European Consumers APS procederà legalmente contro lo scempio alberghiero approvato dalla Regione Lazio presso i Pantani di Accumoli

European Consumers APS procederà legalmente contro lo scempio alberghiero approvato dalla Regione Lazio presso i Pantani di Accumoli

Dopo il tentativo di fare scempio delle faggete della Vallonina e del Terminillo[1] per fare piste da sci, e l’apparente intenzione di permettere il taglio delle Faggete relitte[2] European Consumers segnala un nuovo attacco alle emergenze ecologiche della Regione Lazio, ampiamente devastata da decenni di speculazione edilizia e dissennato consumo di suolo a tutte le quote.

I funzionari locali e regionali sembrano pensare che asfalto, cemento, distruttivi impianti di risalita e piste da sci, centri di servizi commerciali in quota e taglio dei boschi siano l’unico metodo per ridare vitalità a una economia in crisi. Questo in assoluto spregio della Convenzione Internazionale sulla Biodiversità, della Strategia Nazionale per la Biodiversità e lo stesso Green Deal europeo. Ricordiamo l’evidente violazione dei principi generali del Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 Norme in materia ambientale[3] che afferma al par 3-quater (Principio dello sviluppo sostenibile):

  1. Ogni attività umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future.
  2. Anche l’attività della pubblica amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile, per cui nell’ambito della scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da discrezionalità gli interessi alla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria considerazione.
  3. Data la complessità delle relazioni e delle interferenze tra natura e attività umane, il principio dello sviluppo sostenibile deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nell’ambito delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da trasmettere, affinché nell’ambito delle dinamiche della produzione e del consumo si inserisca altresì il principio di solidarietà per salvaguardare e per migliorare la qualità dell’ambiente anche futuro.
  4. La risoluzione delle questioni che involgono aspetti ambientali deve essere cercata e trovata nella prospettiva di garanzia dello sviluppo sostenibile, in modo da salvaguardare il corretto funzionamento e l’evoluzione degli ecosistemi naturali dalle modificazioni negative che possono essere prodotte dalle attività umane.

L’11 dicembre 2017 è stato firmato un protocollo d’intesa tra Regione Lazio e il Comune di Accumoli per la “realizzazione di un Rifugio montano in località Pantani nel Comune di Accumoli”. Si tratta di un edificio di 3 piani, 540 metri cubi, con un’area di cantiere di 400 mq, a 240 metri dal SIC e in un’area dotata comunque di significative valenze naturalistiche.

Questo stralciando un precedente accordo con il WWF e i comuni limitrofi per la manutenzione del Sito di Importanza Comunitario in accordo con gli allevatori locali.

La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti il 10/03/2020[4], ha dichiarato la conformità e la compatibilità paesaggistica del progettato intervento nel suo complesso alle disposizioni contenute nel piano paesaggistico seguita dalla Direzione delle Politiche Abitative e La Pianificazione Territoriale, Paesistica e Urbanistica della Regione Lazio, che ha dato parere favorevole alla realizzazione del rifugio montano “Pantani” il 20/05/2020[5] (determina G06231 25_05_2021, parere paessagistico determina G06018 20_5_2020).

Il progetto, da 850.000 Euro, rappresenta un ulteriore aspetto di una visione obsoleta e insostenibile che vede nello sfruttamento intensivo della montagna la strada per la rinascita economica delle aree interne del Centro Italia.

Per altro questo intervento va a ricadere in un’area pesantemente colpita dal terremoto in cui bisogna il più possibile favorire l’economia locale. Lo spostamento verso l’alto di strutture ricettive a discapito dei paesi, da cui avviarsi per le escursioni nelle zone di interesse ambientale, è del tutto insostenibile sia dal punto di vista socio-economico che ambientale.

Per approvarlo è stato necessario modificare il piano regolatore generale, trasformando l’attuale zona agricola in una zona destinata ai servizi pubblici, con la conseguente espropriazione dei terreni a ben 20 proprietari. Stando alla delibera del consiglio comunale del primo aprile, la proprietà del ‘rifugio’ sarà del Comune[6].

Si tratta di un’area di grande interesse ecologico proprio per lo scarso disturbo che, come si vede dalla foto 1 tratta dallo Studio di Incidenza, ha permesso di mantenere l’aspetto tipico della montagna appenninica. Rappresenta inoltre un’area cerniera tra aree protette e quindi un fondamentale corridoio verde per le specie di interesse faunistico.

L’area di cantiere nella Valutazione d’Incidenza.

Nella Valutazione d’Incidenza sottoscritta dal Comune di Accumoli e dalla Regione Lazio, a firma dell’architetto Enea Franchi e del Dott. Agronomo Francesco Canali, si afferma che la superficie oggetto dei lavori non detiene caratteristiche dei 3 habitat della vicina area SIC nonostante appaia continuità dalle cartografie disponibili.

I proponenti affermano che non influisce sul valore pastorale dei pascoli, senza considerare che l’aumento della frequentazione può condurre ad aumento del calpestio almeno nelle aree limitrofe all’opera in oggetto.

Si afferma che non sono presenti habitat di interesse comunitario nell’area di progetto, ma non si provvede a distinguere e dettagliare la tipologia di pascolo interferita rispetto a quelle presenti nel SIC che sono di fatto di interesse comunitario e prioritario.

Si afferma che non sono presenti specie o habitat di specie di interesse comunitario prioritarie nell’area di progetto e che sull’area di progetto non si segnala la presenza di siti riproduttivi di specie di interesse comunitario, ma non si fornisce un censimento floristico o documentazione faunistica per confermare queste asserzioni e la bibliografia appare estremamente carente e riferita solo agli ambiti forestali. Inoltre non si discute da nessuna parte delle eventuali interferenze con la fauna presente nel SIC che potrebbe essere sottoposta a una maggiore pressione.

Inoltre manca una documentazione cartografica con l’individuazione della limitrofa area protetta, pur citata con tanto di schede, e l’inquadramento vegetazionale che dovrebbe essere alla base delle asserzioni circa lo scarso valore naturalistico dell’area.

Dalle cartografie tratte dal Sistema Informativo Sinanet risulta altresì che le formazioni presenti sono in assoluta continuità ecologica e strutturale con quelle tutelate dalle vicine aree protette (oltre ai Pantani il Parco Nazionale dei Sibillini) e non si può escludere la presenza degli stessi habitat, come invece affermato dagli estensori dello Studio di Incidenza senza portare alcuna prova alle loro asserzioni.

Si ricorda che gli Habitat Natura 2000 possono esistere anche al di fuori delle aree protette e, stante la loro naturalità e interesse ecologica, gli impatti su di essi deve sempre essere considerato elevato o molto elevato nel caso di habitat di interesse prioritario e di interferenza permanente.

Contesto territoriale dell’area di Progetto

Dalle foto aeree e dalla Carta delle formazioni naturali e seminaturali al IV e V livello Corine Land Cover della Regione Lazio non si osserva alcuna differenza dai pascoli presenti nel SIC e l’ambiente attorno ai Pantani è assolutamente analogo.

Nella “Carta delle formazioni naturali e semi-naturali della Regione Lazio” non vi è alcuna differenza tra le tipologie di pascolo all’interno dell’area protetta e quelle al suo esterno. Le praterie montane e altomontane in cui è inclusa sono definite come “Praterie montane e alto-montane (a Nardus stricta e/o a Festuca paniculata; a Festuca violacea subsp. italica; a Sesleria nitida; locali prati-pascoli a Cynosurus cristatus e Lolium perenne o a Festuca arundinacea)” in parte riferibili all’habitat 6230* e 6210*”

Si afferma che l’intervento non interessa direttamente un sito riproduttivo, di sosta, alimentazione, rifugio, ecc ma manca un’analisi faunistica che possa confermare tali certezze con particolare riferimento alle specie presenti nel SIC.

Appare altresì ovvio che l’intervento genera perdita di habitat, frammentazione di habitat può causare perturbazioni a specie in una qualsiasi fase del ciclo biologico.

Si afferma addirittura che l’intervento avrà un effetto positivo sulla frammentazione perché “Il rifugio potrà essere un punto di riferimento per gli escursionisti, per studiosi e per operazioni di soccorso”. In realtà l’aumento della frequentazione antropica e quindi del disturbo, sono elemento di frammentazione per molti esseri viventi. Tale disturbo è confermato dallo stesso proponente che, nella Relazione di Chiarimento alla Vinca, dichiara 2.340 presenze/anno di cui il 30% potrebbe utilizzare mezzi fuoristrada.

Inoltre nella stessa area è stata una strada di cemento, del costo  di 570.000 Euro circa, con forti pendenze, stretta e in alcuni punti pericolosa, in particolare se si percorre a doppio senso di marcia (così recita il cartello lavori esposto). È possibile che gli eventuali avventori della struttura utilizzeranno la parte che da Forca Canapine porta all’albergo e questa attraversa il SIC. (tratto che hanno costruito loro nel 2019 insieme al resto della strada), Conseguentemente tale disturbo sarebbe dovuto essere considerato in sede di Valutazione di Incidenza.

È infine importante considerare come tale opera possa determinare influenze sull’intero e delicato sistema idrogeologico dell’area anche con la sua sola presenza e tale aspetto non è stato dovutamente documentato.

In sostanza risultano invalide le asserzioni contenute nelle Tabella di Identificazione delle incidenze (pag. 24), Tabella di Descrizione delle incidenze (pag. 25), tabella a pag. 28 e Valutazione dell’Incidenza (pag. 29).

I promotori di questa iniziativa sostanzialmente si augurano che la strada ed il rifugio portino nell’area dei Pantani veicoli e turismo di massa, che inevitabilmente produrrebbero rumore ed inquinamento ed allontaneranno la frequentazione e l’economia legati al turismo sostenibile che rifugge le aree deturpate. L’escursionista evoluto dal punto di vista della percezione ambientale ricerca l’integrità dei luoghi, non la facile accessibilità e una accoglienza sregolata. Non viene neanche paragonato il disturbo di nuova generazione a quello presenta allo stato attuale.

Altro disturbo prevedibile è dato dal fatto che l’approvvigionamento idrico prevede l’utilizzazione di serbatoi indipendenti a servizio della struttura riforniti con autocisterne che si aggiungerebbero al traffico già auspicato in fase di progettazione.

La Valutazione d’Incidenza approvata dalla Regione Lazio conclude che “La superficie interessata estremamente ridotta, ci porta a considerare questa incidenza nulla”. In realtà si tratta di fatto di opera di urbanizzazione in area di interesse naturalistico e, considerando anche le infrastrutture di servizio, di una significativa alterazione paesaggistica. Infine è indiscutibile che si tratti di un consumo di suolo comunque significativo visto la marginalità dell’area considerata.

L’art. 8 (Protezione delle montagne sopra la quota di 1.200 mt. slm) della LR 24/1998, coordinato con l’art. 36 delle NTA del PTPR, prescrive che: nei territori di cui al comma 1 (che includono l’area in questione) sono consentiti esclusivamente interventi finalizzati (punto f) “alla realizzazione di tracciati viari compatibili con i contesti paesistici, quando ne sia accertata l’assoluta necessità, nonché di rifugi di modesta entità destinati all’accoglienza e all’assistenza di coloro che praticano la montagna, da realizzare esclusivamente su aree pubbliche e su iniziativa dei comuni o degli enti gestori delle aree naturali protette”. Ma il Progetto non è di certo di modesta entità e contribuisce a una grave antropizzazione, considerando la situazione attuale dell’area.

Ci associamo all’impegno promosso dai Cittadini e dai Comitati locali, dal CAI e WWF che hanno già in centinaia espresso il loro dissenso durante la manifestazione del 25 maggio[7] per contrastare non solo l’ennessimo affronto alla Natura Appenninica, ma l’intero insostenibile approccio della Regione Lazio ai problemi della Montagna. Sono necessari altresì strategie, piani e investimenti “green” in grado di sostenere piccole imprese e attività locali e filiere eco-agro-turistiche. Nei dintorni ci sono già 3 rifugi esistenti, bisognosi di essere ristrutturati e che consentirebbero di accogliere camminatori e turisti in aree non lontane dai Pantani di Accumoli e che favorirebbero tutta la rete sentieristica del territorio.

European Consumers giudicando sostanzialmente in contrasto con le normative nazionali e le convenzioni internazionali il progetto intende agire per vie legali per contrastarlo sia a livello nazionale che europeo

Note

[1] TSM2: la Regione non sa e non vede. https://www.europeanconsumers.it/2020/07/12/tsm-la-regione-non-sa-e-non-vede/; Le denunce di European Consumers contro gli scempi sciistici sul Terminillo riprese dal Ministero della Transizione Ecologica. https://www.europeanconsumers.it/2021/05/28/le-denunce-di-european-consumers-contro-gli-scempi-sciistici-sul-terminillo-riprese-dal-ministero-della-transizione-ecologica/; European TSM2: European Consumers ha denunciato alla Commissione Europea l’uso dei fondi strutturali per la distruzione del Terminillo chiedendo il blocco dei finanziamenti. https://www.europeanconsumers.it/2020/06/18/european-consumers-ha-denunciato-alla-commissione-europea-luso-dei-fondi-strutturali-per-la-distruzione-del-terminillo/

[2] La Giunta Zingaretti all’attacco delle faggete relitte. https://www.europeanconsumers.it/tag/faggete-relitte/

[3] Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 Norme in materia ambientale. G.U. n. 88 del 14 aprile 2006) https://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2006_0152.htm#Parte_prima

[4] Prot. 3584, acquisito al protocollo regionale in data 10/03/2020, n. 212888

[5] Determinazione G06018 e Determinazione G06231del 20/05/2020 della Direzione: Lavori Pubblici, Stazione Unica Appalti, Risorse Idriche e Difesa del Suolo della Regione Lazio.

[6] Pantani di Accumoli, protesta contro la cementificazione. https://www.ilrestodelcarlino.it/ascoli/cronaca/pantani-di-accumoli-cementificazione-1.6358143

[7] “Giù le mani dai pantani di Accumoli”, manifestazione popolare a difesa dell’ambiente incontaminato. https://www.virtuquotidiane.it/cronaca/giu-le-mani-dai-pantani-di-accumoli-manifestazione-popolare-a-difesa-dellambiente-incontaminato.html

4 Commenti

  1. Vincenzo Stabile

    Giusta battaglia condivido 👍👍

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  2. Luca Funari

    Ma di tutti quelli che voiono salvare Accumoli, cè qualcuno che tolte le cartine sà dove stanno i pantani e Accumoli visto che a me capita di starci ogni tanto ma non vi ho mai visti.

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    • tibertimax

      A parte che membri dell’Associazione ben conoscono la zona dal punto di vista naturalistico, l’antropizazione di zone montane è contraria ai principi di sostenibilità e in totale contrasto con la linea di European Consumers relativa al turismo montano. Come in altre occasioni reputiamo doveroso fornire il nostro supporto ad Associazioni e Comitati locali che contrastano il degrado antropico in tutto il territorio nazionale.

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  3. Alberto

    C’è un’area fortemente antropizzata Forca Canapine, qui andrebbero riversati tutti i fondi per permettere la rinascita. Ma il problema forse è che siamo nelle Marche ed Umbria e non la ricca Lazio. Il problema maggiore che ad oggi non è iniziata la ricostruzione ma nemmeno l’intento di iniziate.

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