efficace, non comportava effetti avversi e poteva essere condotta a costi irrisori per la sanità pubblica.

Dunque, in un momento che pareva critico e ogni soluzione era ben accetta, perché puntare solo su piattaforme vaccinali su cui non vi era sufficiente esperienza e su cui erano state rilevate conseguenze indesiderate anche fatali?

Ma la tavola rotonda termina con un consensus report da cui apprendiamo che, si, il potenziamento della malattia si era verificato con qualsiasi vaccino candidato ma ciò di per sé non viene valutato come un divieto all’avvio delle prime sperimentazioni. Ai regolatori il compito di segnalare ogni effetto osservato.

Ma questa è un’altra storia.

 

.Chiara Madaro

[1] [1] Paul-Henri Lambert Donna M Ambrosino Svein R Andersen Ralph S BaricSteven B Black Robert T Chen Cornelia L DekkerArnaud M Didierlaurent Barney S GrahamSamantha D MartinDeborah C MolrineStanley PerlmanPhilip A Picard-FraserAndrew J PollardChuan QinKanta SubbaraoJakob P Cramer, ‘Consensus summary report for CEPI/BC March 12-13. 202 meeting: Assessment of risk of disease enhancement with COVID-19 vaccines’, 25 maggio 2020

doi: 10.1016/j.vaccine.2020.05.064. Epub 2020 25 maggio in: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7247514/

[2] Vineet D Menachery , 1 Boyd L Yount, Jr , Kari Debbink , Sudhakar Agnihothram , Lisa E Gralinski , Jessica A Plante , Rachel L Graham , Trevor Scobey , Xing-Yi Ge , Eric F. Donaldson , Scott H Randell , Antonio Lanzavecchia , Wayne A Marasco , Zhengli-Li Shi , Ralph S Baric , ‘A SARS-like cluster of circulating bat coronaviruses shows potential for human emergence’, Nat Med . 2015; 21 (12): 1508–1513; 9 novembre 2015 Doi:  10.1038 / nm.3985 in: https://www.nature.com/articles/nm.3985

[3] Sito della Dott.ssa Loretta Bolgan disponibile in: https://www.studiesalute.it/salute

[4] https://brightoncollaboration.us/brighton-collaboration-cepi-covid-19-web-conference/

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